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IL VATICANO A NATIONAL GEOGRAPHIC: NON INCORAGGIAMO L'USO DI AVORIO

Pubblicato su da Grunf

LUNGA LETTERA DI PADRE LOMBARDI AL PERIODICO

"Ho 70 anni e conosco abbastanza bene la Chiesa cattolica e le autorità che, da Roma, servono la Chiesa in tutto il mondo. Non ho mai sentito o letto una parola che incoraggiasse l'uso di avorio per gli oggetti devozionali. Sappiamo tutti che ci sono oggetti in avorio di significato religioso, per lo più antichi, perché l'avorio era considerato un materiale bello e prezioso. Non è mai stato tuttavia alcun incoraggiamento da parte della Chiesa ad usare avorio invece di qualsiasi altro materiale. Non c'è mai stato alcun motivo per pensare che il valore di devozione religiosa possa essere collegato alla pregio di cui è fatta l'immagine che si usa. A maggior ragione non vi è alcuna organizzazione promossa o incoraggiata dalle autorità della Chiesa cattolica per il commercio o l'importazione dell'avorio. Inoltre, nella Città del Vaticano, cioè nel piccolo Stato governato dalla Chiesa cattolica non c'è alcun negozio che venda oggetti in avorio ai fedeli o ai pellegrini". Con una lunghissima lettera, datata 22 gennaio, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, risponde ad una dettagliata inchiesta di "National geographic" sull'uso religioso dell'avorio ("Ivory worship", ottobre 2012). Il servizio sostanzialmente accusa autorità religiose cattoliche, tra cui un monsignore filippino, di alimentare la domanda di avorio che è il motore del bracconaggio a danno degli elefanti. L'autore ricorda che il Vaticano non ha firmato il trattato CITES e che nei pressi di San Pietro si possono acquistare oggetti devozionali in avorio con la "benedizione" di sacerdoti cattolici.

"Tuttavia – risponde padre Lombardi - un sacerdote nelle Filippine che sembra essere responsabile di commercio illegale di avorio non ha assolutamente nulla a che fare con la responsabilità del "Vaticano", che non sa nulla e non ha nulla a che fare con lui. La responsabilità di ciò che un sacerdote nelle Filippine fa ricade innanzitutto su di lui e le autorità civili delle Filippine possono e devono punirlo, se partecipa ad un traffico illegale. Le autorità ecclesiastiche delle Filippine deve verificare se le forme devozionali che sta promuovendo sono accettabili o condannabilI dal punto di vista della fede e della ragione". Quanto al negozio vicino a San Pietro, il direttore della sala stampa vaticana ricorda che "è di proprietà privata e non appartiene ad un istituto vaticano. Non è all'interno del Vaticano (e non ha neanche lo stato "extraterritoriale" di cui godono gli uffici vaticani che operano nel territorio italiano), ma è interamente sottoposto alla giurisdizione italiana e al controllo del Corpo Forestale dello Stato italiano, che è responsabile dell'attuazione della CITES. In breve, il "Vaticano" non ha alcuna responsabilità e nessun controllo da esercitare sul negozio o sulle altre imprese che si trovano nella zona intorno al Vaticano. Se le autorità italiane scoprono un'attività illecita, fanno bene ad intervenire. Ma pensare che qui ci sia un importante centro di traffico di avorio da sradicare per salvare gli elefanti africani non ha senso".

Per la Santa Sede, prosegue la lettera, "il massacro di elefanti è una questione molto seria, contro la quale è giusto che tutti coloro che possono fare qualcosa siano impegnati. Da parte nostra, possiamo certamente intraprendere un programma di informazione e responsabilizzazione attraverso alcune organizzazioni vaticane. Ad oggi possiamo assumere tre impegni:

1) Portare il problema all'attenzione del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che è il dicastero vaticano incaricato di studiare con precisione i problemi connessi con la giustizia e la pace, ma anche con l'ambiente. E 'in contatto con analoghe commissioni nazionali "per la giustizia e la pace" delle comunità cattoliche di tutto il mondo.

2) Proporre alle sezioni della Radio Vaticana che preparano la programmazione per l'Africa (in inglese, francese, portoghese e swahili) di approfondire questo argomento e parlarne in programmi radiofonici, al fine di incoraggiare le comunità ecclesiali cui il servizio è rivolto ad impegnarsi nella lotta contro il bracconaggio e il commercio illegale di avorio, e a proporre materiale informativo alle altre sezioni della Radio Vaticana per sensibilizzare ilpubblico.

3)Diffondere di più i contributi della ricerca della Pontificia Accademia delle Scienze sulle questioni ambientali e la biodiversità".

"Il massacro di elefanti – conclude padre Lombardi - non si fermerà a causa di queste iniziative, ma almeno stiamo lavorando insieme per cercare soluzioni concrete per fermarlo con gli strumenti di informazione e formazione di cui disponiamo".

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