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bambini

DAI “TRANSGENDER” AI “TRANSSPECIES”

Pubblicato su da Grunf

DAI “TRANSGENDER” AI “TRANSSPECIES”
Bambini e “uomini-cane” al gay pride di Kiev inUcraina
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La comunità degli “uomini-cane” è un movimento, che oggi conta ben 10mila persone, sorto inizialmente all’interno dell’ambiente del sadomasochismo omosessuale e diffusosi rapidamente negli ultimi quindici anni attraverso la facilità di comunicazione resa possibile dall’avvento di internet.
Il movimento degli “uomini-cane” rappresenta l’approdo logico e coerente del processo di abbattimento di ogni tipo di barriera in nome dell’illimitata libertà dell’individuo. Esso costituisce solamente, per cosi dire, un azzardato ed inedito “salto di specie”. Se infatti la comunità LGBTQ teorizza e rivendica la transizione di genere attraverso il passaggio dal genere maschile al genere femminile, negando l’esistenza di una natura umana, la comunità degli uomini-cane teorizza e rivendica la transizione di specie, con il passaggio dall’uomo all’animale, negando, in una visione antispecista, l’esistenza di una specie umana distinta da quella animale.

ARRIVEREMO ALL'ASSURDO DI DOVER LOTTARE CONTRO LE ADOZIONI DEI BAMBINI DA PARTE DEGLI UOMINI-CANE?

Associazione Famiglia Domani
>> leggi l'articolo dell'Osservatorio Gender http://osservatoriogender.famigliadomani.it/dai-transgender-ai-transspecies-la-comunita-degli-uomin
i-cane/

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Bambini, racconti difficili da ascoltare nel rapporto sulle violenze nei conflitti

Pubblicato su da Grunf

"I miei compiti erano lavare i vestiti, portare il cibo, preparare la legna, fare azioni di spionaggio e portare messaggi. Ma c'era un altro compito che odiavo, e che non mi piace ricordare. Venivo stuprata ogni notte da vari comandanti. Ricordo ancora la prima volta che è successo. Sono stata violentata tre volte quella notte. Ho cominciato a pensare che tutte le cose sentite a proposito della libertà fossero false. Volevo solo scappare, ma non avevo alcuna possibilità". E' il racconto difficile da ascoltare e "digerire" di una ragazza che ha passato tre anni nella milizia maoista in Nepal. Aveva tredici anni.

Una finestra sull'orrore
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E' solo una delle molte finestre sull'orrore di cui è composto il Rapporto di Save the Children dal titolo emblematico: "Indicibili crimini contro i bambini. La violenza sessuale nei conflitti". Un lavoro prezioso perché accende i riflettori su un aspetto delle guerre e dei conflitti - non soltanto "conclamati", uno dei paesi citati è la Colombia, afflitta dal confronto tra governo e guerriglia, ma anche dalla "guerra della droga" - di cui si parla pochissimo. L'effetto collaterale più atroce e "indicibile", dal titolo del Rapporto: la violenza sessuale nei confronti dei minori.

I numeri
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Eppure è un aspetto connaturato alla guerra. Quando in una comunità scoppia un conflitto, quando le famiglie vengono separate, quando saltano tutte le norme sociali, uno dei principali effetti è proprio la capacità "disumana e disumanizzante" - dice il Rapporto - di perpetrare violenza nei confronti dei bambini. Femmine e maschi. Dagli 0 ai 18 anni. Non esistono dati specifici, ma Save the Children stima che potrebbero essere 30 milioni i bambini che hanno subito violenza sessuale in un contesto di conflitto. Secondo l'esperienza dell'organizzazione, in alcuni paesi sul totale delle vittime di violenza sessuale (ovviamente quelle emerse e denunciate) la percentuale dei minori superava l'80%.

Gli esempi nel mondo
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In Liberia, a fine guerra, l'83% degli scampati alle violenze di genere nel 2011-12 aveva meno di 17 anni e quasi tutti avevano subito stupro. Nella Repubblica Democratica del Congo nel 2008 sono stati rilevati 16.000 casi di violenza sessuale contro donne e ragazze, di cui quasi il 65% nei confronti di minori, per la gran parte adolescenti ma in misura di circa il 10% anche con meno di 10 anni. Durante la crisi post elettorale in Costa d'Avorio - tra l'1 novembre 2010 e il 30 settembre 2011 - i bambini costituivano quasi il 52% dei casi di violenza sessuale. Nella fase post-conflitto in Sierra Leone, più del 70% dei casi di violenza sessuale sono stati perpetrati ai danni di ragazze minorenni, più di un quinto di loro aveva meno di 11 anni. Ad esserne vittima anche bambini e uomini: nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, uomini e ragazzi rappresentano il 4-10% dei sopravvissuti a violenza sessuale che hanno cercato sostegno e aiuto. Un altro studio ha rilevato che il 9% di tutti gli uomini sopravvissuti al conflitto ha sperimentato direttamente violenza sessuale.

I colpevoli
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Lo stupro, anche nei confronti dei più piccoli, è spesso una vera e propria "arma di guerra". "I ribelli sono arrivati al villaggio ed hanno preso le ragazze, non le donne, le ragazze - è il racconto di una Assaitou, che ha assistito allo stupro quando i guerriglieri sono entrati nella sua città, in Mali - avevano, 15, 16, 17 anni. Hanno detto che servivano per preparare del cibo. Le hanno portate dietro ad un cespuglio. Le hanno violentate, e prima di andarsene le hanno picchiate". Ma con l'esplodere dei conflitti la violenza sessuale non è appannaggio soltanto dei gruppi armati: a perpetrarla possono anche essere membri della famiglia, operatori di pace, membri della comunità, altri bambini, insegnanti, leader religiosi, peacekeepers e operatori umanitari. Spesso gli stupri si verificano anche in carcere. Ma un altro luogo in cui si verificano questi terribili episodi sono i campi profughi, dove le persone dovrebbero teoricamente essere protette, ma dove troppo spesso l'aspetto della sicurezza è considerato secondario.

Le vittime
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Le conseguenze di uno stupro su un bambino o un adolescente di uno stupro sono devastanti. "La violenza sessuale è uno dei più orrendi crimini che si commettono durante un conflitto. Nessuno dovrebbe subire il dolore e l'umiliazione di uno stupro, dello sfruttamento e della violenza, mai e poi mai un bambino", dice Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. Oltre alle conseguenze fisiche e psicologiche, si associano spesso anche quelle legate allo stigma sociale di chi ha subito la violenza, che può essere o emarginato dalla società, o diventare la vittima predestinata di circuiti di sfruttamento, se non addirittura essere incriminato, come è successo a un ragazzo di 13 anni in Afghanistan, che dopo essere stato stuprato è stato incriminato per "crimini morali".

Cosa fare
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Crimini indicibili per tanti motivi, in parte anche perché si tratta di una questione talmente delicata che sembrano mancare le "armi" per agire. Ma Save the Children invita invece a smetterla di tacere, e cominciare a fare. Sono molteplici le iniziative che possono essere messe in campo per cercare di limitare questo orribile "effetto collaterale". "Save the Children chiede ai Paesi del G8 di sviluppare una vera e propria barriera protettiva che separi i minori dalla violenza sessuale - dice Valerio Neri - un muro i cui mattoni siano servizi focalizzati sui bambini, empowerment della capacità dei minori e delle loro comunità di difendersi dalla violenza sessuale e di promuovere un cambiamento culturale, ma anche istituzionale normativo che garantisca loro protezione, implementare un sistema di monitoraggio sulla violenza sessuale.

I fondi umanitari per proteggere i minori
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Tuttavia, affinché questo muro venga eretto occorre che tutti i paesi del G8 considerino prioritaria l'allocazione dei fondi umanitari in interventi di protezione per il minori". Tanto per cominciare c'è da osservare come nel 2011 solo il 22% dei fondi umanitari sia stato investito per mettere in sicurezza ai campi profughi, dove donne e minori devono muoversi da soli, magari per andare a prendere la legna, in luoghi scarsamente illuminati. "Chiediamo, pertanto - conclude Neri - che organizzino un incontro entro la fine del 2013 su questo focus specifico.

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STOP PEDOFILIA

Pubblicato su da Grunf

STOP PEDOFILIA

Il mercato del sesso con bambini. 
Prostituzione minorile, turismo sessuale a danno di minori, pedopornografia e traffico dei bambini a scopi di sfruttamento sessuale sono nuove e vecchie forme di schiavitù, che coinvolgono sia i Paesi in situazione di forte degrado economico e sociale, ma anche Paesi come il nostro, che risulta essere sia Paese di destinazione dei traffici, sia uno dei primi per detenzione di materiale pedopornografico.

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale nei viaggi, si stima siano 80mila gli italiani che ogni anno vanno alla ricerca di sesso con minori all'estero, sfruttando la miseria delle popolazioni locali.

 
 
 
 

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La bimba di 3 anni stuprata dal branco :*(

Pubblicato su da Grunf

Una bambina di appena tre anni è stata ricoverata in un ospedale del Kerala dopo essere stata rapita e violentata da quella che si pensa essere una nuova “gang dello stupro”. La bambina è attualmente in terapia intensiva.

“LE FORMICHE LE BRULICAVANO ADDOSSO” - 

È successo a Tirur, nel sud dell’India: secondo quando riportato da Sky News e dal Mirror la piccola sarebbe stata rapita lunedì sera, mentre dormiva su un marciapiede accanto alla madre. I famigliari, dei mendicanti senza fissa dimora, si sono accorti della scomparsa della bimba soltanto martedì mattina. A ritrovarla un gruppo di studenti: “Aveva la febbre alta – raccontano – e le formiche le brulicavano addosso”. I medici hanno riferito che ci vorranno parecchi mesi prima che la piccola possa guarire dalle ferite riportate.

QUATTRO STUPRI AL GIORNO 

Si tratta dell’ennesimo stupro avvenuto in India: una vera e propria epidemia di violenze su donne e bambine sempre più giovani che sta inducendo il governo indiano a promulgare una serie di legge anti-stupro. Dall’inizio dell’anno e nella sola città di Delhi vengono denunciati quattro casi di stupro. La media del 2012 era di due casi denunciati al giorno. Secondo gli attivisti non si tratterebbe tanto di un incremento del numero delle violenze ma, piuttosto, della volontà da parte delle donne di denunciare le violenze di cui sono vittime, rompendo quello che – da sempre – era considerato un tabù. Ciò non toglie che le donne di Delhi siano terrorizzate dallo spostarsi da sole in città, specialmente di notte: e i taxi per sole donne, guidati da donne sono inondati da chiamate e richieste. “Dopo la gang dello stupro siamo occupate giorno e notte – racconta la tassista Kushi Prajapati – Le donne si sentono poco sicure e chiamano noi per ragioni di sicurezza”.

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Il cuore nuovo per Emma da un bambino di 4 anni

Pubblicato su da Grunf

Aspettava un cuore nuovo da trecento giorni. Da quando i medici le avevano diagnosticato una grave malformazione cardiaca, la piccola Emma viveva in una stanza d'ospedale, a Torino, legata alle flebo e alla speranza di avere tempo sufficiente per conquistare una certezza di sopravvivenza. 

E il cuore nuovo è arrivato. Un bambino di 4 anni di Loano, stroncato da encefalite, ha donato la vita alla sua coetanea. Il trapianto è stato eseguito nel reparto di cardichirurgia dell'ospedale infantile Regina Margherita. Il decorso è positivo e i chirurghi sono convinti che presto la piccola potrà tornare a giocare con i bambini del suo quartiere.

Per farla sorridere, nei giorni scorsi, i medici avevano acconsentito che il suo cane potesse andarle a fare visita nel reparto di isolamento. Black, un meticcio scuro di piccola taglia, è stato il primo quattro zampe ad entrare al "Regina Margherita" insieme ad un addestratore del progetto "pet therapy". "I bambini contenti guariscono più facilmente", spiegò il primario. "Vedere i propri animali è anche una cura".



Il cuore nuovo di Emma viene dal piccolo Cesare, figlio di una coppia di Loano, città non distante da Savona, lungo la riviera ligure di ponente. Cesare si era sentito male domenica scorsa, improvvisamente. Un gran male alla testa, poi il coma: "encefalite acuta", dissero i medici prima dell'ospedale Santa Corona di Savona, poi del Gaslini di Genova. E ieri la morte, senza essersi più ripreso, senza riuscire ad abbracciare più la sua mamma.

Ma i genitori non hanno avuto dubbi quando i medici gli hanno chiesto se accettavano che il cuore del loro piccolo potesse essere donato ad un altro bambino malato. Il padre, Lino, direttore di banca ad Andora, qualche decina di chilometri dalla casa a Lono, e la madre, seppur schiacciati da un dolore infinito per la perdita del loro unico figlio, hanno detto sì all'espintato e un'équipe da Torino ha raccolto il cuoricino in una scatola piena di ghiaccio e l'ha trasferito di corsa all'ospedale Regina Margherita.

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Vittime del bullismo da piccoli, ansiosi e depressi da adulti

Pubblicato su da Grunf

Derisi, vessati, spesso malmenati e quasi sempre senza motivo (ammesso che esistano motivi per cui comportamenti del genere siano "giustificabili") se non la "colpa" di essere più deboli, meno belli, con gli occhiali o troppo grassi o bassi; comunque non rispondenti ai canoni del "più forte", non accettati e magari troppo timidi per difendersi. Sono le vittime del bullismo e secondo uno studio della Duke University a Durham (Carolina del Nord), vivono un trauma che non se ne va via crescendo ma che li avvia a un futuro di adulti ansiosi, con disturbi depressivi, attacchi di panico e possibili intenzioni suicide.

LO STUDIO - È il risultato di uno studio svolto su 1.420 giovanissimi dai 9 ai 13 anni, e pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry. Basati su oltre 20 anni di dati raccolti, si tratta dei risultati più completi e definitivi oggi disponibili sulle conseguenze a lungo termine del bullismo: le "ferite", quelle non visibili, lasciano segni indelebili che il bambino si porta dentro anche da adulto. Gli esperti hanno seguito il campione monitorandone lo stato di salute ogni anno fino al raggiungimento dell'età adulta. I soggetti sono stati intervistati per raccogliere dati su eventuali atti di bullismo di cui fossero stati vittima. Il 26% di loro, maschi e femmine in uguale misura, ha dichiarato di aver subito qualche sopruso da coetanei e alcuni sono stati sia vittime sia perpetratori di atti di bullismo. Considerando tutti i fattori indipendenti (problemi in famiglia, stato socioeconomico del nucleo di appartenenza e altro) che potevano inficiare il dato, è emerso in modo conclusivo che le vittime di bullismo sono a maggior rischio di soffrire di svariati disturbi psichiatrici da adulti, dalla depressione all'ansia generalizzata, dagli attacchi di panico all'agorafobia. Alcuni hanno pensieri suicidi. Anche i bulli possono risentire a lungo termine del proprio comportamento e divenire adulti con disturbo antisociale o a loro volta depressi. «I danni psicologici del bullismo non vano via perché una persona cresce e non è più vittima dei bulli - rileva William Copeland del dipartimento di psichiatria e scienze del comportamento dell'ateneo Usa -. È qualcosa che resta con loro». Combattendo il bullismo, quindi, si potrebbe prevenire un'ampia serie di problemi individuali e sociali.

IN ITALIA - Per restare invece alla realtà del nostro Paese, si può citare una recente indagine nazionale della Società Italiana di Pediatria ("Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani"), secondo cui quasi la metà dei ragazzini (45,5%) ha assistito ad episodi di bullismo, oltre uno su tre (34,2%) li ha subiti personalmente o ha un amico che ne è stato vittima attraverso internet (Facebook, chat, YouTube). Mentre il bullismo nella sua forma classica spaventa meno - a dichiarare di aver assistito ad atti di bullismo è complessivamente il 54% del campione, contro il 61,5% registrato nel 2011 e il 75% del 2008 - cresce in modo preoccupante il cyberbullismo, ovvero persecuzioni, offese e molestie perpetrate in Rete, soprattutto attraverso i social network. Lo registra il 43% degli adolescenti, percentuale che sale al 62% tra i grandi utilizzatori del web. Il cyberbullismo può avere ripercussioni negative sulla vittima anche peggiori rispetto al bullismo tradizionale, perché la persecuzione mediatica non è circoscritta a un singolo ambiente (la scuola, la palestra) al di fuori del quale la vittima può avere un suo "riscatto", ma raggiunge tutti gli "ambienti di riferimento" dell'interessato, spiega Giovanni Corsello, presidente Sip.

CYBERBULLISMO - Non meno preoccupanti i dati di un'altra indagine sul cyberbullismo, "I ragazzi e il cyberbullismo" realizzata da Ipsos per Save the Children: secondo questa ricerca la vittima del cyberbullo è scelta perché "diversa", per il suo aspetto estetico (67%), per la timidezza (67%), per il suo supposto orientamento sessuale (56%), perché straniera (43%), per il suo abbigliamento non convenzionale (48%), per la bellezza femminile che "spicca" nel gruppo (42%), e persino perché disabile (31%). Tra gli atti di cyberbullismo più diffusi c'è il furto di e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici (48%), oppure sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi (52%), la creazione di gruppi "contro" su un social network per prendere di mira qualcuno (57%), la diffusione di foto e immagini denigratorie o intime senza il consenso della vittima (59%). Ma la modalità d'attacco preferita dai giovani cyberbulli è la persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network (61%). L'invasività del cyberbullismo e l'anonimato di cui può godere il "carnefice" rende il fenomeno ancora più pesante e traumatico per le giovani vittime.

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