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UFO S.H.A.D.O - 18 - Troppo silenzio (Episodio Completo)

Pubblicato su da Grunf

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Algeria, la strage degli ostaggi nel maxi-blitz contro Al Qaeda Il bilancio è di almeno 30 morti

Pubblicato su da Grunf

L’esercito bombarda la base petrolifera con elicotteri. Obama

e Cameron chiedono chiarimenti.

Tra le vittime anche occidentali

Finisce in un bagno di sangue il blitz dell’esercito algerino contro il commando islamista che ieri ha preso in ostaggio 41 occidentali e circa 150 algerini nell’impianto di estrazione di gas gestito da Bp a In Amenas, nel Sahara algerino, al confine con il Mali. In serata fonti dei servizi algerini hanno confermato alla Reuters che sono almeno 30 gli ostaggi uccisi, tra cui sette stranieri (tra questi 2 giapponesi, 2 britannici e un francese).

GIALLO SUL NUMERO DELLE VITTIME

Dopo un raid dell’aviazione algerina, costato la vita a 30 ostaggi e 15 sequestratori, tra cui anche il capo del gruppo di terroristi, Abu el-Baraa (secondo fonti islamiche citate da Al Jazeera), l’esercito algerino ha cominciato un attacco via. Il ministro della Comunicazione Mohamed Siad ha confermato un «numero importante di ostaggi liberati e sfortunatamente di qualche morto e ferito», spiegando che non è ancora possibile attualmente «fornire una cifra definitiva» delle vittime.

L’ASSALTO

Dopo il fallimento delle trattative per liberare gli ostaggi, l’esercito algerino stamattina ha fatto scattare il raid: secondo diverse fonti, elicotteri hanno bersagliato il campo provocando un massacro di rapitori ma anche di ostaggi, di cui ora Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia chiedono ruvidamente conto al governo di Algeri. Tra i sequestrati c’erano, tra gli altri, cittadini americani, britannici, francesi, norvegesi, giapponesi e romeni. Non si sa quanti siano morti e quanti sono invece sopravvissuti. Per tutta la giornata si sono rincorse notizie drammatiche, spesso in contraddizione tra di loro, soprattutto perché alimentate dagli stessi terroristi islamici che, scegliendo di parlare con media a loro tradizionalmente vicini, hanno creato un corto circuito di informazioni protrattosi sino a sera. Di certo ci sono stati dei morti, ma il loro numero resta un mistero e potrebbe andare da mezza dozzina a 50 (secondo Al Jazeera), terroristi compresi.

LA TRATTATIVA FALLITA

Da ieri, dopo che le forze di sicurezza e le unità dell’esercito avevano circondato il campo, nonostante l’intransigenza di Algeri - che non aveva mai trattato in precedenza in casi del genere - ci sono stati timidi tentativi di aprire un dialogo con i rapitori jihadisti, che tuttavia hanno posto condizioni apparse immediatamente impossibili da accogliere: l’immediata rimozione del dispositivo di sicurezza intorno al campo fino ad una sorta di salvacondotto per allontanarsi dalla regione, con gli ostaggi da usare come scudi umani.Nemmeno il tentativo di mediazione portato avanti dai notabili della zona di Illizi ha avuto seguito perché i rapitori, dopo aver dato l’impressione di accettare di incontrarli, hanno chiuso ogni possibilità. Quando hanno visto che tutte le strade “negoziali” erano chiuse, i rapitori hanno tentato una sortita, caricando degli ostaggi (forse una trentina) su uno degli automezzi usati per gli spostamenti del personale tra le varie strutture del campo, cercando in questo modo di rompere l’assedio.

GLI ELICOTTERI IN AZIONE

La risposta algerina non si è fatta attendere: quando il bus si è mosso dal campo verso la strada sterrata che taglia l’immensa distesa di sabbia che circonda gli impianti, si è levato un elicottero da combattimento che lo ha centrato con sventagliate di mitragliatrici. Quasi contemporaneamente, da terra è partito un primo attacco al compound che ha avuto come obiettivo gli alloggi dove era tenuta prigioniera la maggior parte degli ostaggi stranieri. Il bilancio delle due azioni - tentativo di fuga e attacco al campo - è incerto perché, a seconda delle fonti, si va da 35 morti tra gli ostaggi (quanto detto dai rapitori) a 6 (quanto ricostruito da alcuni media stranieri). Mentre questo accadeva, molti degli ostaggi algerini, ma anche qualche straniero, approfittando del caos, sono scappati alla spicciolata, prima pochi, poi sempre di più. Quasi un esodo, a dare credito all’esercito, che parla di 600 operai algerini liberati. In serata è stato portato a termine l’attacco definitivo, con l’agenzia algerina Aps che ha dato conto della fine delle operazioni attorno alle nove.

LE POLEMICHE SUL BLITZ

Resta ora da chiarire se l’azione decisa dal governo algerino sia stata presa in modo autonomo, nonostante il fatto la legge non scritta della diplomazia imporrebbe che di essa si avvertano i Paesi coinvolti, quelli cioè di cui sono originari gli ostaggi. Ma dalle reazioni ufficiali - la chiara stizza del premier britannico Cameron, le forti preoccupazioni della Casa Bianca, i motivati timori di Hollande - questa comunicazione non c’è stata o almeno non c’è stata rispetto alla portata reale dell’azione algerina. Mentre un drone americano partito da Sigonella sorvolava i cieli sopra il complesso della BP, Washington ha chiesto «chiarimenti» alle autorità del Paese africano in merito all’assalto che avrebbe provocato anche cinque morti americani. Poco dopo il premier britannico David Cameron ha rinviato il discorso sui rapporti tra Gran Bretagna e Unione Europea domani in Olanda, a causa della perdurante crisi degli ostaggi in Algeria. Il presidente francese Francois Hollande ha parlato di «condizioni drammatiche» in cui si è svolta l’opeazione.

LA CONDANNA DI TERZI

Il governo italiano condanna con la «massima fermezza», il «vile atto di terrorismo», ha commentato in tarda serata il ministro degli esteri Giulio Terzi, esprimendo solidarietà agli alleati colpiti e ai familiari delle vittime. In una nota diffusa dalla Farnesina, il ministro scrive che «le drammatiche notizie che ci giungono dall’Algeria, dove decine di persone, prese ieri in ostaggio, hanno perso la vita nel sito petrolifero di Amenas, sono l’atroce conseguenza di un vile atto di terrorismo che il Governo italiano condanna la massima fermezza». «L’Italia - prosegue il titolare della Farnesina - conferma il suo impegno e la sua forte determinazione a contrastare ogni forma di estremismo e di violenza anche nel quadro di una efficace collaborazione internazionale contro il terrorismo». Terzi aggiunge che «il governo italiano è vicino, con sentimenti di profondo cordoglio e solidarietà, ai Paesi coinvolti cui l’Italia è legata da rapporti di amicizia e alleanza e ai familiari delle vittime». Il ministro è rientrato a Roma in serata da Bruxelles, dove nel corso della riunione straordinaria dei capi delle diplomazie europee si è discusso delle misure per affrontare la crisi in Mali e degli ultimi sviluppi relativi al gravissimo attentato.

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FINE DI UNA LEGGENDA: ANCHE I CROSTACEI POSSONO PROVARE DOLORE

Pubblicato su da Grunf

LO DIMOSTRA UNO STUDIO PUBBLICATO SUL JEB

Fine di un'altra leggenda metropolitana: quando vengono immerse ancora vive nell'acqua bollente le aragoste soffrono, come i granchi e gli altri crostacei. La scoperta, pubblicata sul Journal of Experimental Biology, contraddice quanto si è creduto finora, ossia che i loro movimenti fossero semplicemente dei riflessi automatici.

A dimostrare che, proprio come i mammiferi, i crostacei possono provare ed esprimere un'autentica sofferenza è l'esperimento condotto dai biologi Elwood e Barry Magee, dell'irlandese Queen's School of Biological Sciences. Il test conferma definitivamente quanto gli stessi ricercatori avevano osservato in passato studiando gamberi e paguri.

L'esperimento è stato condotto su decine di granchi comuni che, sottoposti ad una piccola scossa elettrica, hanno cercato di evitare la seconda nascondendosi: per gli autori della ricerca il comportamento smentisce decisamente l'opinione comune, ossia che i crostacei non provassero dolore.

I ricercatori non hanno dubbi: "L'esperimento - spiega Elwood - è stato progettato in modo da poter distinguere chiaramente le reazioni dovute al dolore da quelle generate da un movimento riflesso chiamato "nocicezione"". Quest'ultima è una reazione generata dalle terminazioni nervose periferiche. Mentre la prima è una reazione consapevole, la seconda è una sorta di automatismo.

I ricercatori sono convinti che la loro scoperta non potrà non avere conseguenze sul modo in cui aziende alimentari e chef trattano granchi, gamberi e aragoste. E gli chef attendono adesso ulteriori indicazioni dal mondo della ricerca. "Ho sempre saputo che immergendo in acqua bollente dalla testa un'aragosta non sente dolore. Nessuno vuol far male agli animali e io sono sempre stato molto scrupoloso', spiega all'Ansa lo chef Heinz Beck. "Se non va bene quanto da sempre insegnato nelle scuole di cucina - aggiunge - aspettiamo ora dai ricercatori indicazioni su metodi indolori di soppressione dei crostacei".

Beck afferma di avere "sempre rifiutato metodi 'atroci' che uccidono gli esemplari vivi tagliandoli a metà con un colpo di coltello. E' atroce, e io non l'ho mai fatto. Ma se non va bene la tradizionale cottura in acqua bollente, ci diano indicazioni per una dolce morte perché la clientela continua a chiedere, anche in tempi di crisi, i crostacei'. Nel frattempo, conclude, "rimango scrupoloso, ma continuerò a portarli a tavola". :(((

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LIONE, HOLLANDE SCRIVE A BB: GRAZIATI GLI ELEFANTI DELLO ZOO

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BARDOT AVEVA MINACCIATO: "DIVENTERÒ CITTADINA RUSSA"

Il primo round va a Brigitte Bardot. Il presidente francese, Francois Hollande, ha voluto rassicurare l'ex attrice oggi impegnata con la sua Fondazione per la difesa degli animali, che nei giorni scorsi aveva duramente protestato contro la decisione di sopprimere due elefanti malati di tubercolosi nello zoo di Lione.

In una lettera rivolta alla star, Hollande - che in questi giorni deve fare i conti con l'intervento militare in Mali e con le proteste contro il progetto di legge sul matrimonio e l'adozione da parte di omosessuali - riferisce alla Bardot che la decisione di eliminare i due elefanti per evitare il rischio di un'epidemia - che inizialmente avrebbero dovuto essere uccisi lo scorso 17 dicembre - ''è sospesa''. Del problema, aggiunge l'inquilino dell'Eliseo, si stanno occupando ora il Consiglio di Stato e il ministro dell'Agricoltura, Stephane Le Foll, per cercare di trovare una soluzione. "Rimango attento alla questione e terrò informata la sua Fondazione", promette poi Hollande, dando credito al lavoro di BB.

Nelle scorse settimane, dopo Gerard Depardieu, anche Bardot aveva minacciato di chiedere la cittadinanza russa per protestare contro l'annunciata soppressione di due elefanti. "Se quelli che detengono il potere hanno la codardia e l'impudenza di uccidere i due elefanti Baby e Nepal , dello zoo di Lione e minacciati di morte perché affetti da tubercolosi, ho preso la decisione di domandare la cittadinanza russa, per fuggire da questo Paese che è ormai solo un cimitero di animali", aveva detto l'attrice.

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ANIMALI E CRISI ECONOMICA, IL "REPORT" DELL'OIPA DALLA GRECIA

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SI MOLTIPLICANO GLI ABBANDONI DI CANI E GATTI

La Grecia sta affrontando una grave depressione finanziaria e sono moltissimi gli animali abbandonati in strada dai loro proprietari, diventando così le prime vittime della recessione.Il taglio dei costi familiari, infatti, colpisce innanzitutto gli animali da compagnia. Abituati da sempre a essere nutriti dai proprietari, i cani e i gatti lasciati sulle strade hanno ben poche speranze di sopravvivere. I cuccioli vengono chiusi in sacchetti di plastica e gettati nell'immondizia o lasciati al loro destino nelle campagne.

Purtroppo, la crisi economica ha colpito anche i gruppi animalisti che hanno visto una riduzione delle donazioni dai privati e dallo Stato. Al contrario, il numero di randagi e di emergenze cresce vertiginosamente. Nonostante questo scenario, le associazioni animaliste fanno tutto ciò che è in loro potere per continuare a portare avanti i loro programmi di distribuzione di cibo, di vaccinazione e sterilizzazione per i randagi.

Dal 2003 la legge greca stabilisce che siano i Consigli cittadini a occuparsi di portare avanti programmi di cattura-sterilizzazione-rilascio esclusivamente per i cani randagi, mentre i programmi per i gatti randagi spettano alle ONG, come la lega membro OIPA Nine Lives Greece. Questo gruppo di volontari, che opera soprattutto ad Atene, ha avviato nel 2006 attività in favore dei gatti randagi, portando avanti programmi di sterilizzazione e di distribuzione del cibo nella capitale ma anche nelle isole, inviando veterinari volontari soprattutto nelle realtà più difficili.

L'associazione sterilizza all'incirca 600 gatti ogni anno e ne nutre più di 250 al giorno solo nell'area centrale di Atene, distribuendo inoltre cibo per animali a diversi pensionati che si occupano di randagi.

Nine Lives è inoltre costantemente impegnata nella ricerca di adozioni, specialmente per i gatti troppo vulnerabili per la vita di strada. Grazie all'associazione, nel 2012 ben 80 gatti hanno trovato casa.

Sulle isole la situazione dei randagi non è affatto migliore. Ogni anno milioni di turisti da ogni parte del mondo visitano la Grecia e le sue isole, restando sconvolti alla vista delle pessime condizioni in cui versano i randagi.

La lega membro OIPA Paws & Claws Animal Rescue Rhodes, che soccorre, sterilizza e cerca adozione per i randagi, ci ha riferito che il governo permette ai veterinari provenienti da altri paesi europei di sterilizzare gratuitamente solo i randagi e non gli animali i cui padroni non possono permettersi il costo dell'operazione che va da 80 a 300 euro.

Di conseguenza i proprietari lasciano i loro animali non sterilizzati nelle strade, liberi di riprodursi, incrementando così le cucciolate e di conseguenza il numero di randagi.I cuccioli vengono poi gettati nell'immondizia o lasciati fuori dai rifugi.

Come noto, la Grecia sta affrontando una grave depressione finanziaria e un numero incredibile di animali vengono abbandonati in strada dai loro proprietari, diventando così le prime vittime della recessione. E' noto, infatti, che i primi a subire le conseguenze del taglio dei costi familiari siano proprio gli animali da compagnia. Ogni giorno, i volontari dei gruppi animalisti soccorrono animali trovati legati alle panchine o agli alberi, abbandonati dai proprietari. Abituati da sempre a essere nutriti dai proprietari, i cani e i gatti lasciati sulle strade hanno ben poche speranze di sopravvivere. I cuccioli vengono chiusi in sacchetti di plastica e gettati nell'immondizia o abbandonati al loro destino nelle campagne.

Purtroppo, la crisi economica ha colpito anche i gruppi animalisti che hanno visto una riduzione delle donazioni dai privati e dallo Stato. Al contrario, il numero di randagi e di emergenze cresce vertiginosamente. Nonostante questo scenario, le associazioni animaliste fanno tutto ciò che è in loro potere per continuare a portare avanti i loro programmi di distribuzione cibo, vaccinazione e sterilizzazione per i randagi.

Dal 2003 la legge greca stabilisce che siano i Consigli cittadini a occuparsi di portare avanti programmi di cattura-sterilizzazione-rilascio esclusivamente per i cani randagi, mentre i programmi per i gatti randagi spettano alle ONG, come la lega membro OIPA Nine Lives Greece. Questo gruppo di volontari, che opera soprattutto ad Atene, ha avviato nel 2006 attività in favore dei gatti randagi, portando avanti programmi di sterilizzazione e di distribuzione del cibo nella capitale ma anche nelle isole, inviando veterinari volontari soprattutto nelle realtà più difficili.

L'associazione Nine lives Greece sterilizza all'incirca 600 gatti ogni anno e ne nutre più di 250 al giorno solo nell'area centrale di Atene, distribuendo inoltre cibo per animali a diversi pensionati che si occupano di randagi. Nine Lives è inoltre costantemente impegnata nella ricerca di adozioni, specialmente per i gatti troppo vulnerabili per la vita di strada. Grazie all'associazione, nel 2012 ben 80 gatti hanno trovato casa.

Sulle isole la situazione dei randagi non è affatto migliore. Ogni anno milioni di turisti da ogni parte del mondo visitano la Grecia e le sue isole, restando sconvolti alla vista delle pessime condizioni in cui versano i randagi.

La lega membro OIPA Paws & Claws Animal Rescue Rhodes, che soccorre, sterilizza e cerca adozione per i randagi, ci ha riferito che il governo permette ai veterinari provenienti da altri paesi europei di sterilizzare gratuitamente solo i randagi e non gli animali i cui padroni non possono permettersi il costo dell'operazione che va da 80 a 300 euro.

Di conseguenza i proprietari lasciano i loro animali non sterilizzati nelle strade, liberi di riprodursi, incrementando così le cucciolate e di conseguenza il numero di randagi. I cuccioli vengono poi gettati nell'immondizia o lasciati fuori dai rifugi.

Secondo Paws & Claws Animal Rescue, un altro grave problema di Rodi riguarda le pessime condizioni igieniche e salutari in cui vivono i cani di cacciatori e pastori. Grazie al loro tempestivo intervento, alcuni di questi cani vengono tratti in salvo e curati.

Anche nella piccola isola Ikaria c'è una sovrappopolazione di randagi, in particolar modo di gatti. L'Ikaria Animal Welfare Volunteer Group, lega membro OIPA, organizza di frequente campagne di sterilizzazione proprio per ovviare alla pessima situazione della loro provincia. Nel 2012, il team di veterinari ha operato 50-60 randagi e curato altri animali con problemi di salute.

L'associazione si occupa anche del monitoraggio di cani utilizzati dai pastori per controllare il gregge, i cosiddetti "barrel dogs", che vivono in condizioni orribili. Fortunatamente, grazie a questi controlli, molti pastori hanno migliorato le condizioni di detenzione dei loro cani.

Per far fronte all'emergenza, l'OIPA supporterà economicamente le tre associazioni leghe membro affinchè possano proseguire e incentivare le loro attività. Ma anche tu puoi donare:

Nine Lives Greece http://www.ninelivesgreece.com/en/

Paws & Claws Animal Rescue Rhodes https://www.facebook.com/pages/Paws-Claws-Animal-Rescue-Rhodes/425169064191478?fref=ts

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CONTRO LA CORRIDA: L'ON. BRAMBILLA SCRIVE AL GOVERNO SPAGNOLO (♫Video♫)

Pubblicato su da Grunf

SOSTEGNO A "BELADOR", IL SINGOLO DI M. IACCHETTI

Perché la corrida sia presto solo un ricordo, in Spagna e in tutti gli altri Paesi dove, sotto varie forme, è praticata: l'on. Michela Vittoria Brambilla, anche a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, ringrazia il cantautore Martino Iacchetti, figlio di "Enzino", per l'impegno anti-corrida del suo singolo "Belador", in uscita venerdì prossimo, e annuncia che "la Federazione scriverà oggi stesso al governo di Madrid perché prenda atto delle istanze provenienti da tutto il mondo, del declino della corrida anche nel favore del pubblico spagnolo e vieti finalmente questo spettacolo sanguinario, anacronistico retaggio di un'epoca lontana".

Belador, straordinario combattente, fu l'unico toro "indultado" (graziato) nell'arena madrilena de "Las ventas", una sorta di ultimo girone dell'inferno, il 19 luglio 1982. Iacchetti, con una bellissima canzone sulla sua storia, ne ha fatto il simbolo di tutti gli altri tori, "bravos" o meno, da "indultare" subito, semplicemente perché la morte di un animale, torturato e dissanguato, non può e non deve servire per divertire l'uomo.

Le associazioni animaliste aderenti alla Federazione – tra cui Enpa, Lav, Leidaa, Lega del Cane e Oipa – sono da sempre impegnate contro la corrida e le altre specie di tauromachia praticate nel mondo. "Ora però il declino della corrida – insiste Michela Vittoria Brambilla – è nei fatti e nell'opinione degli stessi spagnoli. Rilanciamo perciò il nostro impegno rivolgendoci innanzitutto al governo spagnolo, principale erede di questa sanguinosa tradizione, ma anche all'Unione europea che continua a tollerare entro i propri confini arcaiche e crudeli forme di maltrattamento degli animali. Alle cinque della sera, con buona pace di Garcia Lorca, meglio prendere il tè".

Secondo stime della World Society for the Protection of animals (WSPA), in Europa e in America Latina circa 250 mila tori all'anno muoiono durante le corride o altre forme di tauromachia. Peraltro la corrida, vietata alle Canarie e in Catalogna, discussa nei Paesi Baschi, è sempre meno popolare anche in Spagna. Un sondaggio realizzato qualche anno fa, citato dal "Times" nel giugno scorso, rivelò che l'81 per cento dei minori di 24 anni mostrava disinteresse per lo spettacolo, identica la percentuale fra i trentenni. Ma il vero, inequivocabile segno di decadenza era l'indifferenza degli ultrasessantenni, dei quali solo il 41% si dichiarava interessato alle corride.

La lettera al presidente Rajoy: Presidente Rajoy.pdf

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Ischia: protesta tir blocca il porto. Nei negozi mancano latte e frutta

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E' blocco del traffico commerciale tra Ischia e la terraferma: dalla notte di lunedì è partita la protesta di tir e operatori del settore ortofrutticolo e ittico, contro il taglio, deciso dalla compagnia privata Medmar, delle corse notturne da e per l'isola. Banchine e strade limitrofe sono occupate da autocarri e veicoli. Via libera a medicinali, carburanti e camion di rifiuti, ma stop totale per le derrate alimentari.

E al terzo giorno di protesta sui porti di Ischia e Casamicciola, si avvertono gravi gravi ripercussioni per le vendite al dettaglio nei supermercati che presentano ormai gli scaffali vuoti. Oggi giornata cruciale per il summit presso l'assessorato ai trasporti della Regione Campania.

Sull'isola "mancano i prodotti freschi, come latte, latticini, ortofrutta, ma anche la carne mentre per i prodotti in scatola non ci sono problemi, abbiamo scorte a sufficienza". Questo il monitoraggio della situazione nel supermercato Dok. "Tutti i prodotti freschi come latticini, latte, frutta sono finiti, abbiamo ancora qualche prodotto ma da domani sarà tutto finito, anche la carne", aggiunge Francesco Di Costanzo che gestisce con la sua famiglia uno dei supermercati isolani della catena Carrefour. "La gente che si avvicina ai banconi vuoti resta perplessa - prosegue Di Costanzo - ma per lo più c'é una forte solidarietà con gli autotrasportatori che stanno protestando. Per la gente hanno ragione"

"Manterremo la nostra posizione in difesa dei cittadini". Il sindaco di Forio d'Ischia, Franco Regine, ribadisce che "il braccio di ferro" con le compagnie degli armatori va avanti". Regine fa sapere che "la situazione è catastrofica". Non solo per i rifornimenti alimentari, ma anche, spiega "per i trasporti che da stamattina sono a singhiozzo e gli aliscafi sono bloccati. Questo nonostante non ci siano problemi di condizioni meteomarine". "Vogliono tenerci incollati sull'isola fino a Pasqua - sottolinea - quando ci sono i turisti e agli armatori conviene che ci siano le corse". "Chiederemo - conclude - che la Regione mantenga il suo ruolo di arbitro tra gli armatori e i cittadini che hanno diritto alla mobilità".

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IL TRIO MUNNEZZA

Pubblicato su da Ugo Pennati

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Rimesso in liberta il direttore dell-Eurospar di Grado accusato di rubare merce nel suo negozio

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E' stato rimesso in libertà, dopo la convalida dell'arresto, ieri in tarda mattinata, al Tribunale di Gorizia, L.M., il 33enne monfalconese, domiciliato a Cervignano del Friuli, direttore dell'Eurospar di Grado, in Valle Goppion, finito in manette l'altro ieri, colto in flagranza nell'aver asportato dal suo negozio della merce, generi alimentari, senza provvedere al pagamento. L'uomo, secondo la segnalazione che era giunta ai carabinieri di Grado, dopo la chiusura del negozio che dirigeva, faceva di fatto la spesa gratis. Un'operazione che avrebbe ripetuto più volte, sempre secondo la segnalazione giunta ai carabinieri. L'accusa è di furto aggravato. Per l'uomo si profila ora il processo.

I militari l'altro ieri, sono intervenuti all'ora di chiusura del supermercato. L'uomo aveva pertanto ultimato il suo impegno lavorativo. Durante una perquisizione, i carabinieri hanno così trovato della merce asportata e non pagata.

Secondo le prime indiscrezioni pare dunque che il direttore mettesse in atto un modus operandi ripetuto: si recava alla cassa per pagare la sua spesa e poi, prima di uscire dalla porta riservata ai dipendenti, era solito passare nuovamente vicino agli scaffali per portarsi a casa altri generi di prima necessità, senza andare alla cassa.

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Il video-parodia su Hitler diventa caso giudiziario: due indagati e decine di cittadini interrogati

Pubblicato su da Grunf

Diffamazione e lesioni personali: queste le accuse da cui si dovranno difendere due giovani di San Martino, candidati alle comunali di maggio con la lista San Martino libera. Un aspirante sindaco rivale, Domenico Mancino, accusa proprio quella formazione per aver fatto vedere in pubblico un filmato che fa il verso al dittatore nazista in chiave politica sammartinese. I riferimenti a lui e a una sua candidata non sono piaciuti a Mancino che ha presentato querela. Da allora, decine di cittadini sono stati chiamati in caserma.

San Martino in Pensilis. Nell’epoca dei social network e degli smartphone, anche una innocua presa in giro realizzata via web può scatenare un putiferio. Se poi c’è di mezzo la politica, ecco che il gioco è fatto. Tutta colpa di uno dei tanti video che girano su Youtube e simili: la scena più famosa del film “La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler” durante la quale il dittatore nazista si sfoga con rabbia verso i gerarchi del Reich. Una scena presto diventata parodia, con decine di versioni in tante lingue. Una di queste viene realizzata in salsa elettorale a pochi giorni dalle comunali del maggio scorso e ironizza sui candidati della lista numero due guidata da Domenico Mancino. Uno dei suoi avversari, il candidato sindaco Giovanni Di Matteo, la fa vedere a mo’ di scherzo durante un incontro pubblico. Quattro risate, nulla più. E invece no. Mancino annuncia querele e fa sul serio. Risultato? A pochi mesi di distanza decine di cittadini sammartinesi sono già stati chiamati in caserma per essere interrogati mentre due giovani candidati hanno ricevuto un avviso di garanzia. Le accuse? Diffamazione e lesioni personali.

Come lesioni? Sì, proprio così. Durante la campagna elettorale della primavera scorsa a San Martino, qualche appassionato di video decide di realizzare un filmato. Una burla, un modo per sdrammatizzare. Riprende la scena madre della pellicola dedicata alla fine del terzo Reich e di Adolf Hitler e inserisce dei sottotitoli in italiano in combinazione con l’audio originale in tedesco. In questo modo sembra che il Fuhrer ce l’abbia con i candidati alle comunali sammartinesi. In particolare, con un riferimento al candidato sindaco Domenico Mancino e a una delle componenti della sua lista.Frasi razziste o offensive? Secondo coloro che l’hanno visto, no. Semplice ironia.

Così la interpreta anche Giovanni Di Matteo, altro candidato sindaco all’epoca. D’altronde di video simili ce ne sono a bizzeffe, dagli argomenti più disparati: da Italia-Germania degli scorsi Europei di calcio alla nomina di Mario Monti a capo del governo. Insomma sul discorso furioso di Hitler ci sono prese in giro di ogni tipo. Per questo, Di Matteo la prende sul ridere e al termine di un incontro pubblico negli ultimi giorni di campagna elettorale fa proiettare il filmato davanti a una platea di possibili elettori e simpatizzanti. Tutto finito? Macché. Mancino lo viene a sapere e apriti cielo.

E’ lui stesso a rivelarlo proprio a Primonumero.it il giorno dello spoglio elettorale che vede vincitore Vittorino Facciolla e perdenti sia Di Matteo che Mancino. «Siamo stati screditati – dice Mancino fuori dai seggi - da una campagna denigratoria di Libera San Martino che ha proposto filmini in chiave nazista proiettati in un ristorante del posto. Ne sono venuto a conoscenza tramite Youtube. Una componente della lista si è sentita diffamata ed è andata al pronto soccorso, già ci sono delle querele, non si possono proiettare filmati nazisti in campagna elettorale». Qualcuno pensa a dissapori figli della sconfitta elettorale, invece Mancino non ci ripensa affatto e si presenta dai carabinieri insieme alla componente della sua lista che addirittura presenta il referto del pronto soccorso: tre giorni di prognosi dovuti, a quanto sostiene, al malore avuto guardando il video.

Sembra uno scherzo ma è tutto vero. La denuncia è duplice: non solo diffamazione, ma persino lesioni personali. Di che tipo? Non è dato sapere. A carico di chi? Bella domanda. Nessuno lo sa, visto che l’autore o gli autori del filmato non sono noti. E non sanno chi sono nemmeno i carabinieri, a quanto sembra. Già perché da qualche settimana a San Martino è iniziata una ininterrotta processione di cittadini in caserma, tutti chiamati a rispondere alle domande degli inquirenti sul “fattaccio” del presunto filmato nazista. In particolare il personale dell’Arma sta sentendo i simpatizzanti della lista “San Martino libera”, “colpevole” di aver proiettato quel video. «Lei c’era quando l’hanno fatto vedere in pubblico? E cosa ha visto?». Domande di questo tipo vengono poste agli esterrefatti sammartinesi.

Non uno o due, ma diverse decine. Non Giovanni Di Matteo però, il candidato sindaco. E nemmeno i due ragazzi appartenenti alla sua lista che qualche tempo fa si sono visti recapitare a casa un avviso di garanzia. Entrambi cadono dalla nuvole, assicurano di non aver realizzato il filmato e sono sicuri di uscire indenni da questa strana vicenda. Ma non nascondono di essere preoccupati non tanto dall’episodio, quanto dal clima che si respira in paese, anche a seguito della perquisizione operata dai carabinieri nell’abitazione di un altro candidato alla ricerca di un presunto file audio mai recuperato per una non certificata diffamazione. Possibile che non si possa fare ironia, anche se su un personaggio storicamente negativo come Hitler? Sembra di no. O forse non vale per tutti. Basti pensare che fra le tante versioni di quel video ce n’è persino una che prende in giro Giovanni Di Matteo, ribattezzandolo “Ortolano che non hanno votato nemmeno i cani”. Ma lui a presentare un a denuncia per diffamazione non ha pensato. Della serie: una risata li seppellirà.

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