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Giacomini: sequestro da 40 milioni di euro

Pubblicato su da Grunf

40 milioni di euro: è il sequestro di denaro e beni più ingente mai effettuato in Italia, disposto dalla Procura di Verbania nell’ambito dell’inchiesta Giacomini. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Fabrizio Argentieri, proseguono da oltre un anno e si avviano alla conclusione, probabilmente già nelle prossime settimane. L’evasione da 40 milioni riguarda sette persone, uscite dal trust formato dai tre fratelli Mario, Giovanni e Alberto Giacomini. Si trattava di un trust che all’inizio prevedeva un capitale iniziale di circa 200 milioni di euro. In seguito a una lite furibonda, i discendenti dei fratelli Mario e Giovanni sono usciti dal trust. Ai discendenti di Alberto quindi il compito di liquidarli nel 2008: parte tramite le quote italiane, per circa 70 milioni di euro, e per 130 milioni dal comparto estero del trust in Lussemburgo. I 130 milioni furono versati attraverso gli interessi di una banca lussemburghese presso la quale i discendenti di Alberto avevano aperto un finanziamento. I sette in questione sono Massimo, Stefania, Marco, Luca Giacomini, Stefania Bertù (madre di Pietro Giacomini, minorenne), Bianca Vinzia, moglie di Mario, e Jolanda Zagni, moglie di Giovanni. Secondo la Procura verbanese costoro percepirono tra i 13 e i 21 milioni di euro ciascuno, ma non li dichiararono. Proprio per tutelare la pretesa erariale, la Procura di Verbania e quella di Novara (secondo la competenza territoriale) hanno disposto il sequestro di beni e immobili per un valore stimato sui 40 milioni di euro, ponendo sotto vincolo conti correnti, dossier titoli, terreni ed unità immobiliari riconducibili agli indagati. Il filone finanziario dell’inchiesta, che è molto complesso ed è seguito anche dal procuratore capo Giulia Perrotti, dovrebbe chiudersi entro fine mese. Resta aperto l’altro filone dell’inchiesta Giacomini che viene seguito dai pm verbanesi Nicola Mezzina e Laura Carrera che vede indagato per corruazione anche il senatore leghista Enrico Montani.

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