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Pedofilo filmato con bambina di 4 anni romeno arrestato: sequestrate 1400 foto

Pubblicato su da Grunf

ROMA - Un romeno di 24 anni, da tempo residente in Italia è stato arrestato a Roma per reati connessi alla pedopornografia.

Gli uomini del Compartimento della Polizia Postale sono arrivati a lui monitorando la rete telematica e in una perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati 1400 file ed un video, girato con il telefono cellulare, in cui il romeno compie atti sessuali con una bambina di 4-5 anni.

Oggi, nel carcere di Regina Coeli, su richiesta del pm Eugenio Albamonte, c'è stata la convalida dell'arresto da parte del gip Wilma Passamonti. «Scusatemi» ha detto, tra l'altro, l'uomo.

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Agàro e Salecchio, comunità Walser delle Alpi

Pubblicato su da Grunf

I Walser, che dal XII secolo hanno colonizzato le montagne piemontesi, saranno da oggi raccontati in DiscoveryAlps, attraverso dodici brevi descrizioni storiche. Andando rigorosamente in ordine alfabetico, cominceremo dalle ormai estinte Comunità di Agàro e Salecchio in valle Antigorio, raggiungibili partendo da Goglio, frazione di Baceno, lungo la via che conduce in val Formazza, una delle nostre prossime tappe

Agàro

I de Rodis furono importanti nella storia delle Alpi per essere stati il primo di molti casati feudali a promuovere la colonizzazione delle testate delle valli alpine, con l’impiego dei Walser. Il 20 aprile 1210 a Pavia, Guido I de Rodis venne solennemente investito come “valvassore imperiale” da Ottone IV. Morendo tra il 1210 e il 1220 costui lasciò il feudo della valle Antigorio ai suoi quattro figli: Pietro, Guidobono, Omodeo e Giovanni.

Alla fine del XIII secolo, una consorteria di ben 14 membri del casato Rodis-Baceno concesse in “affitto ereditario” a due gruppi di coloni walser rispettivamente nel 1296 le terre di Ausone a quattro famiglie e quelle di Esigo ad altre due, e nel 1298 quelle di Agàro a dieci famiglie e ad altre tredici quelle di Costa. Tale contratto assicurava loro il possesso perpetuo , per sè e per i propri eredi, delle terre da disboscare e sottoporre a coltura a un canone fisso esigibile ogni anno alla festa di San Martino.

Il canone per Agàro era di 30 libre imperiali, oltre a 8 libre di pepe, sei pernici, mezzo quintale di formaggio per ogni alpe. Non ci è dato di sapere con certezza da dove fossero venuti i primi coloni ma si suppone fossero venuti dal passo dell’Arbola che pone in diretta comunicazione la valle di Baceno in Ossola con la valle di Binn in Vallese, e da dove, nel villaggio di Ernen, capoluogo del “deseno” un ramo dei Rodis primi cugini dei feudatari di Agàro e Ausone si era trasferito da Baceno nella seconda metà del XIII secolo.

Salecchio

La colonizzazione Walser della “montagna di Salecchio” è legata ad un importante ramo del casato de Rodis: i Rodis-Pontemaglio ed avviene con tutta probabilità negli stessi anni di Agàro a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, infatti, in una pergamena del 1322 si legge che in quegli anni Giovanni di Pontemaglio (pro-nipote di Guido I de Rodis) sposa Francesca Esperlini di Raron e si trasferisce in Vallese, dando vita al ramo vallesano dei Rodis-Pontemaglio, inoltre i documenti del Vallese mostrano le successioni genealogiche di questo ramo dei Rodis-Pontemaglio, con feudi soprattutto a Leuk.

L’apogeo della loro potenza nel Vallese viene toccato quando Guglielmo di Raron nel 1402 viene consacrato Vescovo di Sion. La denominazione di “montagna di Salecchio” la si trova ancora in uso nel 1588 in occasione della compilazione degli “Statuta Montis Salechij”, 73 articoli che ricalcano per la parte criminale quelli della Curia di Mattarella (Domodossola), e per la parte civile quelli della giurisdizione d’Antigorio. Tuttavia nessun documento attesta direttamente la fondazione di Salecchio, il più antico documento in cui compare è un testamento datato 21 maggio 1451 conservato nell’archivio di Bosco Gurin.

Un altro documento prezioso è datato 1495 e testimonia la discesa a Milano dei nunzi dei de Rodis, ormai decaduti, per implorare presso Ludovico il Moro la riconferma di quello che fu l’antico feudo duecentesco al quale era rimasto solo lo zoccolo duro delle colonie Walser. Nel 1644 il feudo di Salecchio con quello di Agàro, Ausone e Costa viene messo all’asta con la Grida “Feudi da vendere”. Nel 1646 sono acquistati dal conte Giulio Monti di Valsassina per 4360 lire, pagate “direttamente in Spagna”.

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Agàro e Salecchio, comunità Walser

Pubblicato su da Ugo Pennati

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Immigrati assediano Gabriella Mauri del Ceis: O i soldi o non ce ne andiamo

Pubblicato su da Ugo Pennati

Immigrati assediano Gabriella Mauri del Ceis: O i soldi o non ce ne andiamo Immigrati assediano Gabriella Mauri del Ceis: O i soldi o non ce ne andiamo

POI NON DOVREMMO INCAZZARCI!!!!
Vengono qua e pretendono come se tutto gli fosse dovuto..
Perchè quei soldi non li danno agli anziani che mangiano alla caritas ? e perché la casa che questi invasori hanno distrutto non l'hanno assegnata a una giovane copia di sposi ? Siamo stufi che le nostre istituzioni pensino a coccolare tutta la feccia dell'umanità! Comincino a pensare ai nostri cittadini

Grunf

Momenti di tensione in via della Formica a San Concordio dove un gruppo di immigrati sbarcati due anni fa a Lampedusa hanno assediato la dirigente del Ceis chiamata dai carabinieri per cercare di risolvere i problemi legati all'allontanamento di alcuni soggetti per la scadenza del progetto di ospitalità.

Scene allucinanti, con una donna di colore che ha aggredito, offeso, colpito il maresciallo dei carabinieri Riccardo Tramaglino, intervenuto insieme ai colleghi, agli agenti della polizia municipale di Lucca, per permettere alla responsabile del Ceis Gabriella Mauri - assediata e costretta a chudersi dentro la propria auto, la Fiat Panda gialla che si vede nell'immagine - di andarsene.

Tutto è cominciato intorno alle 12 quando gli otto immigrati occupanti la casa del Ceis di via della Formica hanno lasciato l'abitazione "devastata" e in condizioni penose, essendo finito il progetto di accoglienza che consentiva di ricevere dallo stato italiano la cifra di 750 euro al mese.

"Sono due anni che siamo qua e se vogliono che ce ne andiamo - ha spiegato la più facinorosa, unica donna del gruppo - devono darci 1500 euro almeno. Con 500 euro che ci vogliono dare non sappiamo cosa farci. A Capannori hanno dato 2500 euro e la Croce Verde di Lucca ne ha dati 1500. Noi non ci muoviamo".

La realtà, come ha spiegato, letteralmente terrorizzata, la dirigente del Ceis, è un'altra: questi immigrati hanno raggiunto un accordo e lo hanno firmato per la somma di 500 euro, e il governo tanto può dare tanto darà. "Noi come Ceis non possiamo dare niente - ha commentato la donna prima di doversi dare alla fuga inseguita dagli immigrati che si sono gettati per terra davanti alla sua auto - il governo ha detto 500 euro e loro hanno firmato. Noi non sapremmo dove prenderli. La nostra casa di via della Formica? Adesso è chiusa, ma è ridotta in condizioni incredibili. Se non se ne andranno, questa sera sfonderanno sicuramente la porta e torneranno dentro, è tutta da rifare".

Sul posto il comandante della stazione dei carabinieri di San Concordio Vincenzo Finocchi che ha dovuto fare il possibile e anche di più per evitare che la situazione degenerasse. All'interno del cortile della casa del Ceis c'è una sorta di cimitero di biciclette, provenienti da chissà dove (sic!). Al momento la situazione sembra essersi calmata e la strada, che era stata bloccata, è tornata libera.

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VESPA ARMY

Pubblicato su da Ugo Pennati

VESPA ARMY

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IL LAVORO E'DIGNITA' NON E'CARITA'

Pubblicato su da Ugo Pennati

IL LAVORO E'DIGNITA' NON E'CARITA'

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Il pianeta è anche loro. Non solo nostro.

Pubblicato su da Grunf

Il pianeta è anche loro.  Non solo nostro.

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Farid IF Alessandro Amoruso Andrea Minarelli...

Pubblicato su da Ugo Pennati

Farid IF Alessandro Amoruso Andrea Minarelli...

Farid IF Alessandro Amoruso Andrea Minarelli Moreno Cannistrá Mattia Trevisan
Mampetsss alla mattina 1a di venire in ufficio ahahhahahahh

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Ugo Pennati shared Ma anche no's photo.

Pubblicato su da Ugo Pennati

Ugo Pennati shared Ma anche no's photo.

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PIACENZA, AL FREDDO E SENZA CIBO: AL SICURO 23 CAPRETTE E 1 MAIALINA

Pubblicato su da Grunf

PRIGIONIERE DI UNO SQUILIBRATO. IL BLITZ DELL'OIPA

Diciotto capre adulte assieme ai loro cinque agnellini abbandonati a se stessi in mezzo alla sporcizia e ai rifiuti, alcuni cani legati a catena cortissima e una maialina confinata in un piccolo recinto con le zampe sommerse nel fango e nel ghiaccio, senza acqua né cibo. Dopo essere stati costretti a vivere nella più totale incuria in un cascinale fatiscente e pericolante, questi animali sono in procinto di trovare finalmente una sistemazione quantomeno discreta.

Il caso era stato segnalato a Striscia la notizia più di un anno fa, ma nonostante due sopralluoghi di Edoardo Stoppa, la situazione era rimasta invariata. L'intervento del nucleo di Guardie eco-zoofile dell'Oipa di Piacenza ha finalmente dato una svolta ad una vicenda che ha dell'incredibile. Il detentore degli animali, infatti, viveva insieme a loro in un rudere con muri scrostati, finestre rotte, completamente esposto al freddo e i cui locali, a rischio di crollo, erano impraticabili per la sporcizia e il disordine.

Quando sono arrivate le guardie, diversi animali erano in evidente pericolo di vita: senza cibo, privi di giacigli ed esposti al freddo invernale, alcune caprette assieme ai loro agnellini erano allo stremo. E non solo: la maialina, che dopo il primo intervento di Stoppa era stata spostata in un recinto ancora più piccolo, senza tettoia, nascosto tra la sterpaglia, era completamente esposta alle intemperie, senza acqua né cibo.

Dopo aver prestato le cure più urgenti nel casolare, le guardie Oipa hanno deciso di avvisare il servizio veterinario segnalando la necessità di intervenire al più presto, vista l'emergenza della situazione. Nel frattempo, gli agenti hanno affidato alcuni capretti ad una vicina di casa che si è resa disponibile ad allattarli.

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