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Pasquetta, vince lo shopping tutti in coda al supermercato (che tristezza)

Pubblicato su da Grunf

PADOVA — E’ stato un pesce d’aprile amaro, quello giocato dalle grandi catene ai piccoli commercianti, che non hanno la forza di restare aperti anche nei festivi. Complice il maltempo, i clienti hanno premiato gli esercizi con le serrande alzate ieri e perfino domenica. Come il gruppo tedesco Billa, che ha visto affollati tutti i supermercati al lavoro in Veneto. «Come va? Strapieno, entrambe le giornate—dice una cassiera del punto vendita di via Facciolati, a Padova, il cui parcheggio in effetti era già esaurito alle 13 di ieri — non riusciamo nemmeno a parlare». Nel negozio di via Chiesanuova ha portato la propria solidarietà alle commesse Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Pd, che rivela: «Non hanno avuto libertà di scelta. Se non indossare la divisa mezza giornata a Pasqua o sette ore il lunedì dell’Angelo, magari per servire chi entra solo per comprare la piantina da regalare all’ultimo momento al parente imprevisto. E per una magra maggiorazione del compenso, circa 40 euro a giornata. Le aperture festive non hanno portato nuove assunzioni, in compenso mettono a repentaglio migliaia di posti di lavoro nei piccoli negozi».

«A parole tanti consumatori ci appoggiano— rileva la direttrice del Billa di via IV Novembre, a Treviso—ci dicono: non è possibile, siete aperti a Pasqua? Poi però sono i primi a fare la spesa nei festivi». «E sono tanti — conferma una dipendente del Billa di Sestiere San Polo, a Venezia —tra domenica e lunedì abbiamo avuto un sacco di gente». «Oltre le aspettative, soprattutto nel pomeriggio—aggiunge una collega del punto vendita di Dorsoduro—non solo turisti, anzi soprattutto residenti. Fanno la spesa come fosse un giorno normale». «Abbiamo avuto un buon riscontro, come l’anno scorso», testimonia il direttore del Billa di Cannaregio. In effetti ieri negli ipermercati rimasti aperti e nei centri storici dei capoluoghi accesi dai colossi dello shopping con le porte spalancate, si è registrato il pienone. Favorito pure dalle molte comitive in gita e dalla serie di sconti e promozioni «primaverili» lanciati ad arte dalla grande distribuzione. Capofila Auchan, a Padova presa d’assalto per il «tutto a 1 euro» offerto su alimentari, articoli per la casa, ferramenta, calze, intimo, cartoleria, Dvd, Cd e oggetti per animali (ciotole, plaid, giochi). Risultato: intere famiglie a caccia dell’occasione, cestini e carrelli pieni, mariti e mogli a gridare da una corsia all’altra: «Anna, prendo anche una calcolatrice!»; «Ma ne abbiamo tre»; «Vabbè, per un euro». Oppure: «I plaid per il bambino!»; (occhi al cielo della moglie): «Sono per i cani, non vedi che hanno ciotole e ossi disegnati?»; «Macchisseneimporta, un euro, France ha un anno, mica se ne accorge».

E poi giù a fare incetta di scatole di sfogliatine-imitazione di Matilde Vicenzi: «Ma papà, noi mangiamo i Pan di stelle!». «Sssttt, 50 centesimi a confezione, prendi, prendi. Son più buone le sfogliatine». «Pensavamo di annoiarci con questo freddo—racconta contenta Alessandra, tre figli e due nipotini al seguito— per fortuna il Centro Giotto è aperto, ci stiamo divertendo tutti e facciamo pure la spesa, scontata, per la settimana». Ma una volta a Pasqua e a Natale non si andava a messa, al pranzone col parentado e poi al cinema, a vedere i cartoni? «Macchè, ora i cinema sono tutti fuori città e costano un sacco—fa «no» col ditino una commessa di Oviesse, marchio aperto ovunque come Coin, Rinascente, Promod, Mango, Geox, Mondadori, Accessorize e Pam —. Le abbuffate pochi possono ancora permettersele, perciò meglio una gita in comitiva nei centri commerciali o negli store, scelti anche da molte persone sole. La messa alla mattina e le compere al pomeriggio: si passano la giornata e fanno due chiacchiere». «I clienti dei festivi vengono qui a farsi un giro, magari con tutta la famiglia — dicono da «Obi bricolage», interno al colosso «Grand’Affi», nel Veronese—guardano, si concedono la stupidaggine, qualcuno poi torna a comprare con calma, due giorni dopo, l’articolo ribassato». Stessa musica al «Veneto Outlet Designer» di Noventa di Piave: tanta gente, ma frenata nel tirare fuori il portafoglio. In effetti pochi, rispetto alla massa entrata nei negozi ieri (alla Rinascente bisognava mettersi in coda per le scale mobili), uscivano con borse o sacchettini. I veri affari, oltre ai supermercati, li hanno fatti bar, ristoranti e mostre. A Verona per Goldin c’era un’attesa eterna, a Padova, per Bembo, la coda fin fuori dal Monte di Pietà. Ovvio che trovare i negozi aperti abbia chiuso il cerchio.

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