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La Bianchina a New York city

Pubblicato su da Ugo Pennati

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CINA, POLLI VIVI UTILIZZATI COME BERSAGLIO PER IL TIRO CON L'ARCO (Video)

Pubblicato su da Grunf

"DIVERTIMENTO" PER I TURISTI A YANJI (VIDEO)

Polli vivi, utilizzati come bersaglio di arcieri improvvisati. E' il "divertimento" che gli organizzatori del "Festival del Ghiaccio" a Yanji, nella prefettura di Jilin, nord-est della Cina, hanno pensato di offire ai visitatori. Come mostra il video, i disgraziati uccelli, appesi a testa in giù davanti ad un muro ghiacciato, attendono la freccia mortale scoccata dai turisti. In alcuni casi, però, gli "arcieri" non riescono neppure ad ucciderli. Gli animali restano feriti e agonizzano per un bel po' prima del colpo di grazia.

Di tutto questo gli organizzatori non sembrano preoccupati, anzi: "Il gioco è stato un successone, alla gente è piaciuto molto". Così l'anno prossimo si potrebbe anche fare il bis: "I polli non sono certo andati sprecati – ha aggiunto un portavoce – sono stati mangiati dopo. Si trattava di animali da fattoria, destinati comunque alla morte

Lo ribadisco ancora una volta....I Cinesi sono un popolo di schifosi bastardi!!!!

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IL VATICANO A NATIONAL GEOGRAPHIC: NON INCORAGGIAMO L'USO DI AVORIO

Pubblicato su da Grunf

LUNGA LETTERA DI PADRE LOMBARDI AL PERIODICO

"Ho 70 anni e conosco abbastanza bene la Chiesa cattolica e le autorità che, da Roma, servono la Chiesa in tutto il mondo. Non ho mai sentito o letto una parola che incoraggiasse l'uso di avorio per gli oggetti devozionali. Sappiamo tutti che ci sono oggetti in avorio di significato religioso, per lo più antichi, perché l'avorio era considerato un materiale bello e prezioso. Non è mai stato tuttavia alcun incoraggiamento da parte della Chiesa ad usare avorio invece di qualsiasi altro materiale. Non c'è mai stato alcun motivo per pensare che il valore di devozione religiosa possa essere collegato alla pregio di cui è fatta l'immagine che si usa. A maggior ragione non vi è alcuna organizzazione promossa o incoraggiata dalle autorità della Chiesa cattolica per il commercio o l'importazione dell'avorio. Inoltre, nella Città del Vaticano, cioè nel piccolo Stato governato dalla Chiesa cattolica non c'è alcun negozio che venda oggetti in avorio ai fedeli o ai pellegrini". Con una lunghissima lettera, datata 22 gennaio, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, risponde ad una dettagliata inchiesta di "National geographic" sull'uso religioso dell'avorio ("Ivory worship", ottobre 2012). Il servizio sostanzialmente accusa autorità religiose cattoliche, tra cui un monsignore filippino, di alimentare la domanda di avorio che è il motore del bracconaggio a danno degli elefanti. L'autore ricorda che il Vaticano non ha firmato il trattato CITES e che nei pressi di San Pietro si possono acquistare oggetti devozionali in avorio con la "benedizione" di sacerdoti cattolici.

"Tuttavia – risponde padre Lombardi - un sacerdote nelle Filippine che sembra essere responsabile di commercio illegale di avorio non ha assolutamente nulla a che fare con la responsabilità del "Vaticano", che non sa nulla e non ha nulla a che fare con lui. La responsabilità di ciò che un sacerdote nelle Filippine fa ricade innanzitutto su di lui e le autorità civili delle Filippine possono e devono punirlo, se partecipa ad un traffico illegale. Le autorità ecclesiastiche delle Filippine deve verificare se le forme devozionali che sta promuovendo sono accettabili o condannabilI dal punto di vista della fede e della ragione". Quanto al negozio vicino a San Pietro, il direttore della sala stampa vaticana ricorda che "è di proprietà privata e non appartiene ad un istituto vaticano. Non è all'interno del Vaticano (e non ha neanche lo stato "extraterritoriale" di cui godono gli uffici vaticani che operano nel territorio italiano), ma è interamente sottoposto alla giurisdizione italiana e al controllo del Corpo Forestale dello Stato italiano, che è responsabile dell'attuazione della CITES. In breve, il "Vaticano" non ha alcuna responsabilità e nessun controllo da esercitare sul negozio o sulle altre imprese che si trovano nella zona intorno al Vaticano. Se le autorità italiane scoprono un'attività illecita, fanno bene ad intervenire. Ma pensare che qui ci sia un importante centro di traffico di avorio da sradicare per salvare gli elefanti africani non ha senso".

Per la Santa Sede, prosegue la lettera, "il massacro di elefanti è una questione molto seria, contro la quale è giusto che tutti coloro che possono fare qualcosa siano impegnati. Da parte nostra, possiamo certamente intraprendere un programma di informazione e responsabilizzazione attraverso alcune organizzazioni vaticane. Ad oggi possiamo assumere tre impegni:

1) Portare il problema all'attenzione del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che è il dicastero vaticano incaricato di studiare con precisione i problemi connessi con la giustizia e la pace, ma anche con l'ambiente. E 'in contatto con analoghe commissioni nazionali "per la giustizia e la pace" delle comunità cattoliche di tutto il mondo.

2) Proporre alle sezioni della Radio Vaticana che preparano la programmazione per l'Africa (in inglese, francese, portoghese e swahili) di approfondire questo argomento e parlarne in programmi radiofonici, al fine di incoraggiare le comunità ecclesiali cui il servizio è rivolto ad impegnarsi nella lotta contro il bracconaggio e il commercio illegale di avorio, e a proporre materiale informativo alle altre sezioni della Radio Vaticana per sensibilizzare ilpubblico.

3)Diffondere di più i contributi della ricerca della Pontificia Accademia delle Scienze sulle questioni ambientali e la biodiversità".

"Il massacro di elefanti – conclude padre Lombardi - non si fermerà a causa di queste iniziative, ma almeno stiamo lavorando insieme per cercare soluzioni concrete per fermarlo con gli strumenti di informazione e formazione di cui disponiamo".

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BARI, CAGNOLINA ACCARTOCCIATA LASCIATA ALLA FERMATA DEL BUS

Pubblicato su da Grunf

L'ANIMALE CRESCIUTO IN UNA GABBIETTA TROPPO PICCOLA

Un cucciolo di cane, "accartocciato" perché cresciuto in una gabbietta, è stato trovato ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, vicino ad una fermata dell'autobus, ed è stato consegnato ai volontari dell'associazione "Legalo al Cuore Onlus". La bestiola ora sta meglio ma, quando si siede, tende ad acciambellarsi.

La cagnolina, di circa cinque mesi, è cresciuta in una gabbia poco più grande di lei. Circa un mese fa è stata abbandonata alla fermata dei bus della cittadina nel Barese. I volontari dell'associazione animalista sono stati avvisati da alcuni studenti in partenza per il capoluogo pugliese. "Venite subito alla fermata, qualcuno ha abbandonato un cane strano", hanno detto al telefono i ragazzi.

"All'inizio - racconta Patrizia Buonadonna, presidente di "Legalo al Cuore Onlus" e responsabile della sezione locale del gruppo a Quotidiano.net - non sapevamo neanche se poteva sopravvivere. Poi grazie alle cure veterinarie ha iniziato a prendere una postura più regolare, ma quando tenta di sedersi è ancora una pena infinita".

Consultando le radiografie, si nota che il cane ha due vertebre schiacciate oltre a gravi malformazioni ossee. Di fatto, si muove appoggiandosi sui polsi anteriori.

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TORINO, BLITZ GDF: SEQUESTRATI 24 CUCCIOLI IN ARRIVO DALL'UNGHERIA

Pubblicato su da Grunf

HANNO DUE MESI O POCO PIÙ. DUE DENUNCIATI

Traffico di cuccioli provenienti dall'Ungheria e dalla Slovacchia e venduti in tre negozi di animali di Torino. A scoprire il traffico dei cagnolini è stata la Guardia di Finanza di Torino che, durante l'operazione denominata "Snoopy", ha sequestrato 24 cuccioli che avevano un'età compresa fra i 60 e i 75 giorni, di molto inferiore a quella dichiarata.

Il controllo dei documenti esibiti ed una visita agli animali hanno consentito di rilevare la falsità dei dati anagrafici dei cuccioli riportati sui passaporti di accompagnamento. Tra le razze sotto sequestro, bichon frisé, bulldog, carlini, cavalier king, chihuahua, maltesi e west highland. Denunciati due commercianti per traffico illecito di animali da compagnia.

L'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente (Le.I.D.A.A), ringrazia il comandante provinciale di Torino, Gen. Gerli e l'intera Guardia di Finanza che, insieme con il responsabile del settore maltrattamenti della sua associazione animalista Antonio Colonna, ha portato a termine un'importante operazione. "La nostra associazione - spiega l'ex ministro del Turismo - è da sempre in prima linea per contrastare questi reati ai danni di piccole creature indifese e sono felice che anche questa ultima operazione a Torino, come la precedente da noi promossa nel Salernitano, abbia potuto contare sul prezioso sostegno delle Forze dell'Ordine e abbia consentito di mettere in salvo i cagnolini". L'onorevole Brambilla sottolinea, inoltre, l'efficacia repressiva della legislazione introdotta sotto il IV governo Berlusconi per contrastare il traffico illecito di animali da compagnia provenienti soprattutto da Paesi dell'est europeo: un grave fenomeno zoomafioso, condotto da delinquenti spesso molto pericolosi, che genera un giro d'affari di circa 300 milioni l'anno. "A poco più di due anni dall'entrata in vigore - osserva la parlamentare, capolista del Pdl in Emilia-Romagna - la norma contenuta nella legge di ratifica della convenzione europea sulla protezione degli animali da compagnia si e' dimostrata un prezioso strumento di tutela per gli animali e di garanzia per gli stessi compratori, spesso ingannati da commercianti senza scrupoli".

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Spari nel Silenzio: arrestati due bracconieri

Pubblicato su da Grunf

Si muovevano preferibilmente di notte per sorprendere gli animali nel momento in cui sono più vulnerabili. Avevano con loro pistole e fucili importati clandestinamente. Ma la polizia provinciale dopo un anno di indagini ha messo fine alla loro attività. Sono stati arrestati martedì intorno alle 21,30 a Verbania, all’uscita di un bar di Possaccio due bracconieri, Fabrizio Morettini, 48 anni, operaio di Premeno, e Francesco Cardoletti, imbianchino cinquantatreenne di Verbania. L’operazione, guidata dal comandante Riccardo Maccagno, e coordinata dal pm Nicola Mezzina, è stata chiamata “Spari nel silenzio” proprio perché le indagini sono partite dai colpi risuonati seppur con il silenziatore nella notte nei boschi del parco naturale della Val Grande, uditi dagli agenti. Per più di un anno la polizia provinciale ha seguito i due, una volta li ha anche fermati, ma erano riusciti a liberarsi della pistola. Fino a martedì: in uno zainetto c’era l’arma, smontata, una Thompson calibro 222, di fabbricazione americana, che i due avevano portato con disinvoltura con loro al bar. Secondo quanto ricostruito dalla polizia provinciale, i bracconieri cacciavano da almeno un anno in zone vietate del parco Val Grande o sulle alture del Verbano. Durante le perquisizioni domiciliari sono saltati fuori un’altra pistola della stessa marca ma di calibro 30.30, adatta per l’abbattimento di grossi ungulati, e un fucile a canna liscia, oltre a silenziatori e munizioni. Morettini, difeso dall’avvocato Gaetano Longo Dorni, si trova ora ai domiciliari su disposizione del Gip, mentre Cardoletti, (avvocato Paola Morando), al quale la Questura aveva in precedenza ritirato il porto d’armi, ha l’obbligo di firma. Ora le indagini proseguono per capire quale sia la provenienza delle armi e quale destinazione avesse la selvaggina cacciata.

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Facebook sarà accessibile ai non vedenti

Pubblicato su da Grunf

D’ora in poi il social network più famoso al mondo potrà essere usato senza problemi anche dalle persone non vedenti grazie a un nuovo software progettato dai ricercatori del Department of Programming Languages and Systems dell’Università di Granada.

Finora esisteva solo uno speciale social network ideato esclusivamente per non vedenti: Blindworks. Adesso, grazie al progetto spagnolo, attraverso un software package sarà possibile adattare Facebook alle esigenze degli utenti privi di vista.

L’autore principale dello studio è Josefa Molina Lopez. Il progetto in fase di sperimentazione è stato coordinato da Nuria Medina Medina, membro del gruppo di ricerca Gedes dell’ateneo di Granada. L’idea è nata dopo le critiche lanciate dall’Organizzazione nazionale spagnola per le persone non vedenti (Once) ai social network pensati solo per le persone normodotate e tendenzialmente inaccessibili ai non vedenti. Il software creato dal team spagnolo dovrebbe permettere ai non vedenti di accedere a Facebook senza intoppi. Le informazioni in dettaglio dello studio sono state pubblicate sul sito canal.ugr.es

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Greenpeace: Il mondo minacciato da 14 bombe ecologiche

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Quattordici progetti dall'alto potenziale distruttivo per il nostro ecosistema. Si tratta di azioni previste per i prossimi anni che potrebbero aumentare le emissioni di CO2 di un ulteriore 20 per cento. Questo aumento renderebbe di fatto impossibile tenere a bada i cambiamenti climatici. A censire queste quattordici "bombe a orologeria", il rapporto "Punto di non ritorno" di Greenpeace, secondo cui i maggiori pericoli vengono da Cina e Australia.

Il nemico fossile

Tutti i progetti riguardano estrazione e distribuzione di combustibili fossili che, se portati a termine, aggiungeranno 300 miliardi di tonnellate di CO2 alle emissioni entro il 2050 attraverso la produzione e il consumo di quasi 50 milioni di tonnellate di carbone, più di 29 miliardi di metri cubi di gas naturale e 260mila barili di petrolio.

Il punto di non ritorno

Nel rapporto si legge: "Questi progetti spingeranno le emissioni significativamente al di sopra di quella quota che gli scienziati indicano come punto di non ritorno" .

Al primo posto della classifica c'è il progetto che prevede l'aumento dell'estrazione di carbone nella Cina occidentale che, da solo, immetterà 14 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera. A seguire ci sono i progetti di sfruttamento degli idrocarburi artici con 5 miliardi di tonnellate e i piani australiani per aumentare l'export di carbone.

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Oltre vent'anni in carcere da innocente. Chiesto risarcimento milionario

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Trapani - Si chiama Giuseppe Gullotta (foto), di professione muratore, originario di Certaldo. Dopo 22 anni di carcere, Gullotta è stato riconosciuto innocente dall'accusa di avere ucciso due carabinieri alla caserma di Alcamo Marina avvenuto nel 1976, ed oggi chiede allo Stato un risarcimento di 69 milioni di euro.

Il 27 gennaio 1976, il carabiniere Carmine Capuzzo, 19 anni, e l'appuntato Salvatore Falcetta, muoiono in un agguato ad opera di sconosciuti che, forzata con la fiamma ossidrica la porta della caserma, li crivellano di colpi mentre dormono. Il fatto viene scoperto da alcuni agenti della polizia di scorta all'allora segretario MSI, Giorgio Almirante, che stavano transitando sulla statale lungo la quale sorge la caserma.

Le indagini cominciano da subito, e le prime ipotesi sono indirizate verso l'ambiente del terrorismo di estrema sinistra (in particolare le Brigate Rosse, che però in un comunicato dichiarano la loro estraneità) e la mafia. Proprio ad Alcamo l'anno precedente erano stati uccisi il sindaco della DC Francesco Guarrasi e il consigliere comunale Antonio Piscitello. Le indagini erano state condotte dal capitano dei carabinieri Giuseppe Russo, a sua volta ucciso da Cosa Nostra.

In manette finiscono Gaetano Santangelo (arrestato nel '95), Vincenzo Ferrantelli, Giuseppe Vesco (che confessa la responsabilità della strage) e appunto Giuseppe Gullotta. Vesco fu trovato impiccato in carcere pochi mesi dopo, dato alquanto strano poiché mancante di una mano.

Nel 2008 la Procura di Trapani apre in seguito una indagine dalle dichiarazioni del brigadiere Renato Olino, il quale afferma che le confessioni di Giuseppe Vesco e degli altri arrestati sarebbero state estorte con l'uso della tortura. Le indagini conducono all'arresto di quattro carabinieri, accusati di sequestro di persona e lesioni gravissime: Elio Di Bona, Giovanni Provenzano, Fiorino Pignatella e Giuseppe Scibilia

Riguardo al massacro della caserma, altre indagini evidenziano un probabile collegamento fra eversione di destra e mafia. Intanto, dopo 22 anni di carcere, Giuseppe Gullotta viene scarcerato il 22 luglio 2010, mentre Santangelo e Ferrantelli fuggono in Brasile.

Nel gennaio 2011 inizia la revisione del processo da parte della Corte di Assise di Reggio Calabria, dove un collaboratore di giustizia, Vincenzo Calcara, conferma il ruolo della mafia nell'attentato, in collegamento con l'organizzazione Gladio che in provincia di Trapani aveva una delle proprie basi. Il movente sarebbe stato il fermo di un carico di armi destinato appunto a Gladio, eseguito proprio dai due carabinieri uccisi. Il 13 febbraio 2012 si giunge alla sentenza di proscioglimento definitivo per Giuseppe Gullotta, il quale oggi chiede tramite i propri avvocati un risarcimento di 69 milioni di euro al ministero della Giustizia, dopo esere stato arrestato e incarcerato quando aveva 18 anni.

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Berlino, ministra Istruzione rischia il posto Accusata di aver copiato la tesi di dottorato

Pubblicato su da Grunf

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