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azione

Strasburgo, lacrimogeni sui lavoratori della Srcelor Mittal (Video)

Pubblicato su da Grunf

Tensione a Strasburgo durante la protesta dei lavoratori della Arcelor-Mittal davanti al Parlamento europeo. La polizia ha usato lacrimogeni contro i manifestanti che cercavano di superare le barriere. Il colosso siderurgico, che ha chiuso il 2012 con un rosso di oltre 2,7 miliardi di euro, ha un piano di licenziamenti.

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Il Belgio verso lo sciopero generale (Video)

Pubblicato su da Grunf

Questo giovedì è toccato a circa 10.000 impiegati pubblici scendere in strada a Bruxelles. Sotto accusa gli scivoli pensionistici del governo che però non sembra intenzionato a sostituire chi va in pensione. Per i sindacati una maniera per svilire sempre più il settore pubblico.

Fra le categorie in lotta anche le guardie carcerarie per 24 ore. Tutto lascia davvero pensare che il 21 febbraio il paese si fermi sul serio come temono persino i sindacati.

Manifestiamo per dare un segnale al segretario di Stato Bogaert. Non abbiamo diritti. Se si vogliono cambiare le regole bisogna negoziare con le organizzazioni di categoria. Il segretario di Stato vuole smantellare queste organizzazioni e togliere diritti ai lavoratori.

Secondo i sindacati, con le nuove riforme per il lavoro i dipendnenti pubblici perderebbero fra 2 e 3000 euro lordi all'anno invece di vedere i propri stipendi almeno in linea con l'inflazione.

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CAVALLI E ASINI ABBANDONATI A ROMA: ALLEVATORE DENUNCIATO

Pubblicato su da Grunf

GLI ANIMALI COSTRETTI A VIVERE TRA I RIFIUTI E AL FREDDO"

Teneva cavalli, asini, muli e pony maltrattatati e abbandonati. Per questo motivo i carabinieri del Nas di Roma hanno denunciato un allevatore. L'operazione è nata da un esposto dell'associazione "Italian Horse Protection" che segnalava la presenza di animali in stato d'incuria e in pessime condizioni di salute, in terreni della provincia di Roma gestiti tutti dalla stessa persona. I militari delll'Arma e i veterinari della task force per la tutela degli animali istituita dal ministero della Salute hanno fatto una serie di sopralluoghi sui terreni dove erano stati rinchiusi gli animali, accertando la situazione molto critica.

Gli animali, costretti a stare al freddo - scrive la Repubblica Roma - avevano le zampe immerse nel fango. E non solo: erano chiaramente sofferenti e deperiti, oltra a presentare segni di denutrizione. Vuoti o quasi i contenitori utilizzati per l'acqua.

Alcuni animali sono stati traferiti alla facoltà di Medicina veterinaria dell'università di Perugia per le cure più urgenti. Le povere bestiole, tutte in pessime condizioni igienico-sanitarie, erano per lo più prive di microchip di identificazione. Almeno due capi erano di proprietà dalla titolare di un'azienda agricola della provincia di Frosinone che ne aveva denunciato la scomparsa.

E non finisce qui. In alcuni dei terreni dove erano rinchiusi sono stati trovati anche rifiuti e materiali di risulta, oltre che numerose carcasse e ossa di animali. Diversi animali sono stati sorpresi a vagare per le vie vicine, con pericolo per la loro incolumità e di quella degli automobilisti.

L'indagine, tuttora in corso e coordinata dalla Procura di Velletri che ha disposto la perquisizione di tutti gli appezzamenti di terra, al momento ha sottratto ai maltrattamenti oltre 100 equidi, sequestrati e affidati in custodia a un'azienda agricola del frusinate che si occuperà della loro cura. L'uomo che teneva "prigionieri" gli animali è stato denunciato, oltre che per maltrattamento e abbandono degli animali, anche per ricettazione.

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PESCARA, BAMBINO DI DUE ANNI SCAPPA DA CASA: SALVATO DAL CANE

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L'ANIMALE È RIUSCITO A TROVARLO: ERA NEL BOSCO

Chiuso nel giro di una ventina minuti il caso della scomparsa di un bambino di due anni: tutto merito del cane di famiglia. Ieri mattina, nella zona di San Silvestro, a Pescara, il piccolo si è allontanato improvvisamente da casa. Una parente che era con lui fino a pochi minuti prima ha chiamato immediatamente i poliziotti: sono arrivati due agenti di quartiere.

La donna ha spiegato alle forze dell'ordie di aver lasciato il cancello di casa aperto. Solo così il bimbo sarebbe riuscito ad allontanarsi da solo. Ma l'allarme è rientrato poco dopo, quando il cane di proprietà della signora è riuscito ad intercettare poco dopo il bambino nella bosca che si trova vicino all'abitazione. Il piccolo si era infilato lì, sotto un cespuglio. Spaventato e stordito ma in buone condizioni di salute, è stato riconsegnato alla famiglia. Che non smetterà mai di ringraziare il quattrozampe di casa.

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Via Borsellino, tutti contro la costruzione del nuovo supermercato

Pubblicato su da Grunf

Torino,

Ex Westinghouse, il quartiere si ribella alla costruzione di un nuovo supermercato

„I cittadini hanno preso d'assalto la circoscrizione Tre chiedendo di fermare il progetto che porterà alla realizzazione di alberghi e ristoranti.

Dopo la rivoluzione alle ex officine Grandi Motori la catena commerciale Esselunga di Milano ha deciso di mettere le mani sull'ex Westinghouse di via Borsellino. Ma la notizia non è piaciuta al quartiere che nei giorni scorsi si è ribellato. I residenti del Cit Turin hanno espresso tutto il loro dissenso in circoscrizione durante la presentazione del progetto di riqualificazione dell'area abbandonata situata a ridosso del Politecnico di Torino.

Un parere contrario che ha trovato d'accordo anche la circoscrizione, decisa più che mai a opporsi a buona parte dell'opera. Stando a quanto appreso fino ad oggi l'ex fabbrica presente a due passi dalle Ogr sparirebbe una volta per tutte per lasciare il posto ad alberghi, a ristoranti, ad un centro congressi, a negozi e ad un gigantesco supermercato. Un'opera, al momento, firmata da Fondazione Crt e da Esselunga.

Ma è proprio sull'ultimo punto - la costruzione di un altro ipermercato - che il quartiere ha alzato le bracciato al cielo. "Se da una parte siamo d'accordo con la riqualificazione dell'area - spiega il signor Giacomo P., un residente di via Di Nanni - dall'altra siamo contrari alla nascita di altri grandi magazzini che avranno come unico scopo quello di uccidere il commercio al dettaglio. E noi questo non lo vogliamo". Da valutare è anche la posizione del giardino e dell'area cani, vicini di casa dell'ex Westinghouse in quanto situati all'angolo tra via Borsellino e corso Vittorio Emanuele II.

Il futuro cantiere, verosimilmente, potrebbe togliere verde e spazi vitali ad un quartiere che deve già fare fronte ai lavori per la realizzazione del grattacielo Intesa San Paolo. Per questo la circoscrizione Tre chiederà al più presto chiarimenti sul futuro dell'area verde. "Aspettiamo a parlare, prima vogliamo vedere i progetti definitivi - dichiara il presidente Daniele Valle -. Tuttavia ad oggi l'opera ci lascia alquanto perplessi. La zona non sente il bisogno di un nuovo supermercato e tanto meno di altri tagli al verde pubblico"

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Un libro racconta come Hitler diede la caccia a Tito

Pubblicato su da Grunf

La mattina del 25 maggio 1944, giorno del suo compleanno, il maresciallo Josip Broz Tito sentì il rombo di due aeroplani provenire dalla vallata sottostante il suo imprendibile rifugio scavato in una caverna sulle pendici della montagna alle spalle di Drvar, piccola cittadina della Bosnia nord-occidentale. Quella mattina Tito non doveva trovarsi lì, ma nel segretissimo rifugio di Bastasi, cinque chilometri più in là. Invece la sera prima era andato a vedere un film e il giorno dopo voleva festeggiare il suo compleanno con i giovani comunisti di Jugoslavia. Perciò il comandante degli otto corpi mobili partigiani che, assieme ad altre 26 divisioni, stavano dando seri grattacapi alle forze d’occupazione naziste era rimasto nella base di Drvar.

Quando uscì di corsa dalla caverna per vedere cosa stesse accadendo, Tito vide dietro ai due bombardieri Junkers 87 Stuka in picchiata comparire altri apparecchi, più lenti: erano alianti dai quali si stavano lanciando ottocento paracadutisti. Il maresciallo non poteva ancora saperlo, ma quei puntini bianchi nel cielo erano gli uomini del 500° battaglione paracadutisti SS, un’unità di disciplina composta in buona parte da soldati arruolati nelle prigioni e nei campi di concentramento dov’erano rinchiusi per reati di vario genere, giovani che non avevano nulla da perdere e tutto da guadagnare. Il lancio dei parà era l’azione di punta dell’operazione Rösselsprung, “mossa del cavaliere”, un audace attacco coadiuvato da forze di terra che aveva lo scopo di circondare il quartier generale dei partigiani e colpire proprio lui, il maresciallo Tito, catturarlo o ucciderlo.

Ciò che accadde prima, durante e dopo il blitz delle forze speciali tedesche contro la roccaforte dei partigiani jugoslavi lo racconta ora lo storico britannico (nonché ufficiale della Royal Air Force impiegato anche in Afghanistan) . David Greentree nel libro “Caccia a Tito” (pagg. 126, Euro 16,00), pubblicato dalla Libreria Editrice Goriziana nella collana Bam-Biblioteca d’arte militare (tradotto da Rossana Macuz Varrocchi, illustrazioni di Johnny Shumate e Mark Stacey), e da oggi nelle librerie. Come nella trama di un film, con l’ausilio di rare fotografie scattate dai giornalisti al seguito della missione e cartine illustrative, Greentree ricostruisce momento per momento la battaglia di Drvar, dalla quale Tito riuscì a sfuggire per un soffio. Da bravo storico militare, l’autore entra nel dettaglio degli armamenti e delle formazioni in campo, analizzando errori, successi e tattiche, spostando il punto di vista da uno schieramento all’altro. Il risultato è un racconto serrato che mette in rilievo alcuni fattori in apparenza minori ma che alla fine, messi insieme, risultarono determinanti per l’esito dei combattimenti. Come ad esempio le armi e munizioni che i partigiani avevano sottratto all’esercito italiano dopo l’8 settembre, in particolare i piccoli e maneggevoli carri armati leggeri CV 35, che i tedeschi non si aspettavano di trovare a bloccare loro il passo. O l’impiego massiccio dell’aviazione angloamericana, una volta che gli alleati si erano resi conto di cosa stesse accadendo. Che i tedeschi stessero tramando qualcosa l’intelligence lo sapeva, gli esperti del controspionaggio di Bletchley Park avevano decrittato numerosi messaggi. Ma nessuno era riuscito a mettere insieme il puzzle delle informazioni, e l’attacco tedesco a Drvar aveva colto tutti di sorpresa. La reazione degli alleati fu immediata, guidati dagli osservatori partigiani a terra i bombardieri B17 e i caccia P38 picchiarono duro sugli assalitori mettendo presto fuori uso anche l’aviazione tedesco-croata.

Ma, nota Greentree, se Tito potè uscire indenne dalla sacca di Drvar fu soprattutto per merito del coraggio dei suoi uomini. Pur essendo riuscito ad allontanarsi da Drvar, Tito restava vulnerabile: «L’operazione Rösselsprung avrebbe ancora potuto intercettarlo lungo la strada su cui stava cercando la salvezza, se non fosse intervenuta la difesa organizzata dai partigiani e in particolare dalla 1.a divisione proletaria che affrontò la 7.a divisione SS “Prinz Eugen”».

La battaglia durò dieci giorni e costò la vita a 1.916 partigiani, mentre altri 161 furono catturati e 35 disertarono. «Le perdite dei tedeschi - nota Greentree - furono ufficialmente di 213 soldati caduti, 881 feriti e 57 dispersi: numeri di gran lunga inferiori alla realtà». Dopo una lunga fuga nei boschi e poi in treno accompagnato dai suoi fedelissimi e dall’amato pastore alsaziano Tiger (che il maresciallo avrebbe confessato di aver pensato più volte di sopprimere perché i suoi guati rischiavano di farlo scoprire, ma di non averne avuto il coraggio), Tito accettò l’evacuazione a condizione che gli venisse data la possibilità di stabilire il suo quartier generale a Lissa. Il 3 giugno un aereo sovietico atterrò sulla pista di Kupresko Polje e portò il maresciallo a Bari, dove trascorse due notti prima di imbarcarsi sul cacciatorpediniere “Blackmore” e salpare per Lissa accompagnato dal diplomatico, militare e scrittore Fitzroy MacLean. Arrivato a Lissa, scrive Greentree, Tito «ancora una volta stabilì il suo quartier generale in una caverna sulle montagne. “Il più grande nemico” era di nuovo al timone del comando». In un primo momento i comandi germanici pensarono di spedire i feroci parà del 500° battaglione SS anche su Lissa, poi lasciarono perdere, e il reparto speciale, promosso e non più disciplinare, continuò a operare su altri fronti oltre le linee nemiche fino agli ultimi giorni di guerra.

«A Drvar - conclude il suo libro lo storico britannico - Tito rischiò e mise in pericolo l’intera struttura di comando. L’operazione aviotrasportata fu quella che portò i tedeschi vicinissimi al loro scopo, cioè alla cattura del maresciallo. Se ce l’avessero fatta, probabilmente l’esito della guerra partigiana non sarebbe stato diverso, ma nel medio termine i tedeschi avrebbero avuto come avversario un movimento partigiano confuso e senza un vero leader». Più pesanti sarebbero state invece le conseguenze per il futuro della Jugoslavia: Stalin ne avrebbe potuto fare un boccone.

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1° Incontro con generazione Identitaria.

Pubblicato su da Ugo Pennati

1° Incontro con generazione Identitaria.

Per conoscere l'indirizzo esatto, scrivi un'email a generazione.identitaria@gmail.com

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COLLEFERRO, MAXI SEQUESTRO DI EQUINI: APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI -

Pubblicato su da Grunf

"OCCORRONO FONDI, CIBO, MATERIALE VETERINARIO"

Dopo la denuncia dell'Italian Horse Protection association che, anche grazie all'intervento di Striscia La Notizia, ha portato alla luce uno scandaloso caso di maltrattamento di equini (vedi articolo di IHP e servizio di Striscia) ha preso avvio un'enorme operazione di sequestro che al momento è ancora in corso. I numeri sono impressionanti e parlano da soli.

Il sequestro è coordinato dalla task force ministeriale per il benessere animale, con un'operazione internazionale a cui hanno preso parte volontari di IHP, del Rifugio degli Asinelli e dell'inglese Donkey Sanctuary. Da giovedì 24 gennaio fino a ieri sono stati spostati 104 tra cavalli, asini e muli, prelevati da svariati terreni nei Comuni di Colleferro e Segni e trasferiti in un grande terreno messo a disposizione da un'azienda agricola di Paliano come primissima e provvisoria destinazione.

Gli animali sono stati finalmente sfamati e stanno ricevendo le prime cure veterinarie oltre a essere identificati.

Resta tuttavia una situazione sanitaria critica per molti di loro: quasi tutti presentano gravi segni di denutrizione (al limite della cachessia) e una marcata disidratazione.

Molti hanno patologie infettive, sia respiratorie che intestinali; ci sono diversi casi di laminite e alcune ferite con evidenti segni suppurativi avanzati. Diffusissime sono le parassitosi intestinali, fra cui moltissimi casi di tenia. Molte cavalle sono gravide e questo porterà a un aumento esponenziale del numero di animali.

Un puledro, letteralmente estratto vivo dal fango durante le operazioni di sequestro, era in condizioni disperate ed è stato trasferito alla Clinica Universitaria di Perugia dallo staff delle tre associazioni. Stessa sorte per una puledrina trovata a terra lunedì mattina, che sarebbe morta di lì a poche ore senza l'intervento delle forze dell'ordine e dei volontari, come già successo negli anni passati a decine di poveri animali: durante i sopralluoghi infatti sono stati rinvenuti tre corpi di cavalli e asini morti di recente, mentre un puledro in grave colica è morto dopo pochissimo tempo dal ritrovamento. In ogni singolo terreno ispezionato sono state ritrovate ossa di animali, lasciati morire di fame anche a pochi passi dalla strada e dalle abitazioni (vedi galleria fotografica. Attenzione: alcune immagini forti).

Entrambi i puledri ad oggi stanno rispondendo alla terapia, sono stabili e in piedi, però la prognosi è ancora riservata.

Restano ancora numerosi animali da individuare e trasferire, anche nei Comuni di Paliano e Valmontone: non si riesce a fare un calcolo preciso finché non si entra nei terreni, ma si stimano almeno 50 equini e 30 bovini, ma potrebbero essere di più.

IHP, Rifugio degli Asinelli, ENPA e The Donkey Sanctuary stanno sostenendo le spese per il fieno, per i farmaci e per il trasporto e le cure dei due puledri ricoverati in clinica. Servono urgentemente aiuti, sotto forma di donazioni di qualunque importo.

CLICCA QUI PER SAPERE COME INVIARE UNA DONAZIONE: http://www.horseprotection.it/dett_articolo.asp?id_a=588

IMPORTANTE: questa è l'unica raccolta fondi concordata con il Ministero. Vi preghiamo di volerci segnalare eventuali altre iniziative di raccolta fondi per la stessa emergenza, che andrebbero solo a disperdere risorse.

Rivolgiamo un appello ai fornitori di fieno della zona di Roma e Frosinone, perché ci forniscano fieno di prima scelta a un costo di particolare favore, considerata la situazione ed il fatto che né il Ministero né i Comuni hanno fondi da destinare, perciò sarà tutto a carico delle associazioni di cui sopra.

Per lo stesso motivo rivolgiamo un appello alle case farmaceutiche veterinarie ed alle industrie di materiale sanitario, perché ci forniscano farmaci e altri presidi (liquidi per terapie reidratanti endovenose, antibiotici, vermifughi ad azione multipla, antinfiammatori, garze, vetrap per fasciature, cotone (garzato e non), disinfettanti a base di iodio e cloro, siringhe).

Per l'invio di cibo e medicinali contattare direttamente la task force del Ministero: tutela.animale@sanita.it oppure 06 59944035 dal lunedì al venerdì, orari 9-13 e 14-17.

Chiunque si metterà a disposizione, sia per il fieno e i mangimi che per i farmaci, sarà pubblicamente ringraziato.

Attualmente, per motivi organizzativi e di sicurezza, non è possibile ammettere volontari a contatto con gli animali sequestrati, che possono essere gestiti solo da personale dell'azienda custode e delle associazioni che prendono parte all'operazione.

Esaurita questa prima fase, verranno prese decisioni in merito alla futura destinazione degli animali: ulteriori comunicazioni in merito saranno diffuse nei prossimi giorni. Per il momento non inviare richieste di adozione alle associazioni: eventuali disponibilità possono essere inviate a tutela.animale@sanita.it e saranno vagliate in un secondo momento.

Naturalmente va avanti la denuncia di IHP, supportata da Rifugio degli Asinelli ed ENPA, affinché i responsabili di tutto questo paghino

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NORTH CAROLINA, CHIUSO E MULTATO IL PARCO DEGLI ORSI MALTRATTATI

Pubblicato su da Grunf

LE AUTORITÀ: I PROPRIETARI PAGHERANNO 20 MILA DOLLARI

Chiuso il Chief Saunooke Bear Park. Le autorità federali hanno anche fissato una pesante multa per le "condizioni disumane" in cui erano costretti a vivere gli orsi ospiti del parco di Cherokee, in North Carolina. La decisione è arrivata dopo la denuncia degli attivisti, che accusavano la struttura di abusare degli animali.

Secondo l'Associated Press, il Dipartimento per l'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha pubblicato un ordine per sospendere la licenza di esibizione del parco e ha multato i proprietari della struttura di 20.000 dollari. Gli ispettori federali hanno detto "non venivano forniti agli orsi il cibo necessario, adeguate cure veterinarie e una gabbia sicura".

Per anni, Peta ha condannato con forza le "crudeli pratiche" messe in atto dal personale del Chief Saunooke Bear Park. Membri dell'associazione internazionale hanno anche pubblicamente protestato contro il trattamento irrispettoso degli orsi nello zoo privato e invitato le agenzie federali a chiudere l'impianto.

Non solo: un paio di settimane fa, l'organizzazione a difesa degli animali ha fatto saper di aver scoperto non solo le prove del maltrattamento di animali, ma anche il consumo di droga e il razzismo degli addetti, oltre ad altre attività illegali inappropriate per una struttura del genere (qui il nostro articolo dell'11 gennaio).

A partire da lunedì scorso, il parco è stato chiuso fino a quando non sarà "in grado di dimostrare la piena conformità" con la legge sul benessere degli animali, scrive Peta in una nota stampa.

Però gli orsi probabilmente rimarranno con i loro proprietari per il momento.

Delcianna Winders, dell'associazione animalista, ha detto al Citizen-Times: "Spero che il parco degli orso rimarrà chiuso per sempre e che gli animali saranno trasferiti in un 'santuario' con una buona reputazione dove avranno le cure veterinarie, cibo e altri beni essenziali, di cui sono stati privati per anni".

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Usl vende Mercedes,compra defibrillatori

Pubblicato su da Ugo Pennati

Usl vende Mercedes,compra defibrillatori

Nuovo dg belluno, macchinona non serve meglio panda di servizio.

Belluno, 31 gennaio 2013 - Non ripianera' il deficit di 15 milioni di euro della sanita' bellunese, ma la vendita della 'vecchia' Mercedes di rappresentanza decisa dal nuovo direttore generale permettera' di acquistare due defibrillatori, decisamente piu' utili.

E' uno dei primi atti del nuovo direttore dell'Usl 1, Pierpaolo Faronato, il che ha fatto pubblicare una delibera per la vendita della Mercedes Benz E 320, immatricolata del 2008, che era in uso al suo predecessore: la base d'asta e' di 16mila euro. (ANSA)

P.S. Complimenti al nuovo direttore dell Asl bellunese. Tanti altri dovrebbero prenderne esempio

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