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Foggia: aggressione a bordo dell'autobus 34 „Panico all’Intermodale: 32enne Senegalese si lega e non vuole scendere dall'autobus, agente ferito nella colluttazione“

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Cosa aspettano le forze dell'ordine ad adottare i Taser come negli Stati Uniti?

Una buona scarica (ma anche più di una) può essere un ottimo incentivo per fare scendere il manigoldo invasore

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Attacco a FN, la destra unita: "Pestaggio frutto dell'odio di sinistra"

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"Vicini a Massimo! Forza Nuova ti si stringe intorno": sono le prime parole del Segretario Nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore dopo il violento pestaggio subito dal segretario provinciale di Forza Nuova, Massimo Ursino.

Tutti uniti

Non solo, dal suo profilo personale e da quello di Forza Nuova, Fiore aggiunge: "Chi arma la mano di questa feccia sono i vari Parenzo, i vari Boldrini e compagnia: piccoli uomini che trovano in branco il coraggio che altrimenti, da soli, non troverebbero mai. Vicini a Massimo! Forza Nuova ti si stringe intorno". E ancora: "Dopo una campagna d'odio seminata dal Gruppo Espresso e seguita da tutta la sinistra inclusa Liberi e Uguali, si scatena l'odio comunista contro Forza Nuova: a Palermo un dirigente Forzanovista è stato colpito sul posto di lavoro, per poi essere legato e vigliaccamente massacrato di botte in dieci contro uno".

A Ursino e a Forza Nuova si unisce anche il partito della tartaruga. A tendere la mano è Simone Di Stefano, segretario nazionale e candidato premier di CasaPound Italia. "L'inaccettabile aggressione a Massimiliano Ursino, a cui va la solidarietà mia e di Cpi, è solo uno dei frutti di una campagna di odio portata avanti negli ultimi mesi dalla stampa e dai partiti di sinistra". "In Italia - prosegue il leader di CasaPound - c'è qualcuno che, per nascondere la macelleria sociale di cui si è reso responsabile negli ultimi anni, sta provando a riscoprirsi di sinistra additando i fascisti, o presunti tali, come obiettivi legittimi di qualunque violenza.

"Non stupisce che poi ci sia chi, prendendo certe parole alla lettera, senta di poter agire nella più totale impunità. Mi auguro che la ricerca dei 'mandanti morali', molto in voga dopo i fatti di Macerata, venga operata anche in questo caso, e con gli stessi metri di giudizio. Un eventuale ritorno alla violenza degli anni di piombo avrebbe precisi responsabili, da individuare negli esponenti di alcuni partiti e nella linea di alcuni gruppi editoriali ben precisi".

Fiore dal canto suo lancia il riscatto: "Invito tutti i militanti di Forza Nuova e tutti gli alleati di Italia agli italiani alla mobilitazione piena per evitare che la violenza comunista unita ai poteri forti soffochi la nostra voce". Sulla stessa linea CasaPound: "Dichiariamo sin d'ora di volerci sottrarre a questa spirale insensata e, pur rivendicando il diritto alla difesa dei nostri spazi, continueremo a fare politica e a parlare di ciò che agli altri, nessuno escluso, sembra non interessare: le nostre proposte per far tornare grande l'Italia”.

"Siamo e rimarremo, e governeremo da democratici. Chiunque usa la violenza è un criminale e un delinquente e come tale va trattato": lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, in una conferenza stampa oggi al Senato a Roma, in riferimento agli ultimi episodi di Palermo e Perugia, in cui un esponente di Potere al popolo è stato aggredito mentre affiggeva manifesti. Anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia è intervenuta sull'aggressione di Palermo: "Episodio gravissimo di violenza politica a Palermo contro un esponente di Forza Nuova. Qualcuno soffia irresponsabilmente sul fuoco in attesa che ci scappi il morto, magari per riesumare leggi speciali per ridurre gli spazi di agibilità politica. Ferma condanna da parte di Fratelli d’Italia a ogni forma di violenza, senza distinguo di sorta. Mi auguro che nessuno voglia giustificare atti criminali commessi contro gli avversari politici. Ora mi aspetto che lo Stato faccia sentire la sua autorità, senza complici tentennamenti".

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San Giuliano Milanese, mazzette all’ex sindaco per il centro commerciale (sotto sequestro)

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"Bufera giudiziaria su Marco Toni, sindaco ex Pci e Ds di San Giuliano Milanese"
Sempre onesti quelli di sinistra

Oltre 67 mila euro lordi l’anno, 6.500 euro di liquidazione. Quasi 200 mila euro di «illeciti compensi» all’ex sindaco Marco Toni come direttore del Centro commerciale San Giuliano tra il 2012 e il 2015 da parte della Milpar srl, proprietaria del polo commerciale sulla via Emilia posto sotto sequestro dalla Finanza e dalla Procura di Lodi. E l’accusa, pesantissima, di corruzione, scrive il gip di Lodi Isabella Ciriaco nell’ordinanza in cui ha disposto il sequestro preventivo beni mobili e immobili per oltre 17 milioni di euro (l’attività del polo commerciale comunque proseguirà), «per un ruolo che è stato unicamente il prezzo pattuito per ricompensare l’operato dell’amministratore per quanto compiuto a favore dei privati proprietari del centro commerciale». Bufera giudiziaria su Marco Toni, sindaco ex Pci e Ds di San Giuliano Milanese dal 2000 al 2009, e sul suo allora vicesindaco Cristian Stefanoni e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Roberto Corradi, accusati di corruzione per la realizzazione del Centro commerciale San Giuliano: un polo da 80 negozi, cinema multisala e 1.200 addetti aperto nel 2012 sulle ceneri del Blue Residence attraverso «una consolidata struttura corruttiva» in cui gli amministratori avrebbero facilitato alla società realizzatrice (prima Synergy One poi Milpar) tutte le autorizzazioni senza mai incassare le garanzie fideiussorie stabilite (6,4 milioni di euro) nella convenzione sottoscritta con il Comune il 25 maggio 2009.

Diverse opere di urbanizzazione concordate, tra cui una stazione ferroviaria sulla linea S1, nemmeno sono state realizzate. Un incarico da 200 mila euro all’ex sindaco Toni, vasche idromassaggio e sistemi di videosorveglianza per la villa dell’ex capo dell’ufficio tecnico (aiutato anche da Nigro e Mauri a vendere un appartamento da 210 mila euro), consulenze d’oro a Stefanoni: l’accusa di corruzione pesa anche sui vertici della Milpar srl, gli imprenditori Maria Nigro e Luca Mauri (progettista del Centro ed ex convivente della Nigro) e Saverio Di Gioia. I tre avrebbero «pagato» i favori di Marco Toni con l’incarico da direttore del polo commerciale, ruolo che secondo il gip l’ex sindaco mai ha svolto, tanto da costringere la società a licenziarlo a fine 2015 («non riesco più a giustificare il tuo costo... le pressioni di soci e banche sono molteplici», scrive la Nigro a Toni il 31 agosto 2015). Uno stipendio, quello per l’ex sindaco di San Giuliano, definito ingiustificato, come confermato dalla stessa Nigro all’impiegata che si occupava del personale: «In ufficio lui fa poco e niente... lo avevamo assunto anche in considerazione che aveva lasciato un posto di lavoro per venire qui e ha tre figli piccoli da mantenere»).

L’indagine («estremamente complessa», sottolineano il procuratore capo Domenico Chiaro e il comandante provinciale delle fiamme gialle Vincenzo Andreone) è partita un anno e mezzo fa dopo una denuncia querela presentata il 28 gennaio 2014 dall’allora sindaco Pd Alessandro Lorenzano, il quale aveva poi costretto Milpar a corrispondere le fideiussioni mai incassate da Toni. Per gli imprenditori anche l’accusa di frode fiscale attraverso cessioni simulate e un sistema di false fatture per oltre 140 milioni di euro grazie al quale la società aveva ricevuto nel 2015 un bonifico dall’Agenzia delle entrate da 7 milioni di euro. Sequestrata anche una cassetta di sicurezza alla Nigro: al suo interno gioielli con diamanti, orologi Cartier, Rolex e Iwc. E un lingotto d’oro da mezzo chilo.

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La Boldrini ordina, i centri sociali eseguono

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La Boldrini strepita contro il fascismo, subito si affrettano in suo soccorso veri e propri simboli dell’antifascismo in assenza di fascismo, come il sodale Grasso e il sindaco di Milano Sala. Ma soprattutto, continuano gli incidenti di chi trova che gli appelli ai “valori” dell’antifascismo vadano immediatamente tradotti in violenza politica. Come a Napoli, dove la certezza di una impunità ha consentito a tristi e insipidi figuri dei soliti centri sociali di inscenare la gazzarra del caso.

Ma andiamo per ordine, perché il nuovo sermone del presidente della Camera si era levato nei confronti di quello che è un suo chiodo fisso: i social network, sui quali del resto è – chissà perché – costantemente derisa. "Credo che Facebook stia perdendo il controllo del meccanismo che nasce per mettere insieme le persone, per condividere, ma sta diventando qualcosa di diverso. Lo stesso Zuckerberg ha detto che forse questa cosa sta andando oltre le aspettative, ha anche ammesso un'influenza nelle elezioni Usa, ci sono inchieste in corso al Congresso americano, si parla di interferenze pesanti di altri Stati. In Italia si sta evincendo anche adesso che ci sono soggetti terzi che stanno cercando di influenzare, attraverso la produzione di centinaia di tweet, l'opinione pubblica", aveva detto a Sky TG24 la Boldrini, parlando dei gruppi che inneggiano al fascismo . "Io - prosegue - scrissi a Zuckerberg dicendo che per noi l'apologia di fascismo è reato e che certe pagine dovevano essere chiuse. La risposta è stata molto deludente: mi dissero che hanno policy internazionali e che non sempre sono tenuti ad applicare le legislazioni nazionali".

Peccato che la censura mieta già centinaia di vittime al giorno, tra oscuramenti e visite della polizia postale. Ma come detto ci pensano gli “antagonisti” (a cosa non si sa, visto che rispondono “presente” ad ogni appello delle maggiori cariche del Paese). Dopo le devastazioni dell’altra sera a Napoli per impedire una riunione elettorale di Casapound, costoro, rafforzati del resto dalle parole di formazioni politiche come Potere al popolo o dal Masaniello dei poveri, Luigi De Magistris, si lamentano pure. “Oltre 400 persone si sono ritrovate per contestare la convention di Casapound, uno dei gruppi neonazisti che ha sostenuto le “ragioni” del killer di Macerata Luca Traini. È una vergogna che a pochi giorni dalla tentata strage di Macerata si consenta ai fascisti di tenere comizi nelle città per incitare all’odio etnico. Il corteo ha rivendicato il proprio diritto a manifestare, attraversando pacificamente il Vasto per fare comunicazione antirazzista, e quando si è trovato più volte bloccato e circondato da tutti i lati ha evitato lo scontro frontale col costoso apparato militare predisposto per permettere il comizio dei fascisti, lo ha aggirato cambiando continuamente strada ed è arrivato all’ingresso di via Galileo Ferraris. Raggiunto l’obiettivo di manifestare fino alle reti contro la chiusura di un pezzo di città, avevamo chiesto di aprire lo schieramento e farci defluire continuando la manifestazione su corso Lucci”, scrivono su Facebook, senza che la Boldrini trovi ragione di censurarli, quelli di Insurgencia. “Alcune decine di manifestanti che si erano rifugiati nel parcheggio, tra cui diversi studenti minorenni, sono stati fermati”. In tutto i denunciati saranno ventitré.

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Sergio Marchionne, anno orribile. Il dossier horror sullo stipendio: quanti soldi ha perso finora

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L’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, ha guadagnato nel 2017 un compenso totale in contanti di 9,6 milioni di euro. Di questi la parte fissa ammonta a 3,54 milioni, il bonus annuale a 6,1 milioni. Le cifre sono contenute nell’Annual Report depositato negli Usa presso la Sec. Marchionne ha inoltre percepito nell’ambito del piano di incentivazione un totale di 2,795 milioni di vested shares relative al periodo 2014-2016. si tratta di titoli Fca che il manager non ha monetizzato, vendendone circa 1 milione solo per compensare il pagamento delle tasse relative. Il valore totale del pacchetto era di 28,9 milioni di euro, al prezzo del 13 marzo usato come riferimento pari a 10,37 euro. Sulle azioni non vendute Marchionne può già vantare una notevole plusvalenza, considerando la quotazione di Borsa attuale poco sotto i 18 euro. Sempre in base all’Annual Report, Marchionne detiene a oggi un totale di 16,4 milioni di azioni Fca percepite nel corso degli anni.

Nello specifico il salario del topmanager italo-canadese è sceso dai 3,61 milioni del 2016 ai 3,54 milioni dell'anno scorso, mentre la componente variabile, per lo più rappresentata da bonus legati agli obiettivi aziendali raggiunti nel 2016, è stata pari a 6,13 milioni. Comprendendo anche ulteriori benefit, come trasporti e assicurazioni, il pacchetto retributivo di Marchionne è pari a 10,9 milioni di euro (erano 10,6 milioni nel 2016), di cui 4,63 milioni in pagamento quest'anno per i risultati ottenuti nel 2017. L'amministratore delegato risulta ovviamente il membro del consiglio di amministrazione con i maggiori emolumenti. Il presidente John Elkann non ha ricevuto alcun incentivo annuale, ma solo un salario fisso di 1,77 milioni, di poco inferiore agli 1,8 milioni del 2016, e benefit per un valore in calo da 635 mila a 405 mila euro. Pertanto i compensi totali del numero uno della famiglia Agnelli sono scesi da 2,44 milioni a 2,17 milioni.

 

POVERO PIRLA CE LA FARAI A VIVERE CON COSI POCO?

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FAI IL TUO DOVERE, SEI GENTILE E NONOSTANTE TUTTO TI BECCHI UNA TESTATA!!!

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L'auto di Agnese Renzi tra ztl e parcheggi gratuiti (galleria foto)

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«57 giorni di sospensione, rischia il posto per un parcheggio sbagliato»

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L'arma più forte che ha la gente è boicottare per solidarietà con la dipendente questo cesso di punto vendita....Ma come al solito tutto questo non avverrà. Tutti pecoroni davanti alla GDO

 

Starebbe rischiando il posto di lavoro per aver parcheggiato fuori dall’area riservata ai dipendenti. Nuove sanzioni per una novarese, lavoratrice del market di via Perazzi, gestito da Valmarket Gdo a insegna Carrefour, dove lo scorso 3 febbraio si era tenuto un picchetto solidale. “Oggi Mary – denuncia la Filcams Cgil – ha ricevuto altri 11 giorni di sospensione tramite raccomandata da parte di Valmarket sempre per la stessa motivazione, il parcheggio. I giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione sono dunque diventati 57”. La lavoratrice in questione si trova in sospensione cautelare dallo scorso 30 gennaio. “Le stanno anche già trattenendo lo stipendio, nonostante questo dovrebbe avvenire solo nel caso in cui la sospensione cautelare sfoci in licenziamento. Stiamo parlando di 2.280 euro, ma nel frattempo questa donna, madre di due figli, come fa a mantenersi?”, aggiunge la segretaria provinciale del sindacato, Stella Cepile, che nei giorni scorsi aveva portato alla luce anche il licenziamento in tronco di una farmacista di Pharma Novara, che non aveva dato la disponibilità a coprire un solo turno domenicale.

La dipendente del market lavora a part-time nel punto vendita da ormai 16 anni ed è anche rappresentante sindacale interna. Secondo la Filcams “l’unica ragione di questa vera e propria persecuzione è l’aver svolto la sua attività sindacale insieme alla Filcams e di aver ottenuto un risarcimento per tutti i lavoratori della Valmarket G.D.O. sugli arretrati per migliaia di euro”.

Il sindacato conclude lanciando “un appello di solidarietà e di partecipazione a tutte le persone, le rsa/rsu, associazioni e forze politiche per questo vergognoso attacco alla dignità della persona e al lavoro” e sottolinea che “tutto quanto dichiarato sulla vicenda è ampiamente documentabile”.

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Niente profughi, siamo giapponesi: Tokio accetta solo 1 domanda su 100

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Tokyo, 19 feb – Perchè il Giappone, nonostante la proverbiale ricchezza, non è terra di destinazione per profughi? Perché le autorità del Sol Levante, dove probabilmente la propaganda sul modello Boldrini o Bonino non è (per fortuna loro) ancora arrivata, sono estremamente ligie nel vaglio delle domande. Tanto che ne viene accettata, in media, solo una ogni cento.

immigrazione profughi giapponeI motivi non sono solo “geografici”. Certo, il Giappone è lontano dalle grandi direttrici dell’immigrazione di massa. Ma ciò non ha impedito a ben 10000 richiedenti asilo di presentare (i dati diffusi in questi giorni fanno riferimento al 2016, anno nel quale le richieste sono aumentate del 44%) domanda per ottenere lo status da profughi. Se in Italia chi effettivamente ottiene l’agognato pezzo di carta è un’esigua minoranza, in Giappone i numeri sono ancora più bassi. Di quei 10mila, infatti, solo a 28 di essi il governo ha concesso l’asilo. Uno in più rispetto all’anno precedente. A questi se ne aggiungono altri 97 cui è stato consentito di rimanere in Giappone per motivi umanitari. Comunque la si veda, la cifra quella è: poco più dell’1% dei richiedenti viene effettivamente accettato come profugo. Per gli altri tanti saluti.

 

Il motivo? Le autorità nipponiche sono molto severe nel vagliare le domande dei (sedicenti) profughi, scoraggiando di fatto chi vorrebbe farsi passare per tale senza averne i requisiti. Una prassi assolutamente normale (laddove la normalità, sul tema, è spesso l’eccezione) e scrupolosa, ma non per questo non in linea con le convenzioni internazionali. E che sta dando i suoi frutti.

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Rapina con l'ascia, malvivente incastrato da telecamere e testimoni

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Marudo, 19 febbraio 2018 - A uno dei tre arrestati per la rapina dell’Audi nelle campagne di Bescapé è stata notificata l’accusa per una seconda rapina. Si tratta di un marocchino che già si trova in carcere a Pavia, insieme a un tunisino e a un italiano, per la rapina a mano armata di una vettura, poi ritrovata dopo un inseguimento dei carabinieri di Lodi Vecchio, avvenuta il 21 gennaio ai danni di una coppietta. Nella vettura era stata ritrovata un’ascia nascosta sotto il sedile anteriore, che è risultata essere l’arma utilizzata nella seconda rapina.

I tre uomini sono stati incastrati da telecamere, testimonianze, riconoscimenti. Ora il marocchino, su cui gravano ulteriori indizi, dovrà difendersi anche per il nuovo addebito. Il colpo in questione, avvenuto il giorno successivo a quello dell’Audi, ha riguardato un’altra coppia ferma a bordo di un’auto a Pieve Emanuele n pieno centro abitato. Blitz durante il quale sono stati arraffati telefoni cellulari ed effetti personali.

 
 
 
 

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