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RAGUSA, PER TRUFFARE LA REGIONE MALTRATTAVANO CAPRE E PECORE

Pubblicato su da Grunf

Maltrattavano gli animali per truffare la Regione. I Carabinieri del Nas di Ragusa, nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Gela (Caltanissetta) in collaborazione con militari dell'Arma territoriale e su disposizione del Gip, hanno arrestato due coniugi (uno in carcere ed uno ai domiciliari) titolari di un allevamento di pecore e capre di Mazzarino, ritenuti responsabili di maltrattamento di animali, violazione di sigilli, falso, truffa aggravata e ricettazione.
Secondo il Nas, gli arrestati, già condannati nel 2010 per gli stessi illeciti, avrebbero violato più volte le norme veterinarie per la prevenzione delle epidemie di brucellosi (malattia infettiva - pericolosa anche per l'uomo - della quale l'allevamento risulta infetto sin dal 2005) avviando alla macellazione, al posto dei capi malati, animali sani ma di valore inferiore non più produttivi, di ignota provenienza o smarriti da altri allevamenti ed avanzando - poi - domanda alla Regione per ottenere indebitamente gli indennizzi per l'abbattimento.
La sostituzione del bestiame comportava gravissimi maltrattamenti. Si realizzava mediante lo scambio delle marche identificative degli animali affetti da brucellosi con quelle di capi sani (pratica che in diverse occasioni ha anche causato il taglio dell'intero padiglione auricolare) e la forzata ingestione di bulloni metallici, per simulare la presenza del microchip di identificazione, che normalmente è collocato nell'apparato gastrico. Nel corso dell'operazione sono state sequestrate 400 tra pecore e capre per un valore di circa 40mila
euro.

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REGNO UNITO, IDEA-CHOC: BOSCHI AL SICURO SE UCCIDIAMO META' DEI CERVI

Pubblicato su da Grunf

Se eliminano tutti gli Inglesi al posto dei cervi i boschi stanno ancora meglio!!!

Grunf

Il Regno Unito dovrebbe abbattere la metà della popolazione di cervi per preservare i boschi e le specie di uccelli. La proposta-choc arriva da una ricerca della University of East Anglia pubblicata sul "Journal of Wildlife Management". Lo studio ha dimostrato che la sovrabbondanza di cervi rappresenta - pensate - una minaccia per il mantenimento degli equilibri sani degli ecosistemi in Gran Bretagna. L'attuale popolazione dei malcapitati animali con le corna si aggira intorno a 1,5 milioni di esemplari e, stando alla ricerca, molti causerebbero danni gravi alle foreste.
Gli studiosi, insomma, chiedono senza mezzi termini che si passi ad una regolamentazione più specifica per dare l'ok all'abbattimento e alla macellazione del cinquanta per cento dei cervi. "Sappiamo che stanno attentando alla salute della vegetazione e della fauna dei nostri boschi, alcuni tra i più antichi del regno", ha spiegato l'autore Paul Dolman. Che continua ad attaccare: "I cervi, inoltre, sono i principali responsabili della riduzione degli uccelli selvatici, in particolare di specie come gli usignoli (Luscinia megarhynchos) e le capinere (Sylvia atricapilla). È un'emergenza che va affrontata necessariamente attraverso la promozione di una strategia di abbattimento che sia quanto più umana possibile".

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Caccia: sparare prima ai cuccioli, poi alle madri. La proposta shock in Trentino :((((

Pubblicato su da Grunf

Sparare prima ai cuccioli, poi alle madri. :((

 

 È questa la nuova regola per i cacciatori inserita al punto 12.10 nel testo della proposta di "prescrizioni tecniche 2013/2014 per l'esercizio della caccia" in Trentino, adottato dal Comitato faunistico provinciale nella seduta del 12 febbraio scorso e ora in attesa di approvazione.

 

La proposta servirebbe, almeno nelle intenzioni, a evitare che i piccoli di cervo o capriolo soffrano a causa della morte delle loro mamme. Ma, come spiega L'Adige, sono in molti a non averla gradita. Persino i cacciatori, ma per motivi che con l'etica hanno ben poco a che fare, si sono opposti alla specificazione che "nella caccia al cervo e al capriolo possano essere prelevate anche le femmine accompagnate dal piccolo ed in questi casi il piccolo è abbattuto per primo", venuta, a quanto pare, proprio dalla "fazione" ambientalista del Comitato.

"Ciò che dice la prescrizione, inserita in forma scritta per la prima volta, è da sempre una buona norma di comportamento da parte dei cacciatori. Uccidere prima la madre e lasciare il cucciolo significa consegnarlo comunque a morte certa. E per la specie è più preziosa una madre, di un cucciolo", ha commentato il presidente dell'associazione cacciatori trentini Gianpaolo Sassudelli , aggiungendo che ciò "porterà ad un mucchio di problemi. Perché darà luogo a numerosi contenziosi. Se verrà abbattuto un cucciolo e verrà risparmiata la madre in periodo di allattamento, successivamente un cacciatore potrà liberamente abbattere quella femmina, perché senza cuccioli. Ma in caso di controlli, avrà abbattuto una femmina in periodo di allattamento, esarà passibile di sanzione". Insomma, a sentire le doppiette lsi tratterebbe di una vera e propria imboscata.

Per il rappresentante del Pan-Eppaa Adriano Pellegrini, invece, si tratta di un chiarimento che andava messo nero su bianco: "da animalista convinto sono stato io a chiedere l'inserimento del comma. E Nigra (Wwf, ndr) ha votato con me. Si tratta di un'indicazione che c'era già riguardo al calendario venatorio di parecchi anni fa e poi è stata tolta. Ma credo sia giusto ci sia, nero su bianco, perché tanto è comunque prassi fare così e poi, da ambientalista convinto, ribadisco, se proprio devo, preferisco veder morire un cucciolo piuttosto che la madre, con un cucciolo lasciato solo e destinato comunque a morire di stenti, senza una sua guida". Una "buona norma di comportamento" davvero crudele, che ci ricorda come l'unica scelta di civiltà sia la cessazione della caccia. Così non sarà più possibile uccidere né la madre né il cucciolo.

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STOP PEDOFILIA

Pubblicato su da Grunf

STOP PEDOFILIA

Il mercato del sesso con bambini. 
Prostituzione minorile, turismo sessuale a danno di minori, pedopornografia e traffico dei bambini a scopi di sfruttamento sessuale sono nuove e vecchie forme di schiavitù, che coinvolgono sia i Paesi in situazione di forte degrado economico e sociale, ma anche Paesi come il nostro, che risulta essere sia Paese di destinazione dei traffici, sia uno dei primi per detenzione di materiale pedopornografico.

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale nei viaggi, si stima siano 80mila gli italiani che ogni anno vanno alla ricerca di sesso con minori all'estero, sfruttando la miseria delle popolazioni locali.

 
 
 
 

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La bimba di 3 anni stuprata dal branco :*(

Pubblicato su da Grunf

Una bambina di appena tre anni è stata ricoverata in un ospedale del Kerala dopo essere stata rapita e violentata da quella che si pensa essere una nuova “gang dello stupro”. La bambina è attualmente in terapia intensiva.

“LE FORMICHE LE BRULICAVANO ADDOSSO” - 

È successo a Tirur, nel sud dell’India: secondo quando riportato da Sky News e dal Mirror la piccola sarebbe stata rapita lunedì sera, mentre dormiva su un marciapiede accanto alla madre. I famigliari, dei mendicanti senza fissa dimora, si sono accorti della scomparsa della bimba soltanto martedì mattina. A ritrovarla un gruppo di studenti: “Aveva la febbre alta – raccontano – e le formiche le brulicavano addosso”. I medici hanno riferito che ci vorranno parecchi mesi prima che la piccola possa guarire dalle ferite riportate.

QUATTRO STUPRI AL GIORNO 

Si tratta dell’ennesimo stupro avvenuto in India: una vera e propria epidemia di violenze su donne e bambine sempre più giovani che sta inducendo il governo indiano a promulgare una serie di legge anti-stupro. Dall’inizio dell’anno e nella sola città di Delhi vengono denunciati quattro casi di stupro. La media del 2012 era di due casi denunciati al giorno. Secondo gli attivisti non si tratterebbe tanto di un incremento del numero delle violenze ma, piuttosto, della volontà da parte delle donne di denunciare le violenze di cui sono vittime, rompendo quello che – da sempre – era considerato un tabù. Ciò non toglie che le donne di Delhi siano terrorizzate dallo spostarsi da sole in città, specialmente di notte: e i taxi per sole donne, guidati da donne sono inondati da chiamate e richieste. “Dopo la gang dello stupro siamo occupate giorno e notte – racconta la tassista Kushi Prajapati – Le donne si sentono poco sicure e chiamano noi per ragioni di sicurezza”.

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TORRE ANNUNZIATA - Via Zampa, protesta dei residenti. Sequestrati dal supermercato

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“Sequestrati nella nostra strada”. Sono queste le prime parole della nota inviata al Comune dai residenti di via Zampa che da mesi oramai stanno protestando contro i titolari del supermercato Sisa. I cittadini della zona lamentano forti disagi alla viabilità dovuti alle diverse operazioni di carico e scarico merci che vengono effettuate nella stradina che collega via Simonetti con il corso cittadino. “Il supermercato è diventato il padrone assoluto di una strada pubblica – denunciano i residenti – lungo l’arteria viene depositato di tutto, sia sui marciapiedi che lungo il manto stradale. Per i pedoni percorrere via Zampa significare effettuare continui slalom tra muletti e gabbie in ferro per il trasporto delle merci. Non è possibile che una persona che deve tornare a casa o deve uscire dall’edificio in cui abita, debba fare lo zig zag tra cartoni, casse di frutta e alimenti vari. Inoltre – continuano i residenti – gli abitanti del parco Cinque pagano regolarmente la tassa comunale per il passo carrabile, ma spesso accade che davanti al cancello troviamo camion in sosta per le operazioni di scarico merci. Questo tipo di operazioni andrebbero effettuate, secondo una ordinanza sindacale, dalle 8:00 alle 10:00 e dalle 16:00 alle 18:00, così come recita anche un cartello stradale, ma invece ad ogni ora del giorno arrivano furgoni per caricare e scaricare merce. Abbiamo fatto diverse segnalazioni alla polizia municipale, ma finora nessuno è intervenuto. Un altro tipo di elemento che mette in serio rischio la sicurezza e la viabilità - continuano i residenti – è il muletto che a volte percorre via Zampa a marcia indietro e controsenso e, inoltre, abbiamo riscontrato che lascia sul manto stradale dell’olio che potrebbe essere causa di incidenti stradali. Il supermercato ha a disposizione un ampio parcheggio per i clienti che si trova sul lato opposto della strada, adiacente ai locali del deposito. Perché i camion e i furgoni non entrano nel parcheggio ed effettuano li dentro le operazioni di scarico e carico merci, lasciando libera la strada a pedoni e automobilisti?
Catello Germano

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CINA, CANI CONDANNATI AL MACELLO E 15 MILIONI DI ANIMALI NEI LABORATORI :(

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L'INFERNO SULLA TERRA!!!!!

INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE: CINESI SOTTO ACCUSA

La Cina, la seconda maggiore economia del mondo, non rispetta il benessere gli animali. Tanto che, in questo Paese, un motore in Asia e a livello mondiale e sede di un sesto della popolazione del pianeta, un numero crescente di attivisti è ancora in attesa di leggi di protezione contro - dicono - le enormi sofferenze di routine ai danni delle bestiole.
In un nuovo rapporto dalla rivista on-line ambientale, chinadialogue, Peter Li, professore di politica negli Stati Uniti ed esperto di politica cinese alla Humane Society International, ha commentato: "So che la legislazione sulla protezione degli animali non nascerà in un prossimo futuro". E lo ha scritto in un articolo intitolato così: "La lunga attesa delle giovani generazioni per il cambiamento delle leggi contro le crudeltà sugli animali".
Una proposta di legge - rivela il blog "Rendezvous" dell'International Herald Tribune - la prima completa sul benessere degli animali, la China Animal Protection Law, è stata preparata nel mese di settembre 2009, secondo la Xinhua, l'agenzia di stampa statale. Ma deve ancora essere approvata, stando ad un lancio sempre della Xinhua alla fine del mese scorso. "In termini di legge non abbiamo visto alcun progresso dal 2009", ha detto Toby Zhang di Animals Asia, portavoce cinese dell'Ong.
Nel frattempo, le sofferenze continuano. Nell'articolo di chinadialogue trova spazio anche l'esperienza di Liao Kan, ricercatore allo Shanghai Institutes for Biological Sciences, il quale ha fatto sapere che circa 15 milioni di animali vengono coinvolti nella ricerca scientifica in Cina ogni anno. "Il trattamento inadeguato degli animali ha suscitato indignazione pubblica in questi ultimi anni, con un conseguente aumento del numero di organizzazioni come la Nsapa, Nanchang small animals protection association", ha scritto Xinhua.
E Zhang insiste: "C'è un sacco di gente che fa pressione e chiede il cambiamento". A detta del portavoce di Animals Asia, sono i comuni cittadini che si impegnano per salvare gli animali. L'ultimo caso? Un cane messo al sicuro a Chongqing all'inizio di questo mese. Gli animali salvati, però, vengono generalmente venduti nei mercati e nei ristoranti.
Una situazione estrema. E' la fotografia scattata proprio da Animals Asia nel rapporto "Amici ... o cibo?" sul commercio dei cani in Cina. "I cagnolini vengono allevati in aziende piccole che ospitano fino a circa 200 animali - accusa Animals Asia -. Quando i quattrozampe sono pronti per la vendita, vengono rinchiusi in gabbie e sono destinati ad affrontare "un lungo viaggio su un camion che dura spesso diversi giorni, durante il quale gli animali non hanno libero accesso al cibo o all'acqua, ma c'è solo una pompa che viene messa in azione ogni tanto e in maniera sbrigativa solo per prevenire la disidratazione e la morte".
E non finisce qui. Perché, all'arrivo al mercato all'ingrosso, "gli autisti dei camion scalano la piramide di gabbie, alte diversi metri, e finiscono per schiacciare le zampe e i volti dei cagnolini prigionieri, terrorizzati in queste gabbiette. Dopodiché viene adoperata una pinza metallica, che blocca i cani e i gatti per il collo. Ma, talvolta, gli addetti sbagliano e colpiscono le bestiole nel palato molle. Allora, i commercianti le lanciano in grandi gabbie per la pesatura e la rivendita o le scaricano dentro i recinti. Una volta scesi a terra - continua Animals Asia - gli animali tremanti urinano, fanno altri bisogni e crollano letteralmente su qualsiasi ciotola d'acqua a disposizione nei recinti per placare una sete di tre giorni, visibilmente sollevati dal fatto che il dolore si è placato e dalla speranza che il loro incubo possa essere finito".
Tuttavia, "il sollievo è di breve durata, finché i clienti si avvicinano, scelgono il malcapitato e lo prendono ancora una volta con una pinza metallica. Gli animali spaventatissimi vengono poi bastonati di fronte agli altri cani terrorizzati con un colpo sul muso con uno strumento simile ad una mazza da baseball. Però, il colpo non è abbastanza forte da rendere i poveri animali inconsci a lungo. A questo punto, continuano a lamentarsi per il dolore, a perdere sangue e a soffrire".
Ma perché tutte queste sofferenze? C'è una ragione culinaria, secondo gli animalisti. "Ci è stato detto che i commercianti vogliono che il cuore dei cani batta velocemente in modo che il sangue sgorghi rapidamente. Credono serva ad esaltare il sapore della carne. In mezzo a tutta questa carneficina, gli altri cani e i gatti sono lì e restano a guardare, consapevoli del fatto che poco dopo toccherà anche a loro essere trascinati fuori per il macello".
Animals Asia scrive: "La crudeltà verso gli animali non è unico nel suo genere in Asia: gli animali di tutto il mondo sono orrendamente maltrattati negli allevamenti intensivi, il commercio di pellicce, caccia sportiva o in sperimentazione animale.
Per fortuna, stanno sempre più crescendo le organizzazioni animaliste. Li, specialista per la Cina della Humane Society International, ha detto: "Rispetto ad altri gruppi di interesse in Cina, gli attivist hanno ricevuto meno attenzione da parte del governo in quanto non rappresentano una minaccia immediata per la stabilità sociale e politica". Tuttavia, come tutte le Ong in Cina, anche le loro attività vengono viste con sospetto e monitorate da Pechino.

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L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)

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L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)
L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)
L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)
L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)L’esercito americano e la cultura dello stupro (Foto gallery)

Ventitré anni, un lavoro sicuro e una sincera passione per l’esercito americano. La storia diRebecca Blumer, sottufficiale delle Marina americana comincia nel 2010 a Fort Gordon,una base militare da 15.000 unità ad Augusta, in Georgia. Una sera di tre anni fa, Rebecca decide di uscire insieme a tre colleghi, tre amici conosciuti alla base. Si risveglierà in una cella della prigione della Contea di Richmond, dopo essere stata fermata dalla polizia mentre guidava in stato confusionale a fari spenti. La ragazza era stata drogata, picchiata e ripetutamente violentata dai suoi tre colleghi dell’esercito. Oltre alle ferite fisiche e morali, la ragazza si è ritrovata con la carriera distrutta.

“CONTATTI SESSUALI NON RICHIESTI” - Rebecca, purtroppo, non è la sola. La sua storia, da cui prende spunto una corposa inchiesta su Rolling Stone, la accomuna alle tante altre vittime di “contatti sessuali non richiesti” fin troppo comuni negli ambienti dell’esercito degli Stati Uniti. Lo scorso anno le forze armate a stelle e strisce hanno dovuto affrontare il più grande “scandalo degli stupri” della loro storia: 32 istruttori della Lackland Air Force Base di San Antonio (Texas) sono stati accusati aver infierito su 59 reclute, mentre a Fort Bragg, in North Carolina, il generale di brigata Jeffrey Sinclair è stato accusato di reati a sfondo sessuale, inclusa la sodomia, e di “cattiva condotta” ai danni di cinque donne della base. Lo scorso dicembre il Dipartimento della Difesa ha rivelato che il 12% delle donne che fanno parte dell’esercito ha dovuto sopportare molestie sessuali di vario tipo, dagli insulti a sfondo sessista alla violenza vera e propria. Come nel caso di Rebecca.

CULTURA DELLO STUPRO - Dopo essere stata dimessa dall’ospedale, Rebecca è tornata alla sua base. “Tutti ridevano di lei – ricorda un collega – La gente diceva che era stata una stupida cagna, che aveva fatto una sciocchezza e che stava cercando un modo per cavarsela”. La sua carriera, fino a quel momento piena di prospettive, è andata distrutta insieme ai suoi sogni. Nonostante l’esercito americano si sia aperto alle donne da parecchio tempo, le differenze di genere – donne deboli, uomini “forti” nell’accezione peggiore del termine – vengono ancora instillati nella mente delle giovani reclute. La pornografia è ovunque e le donne che scelgono di arruolarsi devono affrontare non solo le difficoltà dell’addestramento, ma anche le continue “attenzioni non richieste” dei colleghi. Una “cultura dello stupro” nella quale la donna è sempre vista come colei che provoca, che si veste in modo sexy, insomma, che “se la va a cercare”. La rigida gerarchia militare, poi, non aiuta: ad aggredire queste donne sono spesso uomini di grado superiore. L’età media delle donne arruolate si aggira intorno ai 25 anni e la sensazione di essere delle eterne sottoposte le porta a non reagire, a non ribellarsi, a non dire di no a un superiore.

LEGGI ANCHE: Valentina Salamone e le altre: quando l’amore uccide

“LA RAGAZZA CHE SI È INVENTATA LO STUPRO” - Cosa ne è stato del sottufficiale Blumer? Otto mesi dopo l’aggressione, Rebecca ha sviluppato una grave forma di depressione, ha paura di uscire di casa perché teme che tutti possano additarla come “la ragazza che si è inventata lo stupro” ed è diventata aggressiva con tutti. Il suo sogno era quello di essere trasferita alla base di Napoli, in Italia, ma ha fallito tutti i test. “Avevano già deciso tutto – ha detto Rebecca – Per loro ero un problema e hanno deciso di sbarazzarsene. Prima amavo tutto ciò che riguardava la Marina. Ora la odio”.

UN’EPIDEMIA - “Per fare in modo che le cose cambino, bisogna operare un cambiamento dall’alto. Gli atteggiamenti dei militari non partono mai dal basso, ma da chi è incaricato di formare una leadership – a parlare è il Maggiore Gary Patton, che definisce la cultura dello stupro un’epidemia che sta colpendo l’esercito degli Stati Uniti – Oggi ogni aggressione a sfondo sessuale viene vista non solo come un crimine, ma anche come un atto che mira la stabilità e la coesione di un gruppo. Si fa leva sullo spirito del corpo, e lo si affronta con i valoro militari che ci sono stati insegnati”.

(Photocredit: Getty Images e Rebecca Blumer)

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INDIA, STRAGE DI RINOCERONTI RARI: UCCISI ALTRI TREDICI ESEMPLARI

Pubblicato su da Grunf

IL KAZARINGA NATIONAL PARK NEL MIRINO DEI BRACCONIERI

Non conosce soste la strage di rinoceronti indiani. Negli ultimi due mesi sono stati uccisi tredici esemplari di questa specie vulnerabile nel Kaziranga National Park, nello stato di Assam, nell'India nord-orientale. Gli animali sono le ultime vittime di una carneficina provocata dai bracconieri, interessati a lucrare sul loro prezioso corno, ritenuto curativo dalla medicina orientale, in particolare quella tradizionale cinese.
Gli habitat sempre più ristretti e la caccia di frodo stanno ormai compromettendo il futuro del rinoceronte indiano. La morte dei tredici esemplari nelle ultime otto settimane preoccupa i conservazionisti, allertati da una nuova ondata di aggressioni a danno di questi rarissimi animali. L'allarme arriva da una nota diffusa dal personale del parco indiano, che ospita i due terzi della popolazione rimasti a livello globale: 2290 esemplari su 3300 nel mondo, stando ad un censimento del 2012.
Insomma, una situazione drammatica. Che, però, non fa desistere i bracconieri, dato che il corno di questi animali compete per il suo valore con l'oro e alimenta un commercio criminale organizzato e internazionale. Il mercato principale è alimentato dalla Cina, in cui lo stesso corno viene sfruttato anche come materiale di lusso per il settore della gioielle
ria.

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NAPOLI, ANIMALI LEGATI MORTI E LIQUAMI IN MARE: DENUNCIATO

Pubblicato su da Grunf

SOTTO SEQUESTRO UN'AREA DI OLTRE 4MILA METRI QUADRATI

Liquami e scarti animali che finivano direttamente in mare sul litorale Domizio attraverso canali di bonifica. E non solo: c'erano anche animali morti, in particolare vitellini, ancora legati nelle stalle. Ecco cosa hanno scoperto la Guardia costiera, la polizia municipale e l'Asl nel corso di un blitz che ha portato al sequestro di un'azienda zootecnica in località Licola, in provincia di Napoli.
L'inquinamento della costa era causato dagli scoli nei canali interni dei poderi che sfociano poi in mare. Insomma, alla fine dei controlli, è stata messa sotto sequestro un'area di oltre quattromila metri quadrati, stalle comprese. Mentre il titolare dell'azienda è stato denunciato a piede libero all'autorità giudiziaria per inquinamento ambientale e maltrattamenti agli animal
i.

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