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Via Orzinuovi, nomadi terrorizzati dopo il rogo: «Vogliamo più controlli»

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Via Orzinuovi, nomadi terrorizzati dopo il rogo: «Vogliamo più controlli»

AhAhAhAh hanno paura dei beceri "razzisti" 

Quando andate a rubare e rompere i coglioni al mondo

intero non avete paura Eh?

Se la situazione sta sfuggendo di mano è solo colpa vostra e del vostro modo di vivere che fa cagare.

Siete nomadi? a che cazzo vi serve un campo??? Girate e possibilmente fuori dall'Italia

 

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Fisco da manicomio. Stangata sui dentisti se usano troppi guanti

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A questo punto potrebbero stangare anche le prostitute se usano troppi profilattici....Che sbadato...dimenticavo che quelle le tasse non le pagano. :(

A questo punto potrebbero stangare anche le prostitute se usano troppi profilattici....Che sbadato...dimenticavo che quelle le tasse non le pagano. :(

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Zecche dei centri sociali

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Mi si accusa di aver detto che i comunisti mangiano i bambini. Ma se volete posso organizzare un convegno in cui dimostrerò che i comunisti hanno realmente mangiato i bambini e fatto anche di peggio.

Zecche dei centri sociali

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Aggressione politica, Ribecco CasaPound, avevamo solo una scopa per difenderci dall’attacco

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“Li conosci i comunisti? Eh? Lo sai che ti fanno? Ti dicono sempre quello che devi pensare, che devi sentire, che devi fare. Vorresti essere una pecora? Tutti schiaffati nel branco, beeh beeh.” Cit. Al Pacino - Tony Montana

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Su Di Maio...

Pubblicato su da Grunf

5 anni fa lavorava saltuariamente vendendo bibite allo Stadio, oggi grazie ai privilegi della casta guadagna 250mila euro l'anno e va in giro firmato dalla testa ai piedi. Senza alcuna esperienza amministrativa, vuole governare l'Italia, ma la colpa non è sua...è di chi lo vota!

5 anni fa lavorava saltuariamente vendendo bibite allo Stadio, oggi grazie ai privilegi della casta guadagna 250mila euro l'anno e va in giro firmato dalla testa ai piedi. Senza alcuna esperienza amministrativa, vuole governare l'Italia, ma la colpa non è sua...è di chi lo vota!

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Foggia: la lettera-denuncia di una famiglia di agricoltori „Dai furti alle aggressioni, famiglia di agricoltori foggiani chiede aiuto: “Abbiamo paura”“

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Foggia: la lettera-denuncia di una famiglia di agricoltori


„Una famiglia di agricoltori – tramite FoggiaToday - scrive ai ministri dell’Interno, l’on. Marco Minniti’ e alle Politiche Agricole, l’on. Maurizio Martina, oltre che al Prefetto di Foggia,  il dott. Massimo Mariani, per denunciare le condizioni in cui sono costretti a vivere e a lavorare per via della presenza di immigrati irregolari sul territorio accampati alle spalle della cosiddetta ‘Pista’. Denunciano furti e aggressioni, ma anche l’assenza dello Stato in quella porzione di territorio sempre più in pericolo.“
 

Il testo della lettera

Gentile Ministro, siamo una famiglia di agricoltori, da generazioni. Viviamo in azienda non per scelta, ma perché siamo costretti a vigilare per proteggere i nostri pochi beni indispensabili per la nostra attività: le macchine agricole, gli animali. La nostra azienda è situata nei pressi del Cara di Borgo Mezzanone, comune di Manfredonia, provincia di Foggia.

Il nostro lavoro è stato sempre assoggettato alle avversità del clima e agli andamenti dei mercati, ma ultimamente abbiamo un problema molto più grande e molto serio. Il problema che abbiamo oggi sono gli extracomunitari, non quelli del centro ma quelli irregolari che si sono accampati alle spalle sulla cosiddetta ‘Pista’. Accampati per modo di dire, perché in questo “accampamento” vanno sempre camion pieni di materiali da costruzione “cemento, tufi, mattoni, ferro, travi in legno, ecc..” cioè, intendo dire che lì edificano giorno dopo giorno, senza alcun controllo o restrizione. Mentre noi italiani anche per costruire un solo pollaio dobbiamo giustamente presentare la domanda al Comune.

Per non parlare dei furti. Noi abbiamo smesso di denunciarli perché vengono lasciate da parte. Non più di un mese fa, un extracomunitario, probabilmente drogato, è venuto in azienda e ha provocato vari danni. Abbiamo chiamato i carabinieri ma, purtroppo, oltre a ricevere risposte sgradevoli da parte loro nei nostri confronti, nessuna pattuglia è intervenuta ad aiutarci o a controllare. Siamo riusciti ad allontanarlo da solo. Abbiamo poi denunciato tutto questo in caserma, ma tutto è finito lì.

Qualche giorno fa, esattamente il 30 gennaio un altro extracomunitario per rubare degli infissi in legno nella nostra azienda ha rotto tutti i mattoni dell’entrata del fabbricato. Mio figlio appena ventenne, accortosi di quello che stava succedendo, si è avvicinato per invitarlo a smettere e ad andarsene. L’immigrato, come risposta, lo ha prima aggredito con calci e martellate, e poi, per dispetto, ha sfondato tutti i vetri della macchina agricola che mio figlio stava usando per lavorare i nostri terreni. L’extracomunitario è andato via tranquillamente prima che, questa volta, arrivasse una pattuglia dei carabinieri e l’ambulanza che ha trasportato mio figlio al pronto soccorso.

La vita continua con l’aggressore libero e tranquillo dietro i nostri campi. A differenza della nostra famiglia che deve convivere con la paura e lavorare ancora di più solo per ripagare i danni causati alla macchina agricola, perché non ci risarcirà nessuno. Non è possibile che siamo arrivati al punto di non essere più liberi neppure nelle nostre case, di non essere padroni dei nostri campi dove sudiamo ogni giorno per lavorare. In questo terra lo Stato sembra non esistere e ai clandestini tutto è concesso: questo non è assolutamente giusto! Non si tratta di una guerra tra poveri, ma di affermare la differenza tra legalità e illegalità, tutelando la vita stessa dei cittadini.

 

 

 

Vi chiediamo aiuto per garantire, qui, un futuro ai nostri figli. Non fate come un proverbio - usato in Puglia - che dice “il sazio non crede al digiuno”, ovvero che chi non ha problemi non crede a chi li ha. Grazie per aver letto queste righe e per le iniziative che vorrete intraprendere per riprendere il controllo di questo territorio, aiutando le famiglie e gli agricoltori della zona che, con noi, condividono questo grave problema

 

 

 

Potrebbe interessarti: http://www.foggiatoday.it/cronaca/lettera-denuncia-famiglia-agricoltori-cara-borgo-mezzanone-foggia.html
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Il Movimento Animalista in piazza a Ravenna per ricordare i cani uccisi in Sicilia

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La sezione ravennate del Movimento Animalista dall’ex ministro di Michela Vittoria Brambilla  dà appuntamento in piazza del Popolo, a Ravenna, per la manifestazione pacifica di solidarietà “in memoria delle vittime animali della crudeltà umana”. L’appuntamento è organizzato in collaborazione con associazioni animaliste per ricordare in particolare i recenti accadimenti di Sciacca, in Sicilia, dove sono stati avvelenati e uccisi una trentina di cani randagi.

L’appuntamento è alle 10 in piazza a Ravenna, domenica 25 febbraio.

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Francia, i campi di grano svenduti agli investitori cinesi

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Mussolini disse: << Attenti al pericolo giallo >> e di sicuro non metteva in guardia dagli alleati Nipponici. State attenti che questi piano piano si comprano anche i vostri culi.

 

Nel cuore agricolo della douce France, pochi giorni fa alcuni borghi sperduti del dipartimento dell’Allier, con vista sul Massiccio centrale, hanno appreso con stupore di essere stati «comprati» dai cinesi: un ricco investitore in arrivo da Pechino ha acquisito d’un botto 900 ettari di campi coltivati a grano. Keqin Hu era all’azione da tempo e brigava nell’ombra dello studio di un notaio locale. «Noi non ne sapevamo nulla – conferma Daniel Marchand, sindaco di Thiel-sur-Acolin, villaggio con poco più di 900 anime -. Non si è fatto vivo nessuno, tanto meno dei cinesi». 

 

 

Il precedente  

Hu aveva realizzato un «colpo» simile nel 2016, quando aveva messo le mani su altri appezzamenti a 230 chilometri a Nord-Ovest da qui, nel dipartimento dell’Indre, ancora a forte vocazione cerealicola. Possiede ormai in Francia duemila ettari. E non è sicuro che si fermi qui. Ma chi è Keqin Hu? Con un patrimonio di un miliardo di dollari, si trova alla guida di un gruppo (Reward) attivo nei settori più diversi, dall’immobiliare alla chimica. Su Internet sono visibili foto di lui che posa nei campi, stretto in improbabili vestiti di pelle. Un po’ goffo, in completo e cravatta, appare all’inaugurazione di un panificio in stile francese, «Chez Blandine», lo scorso 18 dicembre, in una torre avveniristica a Pechino. Sarà il primo di una lunga serie. Lo slogan: «Dal campo francese alla tavola cinese». 

 

Ex generale dell’esercito  

Ecco, per lanciarsi nel nuovo business, Keqin Hu ha iniziato a coltivare il suo grano e a fabbricarsi la farina direttamente in Francia, poi trasferita in Cina per sfornare croissant e baguette a uso e consumo di un ceto medio rampante. Solo questo? Christophe Dequidt, consulente nel settore, ha pubblicato un libro (dal titolo «Giro del mondo dei raccolti») sui sistemi agricoli di una quindicina di Paesi, Cina compresa. E a Pechino, due anni fa, incontrò Hu. «Mi disse chiaro e tondo che era un ex generale dell’esercito, riconvertito nel settore privato, ma che voleva agire nell’interesse della patria – racconta Dequidt -. Ha forti legami con il regime». «I cinesi – aggiunge – rappresentano il 20 per cento della popolazione mondiale ma hanno meno del 10 per cento di tutte le terre arabili. Negli ultimi anni si sono già accaparrati il 16 per cento dei campi in Australia. Per loro hanno un valore strategico. E stanno arrivando in Francia». Perché è la grande potenza agricola dell’Europa, soprattutto cerealicola. E perché, a causa della crisi del settore (si suicida un agricoltore ogni due giorni), ci sono campi disponibili e a prezzi che da sempre sono più bassi che altrove. «Nella Pianura Padana si viaggia sugli 80 mila euro all’ettaro – continua Dequidt -, che è la stessa quotazione della Germania o dei Paesi Bassi, mentre in Francia siamo su una media di 15 mila. Per questo stanno comprando i cinesi e forse presto arriveranno i sauditi, mentre altri europei, come belgi e olandesi, lo fanno già da anni». 

 

Agricoltori penalizzati  

Per lo specialista il fatto che investa pure Monsieur Hu, come lo chiamano da queste parti, può essere positivo, «ma dipende da quanti ettari comprerà e se sbarcheranno altri cinesi». Intanto, comunque, in Francia è già polemica, tanto più che negli ultimi dieci anni il 20 per cento delle terre è diventato proprietà di società anonime. Tale finanziarizzazione penalizza i giovani agricoltori: per loro tutto è già difficile e ora le quotazioni fondiarie rischiano di lievitare. Nell’Allier Hu avrebbe sborsato tra i dieci e i 12 milioni di euro: all’ettaro siamo tre volte sopra il livello del mercato. In Francia esistono organismi pubblici locali (Safer) che possono esercitare un diritto di prelazione a favore di altri acquirenti nel caso di transazioni di terre (proprio per difendere gli interessi di contadini locali, con meno mezzi a disposizione). Ma la regola vale solo quando si cede un’azienda in toto. Hu, invece, ogni volta ha chiesto di comprare la quasi totalità, ma non tutto, per sfuggire alla regola. Misterioso il nostro Monsieur Hu. E pure molto furbo. 

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Gli abiti di H&M? Li fanno i carcerati cinesi

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E voi dementi fans degli abiti firmati vi atteggiate con abiti prodotti dai galeotti.

 

Peter Humphrey è un ex reporter dell’agenzia “Reuters” ed ex investigatore privato che ad un certo punto della sua vita si è perso un po’. Titolare dell’agenzia “ChinaWhys”, con il colosso farmaceutico britannico “GlaxoSmithKline” fra i clienti, finì per essere arrestato nel 2013 con l’accusa di aver pagato tangenti a cliniche cinesi. Pochi giorni dopo, finì per confessare anche di aver “sottratto dati personali illegalmente”. Insomma, il suo perdersi l’ha scontato passando 23 mesi nelle prigioni di Qingpu, a Shanghai, in Cina. Quasi due anni di galera in cui ha guardato e annotato con cura tutto quello che gli passava sotto gli occhi, per poi tornare a casa e svelare ogni cosa ad un giornalista del “Financial Times”.

È il “plot”, come si usa dire nel mondo del cinema, di una storia che sta diventando un caso internazionale, gettando nell’imbarazzo colossi dell’abbigliamento come “H&M” e “C&A”, ma anche la multinazionale tecnologica statunitense “3M”, un gigante con 65 consociate, 80mila dipendenti e 75mila prodotti diffusi in 196 paesi diversi.

Secondo Humphrey, il carcere di Qingpu è in realtà il meccanismo sommerso di un business enorme, al servizio dei grandi gruppi citati qualche riga fa. Colossi, si affretta a specificare l’ex investigatore, che “potrebbero anche non essere al corrente che nelle carceri cinesi nascano buona parte dei loro prodotti”. In effetti, i vertici dei grandi nomi coinvolti hanno, almeno ufficialmente, strabuzzato gli occhi, facendo partire delle indagini interne alla ricerca della verità, ma prendendo anche le distanze dalla pratica di sfruttare il lavoro dei carcerati per le proprie produzioni. “H&M” ricorda che nel proprio protocollo non ammette il lavoro carcerario, seguita da “C&A”, che qualche caso sospetto era emerso, nel corso della revisione annuale delle 273 aziende a cui affidano lavoro.

Verifiche e controlli che si annunciano tutt’altro che semplici, visto che venire a capo di tutti i subappalti potrebbe richiedere anni di indagini da parte dei gruppi chiamati in causa.

Va anche detto, per completare il quadro, che l’occupazione dei carcerati non viola le regole dell’International Labour Organization, organizzazione delle Nazioni Unite specializzata nel verificare gli standard del lavoro, a patto però che la pratica non si trasformi in una redditizia forma di lavori forzati. A smentire almeno in parte questo ci sono le parole di Humphrey, che parla comunque di un pagamento mensile, per quanto irrisorio, pari 120 yuan (poco più di 15 euro) per il lavoro, con in più la possibilità di accedere anche ad uno sconto della pena.

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Rapiscono un bimbo di 5 anni per un debito del padre: arrestati due romeni

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Rapiscono un bimbo di 5 anni per un debito del padre: arrestati due romeni

CATANIA – Pur di rientrare in possesso di 2.000 euro che aveva prestato nel dicembre dello scorso anno ad un connazionale – e di 1.000 euro di interessi – con l’aiuto di due complici un 32enne romeno non avrebbe esitato ieri sera a Catania a rapire il figlio di 5 anni del creditore trascinandolo sulla sua moto ape gridando: “Se vuoi rivedere tuo figlio restituiscimi i tremila euro”.

Il bambino, che i malviventi avevano lasciato nei pressi di un campo nomadi, è stato recuperato e riconsegnato al padre dai carabinieri, che hanno arrestato due dei tre presunti autori del rapimento: il creditore, Adrian Muti, di 32 anni, e uno dei suoi due complici, Gabriel Nicà, di 23.

I due sono stati rinchiusi nel carcere di Piazza Lanza e devono rispondere di concorso in sequestro di persona a scopo estorsivo, lesioni personali e danneggiamento. I militari sono alla ricerca del terzo complice. L’allarme è stato dato intorno alle 21 di ieri sera dal padre, che ha raccontato che mentre percorreva in auto insieme al figlioletto la zona del mercato ortofrutticolo di San Giuseppe La Rena è stato costretto ad arrestare la marcia da una Moto Ape di colore verde con a bordo tre connazionali, uno dei quali è sceso dal mezzo, ha aperto la portiera del lato passeggero della sua autovettura e ha prelevato con violenza il bambino trascinandolo sulla Moto Ape.

L’uomo ha aggiunto che nel tentativo di recuperare il figlio era stato costretto ad affrontare gli altri due complici, che lo avevano colpito a calci e pugni e poi lasciato sanguinante per terra.

I tre, prima di allontanarsi, avevano cosparso di benzina l’auto della vittima e le avevano dato fuoco. Sentito il padre, i militari si sono recati insieme con lui in un palazzo abbandonato di Via Crocefisso, dove hanno bloccato il 23enne che, seppur riconosciuto dal padre del minorenne, ha dapprima negato un suo coinvolgimento nella vicenda ma successivamente, messo alle strette dai militari, ha confessato.

Intimorito, ha anche chiamato al telefono uno dei complici avvertendolo che i carabinieri avevano scoperto tutto e li stavano cercando. Il bambino è stato ritrovato da uno zio.

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