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Google, YouTube, Wikipedia: il web manda i nonni di nuovo in pensione

Pubblicato su da Grunf

Quando un bocia mi chiede : "com'erano gli anni 80 ?" L'unica risposta plausibile è : "cosa vi siete persi!" ;)
Per il resto un infinita tristezza per questi tempi. I giovani d'oggi ? non li invidio..

grunf

LONDRA - «Nonno mi insegni ad andare in bicicletta?». «Nonna mi fai vedere come cuocere una torta?». Una volta i nonni erano molto di più che semplici babysitter.

Erano depositari di un certo sapere antico, custodi di tradizioni e costumi, pozzi dai quali attingere all’infinito. Oggi a rottamarli ci ha pensato Google. I bambini dell’iPad generation fanno prima a interrogare il motore di ricerca che a chiedere al nonno, che magari è un po’ duro d’orecchio e si fa ripetere le cose. Google non tentenna, non comincia a raccontarti la storia della sua vita per arrivare, solo dopo molto tempo, a rispondere finalmente al tuo quesito. Internet istruisce, ma non insegna. E ai nonni che ruolo resta?

Secondo una ricerca commissionata dall’azienda britannica Dr. Beckmann, meno di un nonno su quattro (dei 1.500 interpellati) si sente rivolgere domande o consigli su lavoretti in casa. Per esempio: come lavare un certo indumento, come cucinare un dolce o attaccare un bottone. O su attività più creative, come il disegno, la lettura e imparare a suonare uno strumento. Dopotutto c’è Wikipedia, alla quale affidarsi per avere un’informazione in meno di trenta secondi. E poi c’è YouTube che insegna praticamente tutto, passo passo, con i video tutorial. Oppure le chat dei social network dove esprimere dubbi e condividere preoccupazioni.

Luoghi virtuali in cui rifugiarsi che sono diventati come l’abbraccio dei nonni (e spesso anche dei genitori). Solo un terzo degli anziani interrogati si è sentito chiedere come era la sua vita quando era giovane. Come si divertiva, a che cosa giocava, come si comportava con mamma e papà. Racconti preziosi, che sono come una lezione di storia. Il 96% degli interpellati sostiene che quando era bambino pose molte più domande al nonno rispetto ai nipoti di oggi.

Non c’è da stupirsi. Questa è la prima generazione di anziani che vede crescere dei bambini super tecnologici, per i quali internet è un esercizio quotidiano, un’attività ordinaria come la scuola.

I due terzi dei nonni si sentono sempre più emarginati e sono convinti che il loro ruolo, nella famiglia di oggi, si stia sbriciolando. «Si sentono messi da parte da Google e Wikipedia – ha commentato al Daily Telegraph Susan Fermor, portavoce di Dr. Beckmann - Sanno benissimo che i loro nipotini, sempre attaccati a computer, tablet e cellulari, pensano che sia molto più facile e veloce consultare internet per qualsiasi dubbio o consiglio».

Di sicuro i giovanissimi di oggi usano la tecnologia come le generazioni passate usavano la bicicletta. Secondo un’indagine dell’Associazione Meter, fondata da Don Fortunato Di Noto, che si occupa della tutela dell’infanzia, i piccoli sono pronti a tutto pur di avere accesso alla rete. Il 99%, nella fascia tra i 9 e 10 anni, ha un profilo Facebook e ha quindi mentito sull’età per poterlo aprire. «E’ impressionante come bambini così piccoli abbiano la libertà, senza alcun controllo genitoriale, di utilizzare i social network, che vengono percepiti più come un gioco che non come un potente mezzo di comunicazione», sostiene l’associazione. I nonni spesso non sanno come comportarsi davanti a internet. Per molti di loro è un fenomeno nuovo, con il quale è difficile confrontarsi. Così i ruoli si invertono e sono i nipoti a salire in cattedra.

In Gran Bretagna, secondo l’Autorità per le comunicazioni Ofcom, quasi la metà dei bambini di 3 e 4 anni sono già a contatto con la tecnologia e il 10% usa l’iPad per cercare sul web, guardare film e giocare. Uno su quattro ha un computer e il 3% accede a internet con uno smartphone.

Tanti studi scientifici hanno individuato il ruolo cruciale dei nonni nello sviluppo e nell’educazione dei bambini. L’ultimo in ordine di tempo è stato condotto dalla scienziata sociale inglese Caroline Bryson e sostiene che siano molto meglio degli asili. Trascorrere più tempo in un ambiente famigliare migliora il vocabolario dei piccoli e li rende più sicuri di sé. Ma se si mettono in mezzo tablet e computer l’aiuto prezioso dei nonni rimane una risorsa non sfruttata. Che Google, pur con tutta la sua sapienza digitale, non può certo sostituire.

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