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Riceviamo e volentieri pubblichiamo...

Pubblicato su da Grunf

da : Michela Vittoria Brambilla

DEVE ESSERE VIETATO ALLEVARE, CATTURARE E UCCIDERE ANIMALI PER PRODURRE PELLI E PELLICCE.

É INTOLLERABILE CHE MILIONI DI CREATURE VIVENTI PERDANO LA VITA, NEI MODI PIU CRUDELI, IN NOME DEL LUCRO, DEL CAPRICCIO E DELLA VANITÀ.

“Gli animali hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti. Il primo diritto degli animali è il diritto alla vita. Infliggere loro sofferenze per crudeltà o, peggio, per divertimento, è un atto di violenza e un segno di arretratezza morale che non fa parte del mondo civile”. É questo il primo punto del Manifesto del nostro movimento, "La Coscienza degli Animali", che si può sottoscrivere sul sito www.lacoscienzadeglianimali.it . In questi mesi, le adesioni sono cresciute vigorosamente da tutt’Italia, come un fiume in piena. Oltre 140 mila persone l’hanno firmato, avanguardia di una larga maggioranza sempre meno silenziosa: milioni di italiani che amano gli animali e sono decisi a denunciare e combattere maltrattamenti ed abusi, perché riconoscono ad altri esseri viventi il diritto alla vita e alla non-sofferenza prima ancora che lo facciano le leggi. In coerenza con i suoi obiettivi, la “Coscienza degli animali” è puntualmente intervenuta su argomenti controversi, come la caccia e l’allevamento intensivo, con “giornate di riflessione” che hanno avuto ampia eco sui media. Il 25 novembre 2011, in occasione della “Giornata mondiale contro le pellicce”, abbiamo stigmatizzato con forza lo sterminio degli animali da pelliccia, barbarie che vorremmo veder cancellata dal volto del nostro Paese. Un video senza censura ( www.youtube.com/watch?v=JHrEwmptAzI ) ha mostrato a quale abisso di crudeltà sia legato questo business alimentato dal desiderio di bellezza e di eleganza. Vero controsenso: bellezza ed eleganza sono incompatibili con la sofferenza degli animali e diventano una vergogna se il sacrificio di creature viventi ne è il presupposto.

La pelliccia come vergogna… Oggi il concetto non fa scalpore (se non tra chi le produce o le vende). Invece nei primi anni Ottanta, quand’ero solo una ragazzina ed organizzavo le mie prime manifestazioni, il “luogo comune” era un altro: la pelliccia era un capo ambito, un segno di status per la media borghesia che finalmente assaporava il benessere. Le donne l’ostentavano con tanta fierezza quanta superficialità. Non si fermavano a riflettere sui cadaveri che stavano indossando. Io non lo sopportavo e – poiché non sono mai stata timida – “puntavo” le signore in centro e le apostrofavo: lei lo sa che si veste di cadaveri? Non si vergogna? Se ne vada a casa! Allora eravamo in pochi a dare scandalo. Oggi le signore impellicciate sanno di rischiare contestazioni, e non solo alla “prima” della Scala. Perfino idoli pop come Lady Gaga e Rihanna sono stati “massacrati” in rete per aver ostentato pellicce o accessori di origine animale. Ci sono voluti più di trent’anni per dichiarare “out” la pelliccia. Nel frattempo, quanti milioni di animali hanno perso la vita?. Michela Vittoria Brambilla" .

Dal quinto capitolo di "Manifesto Animalista", il libro che ho scritto per difendere i diritti degli animali. Tutti i miei proventi saranno impiegati per aiutare i nostri piccoli amici in difficoltà.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo...
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