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Modena,madre muore 4 giorni dopo il parto

Pubblicato su da Grunf

Una donna è morta nella notte all'ospedale di Baggiovara, nel Modenese. La puerpera, di 35 anni, era stata ricoverata nella struttura, ma sabato, in seguito a un controllo, è stato riscontrato un peggioramento delle sue condizioni. I medici hanno quindi optato per un parto cesareo d'urgenza, dopo il quale la donna è entrata in coma. Il piccolo sta bene. Secondo i media locali, l'Ausl ha aperto un'indagine interna.

S.C., gestante, alla 29/a settimana, era stata sottoposta a un controllo a Carpi. Le sue condizioni erano apparse buone, ma dopo circa un'ora era peggiorata ed era stata trasportata al Policlinico dove era stato eseguito il cesareo. Dopo la nascita del bambino, lei è entrata in coma per poi morire pochi giorni dopo.

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Fuga da film nel carcere di Varese: in tre segano le sbarre ed evadono

Pubblicato su da Grunf

Nella notte tre detenuti di origine romena sono evasi dal carcere dei Miogni, a Varese, "segando le sbarre della cella e guadagnando la fuga con modalità in corso di accertamento". Ne ha dato notizia Angelo Urso, segretario nazionale Ulilpa penitenziari. Si tratta di Mikea Victor Sorin, nato nel 1983, detenuto per sfruttamento della prostituzione, condannato definitivamente a due anni con fine pena giugno 2013; Marius Georgie Bunoro, nato nel 1989, imputato in attesa di giudizio per furto aggravato, e Parpalia Daniel nato nel 1984, imputato in attesa di giudizio per furto aggravato.

Secondo le ricostruzione della squadra mobile di Varese i tre uomini, che dormivano nella stessa cella, hanno segato le sbarre della finestra e sono riusciti a calarsi dal muro di cinta utilizzando lenzuola legate. Ad accorgersi dell'evasione sono stati gli agenti della polizia penitenziaria, che nel corso della notte non hanno più visto i tre uomini nella loro cella. La polizia ha allestito dei posti di blocco anche sulle strade che conducono al vicino confine con la Svizzera, nell'ipotesi che i tre evasi possano tentare la fuga all'estero.

"La doglianza che esprimo oggi per quest'ultima evasione è la stessa che ho manifestato quando non siamo riusciti a portare a compimento il progetto sulle misure alternative alla detenzione. Un carcere meno affollato è più sicuro anche perché il progetto di misure alternative per i soggetti meno pericolosi estremizza il tema", ha commentato il ministro della Giustizia, Paola Severino,

durante una visita al carcere di Parma. "La notizia mi ha raggiunto in treno mentre venivo qui e naturalmente la prima considerazione che ho fatto è: ma che cosa è successo? Ho due risposte possibili: la prima è che, ahimé, le evasioni ci sono sempre state e il numero delle evasioni ha una certa costante nel tempo. Purtroppo se ne sono verificate due a breve distanza di tempo l'una dall'altra, ma le statistiche si calcolano sempre nei tempi lunghi e gli statistici direbbero: vediamo cosa succede a fine anno".

"Ma quando si tratta di sicurezza - ha aggiunto il ministro - non si possono aspettare le statistiche o aspettare la fine dell'anno per capire cosa è successo. Certo, le prime modalità che mi sono state comunicate testimoniano di un episodio molto diverso da quello del carcere di Parma (il 2 febbraio scorso erano evasi dal carcere emiliano due detenuti albanesi), anche per la tipologia dei detenuti. Ma anche lì si dovranno effettuare indagini. E poi io non vorrei essere ripetitiva, ma tutti possiamo condividere l'idea che quando un carcere è sovraffollato la sorveglianza è più difficile. E allora torniamo al concetto fondamentale e alla doglianza che io ho sempre espresso: il sovraffollamento è un'emergenza che va affrontata con tutto l'impegno possibile".

"Dopo i due di Parma e i due minori di Casal del Marmo, con i tre di Varese siamo già a quota sette detenuti evasi in queste prime settimane del 2013. Di questo passo rischiamo di superare i 22 evasi registrati nel 2012", sostiene Eugenio Sarno, segretario generale della Uilpa penitenziari, che giudica questa serie di eventi critici direttamente connessi alla politica dei tagli lineari effettuati dai governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti. "Quando, inutilmente, abbiamo lanciato a più riprese l'allarme degli effetti che avrebbero prodotto i tagli lineari alla sicurezza - afferma Sarno - avevamo visto bene e giusto. Le evasioni registratesi nell'ultimo quadriennio sono in aumento esponenziale, ovvero direttamente proporzionali ai tagli economici e alle riduzione del personale. Il sistema penitenziario è parte integrante del sistema sicurezza del Paese e aver inciso a indebolirlo non può non produrre questa serie di eventi negativi".

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Ugo Pennati shared ♥DogsAreLove♥'s photo.

Pubblicato su da Ugo Pennati

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Prodotti del territorio per incentivare il turismo nell'Alto Lago Maggiore

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I prodotti del territorio "a chilometro zero" possono aiutare a incentivare il turismo nell'Alto Lago Maggiore: ne è convinta la Coldiretti, che l'altro ieri ha incontrato a Cannobio diversi amministratori della zona per condividere una road-map che porterà, nei prossimi mesi, alla creazione di un nuovo Agrimercato a Cannobio.

"Cominceremo con i mesi estivi, poi si vedrà" dice il direttore di Coldiretti Novara-Vco Gian Carlo Ramella, nel sottolineare "la strategicità della location cannobina, già oggi meta di un turismo importante e attento, che richiama visitatori sia dall'Italia che dalla vicina Svizzera e dal centro Europa, in particolare dalla Germania".

Un turismo attento al territorio e che volentieri affianca alla propria vacanza la ricerca di prodotti tipici e di itinerari fra natura, agricoltura ed enogastronomia.

La riunione di lunedì 18 ha riunito a Cannobio ha riunito diversi amministratori della zona (c'erano, oltre al sindaco di Cannobio Giandomenico Albertella, il primo cittadino di Cavaglio Spoccia, Dante Marchesini, e l'assessore di Gurro Ermanno Mazza.

Presente all'incontro anche il presidente della locale sezione Coldiretti, Piera Perli, e il segretario di zona della Coldiretti di Verbania Giuseppe Minocci.

"Le imprese agricole svolgono un ruolo importante nella zona dell'alto lago - dice la presidente Perli - grazie al florovivaismo e alle attività di alpeggio, soprattutto in Valle Cannobina e Valgrande: gran parte del territorio è wilderness, area di grande interesse naturalistico ed ambientale dove l'attività agrosilvopastorale è di preminente importanza".

Prodotti che vanno valorizzati, dunque, attraverso il nuovo Agrimercato che sarà parte integrante del progetto nazionale di Coldiretti volto a creare una filiera agroalimentare tutta italiana a garanzia della salubrità del prodotto, della sua origine nazionale e della trasparenza dei prezzi.

L'obiettivo principale rimane il rilancio della relazione tra produttore e consumatore, creando interesse per la scoperta delle peculiarità, spesso sconosciute o poco note, del "territorio locale". Al consumatore viene in tal senso certificata l'assoluta qualità di ciò che acquista, con il produttore che si espone in prima persona a confermare provenienza, tracciabilità e salubrità dei prodotti, anche sulla base del preciso regolamento/disciplinare stabilito dai "Mercati di Campagna Amica".

Nella riunione di venerdì si è discusso anche della possibile estensione dei servizi unificati, ipotesi che è ritenuta interessante dalla Coldiretti: "Gli imprenditori agricoli - conclude Ramella - ritengono percorribile "l'idea di estendere i servizi unificati di Cannobio e della Val Cannobina a tutti i Comuni dell'alto Lago Maggiore, creando sinergie e lavorando per la crescita del territorio".

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PETITION: Petition to make animal abuse a more serious offense!

Pubblicato su da Ugo Pennati

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PELLICCE AL NONILFENOLO NEI CAPI PER L'INFANZIA, LAV: INTERVENGA IL MINISTERO

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Sostanze chimiche, potenzialmente molto pericolose, in alcuni capi d'abbigliamento per bambini di età dai 18 mesi ai 12 anni con inserti in vera pelliccia: una recente indagine di laboratorio, commissionata dalla LAV su 6 capi d'abbigliamento di 5 note marche, in vendita in Italia (a Milano, Monza, Roma e via web), svela la presenza, nei capi analizzati, di alcune sostanze chimiche con valori superiori ai requisiti obbligatori presenti nella legislazione europea (REACH) relativa alle sostanze chimiche pericolose in articoli in pelle e pelliccia e nei più diffusi standard industriali privati.

I test eco-tossicologici sono stati condotti dal laboratorio di analisi Buzzi di Prato, specializzato e tra i più accreditati nel settore del tessile, su 6 capi d'abbigliamento per bambini con inserti in vera pelliccia, delle seguenti aziende leader in materia di abbigliamento per l'infanzia: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci, Brums

Sapendo che la lavorazione delle pellicce comporta trattamenti con l'impiego di numerose sostanze chimiche potenzialmente pericolose per la salute, la LAV ha voluto indagare l'eventuale presenza di residui tossici di tali sostanze.

I rapporti di prova sono allarmanti: uno degli articoli (marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risulta contaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard REACH (Reg. 2006/1907/CE); alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamente superiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramate allerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.

I pochi grammi degli "inserti in pelliccia" utilizzati a decorazione di tali articoli, contengono anche altre sostanze (e in quantitativi preoccupanti), classificate come tossiche o possibili cancerogeni come il PCP Pentaclorofenolo, ma anche TeBT Tetrabutil Stagno, TeCP Tetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), nonché tracce di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene).

Considerati i preoccupanti risultati di laboratorio di seguito indicati, la LAV chiede alle aziende coinvolte e al Ministero della Salute, di:

• ritirare dal mercato a scopo precauzionale i prodotti segnalati e promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita;

• diramare un'allerta RAPEX (Rapid Exchange of Information System of the EU), per avvertire gli altri Paesi Membri della presenza sul mercato UE di capi d'abbigliamento contaminati;

• vietare l'uso di pelliccia animale.

Il Laboratorio di Analisi Chimiche Buzzi ha ricevuto i campioni di pelliccia animale senza conoscere il modello del capo di provenienza o la marca. Tutte le analisi sono quindi state condotte con assoluta professionalità e trasparenza.

Le analisi di laboratorio hanno rivelato la presenza di:

FORMALDEIDE in misura superiore ai limiti massimi di sicurezza (16mg/kg Oeko-Tex®/bambino e 30mg/kg Direttiva "Giocattoli" 2009/48/CE) nel campione delle seguenti marche: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design (giacca), Brums.

PENTACLOROFENOLO in misura superiore al limite massimo di sicurezza (0,05 mg/kg Oeko-Tex®/bambino) in tutti i 6 campioni analizzati;

NONILFENOLO ETOSSILATO in misura molto superiore al limite massimo europeo nel campione di marca Brums: l'articolo, dunque, non è commercializzabile sul mercato italiano. E appena al disotto del valore limite il campione di marca Gucci;

ALLUMINIO in misura superiore al limite massimo di sicurezza (50 mg/kg SG leather®/bambino) in tutti i 6 campioni analizzati;

CROMO in valore superiore al limite massimo di sicurezza (50 mg/kg SG leather®/bambino) nel campione delle marche: Miss Blumarine, Gucci, Brums.

Secondo quanto emerge dai risultati di laboratorio, dunque, uno dei prodotti (Brums) non è commercializzabile in Italia per via dei livelli di Nonilfenolo etossilato né potrebbe esserlo in paesi come la Cina e la Corea a causa dei livelli di Formaldeide.

La commercializzazione sul territorio italiano di alcuni dei campioni analizzati potrebbe essere inibita, per il mancato rispetto del "Codice del Consumo" (Decreto Legislativo 206/05 – art. 103: definizione di prodotto sicuro), legato alla presenza di residui di sostanze potenzialmente pericolose.

La maggior parte dei campioni esaminati inoltre non possiede i requisiti per i marchi volontari esaminati (SG Leather® - OEKO-TEX Standard 100®).

"Le aziende moda devono assumersi la responsabilità di non immettere sul mercato prodotti contaminati potenzialmente pericolosi ed eticamente riprovevoli come le pellicce animali - afferma Simone Pavesi, responsabile LAV Campagna Pellicce - I consumatori invece, possono limitare l'esposizione a sostanze chimiche potenzialmente pericolose per se stessi e per i propri figli, astenendosi dall'indossare e dall'acquistare prodotti contenenti anche piccole parti in pelliccia animale. La lavorazione delle pelli prevede il maggiore impiego di sostanze chimiche classificate come potenzialmente tossiche e cancerogene. L'uso di formaldeide, alchilfenoli etossilati, metalli pesanti ecc. comporta immissioni di inquinanti atmosferici, dispersione di sostanze che causano eutrofizzazione delle acque, enorme dispendio energetico oltre ad altre implicazioni negative per l'ambiente".

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GREEN HILL, MARSHALL IN RITIRATA BRAMBILLA: LOGICO EPILOGO

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"SCAPPANO PERCHÉ IN ITALIA NON POSSONO PIÙ OPERARE"

"E' il logico epilogo di questa storia. Il ricorso della Marshall, più che un atto giudiziario, era un debole tentativo di rivalsa contro l'opinione pubblica italiana e contro i militanti animalisti, che l'hanno praticamente "cacciata" dal nostro Paese". Così l'On. Michela Vittoria Brambilla commenta il ritiro, da parte della società proprietaria dell'allevamento Green Hill, del ricorso in Cassazione contro il mantenimento del sequestro probatorio sui circa 2.600 beagle liberati ed affidati, tramite le associazioni animaliste, alle famiglie che ne avevano fatto richiesta.

"Scappano dall'aula della Cassazione – continua l'ex ministro del Turismo – perché sanno che la loro attività in Italia ormai è finita e che insistere è inutile. Per questo, al di là delle argomentazioni giuridiche, personalmente non ho mai dubitato del fatto che i cani sarebbero rimasti alle famiglie affidatarie. La vicenda Green Hill, culminata con il sequestro e la liberazione dei cani nel luglio scorso, ha già guadagnato un posto stabile nella storia come esempio di grande battaglia popolare ed evento-simbolo di una profonda rivoluzione nel rapporto tra uomini e animali. Proprio al fatto storico della più vasta liberazione legale di animali destinati ai laboratori è dedicato il cortometraggio di Piercarlo Paderno "Green Hill, una storia di libertà" che la Federazione Italiana Associazione diritti animali e ambiente ha prodotto e presentato domenica scorsa in anteprima, a Milano. Ricorsi e controricorsi, dunque, non possono cancellare quello che è accaduto in Italia, dove la magistratura, per la prima volta, ha interpretato il reato di maltrattamento in chiave realmente moderna, cioè dal punto di vista degli animali e delle loro esigenze etologiche contro gli enormi interessi di una grande multinazionale indifferente a tutto salvo che alle ragioni del proprio guadagno. Non solo i cani sono e resteranno fuori dal lager, ma con questa attività la Marshall qui ha chiuso".

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GREEN HILL, L'AZIENDA RINUNCIA AL RICORSO: I BEAGLE FUORI PERICOLO

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I CANI PER ORA RESTERANNO ALLE FAMIGLIE AFFIDATARIE

La Marshall, proprietaria dell'allevamento di beagle Green Hill a Montichiari (Brescia) ha ritirato il ricorso in Cassazione contro il mantenimento del sequestro probatorio sui 2.600 cani, attualmente affidati alle famiglie. Il Riesame il 3 agosto scorso aveva dissequestrato l'azienda ma mantenuto il vincolo sugli animali. Un provvedimento in origine impugnato dalla multinazionale. Il 21 febbraio, dunque, l'udienza prevista in Cassazione sarà solo un passaggio formale. Per il momento gli affidatari possono stare tranquilli.

"Siamo felici", commenta una nota della Lav. "Questa nuova tappa della vicenda giudiziaria - prosegue il comunicato - conferma la validità del sequestro probatorio dei beagle di Green Hill disposto dalla Procura della Repubblica di Brescia. Ora si faccia il processo per punire i responsabili e chiudere definitivamente l'allevamento della morte. Questa ritirata fa supporre che ad una nuova valutazione del caso, la ditta abbia finalmente capito che non aveva alcuna possibilità di vincere e fa ben sperare per il buon esito della vicenda giudiziaria".

Secondo l'Enpa, "la rinuncia della Marshall è un'altra grande vittoria per il movimento animalista ma soprattutto per i cani, che, lo ricordiamo, grazie al sequestro e al successivo affidamento temporaneo hanno finalmente conosciuto una vita degna di questo nome. Il nostro auspicio - prosegue la nota dell'ente - è che le successive tappe del procedimento giudiziario facciano chiarezza una volta per tutte su quanto accaduto all'interno dell'allevamento e che, una volta individuate le responsabilità, gli autori degli illeciti siano puniti a termini di legge e Green Hill venga chiuso una volta per tutte. Auspichiamo altresì che il prossimo Parlamento si faccia interprete della volontà della stragrande maggioranza degli italiani vietando definitivamente la presenza, nel nostro Paese, di allevamenti di animali e di stabulari destinati alla sperimentazione". Il testo, infine, avanza un'ipotesi sulle reali intenzioni della multiunazionale.

"Presumibilmente – conclude l'Enpa -, la rinuncia al ricorso e quindi a ottenere la restituzione dei cani, come se si trattasse di oggetti, vuole far cadere l'attenzione anche mediatica sul caso. Invece, le nostre manifestazioni di protesta non finiranno fino a quando non otterremo giustizia anche per tutti gli animali destinati alla morte per un metodo mai validato scientificamente".

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Tre sorelline stuprate e uccise, popolazione in rivolta

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NEW DELHI - La violenza sessuale non trova limiti in India dove tre sorelline di undici, nove e sei anni sono state sequestrate, violentate, uccise e gettate in un pozzo in un villaggio rurale dello Stato centrale di Maharashtra, provocando la rivolta della popolazione locale che ha chiesto la pena di morte per i colpevoli.

Dal mortale stupro due mesi fa di una ragazza di 23 anni a New Delhi da parte di un branco, i media hanno cominciato a dare un'attenzione sempre maggiore ai molti episodi di questo tipo che avvengono in ogni angolo del Paese, scoperchiando un vaso di Pandora da troppo tempo tenuto gelosamente chiuso. Così tv, radio e giornali hanno cominciato a registrare quotidianamente un'agghiacciante contabilità di atti di violenza sulle donne che ha portato alla scoperta di una vera e propria patologia sociale difficile da curare nel breve periodo.

È anche per questa nuova presa di coscienza che la vicenda delle tre sorelline del villaggio di Murmadi, nel distretto di Bhandara, è potuta venire alla luce. Ed ha prodotto una rivolta popolare, il siluramento di Prakash Munde, capo della polizia locale, e l'intervento del 'chief minister' (governatore) del Maharashtra, Prithviraj Chavan e del suo ministro dell'Interno.

Le bambine, hanno riferito i media, sono scomparse all'improvviso dalla loro scuola giovedì scorso, spingendo i famigliari a denunciare il fatto alla polizia che ha cominciato le ricerche nella zona ed ha trovato, due giorni dopo, i loro cadaverini in fondo ad un pozzo non lontano dalla casa dove abitavano. Sui particolari del rinvenimento, le notizie sono confuse. Ma secondo la fonte più attendibile, sono state tre ciabattine ed alcune bottiglie di alcool vuote vicino al pozzo a lasciar intuire agli agenti la terribile fine delle bambine.

L'autopsia ha confermato l'esistenza di "atti sessuali contro natura" prima dell'assassinio. Sotto la pressione della popolazione che ha bloccato anche la statale n.6 che passa vicino al villaggio, la polizia ha intrapreso una autentica 'caccia all'uomo' per catturare gli assassini interrogando oltre 100 persone di cui due sono state fermate.

Un investigatore ha rivelato che la pista seguita finora porterebbe ad una rivalità fra famiglie di cui le piccole innocenti avrebbero fatto le spese. Da parte sua il quotidiano The Indian Express ha ricordato che le bimbe erano orfane del padre, morto tempo fa, e rimanevano spesso sole mentre la madre lavorava in una modesta fabbrica di biscotti della zona.

Vista l'attenzione riservata dai media alla vicenda, e la rabbia popolare esistente, il 'chief minister' Chavan ha deciso di gestirla personalmente. In un comunicato ha definito l'incidente "deplorevole e doloroso" e rivolto un appello alla gente a mantenere la calma e a cooperare con le forze dell'ordine". Per la madre delle bambine, ha disposto la concessione della somma di un milione di rupie (13'800 euro).

Da parte sua il ministro dell'Interno del Maharashtra, Praful Patel, ha visitato la famiglia delle vittime ed ha sostenuto che di fronte a simili comportamenti per i colpevoli, come chiede la gente, "la pena di morte è l'unica soluzione".

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