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Marò, il giallo dell’elicottero che non prelevò i fucilieri

Pubblicato su da Ugo Pennati

Marò, il giallo dell’elicottero  che non prelevò i fucilieri

Assolutamente da non perdere.
Il ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, è stato bravissimo nel cancellare le tracce. Ma a me risulta, l’ho detto in Aula due giorni fa, e il governo non mi ha smentito, che la decisione di far entrare la nave dei marò nelle acque territoriali indiane è stata condivisa tra l’armatore civile e il cosiddetto Com, il Centro operativo della Marina’. Così sostiene Fabrizio Cicchitto, l’ex capogruppo del Pdl, in predicato di divenire presidente del Copasir, il comitato di controllo sui servizi segreti – scrive Francesco Grignetti a pagina 10 della Stampa. (…) Fu dunque la Marina militare a mandare i due marò tra le fauci agli indiani? Una fonte militare che chiede l’anonimato rivela un particolare che potrebbe essere rivelatore: ‘Quel giorno, come ormai sappiamo tutti, la petroliera si trovava fuori dalle acque territoriali indiane. Fu invitata a invertire la rotta, come fece, e impiegò oltre due ore per arrivare in porto. In area c’era una nostra nave, la Grecale, in servizio di antipirateria. Sarebbe bastata mezz’ora di elicottero per raggiungere la Enrica Lexie e prelevare i due marò.

http://www.ilvelino.it/it/article/orenove4-maro-il-giallo-dellelicottero-che-non-prelevo-i-fucilieri/fb7a18d9-1f5d-4d13-a587-5818991319cf

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Torino : LA MARCIA DEGLI INVISIBILI (Video)

Pubblicato su da Grunf

Eva Giovannini a Torino

 

raccoglie le

 

testimonianze degli invisibili, i

 

nuovi poveri

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Il governo: i due marò rimangono in Italia. L'India: meglio non reagire ora

Pubblicato su da Grunf

I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sotto processo per la morte di due pescatori del Kerala in India dal febbraio 2012, rimarranno in Italia dove erano rientrati per un secondo permesso - il primo concesso per Natale - riconsciuto dalle autorità indiane per votare alle elezioni politiche. Lo annuncia a sorpresa il ministro degli Esteri Giulio Terzi che in questo modo rompe un lungo tira e molla diplomatico. Con quale pezza d'appoggio?
«L'Italia ha informato il Governo indiano - si legge in una nota della Farnesina - che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso».
 
 
La prima replica, ufficiosa, ha lasciato trapelare l'irritazione di New Delhi: «I due marò italiani devono essere processati in India secondo le leggi indiane», ha commentato a caldo una fonte diplomatica indiana all'Onu. Poi una presa di posizione ufficiale: il ministro degli Esteri indiano Salman Kurshid ha dichiarato che «non sarebbe bene reagire ora» alla notizia che i marò resteranno in Italia.
«Abbiamo appreso la notizia dalle agenzie di stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi avevamo prove dirette dell'impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti». Girone e La Torre si sono detti «felici soprattutto perché possiamo così tornare al reparto. Siamo fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere».
È stato l'ambasciatore italiano a Nuova Delhi, Daniele Mancini, a comunicare alle autorità indiane la decisione italiana, assunta d'intesa - si legge nel comunicato - con i ministeri della Difesa e della Giustizia e in coordinamento con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. «L'Italia ha ribadito formalmente al governo indiano, con la nota verbale consegnata oggi dall'Ambasciatore Mancini, la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria» conclude la nota.
Con un notevole ritardo sui tempi previsti, e dopo una plateale reprimenda da parte della Corte Suprema, il governo indiano aveva avviato a New Delhi le procedure per la costituzione di un tribunale speciale chiamato ad esaminare la questione della competenza giurisdizionale (indiana o italiana) sull'incidente - avvio che, di fatto, ha giustificato dal punto di vista formale la decisione della Farnesina.
«È l'unica soluzione possibile, in linea con quello che il diritto internazionale prescrive, anzi si sarebbe dovuto adottarla da tempo», ha commentato Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale all'Università Luiss di Roma. «Siamo davanti a un caso di classica controversia internazionale tra due Stati che che per uno stesso fatto attestano la propria competenza a giudicare. Le controversie internazionali non possono essere risolte dagli organi giurisdizionali interni, peraltro di una delle parti, ma si devono affidare ad arbitri internazionali o a giudici internazionali».
Due sono a questo punto le strade percorribili. «Se i due Stati mostrano buona volontà potrebbero arrivare a un compromesso arbitrale, un vero e proprio trattato che preveda di fare giudicare la Corte di giustizia internazionale dell'Aja. Se questo non accade, come è probabile, perché l'India continua a sostenere di essere competente - spiega l'esperta - la soluzione è un Arbitrato obbligatorio previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che si avvia su richiesta dello Stato che si ritenga leso e che non ha bisogno del consenso dell'altra parte».

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Google, YouTube, Wikipedia: il web manda i nonni di nuovo in pensione

Pubblicato su da Grunf

Quando un bocia mi chiede : "com'erano gli anni 80 ?" L'unica risposta plausibile è : "cosa vi siete persi!" ;)
Per il resto un infinita tristezza per questi tempi. I giovani d'oggi ? non li invidio..

grunf

LONDRA - «Nonno mi insegni ad andare in bicicletta?». «Nonna mi fai vedere come cuocere una torta?». Una volta i nonni erano molto di più che semplici babysitter.

Erano depositari di un certo sapere antico, custodi di tradizioni e costumi, pozzi dai quali attingere all’infinito. Oggi a rottamarli ci ha pensato Google. I bambini dell’iPad generation fanno prima a interrogare il motore di ricerca che a chiedere al nonno, che magari è un po’ duro d’orecchio e si fa ripetere le cose. Google non tentenna, non comincia a raccontarti la storia della sua vita per arrivare, solo dopo molto tempo, a rispondere finalmente al tuo quesito. Internet istruisce, ma non insegna. E ai nonni che ruolo resta?

Secondo una ricerca commissionata dall’azienda britannica Dr. Beckmann, meno di un nonno su quattro (dei 1.500 interpellati) si sente rivolgere domande o consigli su lavoretti in casa. Per esempio: come lavare un certo indumento, come cucinare un dolce o attaccare un bottone. O su attività più creative, come il disegno, la lettura e imparare a suonare uno strumento. Dopotutto c’è Wikipedia, alla quale affidarsi per avere un’informazione in meno di trenta secondi. E poi c’è YouTube che insegna praticamente tutto, passo passo, con i video tutorial. Oppure le chat dei social network dove esprimere dubbi e condividere preoccupazioni.

Luoghi virtuali in cui rifugiarsi che sono diventati come l’abbraccio dei nonni (e spesso anche dei genitori). Solo un terzo degli anziani interrogati si è sentito chiedere come era la sua vita quando era giovane. Come si divertiva, a che cosa giocava, come si comportava con mamma e papà. Racconti preziosi, che sono come una lezione di storia. Il 96% degli interpellati sostiene che quando era bambino pose molte più domande al nonno rispetto ai nipoti di oggi.

Non c’è da stupirsi. Questa è la prima generazione di anziani che vede crescere dei bambini super tecnologici, per i quali internet è un esercizio quotidiano, un’attività ordinaria come la scuola.

I due terzi dei nonni si sentono sempre più emarginati e sono convinti che il loro ruolo, nella famiglia di oggi, si stia sbriciolando. «Si sentono messi da parte da Google e Wikipedia – ha commentato al Daily Telegraph Susan Fermor, portavoce di Dr. Beckmann - Sanno benissimo che i loro nipotini, sempre attaccati a computer, tablet e cellulari, pensano che sia molto più facile e veloce consultare internet per qualsiasi dubbio o consiglio».

Di sicuro i giovanissimi di oggi usano la tecnologia come le generazioni passate usavano la bicicletta. Secondo un’indagine dell’Associazione Meter, fondata da Don Fortunato Di Noto, che si occupa della tutela dell’infanzia, i piccoli sono pronti a tutto pur di avere accesso alla rete. Il 99%, nella fascia tra i 9 e 10 anni, ha un profilo Facebook e ha quindi mentito sull’età per poterlo aprire. «E’ impressionante come bambini così piccoli abbiano la libertà, senza alcun controllo genitoriale, di utilizzare i social network, che vengono percepiti più come un gioco che non come un potente mezzo di comunicazione», sostiene l’associazione. I nonni spesso non sanno come comportarsi davanti a internet. Per molti di loro è un fenomeno nuovo, con il quale è difficile confrontarsi. Così i ruoli si invertono e sono i nipoti a salire in cattedra.

In Gran Bretagna, secondo l’Autorità per le comunicazioni Ofcom, quasi la metà dei bambini di 3 e 4 anni sono già a contatto con la tecnologia e il 10% usa l’iPad per cercare sul web, guardare film e giocare. Uno su quattro ha un computer e il 3% accede a internet con uno smartphone.

Tanti studi scientifici hanno individuato il ruolo cruciale dei nonni nello sviluppo e nell’educazione dei bambini. L’ultimo in ordine di tempo è stato condotto dalla scienziata sociale inglese Caroline Bryson e sostiene che siano molto meglio degli asili. Trascorrere più tempo in un ambiente famigliare migliora il vocabolario dei piccoli e li rende più sicuri di sé. Ma se si mettono in mezzo tablet e computer l’aiuto prezioso dei nonni rimane una risorsa non sfruttata. Che Google, pur con tutta la sua sapienza digitale, non può certo sostituire.

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La spesa al supermercato non è sinonimo di risparmio

Pubblicato su da Grunf

I consumatori italiani non possono fidarsi nemmeno dei supermercati per risparmiare sulla loro spesa: il fatto che essa sia più conveniente quando ci si affida alla grande distribuzione non risponderebbe più al vero, almeno stando ai dati che sono stati rilevati da due associazioni dei consumatori, il Codacons e il Movimento Difesa del Cittadino. In effetti, l’analisi dei prezzi ha evidenziato come in molti casi il costo sia superiore addirittura di quattro punti percentuali rispetto alla vendita al dettaglio.

In pratica, questa rilevazione è stata resa possibile grazie al progetto “Famiglie & Consumi”. Le associazioni hanno focalizzato la loro attenzione su quarantadue prodotti alimentari, quelli tipici di una spesa mensile. Molte sono state le città italiane coinvolte, mentre i canali di vendita presi in considerazione sono stati proprio la grande distribuzione, i negozia al dettaglio e i mercati rionali. Recarsi al supermercato con la macchina o andare sotto casa non modifica di molto il risparmio dei consumatori.

Le regioni centrali, poi, hanno messo in luce la spesa meno economica in assoluto, con 269 euro: nel Mezzogiorno e nelle isole, invece, questa cifra si ferma a 222 euro, il 17% in meno. I cittadini perugini sono quelli che devono sopportare gli esborsi più pesanti, con ben 340 euro per quel che riguarda la grande distribuzione. Se si fa invece riferimento al Nord, la spesa media è di 232 euro, con la città più cara che è Torino (361 euro al supermercato).

Il vero risparmio si trova solamente presso i mercati rionali, con riduzioni di prezzo fino a venti punti percentuali. In questo caso aiuta molto la presenza del produttore, con la conseguente eliminazione di molti passaggi intermedi. Il problema di questi mercati, però, rimane quello della scarsa offerta di prodotti, oltre alla poca diffusione in diverse città.

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Neve: disagi sul Vergante e non solo

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L’intensa nevicata di ieri e di questa mattina ha procurato qualche disagio in particolare sull’Alto Vergante. Nelle frazioni di Fosseno e Tapigliano il manto nevoso ha raggiunto i 50 centimetri, 60 a San Salvatore, mentre nei paesi di Pisano, Colazza, Nebbiuno e Massino Visconti il livello della neve non ha superato i 25 centimetri. I vigili del fuoco di Arona sono dovuti intervenire con un’autoscala per liberare dalle piante cadute a dai rami la provinciale numero 34 dell’Alto Vergante, tra Invorio Superiore e Ghevio di Meina. Stessa situazione sulla provinciale numero 35 Arona – San Carlo – Ghevio, nell’ultimo tratto tra Dagnente e il Vergante. Per il resto tutte le altre strade sono praticabili, quelle di alta collina con gomme termiche o catene da neve. Due auto sono finite fuori strada nei paesi collinari, sono intervenuti gli agenti della polizia locale e il carro attrezzi, solo danni alle vetture. In entrambi i casi le vetture erano sprovviste di catene o di gomme termiche per cui, oltre al danno subito, i proprietari sono stati sanzionati. Solo una spolverata di pochi centimetri per i paesi rivieraschi da Castelletto Ticino a Belgirate senza alcuna conseguenza per la viabilità.

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Seggi simbolici aperti in tutta Europa Così gli Erasmus votano lo stesso

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Erasmus di tutto il mondo, votate. Non si sono arresi gli oltre 25.000 studenti italiani residenti all’estero per motivi di studio che non avranno la possibilità di esprimere la propria preferenza nelle elezioni del 24 e 25 febbraio. Grazie a un incalzante tamtam sui social media è nata la campagna “Io voto lo stesso” (su Twitter #iovotolostesso). Capitanata da Annalisa Autiero e Antonella Frasca Caccia, studentesse Erasmus a Madrid, l’iniziativa ha raccolto migliaia di adesioni. Già da questa mattina in più di trenta città europee, schede elettorali facsimile alla mano, i giovani cittadini si sono dati appuntamento nelle università e nelle piazze, ben determinati a esercitare il loro diritto di voto. Dopo lo scrutinio, i risultati saranno pubblicati su Facebook.

Una votazione simbolica: la partita per gli studenti Erasmus si è chiusa definitivamente con il decreto del Presidente della Repubblica numero 226 del 22 dicembre scorso. Il punto 2 non lascia spazio ai dubbi: «I cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate (cittadini impegnati in missioni internazionali, dipendenti statali e professori e ricercatori universitari in servizio) potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali».

«Con il voto simbolico nelle piazze europee protestiamo contro l’esclusione degli studenti Erasmus e speriamo di mandare un messaggio chiaro: non ci siamo arresi – spiega Marco Nobili della rete di studenti Link – Purtroppo non tutti hanno la possibilità di tornare e affrontare le spese del viaggio. L’unica soluzione è essere iscritti all’Aire, l’anagrafe italiani residenti all’estero, ma può aderire solo chi vive all’estero da più di 12 mesi. E la stragrande maggioranza dei progetti di studio va dai 3 ai 9 mesi». «Non si può far nulla nemmeno con i consolati – continua Luca Zecchini, studente di chimica in trasferta a Santiago di Compostela – Quel che più mi sorprende è che il progetto Erasmus esiste da più di 25 anni, con tanto di registri nelle università ospitanti. Forse qualche cosa in più si poteva fare».

Da Berlino a Parigi, passando per Amsterdam e Varsavia, tutti in piazza. E c’è anche chi per aiutare gli studenti ha creato una piattaforma ad hoc. Il meccanismo di “Adotta un voto Erasmus” è molto semplice e sta tutto nell’idea mettere in contatto giovani determinati a esprimere la propria preferenza e cittadini italiani che invece di andare a votare non ne vogliono proprio sapere. «Ho lasciato tutti i miei dati e dopo poco ho ricevuto una mail con il contatto di un volontario “votante” – spiega Dario Falco, studente di giurisprudenza a Huelva, in Spagna – Se mi fido? Non ho motivi per non farlo. Chi sceglie di partecipare a questa iniziativa spontaneamente perché dovrebbe poi tirarsi indietro?».

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Mottarone: sospesa esecuzione di sfratto

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Il presidente del Tribunale di Verbania, Massimo Terzi, ha bloccato la procedura di esecuzione di sfratto degli impianti di risalita del Mottarone di proprietà della S4. La vicenda era emersa quando la famiglia Borromeo, titolare della proprietà dei terreni su cui vi sono le piste da sci della baby e della selva, aveva dichiarato morosi i gestori degli impianti per il mancato pagamento del canone di affitto di locazione dei terreni. Sulla vicenda, l’amministrazione comunale aveva adottato un provvedimento con il quale poneva questi terreni ad uso civico per la pratica dello sci alpino. E per effetto di quest’ultimo decreto approvato dal parlamentino comunale il tribunale di Verbania ha sospeso l’esecuzione dello sfratto previsto per la giornata di oggi. “Con il provvedimento adottato dalla nostra amministrazione – ha detto il primo cittadino di Stresa Canio Di Milia – abbiamo scongiurato di fatto la chiusura delle attività sciistiche al Mottarone che altrimenti sarebbero terminate quest’oggi. Ancora una volta la nostra amministrazione ha voluto tutelare un importante area del nostro territorio, sia da un punto di vista turistico sia da un punto di vista occupazionale, nonostante permangano ancora pesanti incertezze sul futuro della funivia”.

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Mergozzo: c'è chi si crea il lavoro

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In tempi di crisi occupazionale servono nuove idee. Come quella di un asilo nido famigliare. A Mergozzo abbiamo incontrato Patrizia che ha avviato una delle prime esperienze di questo tipo sul nostro territorio: dopo gli studi magistrali si è data al commercio ma, a fronte di un lavoro sempre più precario, è tornato alla sua vera passione, i bambini. Così è nata l’idea de ‘I pulcini di Patti’, subito appoggiata dall’amministrazione mergozzese ed in particolare dall’assessore Giuseppina Difino. Abbiamo incontrato Patrizia (con lei le piccole Marta e Olivia) per capire come funziona. Ha adibito a nido una stanza della sua grande casa nella frazione di Bracchio: pavimento e pareti colorate, un fasciatoio, tanti giocattoli ed allegria. La pappa invece si fa nella cucina-sala da pranzo. Patrizia può ospitare contemporaneamente fino a 4 bambini. Si dice molto soddisfatta di questa nuova avventura, <Non faccio concorrenza agli asili pubblici o privati, è un’attività diversa – specifica-, per i genitori che magari hanno orari particolari>.

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Frodi al bancomat? Ecco il sistema per inserire il Pin con lo sguardo

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Digitare il codice Pin della propria carta Bancomat senza toccare la tastiera ma semplicemente guardando il display dello sportello. La tecnologia che promette di cambiare il modo di prelevare contanti dal proprio conto, annullando di fatto la possibilità che qualcuno veda o videoregistri il codice segreto, è italiana, è stata testata con successo a livello di laboratorio e porta la firma di Sr Labs, azienda fondata nel 2001 che oggi si posiziona fra le principali realtà a livello europeo nel campo delle soluzioni di "eye tracking" (lettura dei movimenti oculari).

Spesso utilizzata per rilevare e tracciare i comportamenti delle persone durante le operazioni di acquisto dei prodotti nei punti vendita (altre applicazioni interessano il settore medicale come quello dei mezzi di trasporto terrestri e aeronavali), questa tecnologia è ora il fiore all'occhiello di iBancomat. Soluzione la cui peculiarità è come detto quella di abilitare le operazioni allo sportello guardando i numeri visualizzati sullo schermo. Senza alcuna interazione fisica con la macchina.

Due, secondo i portavoce di Sr Labs, le finalità e i vantaggi del sistema: eliminare ogni possibilità di frode e consentire alle persone disabili di accedere in modo autonomo al servizio. E a differenza di altri sistemi di riconoscimento personale dell'utente, vedi quelli basati sull'identificazione delle impronte digitali o sulla scansione della retina, la tecnologia di tracciamento dello sguardo utilizzata in iBancomat non memorizza i dati del soggetto ma ne rivela esclusivamente i movimenti oculari. Evitando quindi di ledere la privacy dell'utente.

Come funziona il sistema? Si compone il proprio codice segreto guardando esclusivamente i numeri della tastiera virtuale che appare sullo schermo del Bancomat. La digitazione è cosa fatta fissando il tal numero per uno o due secondi (tempo che vanifica secondo Sr Labs ogni tentativo di filmare o registrare la sequenza dei tasti premuti) e se ne ha conferma attraverso un feedback visivo e sonoro. Una volta ottenuto l'accesso al proprio conto, è possibile continuare le operazioni sia nel modo tradizionale che selezionando le scelte con lo sguardo.

Il debutto di iBancomat, e di fatto della tecnologia "eye tracking" in ambito bancario, è ora nelle mani delle banche – sono diverse gli istituti con i quali l'azienda ha preso i primi contatti – e dei circuiti che crederanno nel progetto. Tempi precisi per vederlo all'opera in qualche città italiana, al momento, non ce ne sono.

Speriamo arrivi presto...cosi da INCULARE quegli STRONZI dei Romeni!!!!

grunf

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