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L'auto di Agnese Renzi tra ztl e parcheggi gratuiti (galleria foto)

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«57 giorni di sospensione, rischia il posto per un parcheggio sbagliato»

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L'arma più forte che ha la gente è boicottare per solidarietà con la dipendente questo cesso di punto vendita....Ma come al solito tutto questo non avverrà. Tutti pecoroni davanti alla GDO

 

Starebbe rischiando il posto di lavoro per aver parcheggiato fuori dall’area riservata ai dipendenti. Nuove sanzioni per una novarese, lavoratrice del market di via Perazzi, gestito da Valmarket Gdo a insegna Carrefour, dove lo scorso 3 febbraio si era tenuto un picchetto solidale. “Oggi Mary – denuncia la Filcams Cgil – ha ricevuto altri 11 giorni di sospensione tramite raccomandata da parte di Valmarket sempre per la stessa motivazione, il parcheggio. I giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione sono dunque diventati 57”. La lavoratrice in questione si trova in sospensione cautelare dallo scorso 30 gennaio. “Le stanno anche già trattenendo lo stipendio, nonostante questo dovrebbe avvenire solo nel caso in cui la sospensione cautelare sfoci in licenziamento. Stiamo parlando di 2.280 euro, ma nel frattempo questa donna, madre di due figli, come fa a mantenersi?”, aggiunge la segretaria provinciale del sindacato, Stella Cepile, che nei giorni scorsi aveva portato alla luce anche il licenziamento in tronco di una farmacista di Pharma Novara, che non aveva dato la disponibilità a coprire un solo turno domenicale.

La dipendente del market lavora a part-time nel punto vendita da ormai 16 anni ed è anche rappresentante sindacale interna. Secondo la Filcams “l’unica ragione di questa vera e propria persecuzione è l’aver svolto la sua attività sindacale insieme alla Filcams e di aver ottenuto un risarcimento per tutti i lavoratori della Valmarket G.D.O. sugli arretrati per migliaia di euro”.

Il sindacato conclude lanciando “un appello di solidarietà e di partecipazione a tutte le persone, le rsa/rsu, associazioni e forze politiche per questo vergognoso attacco alla dignità della persona e al lavoro” e sottolinea che “tutto quanto dichiarato sulla vicenda è ampiamente documentabile”.

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Niente profughi, siamo giapponesi: Tokio accetta solo 1 domanda su 100

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Tokyo, 19 feb – Perchè il Giappone, nonostante la proverbiale ricchezza, non è terra di destinazione per profughi? Perché le autorità del Sol Levante, dove probabilmente la propaganda sul modello Boldrini o Bonino non è (per fortuna loro) ancora arrivata, sono estremamente ligie nel vaglio delle domande. Tanto che ne viene accettata, in media, solo una ogni cento.

immigrazione profughi giapponeI motivi non sono solo “geografici”. Certo, il Giappone è lontano dalle grandi direttrici dell’immigrazione di massa. Ma ciò non ha impedito a ben 10000 richiedenti asilo di presentare (i dati diffusi in questi giorni fanno riferimento al 2016, anno nel quale le richieste sono aumentate del 44%) domanda per ottenere lo status da profughi. Se in Italia chi effettivamente ottiene l’agognato pezzo di carta è un’esigua minoranza, in Giappone i numeri sono ancora più bassi. Di quei 10mila, infatti, solo a 28 di essi il governo ha concesso l’asilo. Uno in più rispetto all’anno precedente. A questi se ne aggiungono altri 97 cui è stato consentito di rimanere in Giappone per motivi umanitari. Comunque la si veda, la cifra quella è: poco più dell’1% dei richiedenti viene effettivamente accettato come profugo. Per gli altri tanti saluti.

 

Il motivo? Le autorità nipponiche sono molto severe nel vagliare le domande dei (sedicenti) profughi, scoraggiando di fatto chi vorrebbe farsi passare per tale senza averne i requisiti. Una prassi assolutamente normale (laddove la normalità, sul tema, è spesso l’eccezione) e scrupolosa, ma non per questo non in linea con le convenzioni internazionali. E che sta dando i suoi frutti.

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Rapina con l'ascia, malvivente incastrato da telecamere e testimoni

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Marudo, 19 febbraio 2018 - A uno dei tre arrestati per la rapina dell’Audi nelle campagne di Bescapé è stata notificata l’accusa per una seconda rapina. Si tratta di un marocchino che già si trova in carcere a Pavia, insieme a un tunisino e a un italiano, per la rapina a mano armata di una vettura, poi ritrovata dopo un inseguimento dei carabinieri di Lodi Vecchio, avvenuta il 21 gennaio ai danni di una coppietta. Nella vettura era stata ritrovata un’ascia nascosta sotto il sedile anteriore, che è risultata essere l’arma utilizzata nella seconda rapina.

I tre uomini sono stati incastrati da telecamere, testimonianze, riconoscimenti. Ora il marocchino, su cui gravano ulteriori indizi, dovrà difendersi anche per il nuovo addebito. Il colpo in questione, avvenuto il giorno successivo a quello dell’Audi, ha riguardato un’altra coppia ferma a bordo di un’auto a Pieve Emanuele n pieno centro abitato. Blitz durante il quale sono stati arraffati telefoni cellulari ed effetti personali.

 
 
 
 

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Sparatoria a Legnano, arrestato marocchino

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Canegrate (Milano), 19 febbraio 2018 - Non è andato molto lontano a nascondersi il 30enne nordafricano, autore della sparatoria di venerdì notte. L'uomo è stato infatti arrestato appena fuori Legnano, in una abitazione di Canegrate offerta da alcuni amici, pare italiani. I carabineri sono così riusciti a stanarlo e lo hanno arrestato insieme ad altre persone che lo hanno aiutato a nascondersi. Adesso l'uomo, che ha precedenti penali, dovrà rispondere di tentato omicidio dopo aver sparato al proprio rivale nel corso di una lite in via Cimarosa a Legnano. Intanto il meccanico 44enne che era stato ferito dall'uomo è fuori pericolo, ma sempre ricoverato in ospedale
 

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Milano. Cliente denuncia: "Ho trovato una vite in un pasticcino al supermercato"

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Milano. Cliente denuncia: "Ho trovato una vite in un pasticcino al supermercato"

Deliziose frittelle di carnevale: croccanti, squisite, ripiene di crema e metallo. Nella fattispecie un rivetto d'acciaio di 3 centimetri. Una sorta di vite senza filettatura che di solito è fatta per unire due lamiere e non essere smontata ma che chissà come sarebbe finita all'interno del pasticcino. La sorpresa - lo scherzo, visto il periodo carnevalesco - stava per far soffocare un cliente di un noto supermercato di via Feltre, in zona Udine a Milano. Il protagonista, un giovane ingegnere di 32 anni, Fabio C., dopo le formali 'proteste' al management dell'Esselunga in questione, si è rivolto al 'Dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria' dell'Ats Milano, in particolare all'Uoc 'Igiene degli alimenti e della nutrizione' per denunciare il fatto.

A raccontarlo in esclusiva a MilanoToday è il ragazzo stesso, originario della provincia di Frosinone ma residente in città, poco distante dal supermercato. "Fortunatamente ho vomitato prima di soffocare", spiega il cliente che aggiunge: "Avevo comprato le frittelle perché a casa mia c'erano diversi ospiti, tra i quali alcuni bambini che per fortuna non hanno preso il pasticcino sbagliato".


 

Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/cronaca/vite-pasticcino-supermercato.html
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Cacciare il "Lambretta"? Lo chiedono i residenti "Via il centro a-sociale"

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Abitanti del quartiere vittime degli abusivi «Immondizia, urina, vomito e prepotenze»

 

«Via il centro a-sociale». I residenti non ne possono più e chiedono lo sgombero del Lambretta.

Nell'ex Bingo di via Val Bogna, i compagni spadroneggiano da oltre un anno. Finti antagonisti che - ammantandosi di improbabili motivazioni ideologiche - nascondono un'attività da piccola azienda dello spettacolo: feste, concerti ed eventi che fanno concorrenza ai locali della zona, operando al di fuori di qualsiasi regola. Ecco perché «a-sociale». Ed ecco perché gli abitanti del quartiere, ostaggio di piccole e grandi prepotenze, e vittime di autentici soprusi, esasperati da questa occupazione chiedono un intervento per cacciare gli abusivi e ristabilir le regole. «La vita del quartiere è resa un inferno da questi antagonisti - racconta Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione - Io e il consigliere di Municipio 4 Francesco Rocca siamo andati a luglio in Questura a chiedere lo sgombero mala situazione non è cambiata. Se Questura e Prefettura aspettano che la richiesta arrivi da Sala, il Lambretta sarà ancora lì tra cent'anni. Devono agire subito invece, la legalità va fatta rispettare». E Rocca, che in Zona è presidente della commissione Sicurezza, aggiunge: «Esattamente un anno fa venivano occupati abusivamente dal Lambretta l'ex bingo e l'ex ristorante siriano di via Val Bogna 10; da allora il quartiere ha cambiato aspetto, bivacchi continui, schiamazzi notturni e disturbo alla quiete pubblica, provocati dalle numerose feste abusive notturne organizzate all'interno degli spazi occupati, anche durante la settimana, feste dove è richiesto il pagamento all'ingresso e dove vengono serviti alcolici a prezzi bassi, atti vandalici con danni alle auto in sosta e muri delle case presi di mira da writers frequentatori del centro sociale, immondizia, urina, vomito nei marciapiedi delle vie limitrofe. Un intero quartiere ostaggio del degrado e dell'illegalità provocati da questi annoiati figli di papà». Il Municipio non è rimasto a guardare in questi anni. «Il Comune preferisce fare orecchie da mercanti mentre il Municipio 4 ha approvato ben due documenti che ne richiedono lo sgombero - dichiara Alessandro Verri, consigliere Lega del Municipio 4 - Noi continueremo a tenere alta l'attenzione su questo problema affinché la giunta comunale prenda importanti provvedimenti».

«Le proteste dei cittadini in merito agli abusi portati avanti dai »compagni« del centro sociale Lambretta - commenta Silvia Sardone, consigliere comunale di Forza Italia - evidenziano che l'arroganza dei centri sociali, con Sala sindaco, è sempre più evidente». Il centrodestra è compatto nel richiedere un intervento: «Prima le minacce della sinistra ad Attilio Fontana, ora gli striscioni dei cittadini esasperati, che non ne possono più del sindaco Sala e dello squallore della criminalità dilagante - dichiara Romano La Russa, coordinatore provinciale Fdi e candidato alle regionali - Cosa aspetta il sindaco ad avere un sussulto di legalità e sgomberare il centro sociale Lambretta?». «Ormai - prosegue - è evidente che la città di Milano è ostaggio di pochi facinorosi sovversivi ai quali è permesso tutto».

 

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Pagavano una lavoratrice italiana 2 euro l’ora: denunciati 4 cinesi

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Quattro cinesi, tra cui una minorenne, sono stati denunciati dalla Polizia di Stato di Catania per reati legati alla sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro e per sfruttamento del lavoro mediante l’approfittamento dello stato di bisogno del lavoratore: una delle due dipendenti in nero, italiana, scoperte in un centro commerciale gestito da cinesi, ha ammesso di lavorarvi da circa 6 mesi e che, spinta dal bisogno si accontentava di percepire in nero 2,77 euro l’ora. Un’altra dipendente in nero, cinese, è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale dopo che ha tentato di fuggire da una porta secondaria.

Nel negozio dei cinesi lavoratrici in nero

I controlli sono stati effettuati insieme con agenti della Polizia Locale. A gestire il negozio, senza aver dato comunicazione all’autorità competete, era la figlia dei titolari che si trovano temporaneamente in Cina e un fratello di questi ultimi. Ad essere stati denunciati sono stati la minorenne e tre suoi parenti. Durante il sopralluogo sono stati anche accertati diversi reati in materia di sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro. In un deposito nei sotterranei è stato trovato uno spazio allestito a cucina, con relativi alimenti e utensili vari. Non è il primo caso di lavoratori italiani sottopagati da imprenditori cinesi in Italia. 

Sequestrati oltre duemila prodotti privi di garanzie

Durante le operazioni i poliziotti hanno inoltre sequestrato 2.140 prodotti privi di marchio CE tra cui materiale elettrico, giocattoli, prodotti per cani e casalinghi, ed è stata accertata la presenza di cartellonistica pubblicitaria e tabelle luminose installate senza autorizzazioni e senza aver pagato le imposte dovute, circostanza che ha portato all’erogazione da parte della Polizia Locale di sanzioni sino 29.272 euro.

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Arrestato 17enne extracomunitario per violenza sessuale: la vittima operatrice nella comunità dove era ospitato

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La Polizia ha tratto in arresto un 17enne gambiano per violenza sessuale nei confronti di una donna, operatrice di una struttura di accoglienza per minori non accompagnati.

 

 

L’episodio che ha turbato la convivenza di numerosi minori stranieri, ospiti della comunità, è avvenuto qualche giorno orsono nella zona del seminterrato della struttura della periferia palermitana laddove una delle operatrici italiane della comunità era stata attirata, con un pretesto, dallo straniero. Di lì il minore l’avrebbe trascinata in una vicina stanza, dando luogo ad un violento approccio sessuale, non proseguendo nella sua condotta grazie alla reazione della vittima che si sarebbe sottratta con non poche difficoltà. La donna si sarebbe allontanata, chiedendo ed ottenendo aiuto da un’altra operatrice della struttura. Immediata è stata la segnalazione al “113” da parte della responsabile della comunità alloggio.
A distanza di pochi minuti, sono intervenuti i poliziotti della sezione “Reati sessuali ed in danno di minori” della Squadra Mobile che hanno proceduto, preliminarmente, a tranquillizzare la vittima ed ascoltarla. La versione della donna è stata confermata da chi aveva vissuto le fasi immediatamente successive all’accaduto.
Lo straniero è stato, pertanto, tratto in arresto e dovrà rispondere del reato di violenza sessuale. L’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto, emettendo contestuale misura cautelare.

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Marocchino rompe tibia e perone a ragazza dopo party con cocaina, preso

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Milano, 19 febbraio 2018 - Una violenta aggressione dopo una serata insieme. Un marocchino di 30 anni è stato arrestato dalla polizia per lesioni gravi dopo aver rotto tibia e perone a una connazionale di 24 anni. Secondo quanto ricostruito dalla questura, i due si sarebbero conosciuti nei giorni scorsi tramite un social network e la ragazza avrebbe accettato l'invito a casa del 30enne. Si sarebbe presentata assieme a un'amica e tutti avrebbero trascorso la serata a casa dell'uomo, in via Bessarione, consumando alcol e cocaina.

L'indomani il marocchino avrebbe tentato un approccio sessuale ma la ragazza si sarebbe rifiutata e sarebbe scappata dall'appartamento. Una volta in strada, in via Comacchio, dopo poche centinaia di metri, sarebbe stata picchiata con calci e pugni dal connazionale che le ha fratturato la tibia e il perone della gamba sinistra. La polizia lo ha arrestato poco dopo mentre la ferita è stata trasportata in ospedale con una lunga prognosi. 

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