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Bambini, racconti difficili da ascoltare nel rapporto sulle violenze nei conflitti

Pubblicato su da Grunf

"I miei compiti erano lavare i vestiti, portare il cibo, preparare la legna, fare azioni di spionaggio e portare messaggi. Ma c'era un altro compito che odiavo, e che non mi piace ricordare. Venivo stuprata ogni notte da vari comandanti. Ricordo ancora la prima volta che è successo. Sono stata violentata tre volte quella notte. Ho cominciato a pensare che tutte le cose sentite a proposito della libertà fossero false. Volevo solo scappare, ma non avevo alcuna possibilità". E' il racconto difficile da ascoltare e "digerire" di una ragazza che ha passato tre anni nella milizia maoista in Nepal. Aveva tredici anni.

Una finestra sull'orrore
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E' solo una delle molte finestre sull'orrore di cui è composto il Rapporto di Save the Children dal titolo emblematico: "Indicibili crimini contro i bambini. La violenza sessuale nei conflitti". Un lavoro prezioso perché accende i riflettori su un aspetto delle guerre e dei conflitti - non soltanto "conclamati", uno dei paesi citati è la Colombia, afflitta dal confronto tra governo e guerriglia, ma anche dalla "guerra della droga" - di cui si parla pochissimo. L'effetto collaterale più atroce e "indicibile", dal titolo del Rapporto: la violenza sessuale nei confronti dei minori.

I numeri
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Eppure è un aspetto connaturato alla guerra. Quando in una comunità scoppia un conflitto, quando le famiglie vengono separate, quando saltano tutte le norme sociali, uno dei principali effetti è proprio la capacità "disumana e disumanizzante" - dice il Rapporto - di perpetrare violenza nei confronti dei bambini. Femmine e maschi. Dagli 0 ai 18 anni. Non esistono dati specifici, ma Save the Children stima che potrebbero essere 30 milioni i bambini che hanno subito violenza sessuale in un contesto di conflitto. Secondo l'esperienza dell'organizzazione, in alcuni paesi sul totale delle vittime di violenza sessuale (ovviamente quelle emerse e denunciate) la percentuale dei minori superava l'80%.

Gli esempi nel mondo
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In Liberia, a fine guerra, l'83% degli scampati alle violenze di genere nel 2011-12 aveva meno di 17 anni e quasi tutti avevano subito stupro. Nella Repubblica Democratica del Congo nel 2008 sono stati rilevati 16.000 casi di violenza sessuale contro donne e ragazze, di cui quasi il 65% nei confronti di minori, per la gran parte adolescenti ma in misura di circa il 10% anche con meno di 10 anni. Durante la crisi post elettorale in Costa d'Avorio - tra l'1 novembre 2010 e il 30 settembre 2011 - i bambini costituivano quasi il 52% dei casi di violenza sessuale. Nella fase post-conflitto in Sierra Leone, più del 70% dei casi di violenza sessuale sono stati perpetrati ai danni di ragazze minorenni, più di un quinto di loro aveva meno di 11 anni. Ad esserne vittima anche bambini e uomini: nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, uomini e ragazzi rappresentano il 4-10% dei sopravvissuti a violenza sessuale che hanno cercato sostegno e aiuto. Un altro studio ha rilevato che il 9% di tutti gli uomini sopravvissuti al conflitto ha sperimentato direttamente violenza sessuale.

I colpevoli
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Lo stupro, anche nei confronti dei più piccoli, è spesso una vera e propria "arma di guerra". "I ribelli sono arrivati al villaggio ed hanno preso le ragazze, non le donne, le ragazze - è il racconto di una Assaitou, che ha assistito allo stupro quando i guerriglieri sono entrati nella sua città, in Mali - avevano, 15, 16, 17 anni. Hanno detto che servivano per preparare del cibo. Le hanno portate dietro ad un cespuglio. Le hanno violentate, e prima di andarsene le hanno picchiate". Ma con l'esplodere dei conflitti la violenza sessuale non è appannaggio soltanto dei gruppi armati: a perpetrarla possono anche essere membri della famiglia, operatori di pace, membri della comunità, altri bambini, insegnanti, leader religiosi, peacekeepers e operatori umanitari. Spesso gli stupri si verificano anche in carcere. Ma un altro luogo in cui si verificano questi terribili episodi sono i campi profughi, dove le persone dovrebbero teoricamente essere protette, ma dove troppo spesso l'aspetto della sicurezza è considerato secondario.

Le vittime
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Le conseguenze di uno stupro su un bambino o un adolescente di uno stupro sono devastanti. "La violenza sessuale è uno dei più orrendi crimini che si commettono durante un conflitto. Nessuno dovrebbe subire il dolore e l'umiliazione di uno stupro, dello sfruttamento e della violenza, mai e poi mai un bambino", dice Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. Oltre alle conseguenze fisiche e psicologiche, si associano spesso anche quelle legate allo stigma sociale di chi ha subito la violenza, che può essere o emarginato dalla società, o diventare la vittima predestinata di circuiti di sfruttamento, se non addirittura essere incriminato, come è successo a un ragazzo di 13 anni in Afghanistan, che dopo essere stato stuprato è stato incriminato per "crimini morali".

Cosa fare
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Crimini indicibili per tanti motivi, in parte anche perché si tratta di una questione talmente delicata che sembrano mancare le "armi" per agire. Ma Save the Children invita invece a smetterla di tacere, e cominciare a fare. Sono molteplici le iniziative che possono essere messe in campo per cercare di limitare questo orribile "effetto collaterale". "Save the Children chiede ai Paesi del G8 di sviluppare una vera e propria barriera protettiva che separi i minori dalla violenza sessuale - dice Valerio Neri - un muro i cui mattoni siano servizi focalizzati sui bambini, empowerment della capacità dei minori e delle loro comunità di difendersi dalla violenza sessuale e di promuovere un cambiamento culturale, ma anche istituzionale normativo che garantisca loro protezione, implementare un sistema di monitoraggio sulla violenza sessuale.

I fondi umanitari per proteggere i minori
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Tuttavia, affinché questo muro venga eretto occorre che tutti i paesi del G8 considerino prioritaria l'allocazione dei fondi umanitari in interventi di protezione per il minori". Tanto per cominciare c'è da osservare come nel 2011 solo il 22% dei fondi umanitari sia stato investito per mettere in sicurezza ai campi profughi, dove donne e minori devono muoversi da soli, magari per andare a prendere la legna, in luoghi scarsamente illuminati. "Chiediamo, pertanto - conclude Neri - che organizzino un incontro entro la fine del 2013 su questo focus specifico.

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Paese buio, ragazze impaurite Così nasce il film sullo stupro

Pubblicato su da Grunf

VICENZA - La miccia che ha dato fuoco all’idea è stata la paura. Uscire di casa con il buio, camminare per le strade di Mussolente, in provincia di Vicenza, deserte e poco illuminate, spaventava le ragazze. Le storie di cronaca, gli stupri di branco, hanno alimentato il progetto. Un gruppo di ragazzi vicentini tra i 15 e i 17 anni, ha deciso di reagire alla paura. E la rabbia contro la violenza l’hanno raccontata in un film. Quei lampioni oscurati dal sindaco per risparmiare in tempo di crisi non hanno fermato la loro voglia di vivere. In gruppo hanno esorcizzato la paura delle ragazze. E dato forma all’idea del film. Zero soldi, ma tanta voglia di portare nelle sale cinematografiche il loro messaggio. Così è nato «Black out», storia di uno stupro, che denuncia l’isolamento delle vittime e attraverso il passaparola via web (www.blackoutfilm.it) è già diventato un caso nazionale. Ora sta per arrivare nei cinema.

Ventimila visualizzazioni su YouTube in 4 mesi per il promo, quattromila «mi piace» nella pagina facebook di «Black out». E nomi di spicco dello spettacolo che hanno appoggiato il progetto, partecipando gratuitamente al film, come Neri Marcorè «guest star» della pellicola, o Antonella Ruggiero che ha cantato una canzone per la colonna sonora, scritta da Dolcenera, mentre il comico Leonardo Manera ha donato la sua voce per gli spot promozionali radiofonici. Insomma, il film è cresciuto in Rete, tanto da coprire i costi vivi proprio grazie al crowfunding. Mancano solo qualche migliaio di euro (circa 8000) per i costi di post-produzione, la Siae, poi finalmente l’approdo al cinema. «Tutto è nato davvero dalla paura di noi ragazze di tornare a casa da sole al buio - racconta Melissa Battocchio, 17 anni, una delle protagoniste - . Da questo abbiamo pensato: perchè non fare un film contro la violenza sessuale? Girarlo è stata un’esperienza unica, ho imparato a confrontarmi con i miei coetanei». Francesco Basso, 18 anni, aggiunge: «Dopo questo film ho capito che le donne bisogna rispettarle. Penso che chi lo guarderà vedrà poi con occhi diversi la donna ». Il gruppo di giovanissimi vicentini rinnova l’appello: cerca contributi, anche piccolissimi, attraversowww.eppela.com. Per chi contribuisce allo step finale, promettono in cambio le locandine del film autografate, una copia dvd della pellicola e un posto in area vip all’anteprima nazionale di «Black out».

Gli interpreti,ma anche sceneggiatori, sono 12 ragazzini di varie scuole vicentine, il Remondini di Bassano, l’Einaudi, il liceo Brocchi, che si sono conosciuti lavorando fianco a fianco nel progetto su audiovisivi e formazione ai mestieri del cinema promosso dall’associazione Movie’s Geyser Onlus di Mussolente (Vicenza). Il loro sogno di denuncia è diventato un film professionale grazie ai registi vicentini Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato che li hanno affiancati e alla Sole e Luna Production che ha creduto nell’iniziativa. «Il film parla di minori vittime di aguzzini, ricostruisce con realismo una violenza di gruppo - spiega la regista Giorgia Lorenzato - . E soprattutto parla del "dopo", di quell’isolamento che tante ragazze vittime di violenza si trovano a subire, che è il motivo per cui spesso preferiscono non denunciarea ». Mettersi in gioco con questo film, riflettere su un tema grave come quello dello stupro è un modo per «educare» i ragazzi a un’affettività sana, al rispetto nei confronti delle coetanee, per disinnescare possibili comportamenti aggressivi «da branco». Il progetto sociale dell’associazione Movie’s Geyser Onlus punta a formare una nuova consapevolezza e un modo diverso di stare insieme, tra maschi e femmine.

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Delitto Udine: si allontana ipotesi stupro, forse questione soldi

Pubblicato su da Grunf

E' sempre piu' una autentica sciarada l'uccisione di Mirco Sacher, il 67/enne ex ferroviere di Udine trovato cadavere alla periferia di Udine, dopo che si era incontrato dalla mattina alle 9.30 con le due quindicenni ora accusate di omicidio, volontario o preterintenzionale. Le due ragazze - secondo quanto sinora appurato dagli inquirenti - avrebbero sempre parlato di un tentativo di stupro da parte dell'anziano al quale loro si sarebbero duramente opposte sino a strangolarlo, ma man mano che passano le ore questa ipotesi si sta affievolendo e ne emerge un'altra con sempre maggiore forza: forse tutto e' avvenuto per una questione di soldi. Tra le due ragazze una era quella che maggiormente frequentava Sacher ed aveva piu' rapporti con lui. L'altra ne approfittava sapendo l'andazzo. E' emerso infatti che frequenti erano stati i regalini, l'acquisto di sigarette, di ricariche telefoniche che Sacher faceva alle ragazzine le quali talvolta disponevano anche di denaro contante che sarebbe stato lo stesso Sacher a consegnare a una delle due. Non si esclude poi che ultimamente l'uomo in cambio avrebbe preteso qualche favore in piu' da parte dalle giovani e a far scattare in loro una sorta di ''punizione'' andata oltre le intenzioni. Nelle ultime ore quindi le indagini sarebbe dirette soprattutto a distinguere posizioni e responsabilita' delle due ragazzine.

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Real Life Simba e Mufasa

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La violentano e metto online le foto dello stupro: 17enne si suicida

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