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Agàro e Salecchio, comunità Walser delle Alpi

Pubblicato su da Grunf

I Walser, che dal XII secolo hanno colonizzato le montagne piemontesi, saranno da oggi raccontati in DiscoveryAlps, attraverso dodici brevi descrizioni storiche. Andando rigorosamente in ordine alfabetico, cominceremo dalle ormai estinte Comunità di Agàro e Salecchio in valle Antigorio, raggiungibili partendo da Goglio, frazione di Baceno, lungo la via che conduce in val Formazza, una delle nostre prossime tappe

Agàro

I de Rodis furono importanti nella storia delle Alpi per essere stati il primo di molti casati feudali a promuovere la colonizzazione delle testate delle valli alpine, con l’impiego dei Walser. Il 20 aprile 1210 a Pavia, Guido I de Rodis venne solennemente investito come “valvassore imperiale” da Ottone IV. Morendo tra il 1210 e il 1220 costui lasciò il feudo della valle Antigorio ai suoi quattro figli: Pietro, Guidobono, Omodeo e Giovanni.

Alla fine del XIII secolo, una consorteria di ben 14 membri del casato Rodis-Baceno concesse in “affitto ereditario” a due gruppi di coloni walser rispettivamente nel 1296 le terre di Ausone a quattro famiglie e quelle di Esigo ad altre due, e nel 1298 quelle di Agàro a dieci famiglie e ad altre tredici quelle di Costa. Tale contratto assicurava loro il possesso perpetuo , per sè e per i propri eredi, delle terre da disboscare e sottoporre a coltura a un canone fisso esigibile ogni anno alla festa di San Martino.

Il canone per Agàro era di 30 libre imperiali, oltre a 8 libre di pepe, sei pernici, mezzo quintale di formaggio per ogni alpe. Non ci è dato di sapere con certezza da dove fossero venuti i primi coloni ma si suppone fossero venuti dal passo dell’Arbola che pone in diretta comunicazione la valle di Baceno in Ossola con la valle di Binn in Vallese, e da dove, nel villaggio di Ernen, capoluogo del “deseno” un ramo dei Rodis primi cugini dei feudatari di Agàro e Ausone si era trasferito da Baceno nella seconda metà del XIII secolo.

Salecchio

La colonizzazione Walser della “montagna di Salecchio” è legata ad un importante ramo del casato de Rodis: i Rodis-Pontemaglio ed avviene con tutta probabilità negli stessi anni di Agàro a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, infatti, in una pergamena del 1322 si legge che in quegli anni Giovanni di Pontemaglio (pro-nipote di Guido I de Rodis) sposa Francesca Esperlini di Raron e si trasferisce in Vallese, dando vita al ramo vallesano dei Rodis-Pontemaglio, inoltre i documenti del Vallese mostrano le successioni genealogiche di questo ramo dei Rodis-Pontemaglio, con feudi soprattutto a Leuk.

L’apogeo della loro potenza nel Vallese viene toccato quando Guglielmo di Raron nel 1402 viene consacrato Vescovo di Sion. La denominazione di “montagna di Salecchio” la si trova ancora in uso nel 1588 in occasione della compilazione degli “Statuta Montis Salechij”, 73 articoli che ricalcano per la parte criminale quelli della Curia di Mattarella (Domodossola), e per la parte civile quelli della giurisdizione d’Antigorio. Tuttavia nessun documento attesta direttamente la fondazione di Salecchio, il più antico documento in cui compare è un testamento datato 21 maggio 1451 conservato nell’archivio di Bosco Gurin.

Un altro documento prezioso è datato 1495 e testimonia la discesa a Milano dei nunzi dei de Rodis, ormai decaduti, per implorare presso Ludovico il Moro la riconferma di quello che fu l’antico feudo duecentesco al quale era rimasto solo lo zoccolo duro delle colonie Walser. Nel 1644 il feudo di Salecchio con quello di Agàro, Ausone e Costa viene messo all’asta con la Grida “Feudi da vendere”. Nel 1646 sono acquistati dal conte Giulio Monti di Valsassina per 4360 lire, pagate “direttamente in Spagna”.

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