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attualita

Napoli: auto scorta sindaco in divieto sosta, ma carro attrezzi non la porta via

Pubblicato su da Grunf

Polemiche per l'auto della scorta del sindaco Luigi De Magistris trovata in divieto di sosta in via Monte di Dio nel centro di Napoli. Qualcuno ha chiesto l'intervento del carro attrezzi che e' arrivato poco dopo per prelevare la vettura in questione. Ma, quando gli addetti alla rimozione si sono accorti che l'auto era della scorta del sindaco hanno evitato di rimuoverla.

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Problemi della montagna: tra volo notturno e soccorsi

Pubblicato su da Grunf

L’intervento sul Monte Massone, costato la vita ad una donna di 59 anni di Valduggia, recuperata attraverso un elicottero del soccorso Rega decollato da Magadino in Svizzera, apre alcune riflessioni. In primo luogo il fatto che il volo a vista in Italia non sia consentito da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima l’alba, questione discendente da una normativa nazionale. Tuttavia per gli svizzeri è possibile intervenire in territorio italiano.

<Quello del volo notturno per il soccorso è sicuramente un problema - spiega Matteo Gasparini, responsabile della Decima Delegazione Valdossola del Soccorso Alpino – siamo al confine con la Svizzera e possono intervenire, ma nel resto d’Italia?>.

<E’ una questione sentita – spiega il Comandante Spanò di Eliossola – auspichiamo ad una soluzione per il volo a vista notturno>.

A questo problema si aggiunge quello dei costi del servizio degli interventi di soccorso elvetici, che possono anche raggiungere decine di migliaia di euro completamente a carico delle persone infortunate. Per questo motivo è bene che chi pratica la montagna provveda a tutelarsi stipulando apposite polizze assicurative. In caso di possesso della tessera CAI (ed è il caso della comitiva di sette persone che hanno vissuto la disavventura al Monte Massone) si prevede che il pagamento venga anticipato dalle persone coinvolte nell’infortunio che saranno poi rimborsate dall’assicurazione alla quale la Rega provvederà a fatturare direttamente l’importo.

Ovviamente bisogna essere in regola con il tesseramento per fruire di questi servizi.

<Essere iscritti e tesserati al Club Alpino Italiano –spiega Cinzia Vallone del CAI Pallanza – significa essere assicurati in montagna, sulle piste, nei casi di infortunio o di danni ad altri. Ogni sezione del Cai può scegliere le proprie tariffe ma i costi annuali sono sempre molto contenuti. L’invito – chiude Vallone – è quello di fare la tessera per essere sempre protetti nei casi di soccorso>.

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Il rialzo dell'oro nero: preludi di una guerra monetaria

Pubblicato su da Grunf

"Riceviamo e volentieri pubblichiamo"

di Francesco Marotta

Da alcune prove nascono tentazioni e volontà di rado taciute. Nel corso del vertice G20 di Mosca, Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, rinforza l’opinione a lungo diffusa relativa al sostanziale miglioramento del settore bancario e dei mercati in rapporto all’estate scorsa. Un’esortazione quella di Draghi, sulla strada senza via di uscita delle riforme tecnocratiche. Pena, “improvvisi cambiamenti di umore sui mercati”. Il primo giorno del G20 vede raccolto l’alto apogeo dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche delle nazioni che detengono il 90% del prodotto interno lordo mondiale. Le acque gelide della Moscova si tingono di nero e le microimpressioni a filamento metallico che cominciano ad affiorare in superficie, hanno tutte le prerogative di un fenomeno idrodinamico messo in relazione ad una ben diversa tipologia di circolazione di liquidi, che nulla a che fare con la linfa del fiume. Il prezzo “dell’oro nero” sale, reinnestando la guerra delle valute: il primo mese dell’anno 2013 ha sancito inderogabilmente l’aumento delle quotazioni del petrolio rispetto ai valori registrati nel mese di dicembre 2012.

Il conflitto avviato in Mali, dovuto a reminiscenze strategiche e di mantenimento in suolo africano ha comportato un aumento dinamico del prezzo del greggio. Una costosissima “tartina di caviale Astrakan” in grado di rimestare le tasche vuote degli italiani e dell’Eurozona. Finiti i festeggiamenti di un ultimo dell’anno indimenticabile per la decrescita economica e per l’incremento di criticità diffusa; mediante la spirale di crisi atta a dare il via definitivo al salto oltre l’orlo del baratro, la Banca Centrale Europea ha stabilito il tasso di riferimento della zona euro del petrolio allo 0,75%. Contrariamente alla Bank of England, che segue una logica consequenziale correlata all’intensificazione della politica estera statunitense, fissandone il tasso unicamente allo 0,5%. Le politiche della BCE ad oggi, paiono come un’illuminante partecipazione al percorso delle oligarchie bancarie e finanziarie, disconoscendo al contempo il ruolo interno alla comunità monetaria europea, spiccando esclusivamente per le forti interazioni con il Fondo Monetario Internazionale.

L’innesco è ben acceso e lo scoppio è fragoroso. Una possibile contesa delle valute e delle monete dissimili dal denaro: quello che emerge è il valore massimo di una nuova rivalutazione della Forma-Capitale e della sua mancanza di limiti del profitto e, il seguente effetto invasivo delle politiche monetarie speculative adottate da molteplici banche centrali. Il fallimento attuale del sistema cosmopolita legato al denaro, non è strettamente correlato alla differenziazione della valuta dal denaro. Lo scandire i tempi dell’incedere invasivo del mercato globale ne ha distolto l’attenzione, supportandone la svalutazione della prima: la moneta diversamente dal denaro è per sua natura coesiva. Nello scambio, gli oggetti acquisiscono una dimensione di efficienze ed economicità e senza eccezioni, nello scambio della moneta, il valore economico perde ogni sua specifica di individualità in mano a pochi oligopoli, divenendo tangibile, unitariamente congiunta a un valore: comunitario, rappresentato anche dalla valuta di una nazione e, come in questo caso, di un’Europa che dovrebbe essere politicamente e monetariamente unificata. Dovrebbe.

Un adagio e una fuga in “Do minore “di una Comunità Europea, piegata dall’espansione degli spazi e dalla facile fluidità dell’intervento illimitato della forza del denaro, ( il quale non è neutrale) del profitto economico-finanziario, economico-bancario e dei multi poli sovranazionali. Aristotele asseriva che “la cupidigia dell’uomo è insaziabile”. Abbiamo apprezzato secoli dopo la veridicità delle sue parole. Assistendo, senza colpo ferire, all’incontrovertibile ascesa delle lobbies di diversa natura senza elaborare in modo efficace contropartite alla stessa altezza. Differentemente da altre realtà, come gli Stati Uniti, cui non sono mai mancate le ambizioni di ordine geostrategico, geopolitico e la ben nota tendenza a depolitizzare le aree di interesse. Gli Stati Uniti hanno aumentato la produzione di b/g ( barili al giorno) di petrolio per opera dello “shale oil” ricavabile grazie alle alchimie deleterie dell’hydraulic fracturig. Tecnicamente, l’uso della pressione di semiliquidi-liquidi di natura chimica, per dare origine ad una frattura ed estendendola nello strato roccioso: in modo da estrarre petrolio e gas, trivellando nelle rocce per accrescere l’asportazione nei giacimenti. Una procedura usata negli States sin dagli anni 40: grazie all’apporto dell’azienda petrolifera Halliburton, multinazionale americana e precorritrice della tecnica in questione. “Vittima illustre” di un contenzioso giudiziario ad opera di un’altra consorella del mercato petrolifero, la British Petroleum, citandola in giudizio alla corte federale di New Orleans per il disastro della marea nera nel Golfo del Messico nell’aprile del 2010. La causa scatenante e le ire di una rarissima diatriba in lingua anglofona: una iniqua qualità della mistura di cemento utilizzata per sigillare il pozzo di Macondo. Sulla piattaforma della discordia, trovarono la morte 11 lavorati e la seguente fuoriuscita di 780 milioni di petrolio nel Golfo del Messico. La comprova dell’impatto ambientale e dell’elusività di una tecnica estrattiva impiegata dall’”Aquila di Mare”, portatrice del 90% del gas americano estratto con questa metodologia, dalle piume ( penne ? ) appartenenti non solo a volatili intrise di petrolio.

Appunti di viaggio che guidano inesorabilmente nella terra del Sol Levante. Un’innaturale “via del bonsai”, seguente una tracciato dissimile dall’austerità preposta dall’Unione Europea. Una scelta ponderata di cui gli effetti collaterali dell’apparato economico, seguente come in questi casi un’unica scelta assolutista, complica decisamente la “svalutazione competitiva dello Yen”. Rincorrendo tormentosamente al canale preferenziale intrapreso dalla propria Banca Centrale: l’attuazione di un quantitarivo easing superiore a 1.200 dollari entro la fine del 2013, senza considerare l’aumento del debito pubblico corrispondente a 237% del Pil. Un azzardo che nulla toglie alla detenzione privelegiata del proprio debito, dalle conseguenze inevitabili, attinenti il valore dello yen sul dollaro ( 10% ) in discesa libera. A questo proposito, disquisendo di cadute/discese il più delle volte inattese, come nel caso della Germania, eccone due, verticali del prodotto interno lordo tedesco (0,5%) e statunitense (-0,1%), negli ultimi tre mesi del 2012. Uno scenario che porterebbe ad amplificare le divergenze tra le diverse macro aeree del pianeta, formatesi in un’ottica del più volte citato “piano livellato”e ad opera dell’ultima evoluzione del “turbo-capitalismo”; intento a modificare la redistribuzione della forza lavoro nell’appiattimento intensificato dei salari, (l’occupazione, ora, è solo un lontano ricordo) all’interno dell’unica macro area concepita a braccetto con le principali banche mondiali. Un unico mercato che necessita nell’ultimo anno di una pregiudiziale corposa: i minimi storici raggiunti dalla sterlina e dal dollaro in rapporto all’euro. Le ultime involuzioni che hanno colpito Finmeccanica e Eni non attutiscono i movimenti oscillatori scarsamente cautelati dell’Euro in attesa dei cambi post G20. La nervosità delle borse è quasi sempre impiegata come spauracchio per gli stati e le loro valute in circolazione, come un severo monito. Vincolata da una sola proclamazione: la crisi del sistema denaro può essere ostacolata. Dal mercato neoliberale e della Forma-Capitale giungono indicazioni in tal senso. Quando il prezzo del petrolio raggiunge limiti sufficientemente elevati arrestando per un breve o lungo periodo la macchina autoreferenziale, meglio ricorrere ad un escamotage continuamente in voga: la creazione di contrapposizioni nette tra le valute sovrane. Elevandone le differenziazioni e, a tempo debito i pregi immaginifici di un unico sentire, il denaro, sopra le monete e l’auspicabile sviluppo di nuove tecnologie da applicare solo in sede di esercizio industriale. Oltre i confini d’origine. Senza dubbio le monete-valute danno preoccupazione. Sino a quando no riusciremo a presentarci come una guida disinteressata ai mercati facendo per primi lobby italiana e europea in ogni ambito: dall’artigiano all’industria, dal credito alle libere professioni sino ai lavoratori, dalla formazione dei lavoratori, con l’obiettivo di uno sviluppo reale e di ricerca, sino alla definizione di specifiche competenze di unità. In primis di Nazione che come tale è capace di assumersi sulle spalle l’onere di una delega dei principi dell’immensa civiltà europea.

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Maroni ai negozianti: Stop ai supermercati serve una moratoria

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Lunedì sarà con Silvio Berlusconi in Fiera, per il primo (e unico) incontro in coppia della campagna elettorale. Prepararsi a nuovi annunci choc. Ieri Roberto Maroni ne ha fatto uno tranquillizzante per Confesercenti che tema la moria dei piccoli negozi sotto i colpi della grossi supermercati. «Una moratoria sulla grande distribuzione». Uno stop al rilascio di nuove autorizzazione, «non ho nulla contro i grossi esercizi commerciali - assicura il leader della Lega candidato a governare la Regione -, ma voglio una fotografia del territorio per capire dove queste strutture servono e che impatto possono avere sulla struttura commerciale già esistente». Anche «per tutelare il territorio evitando un inutile consumo del suolo».

Un'idea che piace anche alla Confcommercio, «un'impostazione che condividiamo - conferma il vicepresidente milanese Simonpaolo Buongiardino - e che venne assunta già anni fa dalla giunta Formigoni». Confcommercio è protagonista in questi giorni dell'ennesimo scontro con la giunta Pisapia. Dopoliti su Cosap e Area C, è l'annuncio della chiusura al traffico di corso Buenos Aires ogni seconda domenica del mese, da aprile e novembre, ad accendere la rivolta. In imbarazzato e infuriato anche il vice di Epam Zini: «Pisapia non ci ascolta». E lo dice un candidato nella lista di Ambrosoli.

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Lazio: Iorio (La Destra), dopo mesi di lotte consegnate 42 case

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Roma, 16 feb - ''Questa mattina, dopo mesi di mobilitazioni, iniziative, proposte politiche e battaglie in Campiodoglio, 42 famiglie italiane in emergenza abitativa hanno ricevuto assistenza alloggiativa. Oltre la campagna elettorale c'e' sempre la nostra quotidiana militanza politica fatta di idee, lotte e sacrifici per conquistare quei diritti che troppo speso vengno calpestati, come quello di avere un tetto. Oggi a Roma e nel Lazio avere una casa e' diventato un privlegio, e' necessario cambiare rotta''.

Queste le parole di Alfredo Iorio, candidato de La Destra al Consiglio regionale del Lazio.

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Dietro il sacrificio estremo di un intellettuale le ombre di un rapporto segreto choc

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Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato. È come se Benedetto XVI avesse cercato di emancipare il papato e la Chiesa cattolica dall'ipoteca di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto, invece, vittima. È difficile non percepire la sua scelta come l'esito di una lunga riflessione e di una lunga stanchezza. Accreditarlo come un gesto istintivo significherebbe fare torto a questa figura destinata e entrare nella storia più per le sue dimissioni che per come ha tentato di riformare il cattolicesimo, senza riuscirci come avrebbe voluto: anche se la decisione vera e propria è maturata domenica.

Quello a cui si assiste è il sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un «Santo Padre» di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da «maestra di vita» a «peccatrice»; da punto di riferimento morale dell'opinione pubblica occidentale, a una specie di «imputata globale», aggredita e spinta quasi a forza dalla parte opposta del confessionale. Senza questo trauma prolungato e tuttora in atto, riesce meno comprensibile la rinuncia di Benedetto XVI. È la lunga catena di conflitti, manovre, tradimenti all'ombra della cupola di San Pietro, a dare senso ad un atto altrimenti inesplicabile; e per il quale l'aggettivo «rivoluzionario» suona inadeguato: troppo piccolo, troppo secolare. Quanto è successo ieri lascia un senso di vuoto che stordisce.

E nonostante la sua volontà di fare smettere il clamore e lo sconcerto intorno alla Città del Vaticano, le parole accorate pronunciate dal Papa li moltiplicano. Aggiungono mistero a mistero. Ne marcano la silhouette in modo drammatico, proiettando ombre sul recente passato. Consegnano al successore che verrà eletto dal prossimo Conclave un'istituzione millenaria, di colpo appesantita e logorata dal tempo. E adesso è cominciata la caccia ai segni: i segni premonitori. Come se si sentisse il bisogno di trovare una ragione recondita ma visibile da tempo, per dare una spiegazione alla decisione del Papa di dimettersi: a partire dall'accenno fatto l'anno scorso da monsignor Luigi Bettazzi; e poco prima dall'arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, che si era lasciato scappare questa possibilità durante un viaggio in Cina, ipotizzando perfino un complotto contro Benedetto XVI.

Ma la ricerca rischia di essere una «via crucis» nella crisi d'identità del Vaticano. Riaffiora l'immagine di Joseph Ratzinger che lascia il suo pallio, il mantello pontificio sulla tomba di Celestino V, il Papa che «abdicò» nel 1294, durante la sua visita all'Aquila dopo il terremoto, il 28 aprile del 2009. Oppure rimbalza l'anomalia dei due Concistori indetti nel 2012 «per sistemare le cose e perché sia tutto in ordine», nelle parole anodine di un cardinale. O ancora tornano in mente le ripetute discussioni col fratello sacerdote Georg, sulla possibilità di lasciare. Qualcuno ritiene di vedere un indizio della volontà di dimettersi perfino nei lavori di ristrutturazione dell'ex convento delle suore di clausura in corso nei giardini vaticani: perché è lì che Benedetto XVI andrà a vivere da «ex Papa», dividendosi col palazzo sul lago di Castel Gandolfo, sui colli a sud di Roma.

L' Osservatore romano scrive che aveva deciso da mesi, dall'ultimo viaggio in Messico. Ma è difficile capire quando l'intenzione, quasi la tentazione di farsi da parte sia diventata volontà e determinazione di compiere un gesto che «per il bene della Chiesa», nel breve periodo non può non sollevare soprattutto domande; e mostrare un Vaticano acefalo e delegittimato nella sua catena di comando ma soprattutto nel suo primato morale: proprio perché di tutto questo Benedetto XVI è stato l'emblema e il garante. «Il Papa continua a scrivere, a studiare. È in salute, sta bene», ripetono quanti hanno contatti con lui e la sua cerchia. «Non è vero che sia malato: stava preparando una nuova enciclica». Dunque, la traccia della malattia sarebbe fuorviante.

Smonta anche il precedente delle lettere riservate preparate segretamente da Giovanni Paolo II nel 1989 e nel 1994, nelle quali offriva le proprie dimissioni in caso di malattia gravissima o di condizioni che gli rendessero impossibile «fare il Papa» in modo adeguato. Ma l'assenza di motivi di salute rende le domande più incalzanti. E ripropone l'unicità del passo indietro. Il gesuita statunitense Thomas Reese calcola che nella storia siano state ipotizzate le dimissioni di una decina di pontefici. Ma fa notare che in generale i papi moderni hanno sempre scartato questa possibilità. Eppure, gli scritti di Ratzinger non hanno mai eluso il problema, anzi: lentamente affiora la realtà di un progetto accarezzato da tempo. «I due Georg sapevano», si dice adesso, alludendo al fratello Georg Ratzinger e a Georg Gänswein, segretario particolare del pontefice.

Forse, però, colpisce di più che fosse all'oscuro di tutto il cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato e numero uno del Collegio Cardinalizio; e con lui altre «eminenze», che parlano di «fulmine a ciel sereno». È come se perfino in queste ore si intravedesse una singolare struttura tribale, che ha dominato la vita di Curia con amicizie e ostilità talmente radicate da essere immuni a qualunque richiamo all'unità del pontefice. Sotto voce, si parla del contenuto «sconvolgente» del rapporto segreto che tre cardinali anziani hanno consegnato nei mesi scorsi a proposito di Vatileaks, la fuga di notizie riservate per la quale è stato incriminato e condannato solo il maggiordomo papale, Paolo Gabriele. Si fa notare che da oltre otto mesi lo Ior, l'Istituto per le opere di religione considerato «la banca del Papa», è senza presidente dopo la sfiducia a Ettore Gotti Tedeschi. Rimane l'eco intermittente dello scandalo dei preti pedofili, che pure il pontefice ha affrontato a costo di scontrarsi con una cultura del segreto ancora diffusa negli ambienti vaticani.

E continuano a spuntare «buchi» di bilancio a carico di istituti cattolici, dopo la presunta truffa milionaria a danno dei Salesiani: un episodio imbarazzante per il quale il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha inutilmente cercato la solidarietà e la comprensione della magistratura italiana. È questa eredità di inimicizie, protagonismi, lotta fra correnti, faide economiche con risvolti giudiziari che sembra aver pesato più di quanto si immaginasse sulle spalle infragilite di Benedetto XVI. È come se avesse interiorizzato la «malattia» della crisi vaticana di credibilità, irrisolta e apparentemente irrisolvibile. Conferma il ministro Andrea Riccardi, che lo conosce bene: «Ha trovato difficoltà e resistenze più grandi di quelle che crediamo. E non ha trovato più la forza per contrastarle e portare il peso del suo ministero. Bisogna chiedersi perché».

Ma nel momento in cui decide di dimettersi da Papa, Benedetto XVI infrange un tabù plurisecolare, quasi teologico. Fa capire alla nomenklatura vaticana che nessuno è insostituibile: nemmeno l'uomo che siede sulla «Cattedra di Pietro». E apre la porta a una potenziale ondata di dimissioni. Soprattutto, addita al Conclave la drammaticità della situazione della Chiesa. Dà indirettamente ragione a quegli episcopati mondiali, in particolare occidentali, che da mesi osservano la Roma papale come un nido di conflitti e manovre fra cordate che da tempo pensano solo alla successione. L'annuncio delle dimissioni avviene in coincidenza con l'anniversario dei Patti lateranensi; e nel bel mezzo di una campagna elettorale: al punto che ieri alcuni leader si chiedevano se interrompere per un giorno i comizi. Ma già si guarda avanti. Bertone ha chiesto di incontrare per una decina di minuti il capo dello Stato Giorgio Napolitano prima della festa in ambasciata di oggi pomeriggio. E il «toto-Papa» impazza, con le scommesse fuorvianti sull'«italiano» o il «non italiano». Stavolta, in realtà, sarà un Conclave diverso. Il sacrificio di Benedetto XVI, per quanto controverso, mette tutti davanti a responsabilità ineludibili.

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Chi, fra vos, omini et donne mondani, de' incappar in siffatta spiacevole situatio?

Pubblicato su da Ugo Pennati

Chi, fra vos, omini et donne mondani, de' incappar in siffatta spiacevole situatio?

Accade quelli vespri in cui vos, signori amanti dello cheto vivere, per far contenta la dolce morosa tratta in peccato dalle serpi sue sodali como la progenitrice Eva, acconsentite d'andar nelli lochi di perditione, ove lo frastuono et li guitti fan da sfondo ad un girone dantesco fatto de spintoni, flussi d'ormoni et lo conseguente odor de accampamento saracino.

Già sconfortato dalla prospettiva di subir pe' multi, multi giri de clessidra tanto tedio da rimpianger li momenti in cui si ricevevano litri d'olio bollente sullo capo, lo povero messere s'acconcia cum cautela per tutelarsi dalla marmaglia: Ausbergo di maglia pesante, gabbione, spallacci, guanti d'arme, gambali, cimiero cum celata et fido mazzuolo pelli crani delli zotici troppo molesti.

Smontato dallo destriero et sentendosi sicuro dalle adveristà, lo messere cum la sua adorata si dirigon allo portale dell'infernal loco.

Ma testé giunge lo altolà dello energumeno, lo quale, squadrando da capo a piedi lo fiero cavalier favella de' vesti consone allo loco ove v'apprestate a far accesso.

"Ma come - pensa lo perplesso messere- tal gigante giammai ebbe da dir sullo scostumato vestir di talune pulzelle entrate pria, le quali calzavan justo una pezza de stoffa che per poco non lasciava sbucar lo vello dello fodero loro, et ora narra me di abiti consoni?".

Convinto ormai che la nomea de "gorilla" di siffatto energumeno est dovuta più alla forma dello suo cerebro che a quella suo corpore, lo scoraggiato messere è costretto a denudarsi della unica protetione dalli guitti demoni et rassegnarsi a ricever spallate, spinte, calpestate de pedi et corteggiamenti alla sua dama sine poter spappolare vuoti crani alla guisa di budini.

Feudalesimo e Libertà dice basta a cotal indecenza e riconosce allo messere, costretto a recarsi in tali postacci, lo diritto de difender la propria persona et lo proprio onore cum la forza delli bracci, forgiata da giorni et giorni di laboro sotto lo sol cocente o durante lo freddo inverno.

Feudalesimo e Libertà riconosce nello robusto ariete la verà virtù dei forti, lasciando la calma alli omini di chiesa.

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Il Papa si dimetterà dal pontificato il 28 febbraio. Sodano: fulmine a ciel sereno

Pubblicato su da Grunf

Questa mattina, alle 11,46, il Papa ha annunciato a sorpresa che lascerà il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha fatto personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto (leggi il testo integrale del discorso - ascolta l'audio in latino).

Il Papa ha spiegato di sentire il peso dell'incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa. La forza, ha detto il Papa, «per l'età avanzata negli ultimi mesi, in me è diminuita in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato». Benedetto XVI afferma di essere «ben consapevole della gravità di questo atto» e «con piena liberta di rinunciare al ministero di vescovo di Roma e successore di San Pietro».

Napolitano: un gesto di grande generosità e coraggio

Il Papa dimostra con questo gesto «grande generosità, grande coraggio e da parte mia grande rispetto». Lo dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a margine di una cerimonia al Quirinale, commentando la notizia delle dimissioni.

Lombardi: il Papa ci ha colto di sorpresa

«Il Papa ci ha preso un po' si sorpresa», ha spiegato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che alle 12.30 ha convocato i giornalisti in sala stampa vaticana. «Abbiamo un po' notato il senso di affaticamento e di stanchezza maggiori del Papa rispetto al passato» ha detto ancora Lombardi, ripercorrendo le ragioni che hanno indotto il Papa alle dimissioni fra le quali Ratzinger ha indicato appunto la fatica fisica ad assolvere al proprio ruolo.

Dimissioni fatte «liberamente»

«Il codice del diritto canonico, al canono 332 paragrafo 2, prevede la possibilità delle dimissioni del Romano Pontefice», ha ricordato Lombardi, sottilineando che «il diritto canonico prevede - come riecheggiato nell'annuncio di dimissioni di Benedetto XVI - che per la loro validità, le dimissioni devono essere fatte "liberamente" e "debitamente manifestate». - Ecco che cosa prevede il Codice Vaticano

Il nuovo pontefice «entro Pasqua»

«Dal primo di marzo - ha aggiunto Lombardi - inizierà l'iter per l'elezione del nuovo Papa. Non sappiamo ora la data del Conclave, ma ovviamente non ci saranno i novendiali (i 9 giorni di lutto dopo la morte del Pontefice) così nel giro di un paio di settimane, nel mese di marzo, e dunque per Pasqua avremo il nuovo Papa».

«Il mio futuro» e i ringraziamenti

«Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio». Lo ha detto il Papa al termine della sua breve allocuzione in latino. «Carissimi Fratelli - ha detto ancora Benedetto XVI - vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, nostro signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i padri cardinali nell'eleggere il nuovo sommo pontefice». Nella sua allocuzione, il Papa ha compiuto un atto di umiltà. «Chiedo perdono per tutti i miei difetti», ha affermato al termine dell'allocuzione.

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Alì, il personal shopper marocchino che fotte sia Monti che Befera

Pubblicato su da Grunf

Se l’Unione sovietica è durata settant’anni, è solo perchè lo Stato non è mai riuscito a debellare il mercato nero, ovvero la voglia di intraprendere (per quel che si poteva) e scambiare liberamente (per quel che si riusciva) dei sudditi del regime. Se il Soviet supremo fosse stato capace di cancellare ogni libera interazione tra individui, l’URSS sarebbe implosa molto prima.

Nelle democrazie occidentali, a furia di legiferare, regolamentare e tassare il controllo del Leviatano sulle nostre vite è asfissiante. Nulla si può fare senza che sia il legislatore a prevederlo. A prescindere, insomma, tutto è vietato. Ora – con la scusa dell’evasione fiscale sempre in voga – il Grande Fratello ha in animo di ridurre ancora di più la libera circolazione del contante. Oggi, grazie a Mario Monti, in banconote non è possibile pagare qualcosa che costi più di 999 euro.

Come nell’ex Unione sovietica, però, il mercato trova sempre una soluzione, anche se – purtroppo – essa è accessibile solamente a chi può permetterselo. Il meccanismo geniale col quale fottere lo Stato me lo ha descritto un amico. Di seguito, ve lo riporto, come da suo racconto.

“Oggi ero in una centralissima via di Milano, ero in coda davanti a Tiffany. La crisi c’è ma solo nel 95% delle famiglie. I ricchi e benestanti ci sono sempre e i saldi non si possono perdere! Ero appunto in coda per entrare nel negozio e accanto a me c’era un giovane di colore, alto 1,85, sui 25 anni, che parlava (in un italiano molto stentato) con una coppia di distinti signori milanesi di una certa età; al polso aveva un orologio Rolex d’oro, indossava un abito estroso di Dolce e Gabbana e sulle spalle aveva un cappotto di cashmere. Eravamo lì in coda da un po’, così a un certo punto è scappata la domanda se si trovava bene a Milano. Alì, questo il suo nome, in un italiano veramente pessimo, mi ha raccontato d’essere marocchino e che due anni fa è arrivato in Italia con il gommone. Per circa un anno si è arrangiato come poteva, vendendo abiti sulle spiagge e facendo qualche lavoretto qua e là. A quel punto io, sempre piu’ sorpreso, gli ho chiesto: “MA ORA CHE LAVORO FAI?” Lui mi dice che lo scorso anno, a Pasqua, si trovava a lavorare a Portofino come lavapiatti. Mentre passeggiava è stato avvicinato da una distintissima signora che gli ha chiesto un favore. Avrebbe dovuto entrare con lei in un negozio di abbigliamento e fingere di pagare, per lei, gli abiti in contanti, mostrando il suo passaporto marocchino. Lui infatti è residente fiscale in Marocco e quindi non ha la limitazione del contante a 1000 euro. IN PRATICA, MI DICE ALI’, DA QUEL GIORNO HO CAMBIATO VITA E LAVORO. ACCOMPAGNAI – CONTINUA ALI’ – LA SIGNORA IN TRE BOUTIQUE, PAGAI IN CONTANTI 29.000 EURO (IN TOTALE) E RICEVETTI 1000 EURO DI MANCIA… Alì – continua la storia – che non è uno stupido (in Marocco gli mancavano due esami alla laurea, quando andò via), mi ha confidato che da allora ha deciso di FARE IL PERSONAL SHOPPER per gente ricca a Milano e Roma (o dove lo chiamano). Ha aperto un sito internet e un profilo su facebook. Chatta su twitter raccontando gli ultimi acquisti fatti per conto terzi (ovviamente in rete ha un nome differente e usa un cellulare prepagato che cambia ogni settimana). Per non dare nell’occhio – in quanto spenderebbe troppo, da solo – ha assunto una decina di marocchini che gli forniscono di volta in volta il loro passaporto e così le spese possono essere fatte in grande quantità. La cosa “divertente” è che poi, una volta finito lo shopping, riesce a recuperare l’iva in quanto è cittadino straniero e gode del recupero delle tasse. Solitamente, di questo extra, fa a metà con chi lo assume. Alì mi ha confidato che lo scorso Natale ha guadagnato in pochi giorni circa 30.000 euro. Se continua così, entro tre anni potrà tornare in Marocco, comprarsi una villa, un piccolo ristorante… e via! CERTO CHE SEI STATO FURBO, GLI HO DETTO IO! E LUI, GUARDANDOMI SORNIONE: ” CARO AMICO…IN REALTA’ IO DEVO RINGRAZIARE TUTTO IL GIORNO IL VOSTRO PREMIER MONTI E IL SIGNOR BEFERA. Senza di loro io sarei a fare lo sguattero a 500 euro al mese”. Invece ora ho un futuro, potrò sposarmi, avere dei figli e tutto grazie a MONTI E BEFERA. L’Italia, mi dice Alì, è veramente una terra che ti offre mille opportunità… BASTA SAPERLE COGLIERE. Altro che l’America! I sacchetti regalo dei due signori milanesi sono già belli pesanti, così Alì li aiuta a trasportarli. Tiffany è l’ultimo negozio, devono acquistare un paio di bracciali in oro per regali alle due figlie. Gli ultimi 12.000 euro e poi a casa”.

Come ha scritto Giacomo Consalez, “comprare qualcosa, pagando con banconote o monete è una delle cose più normali di questo mondo. Eppure in Italia c’è chi vuole farlo passare per un comportamento addirittura incivile”, con i risultati di cui sopra.

Morale della storia di Alì? Lasciamola a Sant’Agostino: “La coercizione dei sovrani è sempre espressione di una superbia contraria alla virtù. Quando qualcuno vuol dominare su chi per natura gli è uguale, la sua superbia si fa intollerabile”. E da cotanta superbia ci perde sempre la libertà, si avvantaggiano sempre i pochi a discapito dei molti, i “furbi” a discapito degli onesti, quelli che nulla hanno da perdere a discapito di chi ha sempre qualcosa da nascondere. Ed essendo io un modesto anarchico – per dirla con Borges – ho avuto la dimostrazione dalla storiella di cui sopra che è sempre meglio credere nell’individuo che nello Stato!

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Esodato comparsa perde la pensione :( (Video)

Pubblicato su da Grunf

Esodato da tre anni, un postino di brindisi rischia di perdere la pensione di anzianita' solo perche' ha fatto la comparsa in un film.

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