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Stupro e duplice Omicidio a Castelvetrano Una donna Parla DOPO 23 Anni

Pubblicato su da Grunf

CASTELVETRANO - Quello zio che l'aveva stuprata quando era solo una bambina, imponendole il silenzio, dieci anni dopo le ha ucciso la madre e il suo compagno sotto i suoi occhi. Enza aveva sei o sette anni quando subì la più brutale delle violenze, sedici quando assistette all'omicidio, 38 quando - sotto la spinta di un altro ragazzo, figlio del compagno della madre, assetato di giustizia - si è decisa a parlare svelando per la prima volta quell'inconfessabile segreto ai magistrati della Procura di Marsala e dando le indicazioni decisive per fare giustizia di un duplice delitto rimasto impunito per 23 anni.

È un "cold case" quello risolto dal pm Dino Petralia che ha individuato i presunti assassini di due giovani amanti, Paolo Favara e Caterina Vaiana, massacrati a fucilate nell'agosto del 1990 sotto gli occhi della figlia di lei. La ragazzina quel pomeriggio non vide gli assassini, entrati in azione mentre stava dando da mangiare al cane, ma gli inquirenti sono certi che ad uccidere furono i fratelli di Caterina Vaiana, Michele Claudio, detto Giovanni, e Giuseppe. Dietro c'è una lunga e animalesca storia di violenze e gelosie in un contesto di promiscuità familiare che per trent'anni è riuscito a coprire il responsabile prima dell'orribile violenza sulla bambina e poi gli autori di un duplice delitto che destò grande impressione a Castelvetrano, oggi assediata all'alba dai carabinieri andati ad eseguire l'ordinanza di custodia cautelare.

Enza, poche ore prima del delitto, era stata accompagnata dalla madre dal ginecologo. Appena tre giorni prima aveva confessato in lacrime di essere stata violentata dallo zio quando era piccola e la donna, incredula, aveva minacciato di denunciare il fratello se il medico avesse confermato la perdita della verginità della figlia. Colpa che, invece, la famiglia tentava di attribuire all'odiato Paolo, compagno di Caterina.

Dal ginecologo, la mattina del 24 agosto del 1990, Caterina ebbe la tragica conferma: Enza era stata violentata molti anni prima. Un responso atteso con grande apprensione da tutta la famiglia che Caterina aveva convocato per la sera. Ma a quell'incontro, la ragazza non arrivò mai: due colpi di fucile la centrarono in faccia mentre accanto a lei cadeva il giovane compagno, Paolo.

Tre figlie femmine lei, due figli maschi lui, un amore contrastato dalla famiglia di Caterina che diversi anni prima, quando i due si erano già innamorati, avevano costretto Paolo a sposare la sorella più piccola di Caterina, Francesca, che dopo una scappatella era rimasta incinta. Un aggrovigliato intreccio di rapporti di parentela, figli illegittimi, tradimenti e violenze in un contesto sociale e ambientale che è riuscito, per trent'anni, a mantenere salda la cortina dell'omertà sulla pelle di una donna costretta a convivere con l'onta e con la consapevolezza di conoscere il nome degli assassini, i suoi zii.

È un racconto agghiacciante ma liberatorio quello che, 23 anni dopo, Enza Margiotta, un marito e due figli, ha fatto al pm di Marsala Dino Petralia: "Confesso che da piccolina sono stata violentata da mio zio Peppe. Un giorno, trovandomi da sola a casa, mi prese con forza e, scaraventandomi sul letto, mi penetrò con violenza. Io piangevo ma non capivo cosa mi stesse accadendo. Soltanto dopo, in età più matura, compresi ciò che mi aveva fatto, capendo anche che mio zio mi aveva fatto perdere la verginità. Avevo sei-sette anni e mio zio mi impose di non dire nulla a nessuno. Quando mio madre e Paolo iniziarono la loro relazione, lo zio Peppe mise in giro la voce che io e Paolo avevamo rapporti sessuali, voleva addossare su di lui la responsabilità e così mia madre decise di farmi visitare.

Fu allora, circa due, tre giorni prima del delitto, che decisi di confidare a mia madre la violenza subita. Pensavo che la visita avrebbe svelato la mia verginità perduta e quindi volevo che mia madre lo sapesse prima da me". Poi la terribile confessione: "Ammetto di avere sospettato dello zio Peppe per l'omicidio di mia madre e di Paolo. Se prima d'ora non ho detto le cose che oggi ho riferito è dipeso dal fatto che mi vergogno molto di ciò che è successo e cerco di dimenticare tutto".

Ma a portare il terribile peso di questo segreto, Enza non è stata sola. Sapevano le sue sorelle, sapevano le zie e gli zii. Anche la vecchia nonna Rosa, oggi morta, sapeva che ad uccidere sua figlia Caterina erano stati altri due dei due figli: scrisse il loro nome su una lettera. Che oggi gli inquirenti cercano per mettere il suggello definitivo alla vicenda di Paolo e Caterina.

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