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La "fabbrica dei suicidi" apre ai sindacati: conquista per la Cina

Pubblicato su da Grunf

Ci sono voluti 29 tentativi di suicidio, di cui 11 riusciti, 2 falliti e 16 sventati per far nascere nella fabbrica cinese Foxconn quello che sembrerebbe essere il primo vero sindacato relativamente indipendente del paese. La Foxconn International Holding Ltd è la fabbrica produttrice di componenti elettroniche più grande al mondo, fornisce dal 1988 aziende del calibro di Apple, Hawlett-Packhard, Sony, Samsung, Nokia, Motorola, Dell e Nintendo. Appartiene alla multinazionale di Taiwan Hon Hai Precision Industry Company, che ha sede principale a Taipei.

A convincere la società del magnate Terry Gou ad una scelta così estrema per un paese come la Cina hanno contribuito in modo determinante mosse di boicottaggio ai prodotti realizzati con componenti Foxconn e la conseguente scelta di aziende che da questi prodotti dipendono di minacciare l’interruzione di rapporti commerciali con il colosso di Taiwan.

La fabbrica nell’occhio del ciclone è quella della sede di Shenzhen, nel sud della Cina, in cui lavorano circa un milione di operai, perlopiù giovanissimi, emigrati dal resto della nazione. Qui gli operai vivono in un “perfetto” e organizzatissimo campus, dove non manca nulla: grandi dormitori, piscine, ristoranti, perfino una rete televisiva interna di orwelliana memoria, giorni di festa in cui si celebra la comune appartenenza alla grande famiglia Foxconn.

A partire dal 2010 però quest’armonico angolo di paradiso industriale ha iniziato a macchiarsi di sangue, rendendo necessario l’intervento della Fair Labour Association (FLA), un’organizzazione non governativa statunitense che si occupa di diritti sociali e sindacali, che si è fatta promotrice della nascita di un sindacato embrionale che prendesse le parti degli operai contro la compagnia.

La FLA ha giudicato “disumane” le condizioni di vita e di lavoro degli operai nel campus di Schenzhen, sottopagati e costretti a ritmi di lavoro eccessivi e dannosi per la loro salute psicofisica.

Operai durante una festa nel campus. Applezeit.net

La Repubblica Popolare Cinese prevede un solo sindacato ufficiale, controllato dal Partito Comunista. In seguito alle tristi vicende verificatesi alla Foxconn e ad un’ondata di scioperi in fabbrica nel sud della Cina tra il 2010 e il 2011, il governo non ha ostacolato la nascita di “sindacati embrionali” non ufficiali, i cui modelli si erano già diffusi nel corso degli anni novanta in alcune fabbriche nel nord del paese. I suicidi infatti sono ricollegabili alle condizioni di vita alienanti degli operai, essendosi veficati all’interno del campus, per la maggior parte con un salto nel vuoto dai piani alti della fabbrica.

La Foxconn, dopo l’appello del FLA ha annunciato che aumenterà il numero dei rappresentanti dei lavoratori, permettendo agli operai di eleggerli direttamente e spiegando loro il vantaggio che ne trarrebbero, dando vita così alla prima organizzazione sindacale indipendente dal controllo del governo della Cina.

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