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Ugo Pennati added a new photo.

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Ritratto Costruito con Scrap

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Maggiora Motocross

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Roberto Deretti Massimo Gorini Maurizio Nazzari Ivano Boaga

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Farid IF

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Alpinista lasciò morire amico,per gip è omicidio

Pubblicato su da Grunf

Un alpinista esperto è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo del compagno di scalata, morto durante un'ascensione sul Gran Sasso, un anno fa, quando sulla zona imperversava la bufera. Secondo il gip, Paolo Scimia, 33 anni, avrebbe abbandonato Massimiliano Giusti, 37 anni, scalatore inesperto, che precipitò in un dirupo, dove rimase agonizzante alcune ore fino al decesso. Per il giudice, Scimia distanziò anche l'amico invece di soccorrerlo.

Quel tragico 26 febbraio del 2012 - L'episodio risale al 26 febbraio 2012 quando Scimia accompagna Giusti in quella che sarà l'ultima scalata dell'amico. I due, secondo quanto riportato da Repubblica, salgono sul Corno Grande, nonostante condizioni atmosferiche proibitive. Arrivano sulla cima del Corno Grande dove vengono investiti in pieno dalla bufera e Giusti precipita nella "Valle dell'Inferno", mentre Scimia, che era avanti nel percorso riesce a salvarsi.

Le drammatiche telefonate della vittima - Tra le prove raccolte contro di lui ci sono le drammatiche telefonate effettuate sulla cima del Corno Grande da Giusti che chiedeva disperatamente aiuto ai familiari dicendo di essere rimasto solo, abbandonato dal compagno esperto. L'avvocato di Scimia, Ferdinando Paone, respinge l'accusa. Per il legale il suo assistito ha agito per stato di necessità e si è messo in salvo. Ognuno, in quei momenti drammatici, ha pensato a mettersi in salvo. Poi, Paone respinge il profilo della vittima tratteggiato dal pm e dal gip, dicendo che non era uno scalatore così inesperto. Il caso, comunque, è destinato a far discutere.

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La spesa al supermercato non è sinonimo di risparmio

Pubblicato su da Grunf

I consumatori italiani non possono fidarsi nemmeno dei supermercati per risparmiare sulla loro spesa: il fatto che essa sia più conveniente quando ci si affida alla grande distribuzione non risponderebbe più al vero, almeno stando ai dati che sono stati rilevati da due associazioni dei consumatori, il Codacons e il Movimento Difesa del Cittadino. In effetti, l’analisi dei prezzi ha evidenziato come in molti casi il costo sia superiore addirittura di quattro punti percentuali rispetto alla vendita al dettaglio.

In pratica, questa rilevazione è stata resa possibile grazie al progetto “Famiglie & Consumi”. Le associazioni hanno focalizzato la loro attenzione su quarantadue prodotti alimentari, quelli tipici di una spesa mensile. Molte sono state le città italiane coinvolte, mentre i canali di vendita presi in considerazione sono stati proprio la grande distribuzione, i negozia al dettaglio e i mercati rionali. Recarsi al supermercato con la macchina o andare sotto casa non modifica di molto il risparmio dei consumatori.

Le regioni centrali, poi, hanno messo in luce la spesa meno economica in assoluto, con 269 euro: nel Mezzogiorno e nelle isole, invece, questa cifra si ferma a 222 euro, il 17% in meno. I cittadini perugini sono quelli che devono sopportare gli esborsi più pesanti, con ben 340 euro per quel che riguarda la grande distribuzione. Se si fa invece riferimento al Nord, la spesa media è di 232 euro, con la città più cara che è Torino (361 euro al supermercato).

Il vero risparmio si trova solamente presso i mercati rionali, con riduzioni di prezzo fino a venti punti percentuali. In questo caso aiuta molto la presenza del produttore, con la conseguente eliminazione di molti passaggi intermedi. Il problema di questi mercati, però, rimane quello della scarsa offerta di prodotti, oltre alla poca diffusione in diverse città.

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L'esercito che usa lo stupro per reprimere il popolo

Pubblicato su da Grunf

Human Rights Watch dice che l’esercito tortura e stupra ancora i Tamil, che a migliaia vivono ancora da rifugiati.

LA STORIA - Le Tigri Tamil sono state schiantate, non son più in attività, niente lotta armata il loro capo ucciso, persino il suo bambino hanno ucciso per evitare tentazioni dinastiche al persistere del mito dell’indipendenza Tamil, che però dopo decenni di lotta si era trasformato in un persecutore temibile che regnava su parte dell’isola di Ceylon. reclamata dagli indipendentisti.

IL PIU’ PULITO - Il governo di Colombo non è però molto più democratico e, anche se ha avuto il via libera e l’aiuto di altri paesi per stroncare le Tigri Tamil, poi ha continuato con lo stile proprio. Human Rights Watch denuncia soprattutto la pratica odiosa dello stupro quasi sistematico come strumento di repressione politica sulle detenute accusate di essere in contrasto con il il governo e questo nonostante la guerra civile che ha incendiato la parte meridionale dell’isola sia finita da ben quattro anni.

LA REPRESSIONE - Ai non Tamil non va molto diversamente, dai giornalisti agli oppositori, tutti possono soffrire incidenti che prevedono atroci permanenze nelle mani delle forze di sicurezza di Colombo, con poche differenze di stile tra esercito e polizie. Non sono solo i Tamil a lamentarsi, ma ricevono poca attenzione e simpatia persino dalla Gran Bretagna, referente coloniale e destinazione privilegiata dalla diaspora dello Sri Lanka, che non è solo Tamil.

BALLE - Secondo il governo invece si tratta di menzogne, secondo il presidente Mahinda Rajapakse di propaganda a favore delle Tigri Tamil e HRW è strumento di un complotto associato con i Tamil e con chissà quali appoggi internazionali per screditare l’ottimo governo eccetera, eccetera

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IL NUOVO REGOLAMENTO VIETA DI UCCIDERE LE TIGRI: SVOLTA IN INDIA

Pubblicato su da Grunf

RECORD DI ESEMPLARI MORTI: 88 NEL 2012

In India un nuovo regolamento proibisce l'eliminazione delle tigri. Lo rende noto oggi The Times of India. L'Autorità nazionale per la tutela delle tigri ha stabilito che gli animali che sconfinano fuori dalle riserve protette "devono essere catturati, immobilizzati con sonniferi e riportati nel loro habitat, ma non devono essere uccisi".

La normativa prevede un'unica eccezione, qualora il felino sia antropofago ("man eater"), ovvero "si nutra abitualmente di umani nonostante la presenza di prede naturali". In questo caso, per l'uccisione si può chiedere uno speciale permesso alle autorità forestali e usare un'arma "adeguata". Il regolamento precisa poi che "nessuna ricompensa deve essere pagata" a chi cattura la tigre killer.

Le tigri del Bengala, una specie in via di estinzione in Asia, sono minacciate dal bracconaggio, dalla crescente urbanizzazione che riduce il loro habitat naturale e dall'aumento del turismo nei parchi naturali. Lo scorso anno c'è stato un record: 88 esemplari uccisi, di cui 59 per mano dei bracconieri che prelevano la preziosa pelle e altri organi usati come rimedi afrodisiaci. Sono i dati forniti oggi al Senato indiano in risposta ad una interrogazione sull'allarmante declino di esemplari negli ultimi tre anni (in totale 197).

Secondo l'ultimo censimento del 2010, in tutto il territorio indiano c'erano 1.706 tigri nelle 42 riserve gestite nell'ambito del "Progetto Tigre" governativo su una superficie complessiva di 53.547 chilometri quadrati.

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LA LEGA DEL CANE MOBILITATA PER SALVARE IL CANILE DI VENTIMIGLIA

Pubblicato su da Grunf

DAL 1° MARZO 280 ANIMALI A RISCHIO TRASFERIMENTO

Continua, dopo la manifestazione dei giorni scorsi, la mobilitazione della Lega nazionale per la difesa del cane di Ventimiglia contro l'ormai imminente chiusura del rifugio della città di confine - storicamente gestito dai volontari della Lega del Cane - in cui ad oggi sono ospitati oltre 280 animali tra cani e gatti che, a partire dal 1° marzo, saranno trasferiti presso il canile di Poggio a Sanremo, gestito da privati.

Due le motivazioni per giustificare l'emissione del bando nato con la precedente Amministrazione ventimigliese - sciolta con Decreto del Ministro degli Interni per presunta infiltrazione mafiosa –, pubblicato l'ottobre scorso dal Distretto Sociosanitario del Comune di Ventimiglia e mai contestato dai Comuni intemeli: l'inagibilità del Canile Consortile di Ventimiglia e l'onerosità della convenzione in atto.

In realtà due visite dei Carabinieri del Nucleo N.A.S. e altrettante visite operate sul luogo da parte di Funzionari dell'ASL1-Imperiese, Settore Veterinario, hanno confermato la legittimità della Struttura gestita dall'Associazione, in conseguenza di quanto previsto dalla Delibera della Giunta Regionale 908/2001. Senza considerare che "grazie" a questo bando, evidentemente tanto pericoloso per coloro che vogliono vedere rispettati i diritti degli animali quanto allettante per altri, i Cittadini saranno obbligati a "sborsare" 67.013,00 euro in più dei costi attuali relativi alla Gestione LNDC del Canile Ventimiglia.

Rendiamo noto che la sezione locale della Lega Nazionale per la difesa del Cane, accogliendo l'appello di tantissime persone sensibili e preoccupate, adotterà ufficialmente i cani più anziani e quelli che soffrirebbero di più nel trasferimento, nonostante questo comporti un aggravio economico significativo. E per il futuro, resta solo la consapevolezza che dal primo marzo 2013, per tutti i cani accalappiati sui territori dei Comuni intemeli, il canile di Poggio a Sanremo, gestito da privati, sarà la sola struttura di riferimento e questo precluderà ogni possibile futuro intervento dell'Associazione.

Il rammarico della LNDC è che il Comune di Ventimiglia ha dimostrato di non comprendere, ancora una volta, l'operato e l'azione di sensibilizzazione e di informazione che la Lega del Cane in questi anni ha portato avanti, tutelando gli animali e supportando i cittadini, sostituendosi spesso all'Ente comunale. Questo forse perché le azioni dei volontari mirano a tutelare il benessere degli animali e non certo ad alleviare l'Amministrazione dai suoi doveri.

"Vogliamo sottolineare che nei costi attuali della gestione del Canile di Ventimiglia - afferma Danilo Roda, responsabile della LNDC sez. di Ventimiglia - è compreso anche il mantenimento e l'assistenza di più di 80 Gatti. La Convenzione con il Gestore Privato, invece, pur avendo un costo superiore, prevede solamente l'assistenza annuale per 10 gatti, quindi ci chiediamo cosa ne sarà dei restanti animali bisognosi di cure. Sottolineo – continua Danilo Roda – che la Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Ventimiglia, ha fatto pervenire numerose richieste al dr. Giovanni Bruno e alla dott.ssa Luciana Lucianò, Commissari al Comune di Ventimiglia, per ottenere un incontro che fino ad ora non è stato concesso. Pertanto, ribadiamo l'urgenza di ottenere un incontro chiarificatore con i Commissari Straordinari del Comune, considerata l'importanza del caso, sollecitati anche dai nostri Soci, i Volontari, i molteplici sostenitori e dagli Operatori dipendenti che rimarranno senza lavoro in quanto nella gara d'appalto non era prevista l'assunzione presso il nuovo aggiudicatario o comunque presso altri settori delle Amministrazioni Comunali".

L'intera vicenda è significativa in quanto delinea il preoccupante fatto che per il Comune di Ventimiglia e per i Sindaci del Comprensorio gli animali sono considerati alla stessa stregua di oggetti da recapitare al "migliore offerente", non considerando il trauma che i cani subiranno con il trasferimento, in contrasto con le disposizioni della Corte di Cassazione sanzionati dall'articolo 544 ter del Codice Penale.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane chiede a tutti i cittadini italiani a cui stanno a cuore i diritti degli animali di intervenire scrivendo una mail di protesta per fermare questa ennesima deportazione indirizzandola a:

-giovannibruno@me.com

-commissionestraordinaria@comune.ventimiglia.it

-comune.ventimiglia@legalmail.it

-urp@asl1.liguria.it

-im.sananimale@asl1.liguria.it

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