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La gomma senz'aria diventa realtà Sarà disponibile su quad e fuoristrada (Video)

Pubblicato su da Grunf

Reinventare la ruota: basta cric, ruote di scorta, controlli alla pressione delle gomme e bombolette «magiche». Gli pneumatici funzioneranno in totale assenza di aria. Dunque gomme che non vanno gonfiate, che non si bucano . È questo il futuro (non troppo lontano) nel mondo delle due e delle quattro ruote. Il gruppo industriale Polaris, specializzato in motoslitte, quad ed veicoli all-terrain, ha annunciato di voler commercializzare lo «pneumatico-non-pneumatico» a partire dal 2014.

 

I COLOSSI - In realtà, la società americana del Minnesota non è l’unica del settore ad averci pensato. Piuttosto è la prima ad aver completato i collaudi fornendo una data certa per il lancio commerciale. Il colosso francese Michelin aveva infatti presentato un prototipo simile, chiamato «The Tweel», nel 2005, mentre la concorrente Bridgestone l'aveva seguita più tardi. L'architettura della casa francese mostrava una serie di supporti in gomma, simili a tanti raggi disposti in formazioni triangolari, che sorreggono il nastro centrale del battistrada. La società giapponese, invece, aveva esibito degli pneumatici personalizzati con immagini e colori scelti dai clienti. Entrambe, tuttavia, sono ancora in una fase di sviluppo e le applicazioni sono limitate a mezzi sperimentali.

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Sanità, tangenti in cambio delle forniture: ex direttore della Padania fra i 7 arrestati

Pubblicato su da Grunf

Torna lo spettro delle tangenti sulla martoriata sanità lombarda, già all'attenzione della magistratura milanese per le vicende del San Raffaele e della Fondazione Maugeri. E anche in questo caso gli investigatori della Dia, che hanno arrestato sette persone, hanno in mano le prove sulla partecipazione di "pubblici ufficiali dell'assessorato alla Sanità della Regione Lombardia e della giunta" di Roberto Formigoni. Le mazzette sarebbero state pagate fino a pochissimo tempo fa, in un contesto da cui è emersa, a detta degli investigatori, "una ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale".
 
I nomi degli arrestati. In manette sono finiti Massimo Guarischi, 49 anni, ex consigliere regionale di Forza Italia vicino a Formigoni, già condannato a titolo definitivo nel 2009 per corruzione negli appalti per il dopo alluvione; Leonardo Boriani, 66, giornalista, ex direttore della Padania e ora della testata online www.ilvostro.it; tre imprenditori della famiglia Lo Presti di Cinisello Balsamo, titolari della società Xermex Italia (Giuseppe Lopresti, 65 anni, e i figli Salvo Massimiliano, 43, e Gianluca, 39); Luigi Gianola, 65, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Sondrio, e Pierluigi Sbardolini, 61, direttore amministrativo dell'ospedale Mellino Mellini di Chiari nonché ex direttore del San Paolo di Milano. L'operazione, denominata 
'La Cueva', è stata coordinata dal colonnello Alfonso Di Vito (Dia). Fra gli indagati ci sono, oltre al direttore generale della Sanità lombarda, Carlo Lucchina, alter ego di Formigoni, numerosi altri manager pubblici degli ospedali di Chiari, di Cremona, di Valtellina e Valchiavenna (Sondrio) e dell'Istituto nazionale tumori. Perquisito anche uno svizzero, Giovanni Lavelli, titolare di una finanziaria a Lugano e accusato di aver costituito la provvista con cui pagare le tangenti.
 
Gli appalti nel mirino. Le mazzette, nella ricostruzione dei pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio, erano pagate per ottenere l'appalto per la manutenzione di apparecchi elettromedicali al San Paolo, per i servizi di radiologia all'Azienda ospedaliera della Valchiavenna di Sondrio e per l'installazione di sofisticati macchinari per la diagnostica tumorale all'Istituto milanese dei tumori (che "si dichiara del tutto estraneo ai fatti") e all'Azienda ospedaliera di Cremona. L'appalto valtellinese, per esempio, valeva 9 milioni di euro e il direttore generale avrebbe accettato la promessa di 500mila euro per assicurare un trattamento di favore all'azienda dei Lo Presti. Parte dei pagamenti è documentata con intercettazioni e pedinamenti degli investigatori della Dia, i quali sono partiti dalle indagini che nel 2010 avevano portato in carcere un ex direttore dell'Asl di Pavia, Carlo Antonino Ciriaco, e Giuseppe Neri, capo della 'locale' della 'ndrangheta pavese. Ci fu anche un suicidio ad attirare l'attenzione della Direzione investigativa antimafia: quello di Pasquale Libri, dirigente del San Paolo, sfiorato dall'inchiesta su Ciriaco. 
 
Gli indagati eccellenti. Fra gli indagati spiccano i nomi di Danilo Gariboldi, direttore generale del Mellino Mellini di Chiari; Simona Mariani, direttore generale dell'ospedale di Cremona; Gerolamo Corno, direttore generale dell'Istituto tumori di Milano; Pierguido Conti e Vincenzo Girgenti (General elettric medical systems Italia di Milano); Alessandro Pedrini, già dipendente della Regione Lombardia; Massimo Streva (Fratelli Scotti, impresa edile di Cinisello Balsamo); Battista Scalmani (BS Biotecnologie di Bergamo); Carlo Barbieri (Brainlab Tecnologie di Milano); Giuseppe Barteselli (dirigente dell'ospedale San Gerardo di Monza) e Bruno Mancini (Biemme Rappresentanze di Roma). L'operazione ha portato anche a una cinquantina di perquisizioni.

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Ladro inseguito dai carabinieri chiede aiuto al 112 :))

Pubblicato su da Grunf

Durante l’orario di lavoro ha nascosto, tra gli scatoloni stoccati sul retro del supermercato, un televisore che poi nottetempo ha caricato in macchina: sorpreso dai carabinieri in borghese, che si erano appostati in zona, il ladruncolo si è dato la fuga inseguito dall’auto civetta dei militari. Credendo di essere inseguito da dei malviventi, è stato lui a chiamare il 112 chiedendo aiuto. Dall’altra parte del telefono l’operatore del 112 che a conoscenza dell’inseguimento in atto, gli intimava di fermarsi spiegando che a seguirlo erano i militari che l’avevano sorpreso rubare.
E’ dunque andata male la notte brava del giovane, un 20enne ora denunciato dai carabinieri di Brescello per furto aggravato. A dare impulso all’appostamento era stato il responsabile del supermercato che ha chiamato i carabinieri avendo rinvenuto un televisore Samsung da 23 pollici ancora imballato nascosto dietro alcune pile di bancali vuoti, accatastati nella zona dello scarico merci, all’esterno e sul retro del supermercato. Nell’ipotesi che a il televisore fosse stato nascosto da un dipendente per poi essere rubato la notte, i militari avevano deciso di appostarsi domenica notte, poco dopo l’una e mezza.
Solo qualche mese fa nello stesso supermercato, un altro dipendente era stato sorpreso rubare dai carabinieri: in quel caso l’operaio infedele si recava a lavorare in anticipo non certo perché fosse uno stakanovista, ma perché in questo modo riusciva ad “alleggerire” gli scafali del supermercato caricando nel contempo il baule della macchina lontano da occhi “indiscreti”. Anche in quel caso l’operaio era stato denunciato per furto aggravato.

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Elephant Flashy

Pubblicato su da Ugo Pennati

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bei ricordi.

Pubblicato su da Ugo Pennati

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I vigezzini lamentano troppi furti

Pubblicato su da Grunf

Una volta da queste parti si dormiva con la porta aperta

Grunf

Continuano a colpire i ladri in valle Vigezzo e la popolazione sembra veramente non sopportare più questa situazione. E’ di qualche giorno fa la notizia di un altro furto avvenuto a Santa Maria Maggiore, occasione in cui il ladro ha trovato nell’abitazione una donna, qualche spintonamento e poi i malviventi si sono dati alla fuga. Un altro episodio sarebbe avvenuto sempre nel fine settimana, in cui addirittura una seconda casa sarebbe stata svaligiata in valle. “E’ un problema di sicurezza” dice a gran voce la popolazione che sempre più spesso si trova a contatto con questi fenomeni che indistintamente colpiscono abitazioni situate in vie isolate o in centrali piazze. Secondo gli abitanti è un problema in primo luogo per la sicurezza della gente che ha paura anche di potersi trovare i ladri in casa e chiede quindi un maggiore coinvolgimento delle forze dell’ordine. I Carabinieri spiegano che c’è in atto un’attività per fronteggiare questo problema, una situazione che non viene di certo abbandonata, considerati i fatti di cronaca avvenuti nei mesi scorsi, con i numerosi furti in Ossola, uno dei quali culminato con il ferimento di due carabinieri che hanno intercettato i malviventi al Croppo di Trontano.

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Il governo: i due marò rimangono in Italia. L'India: meglio non reagire ora

Pubblicato su da Grunf

I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sotto processo per la morte di due pescatori del Kerala in India dal febbraio 2012, rimarranno in Italia dove erano rientrati per un secondo permesso - il primo concesso per Natale - riconsciuto dalle autorità indiane per votare alle elezioni politiche. Lo annuncia a sorpresa il ministro degli Esteri Giulio Terzi che in questo modo rompe un lungo tira e molla diplomatico. Con quale pezza d'appoggio?
«L'Italia ha informato il Governo indiano - si legge in una nota della Farnesina - che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso».
 
 
La prima replica, ufficiosa, ha lasciato trapelare l'irritazione di New Delhi: «I due marò italiani devono essere processati in India secondo le leggi indiane», ha commentato a caldo una fonte diplomatica indiana all'Onu. Poi una presa di posizione ufficiale: il ministro degli Esteri indiano Salman Kurshid ha dichiarato che «non sarebbe bene reagire ora» alla notizia che i marò resteranno in Italia.
«Abbiamo appreso la notizia dalle agenzie di stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi avevamo prove dirette dell'impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti». Girone e La Torre si sono detti «felici soprattutto perché possiamo così tornare al reparto. Siamo fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere».
È stato l'ambasciatore italiano a Nuova Delhi, Daniele Mancini, a comunicare alle autorità indiane la decisione italiana, assunta d'intesa - si legge nel comunicato - con i ministeri della Difesa e della Giustizia e in coordinamento con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. «L'Italia ha ribadito formalmente al governo indiano, con la nota verbale consegnata oggi dall'Ambasciatore Mancini, la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria» conclude la nota.
Con un notevole ritardo sui tempi previsti, e dopo una plateale reprimenda da parte della Corte Suprema, il governo indiano aveva avviato a New Delhi le procedure per la costituzione di un tribunale speciale chiamato ad esaminare la questione della competenza giurisdizionale (indiana o italiana) sull'incidente - avvio che, di fatto, ha giustificato dal punto di vista formale la decisione della Farnesina.
«È l'unica soluzione possibile, in linea con quello che il diritto internazionale prescrive, anzi si sarebbe dovuto adottarla da tempo», ha commentato Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale all'Università Luiss di Roma. «Siamo davanti a un caso di classica controversia internazionale tra due Stati che che per uno stesso fatto attestano la propria competenza a giudicare. Le controversie internazionali non possono essere risolte dagli organi giurisdizionali interni, peraltro di una delle parti, ma si devono affidare ad arbitri internazionali o a giudici internazionali».
Due sono a questo punto le strade percorribili. «Se i due Stati mostrano buona volontà potrebbero arrivare a un compromesso arbitrale, un vero e proprio trattato che preveda di fare giudicare la Corte di giustizia internazionale dell'Aja. Se questo non accade, come è probabile, perché l'India continua a sostenere di essere competente - spiega l'esperta - la soluzione è un Arbitrato obbligatorio previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che si avvia su richiesta dello Stato che si ritenga leso e che non ha bisogno del consenso dell'altra parte».

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STRAGE DI DELFINI NEL TIRRENO: 77 MORTI, IL MORBILLO TRA LE CAUSE

Pubblicato su da Grunf

Sale a 77 il bilancio degli esemplari di stenella striata (stenella coeruleoalba) spiaggiati lungo le coste del Tirreno. I numeri sono della Rete nazionale spiaggiamenti mammiferi, creata e coordinata dai ministeri dell'Ambiente e della Salute.
Secondo il rapporto provvisorio elaborato nei giorni scorsi, "circa il 50% delle stenelle finora esaminate (12 su 24) è risultato infetto dal virus del morbillo (dolphin morbillivirus), responsabile in passato di due gravi epidemie nel Mediterraneo (tra il 1990 e il 1992 e tra il 2006 e il 2008) e di altri episodi analoghi nel resto del mondo".
E' stata anche sottolineata "la capacità del virus di infettare altre specie di mammiferi acquatici". E non solo: "su circa il 60% degli esemplari esaminati (20 su 32) è stato isolato il batterio photobacterium damselae, responsabile di sindromi emolitiche ed emorragiche. Il ruolo di questo agente nell'anomalia in corso rimane tuttavia ancora da comprendere".
In generale, "tutti gli animali si sono presentati fortemente infestati da parassiti, indice di un quadro immunitario compromesso in modo significativo". Tra le cause possibili, oltre al morbillivirus o ad altri agenti biologici, "anche agenti inquinanti organici che si accumulano nei tessuti dei cetacei e che possono alterarne la risposta immunitaria".
Si tende, però, ad "escludere episodi di tossicità acuta dovuta all'inquinamento, poiché una circostanza di questo tipo avrebbe danneggiato più specie e tutte nello stesso momento", osservano le autorità in una nota.
Dopo più di un mese dall'inizio dell'anomala moria di stenelle lungo le coste del Tirreno - prevalentemente in Toscana, Lazio, Calabria, Sicilia e Campania - per capire meglio la natura di questo fenomeno, servono altre analisi i cui esiti saranno confrontati con quelli di altre ricerche, come le indagini genetiche per lo studio di popolazione di stenelle.

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REGNO UNITO, IDEA-CHOC: BOSCHI AL SICURO SE UCCIDIAMO META' DEI CERVI

Pubblicato su da Grunf

Se eliminano tutti gli Inglesi al posto dei cervi i boschi stanno ancora meglio!!!

Grunf

Il Regno Unito dovrebbe abbattere la metà della popolazione di cervi per preservare i boschi e le specie di uccelli. La proposta-choc arriva da una ricerca della University of East Anglia pubblicata sul "Journal of Wildlife Management". Lo studio ha dimostrato che la sovrabbondanza di cervi rappresenta - pensate - una minaccia per il mantenimento degli equilibri sani degli ecosistemi in Gran Bretagna. L'attuale popolazione dei malcapitati animali con le corna si aggira intorno a 1,5 milioni di esemplari e, stando alla ricerca, molti causerebbero danni gravi alle foreste.
Gli studiosi, insomma, chiedono senza mezzi termini che si passi ad una regolamentazione più specifica per dare l'ok all'abbattimento e alla macellazione del cinquanta per cento dei cervi. "Sappiamo che stanno attentando alla salute della vegetazione e della fauna dei nostri boschi, alcuni tra i più antichi del regno", ha spiegato l'autore Paul Dolman. Che continua ad attaccare: "I cervi, inoltre, sono i principali responsabili della riduzione degli uccelli selvatici, in particolare di specie come gli usignoli (Luscinia megarhynchos) e le capinere (Sylvia atricapilla). È un'emergenza che va affrontata necessariamente attraverso la promozione di una strategia di abbattimento che sia quanto più umana possibile".

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IL FALO' DELLE VANITA': DA OGGI ADDIO AI TEST SU ANIMALI PER PRODURRE COSMETICI

Pubblicato su da Grunf

Finalmente ci siamo. Il divieto deii test dei prodotti cosmetici sugli animali scatta da oggi lunedì 11 marzo e, entro l'estate, tutte le aziende produttrici saranno obbligate a dare informazioni più dettagliate sulle etichette sulla data di scadenza e sull'eventuale presenza di ingredienti "nano", cioè di dimensioni inferiori ai 100 micron. "E' un passo avant di importanza storica", commenta l'on. Michela Vittoria Brambilla.
Entra in vigore il nuovo regolamento approvato dall'Unione europea sui prodotti di bellezza. Da lunedì in tutti i 27 Paesi dell'Ue, sarà vietato vendere anche quei preparati che contengono ingredienti testati sugli animali in Paesi extra europei. E dall'11 luglio le società di cosmesi dovranno indicare la scadenza dei prodotti con l'aggiunta di un nuovo simbolo, una piccola clessidra. E non finisce qui: sulle etichette dovranno essere segnalati gli eventuali nanomateriali, cioè gli ingredienti più piccoli di 100 micron, impiegati di solito soprattutto nei prodotti solari.
Già dal marzo 2009 nessun ingrediente dei cosmetici poteva essere testato su animali nell' Ue ed era vietato commercializzare nel territorio comunitario prodotti che contengono ingredienti testati su animali al di fuori dell'Europa comunitaria. Ma dai divieti restavano fuori ancora cinque test, molto invasivi e diffusi: tossicità per uso ripetuto, inclusi sensibilizzazione cutanea e cancerogenicità, tossicità riproduttiva, e tossicocinetica. E sono proprio questi i test che saranno proibiti dall'11 marzo, in modo da rendere la produzione dei cosmetici in Europa totalmente "cruelty-free".
Una vittoria significativa per gli animalisti. Infatti, la decisione di Bruxelles verrà festeggiata proprio lunedì in piazza a Roma dalla Lav. In programma una manifestazione alle 12 in piazza del Pantheon. "Addio ai test cosmetici sugli animali. Festeggia con noi": ecco il titolo dell'iniziativia promossa dalla Lega anti vivisezione. Che, nell'annunciare l'evento, scrive sul proprio sito: "Dopo 23 anni di battaglie, manifestazioni, pressioni istituzionali, con l'appoggio di milioni di cittadini l'11 marzo l'Europa sarà finalmente libera dai cosmetici testati su animali. Nessun prodotto o ingrediente in Europa sarà più sperimentato su animali. Una vittoria storica ottenuta anche grazie a te, al tuo sostegno, alla tua firma. Ti aspettiamo a Roma, in piazza del Pantheon, lunedì 11 marzo, alle 12,00 oppure alle 18,00. Non mancare!".
"È un passo avanti di importanza storica, che corona decenni di battaglie animaliste", ribadisce l'on. Michela Vittoria Brambilla. "Trent'anni fa, quando fondai la sezione provinciale della Lege Antivivisezionista Lombarda, fermare i test sugli animali per i cosmetici era solo un sogno - continua l'on. Brambilla -. Oggi, almeno nell'Ue, diventa una realtà. Segno che la sensibilità sociale muta e progredisce, che l'empatia - alla lunga - la vince sull'indifferenza e sull'avidità umana. Ora dobbiamo batterci perché nel più breve tempo possibile metodi alternativi sostituiscano la sperimentazione animale, inattendibile e fuorviante, anche nella ricerca scientifica. Ai cittadini le lobby farmaceutiche propongono la grossolana e falsa alternativa 'salvare  l'animale o salvare l'uomo'. La scienza moderna è sarà sempre di più in  grado di salvarli entrambi. Si tratta di prenderne atto, innanzitutto a livello europeo, puntando sulla totale revisione della direttiva 63/2010, ma anche nel nostro Parlamento. Io ricomincerò da dove ero arrivata, cioè dal testo approvato alla Camera il 1 febbraio 2012  con 380 sì, 20 no e 54 astenuti, che è poi diventato l'art.14 della legge comunitaria per il 2011, 'sequestrata' in Senato per dieci mesi finché non sono state sciolte le Camere. L'articolo impegnava  il governo a tener conto, nel redigere il decreto legislativo di recepimento della direttiva 63/2010, anche di alcuni altri principi e criteri direttivi, tra i quali la norma 'anti Green Hill', da me scritta - che prevede il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione - e il divieto di eseguire esperimenti senza anestesia o analgesia. Naturalmente ho pronta anche una proposta di legge per l'abolizione "tout court" della vivisezione, che depositerò il primo giorno di insediamento del Parlamento. L'opinione pubblica - conclude l'on. Michela Vittoria Brambilla - considera la vivisezione eticamente inaccettabile e rifiuta una scienza fondata sulla sofferenza. Prima lo capiranno le autorità, meglio sarà". 

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