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cronaca

Don nello giraudo il prete pedofilo smascherato dalle iene

Pubblicato su da Grunf

Nei giorni in cui la Chiesa vive un momento di grande agitazione per le dimissioni di O’Brien, il cardinale autoesclusosi dal conclave dopo le accuse di “comportamenti inappropriati”, un nuovo caso minaccia il Vaticano e ancora più da vicino l’emerito papa Joseph Ratzinger.

Quando fu prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, organo deputato alla vigilanza della correttezza della dottrina cattolica, Ratzinger era a conoscenza dei fatti di pedofilia che si erano verificati nella Diocesi di Savona. Ma non aveva mai denunciato i fatti alla magistratura. Tutto questo è dimostrabile dai documenti giunti presso la redazione del quotidiano Il Secolo XIX, sequestrati circa un anno fa presso la Procura savonese e prelevati dalla Curia della città ligure.

I documenti dimostrano che Ratzinger, due anni prima dell’elezione a pontefice, fosse a conoscenza dei casi di pedofilia che si erano verificati nella Diocesi di Savona. Il Secolo XIX pubblica parte della lettera che il cardinale Domenico Calcagno, ai tempi vescovo della Diocesi di Savona, indirizza a Joseph Ratzinger, nella quale chiede «la cortesia di un consiglio circa l’atteggiamento da tenere, intendendo il Sacerdote continuare con un impegno pastorale». Inoltre aggiunge «Per quanto possibile, intendo evitare che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti». La lettera riguarda Nello Giraudo, il parroco della diocesi savonese, sollevato dall’incarico nel 2012, in quanto indagato dalla procura su una serie di casi di pedofilia che poi lo hanno visto patteggiare un anno di carcere per abusi sessuali compiuti nel 2005, ai danni di una minorenne.

Ieri in tarda serata è andata in onda l’inchiesta della iena, Pablo Trincia, dal titolo “Abusi nascosti dalla Chiesa”, in cui è stata ricostruita una drammatica pagina della storia della Chiesa. Oltre agli interventi delle vittime, sono stati accostati i documenti sequestrati dalla Procura, in cui oltre al nome di Calcagno, compaiono anche i nomi dei vescovi Giulio Sanguineti e Dante Lanfranconi.

Da quello che si evince l’unica preoccupazione della Curia in questi anni è stata quella di salvaguardare l’immagine della diocesi, con il tentativo di mantenere la situazione sotto controllo dal momento che «nulla è trapelato sui giornali e non ci sono denunce in corso», si legge nella lettera di Calcagno a Ratzinger.

Dagli anni ’80 in poi Don Giraudo è stato spostato da una parrocchia all’altra dove ha continuato ad “operare” indisturbato, fin quando non sono arrivate le denuncie che hanno costretto la chiesa a sollevarlo dall’incarico.

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Blitz dei carabinieri di Monza: in manette politici e camorristi

Pubblicato su da Grunf

Arresti e perquisizioni in corso da parte dei carabinieri del gruppo di Monza che stanno eseguendo, in varie provincie della Lombardia e della Campania, un'ordinanza di misura cautelare nei confronti di 43 componenti un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di gravi delitti come rapine, estorsioni, usura, furti, ricettazione, riciclaggio, spaccio di banconote false, detenzione illecita di sostanze stupefacenti e di armi e di reati contro la pubblica amministrazione. A capo dell'organizzazione c'era Giuseppe Esposito dalle cui intercettazioni telefoniche emerge un quadro di completo controllo della camorra sull'area monzese. L'organizzazione aveva anche fissato un tariffario per i voti che andava dai 30 euro per il voto singolo ai 50 euro per quello di una famiglia.

Tra gli arrestati l'ex assessore all'Ambiente e al Patrimonio del Comune di Monza, Giovanni Antonicelli (Pdl) considerato dai pm contiguo all'organizzazione. Il gruppo criminale, con base a Monza, secondo l'inchiesta dalla Procura della Repubblica del capoluogo brianzolo, era in contatto con esponenti di clan camorristici del napoletano, in particolare i Gionta e i Mariano.

Due i fronti sui quali la magistratura di Monza, coordinata dal sostituto procuratore Salvatore Bellomo, ha concentrato le attenzioni nei confronti dell'ex assessore. Il primo è relativo alla manutenzione degli alloggi Aler, incarico affidato alla Pmg; il secondo riguarda la raccolta dei rifiuti nel capoluogo brianzolo, da anni affare della Sangalli.

Secondo gli investigatori, in cambio di voti a favore di Antonicelli le commesse sarebbero finite nelle mani di imprese riconducibili a personaggi legati alla camorra. In sostanza, per gli investigatori nella macchina amministrativa monzese, e più in generale brianzola, “a più livelli, si sarebbero riprodotti gli stessi schemi dei clan camorristici”.

A giugno, la guardia di finanza si era presentata in Comune per acquisire materiale proprio sugli appalti delle case popolari e della raccolta rifiuti. Un passo a cui si era arrivati dopo che i carabinieri di Monza avevano messo in relazione una serie di scenari anomali su tutto il territorio.

Agli atti dell'inchiesta c'è anche una telefonata tra Massimo Ponzoni, l'ex golden boy del Pdl e Antonino Brambilla (anche lui indagato per corruzione). Al telefono Ponzoni dice a Brambilla che Antonicelli è osteggiato da Paolo Romani (il plenipotenziario di Berlusconi a Monza) perché ha messo le mani sull'Aler, considerata un bacino importante di voti. Oltre all'assessore Antonicelli nell'inchiesta è coinvolto un ex consigliere comunale di Milano, Renzo Di Biase (Pdl) in carica tra il 2009 e il 2011 e che sarebbe stato favorito nelle elezioni, anche se i pm non escludono che lui stesso non ne fosse consapevole. Al momento Di Biase non è indagato.

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Sud Africa, quando lo stupro diventa la regola

Pubblicato su da Grunf

Allarme abusi. Campagna di sensibilizzazione tra milioni di studenti contro la violenza sessuale che subiscono le donne e che dilaga nel paese

Sud Africa, quando lo stupro diventa la regola

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La prostituzione minorile e' un crimine terribile

Pubblicato su da Ugo Pennati

La prostituzione minorile e' un crimine terribile

Povertà e prostituzione minorile

La prostituzione minorile si nutre di miseria e povertà. I genitori stessi talvolta sono complici della tragica fine dei loro figli. I bambini si convincono in questo modo che la prostituzione sia l' unico mezzo di sopravvivenza..

Spesso gli adolescenti vengono inviati all' estero a prostituirsi per mandare compensi al paese di origine..

Molte sono le storie di bambine prostitute, che a soli 12 anni, dormono in mezzo alla strada, sui marciapiedi .. Dove di li a poche ore i potenti accosteranno..

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La giovane smascherata dai medici del pronto soccorso: ora è in stato d'arresto

Pubblicato su da Grunf

Ha, persino, preso un aperitivo con un'amica, le ha raccontato di aver abortito qualche giorno prima, poi ha gettato il corpo del suo bebè ormai morto in un cassonetto dei rifiuti.

Una storia agghiacciante scoperta all'ospedale San Camillo dove la giovane si era presentata dopo aver accusato un'emorragia. Adesso è in stato d'arresto con l'accusa di infanticidio.

Si tratta di una venticinquenne che abita con la sorella in un appartamento nel quartiere del Trullo, a Roma. Avrebbe nascosto la sua gravidanza ad amici e parenti e l'altro ieri mattina alle 5 l'ultimo atto della tragedia si è compiuto nel silenzio di casa. La ragazza, dopo aver partorito, avrebbe avvolto il neonato in un lenzuolo e lo avrebbe infilato in un sacchetto di plastica, temporaneamente nascosto nell'armadio della sua camera da letto. Quindi qualche ora dopo sarebbe uscita portando con sé il neonato e, dopo aver vagato per tutto il giorno, ha accusato un malore e deciso di andare in ospedale dove si è disfatta del bebè avvolto in lenzuolo e chiuso in un sacchetto di plastica, buttandolo in un cesto della spazzatura nel piazzale antistante il reparto di ginecologia dell'ospedale.La polizia ora sta cercando il padre del bambino per chiarire se fosse al corrente della situazione e soprattutto dell'intenzione della ragazza di liberarsi del bambino. La Procura, intanto, ha disposto su ordine del pm Pierfilippo Laviani l'autopsia sul neonato: bisogna capire se si sia trattato di un aborto o se il piccolo sia venuto alla luce vivo.

Sono stati medici del pronto soccorso a smascherare la venticinquenne. I segni del parto erano troppo evidenti, e a a loro la puerpera ha confessato di aver dato alla luce il piccolo e di averlo gettato nell'immondizia. Indicando il anche il luogo esatto in cui si era disfatta del cadavere.

«Una storia agghiacciante, dai particolari atroci, rispetto alla quale non ci sono parole adatte ad esprimere lo sdegno che si prova - ha commentato il vicesindaco di Roma capitale, Sveva Belviso. Non capisco come si possa arrivare a tanto, è qualcosa che va al di là di ogni possibile comprensione umana».

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Maldive, 15enne vittima di stupro condannata a 100 frustate

Pubblicato su da Grunf

Lei è una vittima di stupro e le autorità l’hanno accertato ma non per questo le sarà risparmiata una condanna perché ha avuto una relazione sessuale con un uomo. Una relazione fuori dal matrimonio (proibita in base alla legge del suo Paese che si ispira alla sharia) e lei ha appena 15 anni. L’assurda storia arriva dalle Maldive, il calvario della 15enne era stato riportato già tempo fa dai media: lei aveva accusato il patrigno di stupro, quello stesso patrigno accusato anche della morte del bambino frutto della violenza sulla figliastra. Ora è arrivata però la sentenza che la riguarda direttamente: la 15enne è stata condannata da un tribunale delle Maldive a 100 frustate e otto mesi di arresti domiciliari. Le frustate le saranno inferte una volta arrivata alla maggiore età, tuttavia lei può anche scegliere di sottoporsi subito a questa violenza.

La dura reazione degli attivisti per i diritti umani - La sentenza della corte ha suscitato la dura reazione degli attivisti per i diritti umani, e dal governo è anche arrivata la richiesta di clemenza. Per tanti, l’ha detto anche Masood Imad, portavoce del presidente Mohamed Waheed, la 15enne dovrebbe essere trattata come una vittima e non come una criminale, anche se – è stato specificato da Imad – deve “vergognarsi” per ciò che ha fatto. Lo stesso portavoce ha detto che le autorità sono pronte ad aprire un dialogo per modernizzare il codice penale e limitare il ricorso alla fustigazione, pratica disumana che a oggi viene ancora utilizzata come condanna.

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Giappone: due marinai americani condannati per stupro

Pubblicato su da Grunf

Due marinai americani sono stati condannati rispettivamente a 9 e 10 anni di carcere per lo stupro di una donna giapponese a Okinawa, avvenuto lo scorso ottobre. L'episodio suscito rabbia nell'isola e alimento' la tensione gia' esistente tra i militari a stelle e strisce di stanza e la popolazione locale. A emettere la sentenza nei confronti di Christopher Browning, 24 a nni, e Skyler Dozierwalker, 23 anni, e' stato il tribunale distrettuale di Naha. .

Bonissima giustizia!!!

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Pedofilo filmato con bambina di 4 anni romeno arrestato: sequestrate 1400 foto

Pubblicato su da Grunf

ROMA - Un romeno di 24 anni, da tempo residente in Italia è stato arrestato a Roma per reati connessi alla pedopornografia.

Gli uomini del Compartimento della Polizia Postale sono arrivati a lui monitorando la rete telematica e in una perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati 1400 file ed un video, girato con il telefono cellulare, in cui il romeno compie atti sessuali con una bambina di 4-5 anni.

Oggi, nel carcere di Regina Coeli, su richiesta del pm Eugenio Albamonte, c'è stata la convalida dell'arresto da parte del gip Wilma Passamonti. «Scusatemi» ha detto, tra l'altro, l'uomo.

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BARUMINI (CA), SALVO CANE SEPOLTO VIVO CON UN CAPPIO AL COLLO

Pubblicato su da Grunf

L'ANIMALE RECUPERATO DA UN GRUPPO DI RAGAZZI DEL PAESE

Un gruppetto di ragazzi di Barumini, nel Cagliaritano, è riuscito a salvare in extremis un cane sepolto vivo. Aveva un cappio stretto attorno al collo. Ora, per fortuna, sta bene ed è stato curato da una veterinaria del paese.

Questa storia a lieto fine ha come protagonista un cucciolo, strappato ad una morte certa - quasi per caso - da alcuni giovani. Che sono intervenuti, perché richiamati dai lamenti del povero animale che qualche aguzzino aveva sepolto vivo con un cappio al collo. Hanno seguito quei lamenti e, increduli, hanno fatto la scoperta. Il cane è stato tratto in salvo - scrive L'Unione Sarda - proprio dai giovani e portato immediatamente nel paese dove una veterinaria lo ha visitato e rimesso in sesto. Ora sta meglio e scondinzola ancora. Ma ha sicuramente rischiato di perdere la vita per colpa di una persona senza cuore.

Intanto, è partita una denuncia contro ignoti.

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Paura all'Esquilino, assalto a furgone portavalori gli spari: muore un bandito, ex brigatista

Pubblicato su da Grunf

Spari e paura nella capitale, in pieno centro poco prima dell'ora di pranzo. In via Carlo Alberto 6, all'Esquilino, una banda di tre persone ha assaltato un furgone portavalori. E' iniziato un conflitto a fuoco vicino piazza Santa Maria Maggiore: uno dei banditi è morto, si tratta di Giorgio Frau, ex appartenente alle Brigate Rosse, tornato in libertà nel '98 per terrorismo e riarrestato a Perugia per una rapina nel 2003. Ferita anche una guardia giurata, ma non sarebbe in pericolo di vita. Gli altri due rapintaori sono stati arrestati.

In strada tra i passanti si è scatenato il panico. In molti, tra romani e turisti, si trovavano nei paraggi della rapina avvenuta poco prima delle 13. Alcune persone al rumore degli spari si sono rifugiate nei negozi e dietro le auto. Tanti anche gli stranieri spaventati, molti di loro diretti alla basilica di Santa Maria Maggiore.

I tre rapinatori sono arrivati in via Carlo Alberto a bordo di due moto e hanno atteso il furgone. Appena ha raggiunto la Banca Popolare di Sondrio di via Carlo Alberto è partito l'assalto dei rapinatori. Una sparatoria a una distanza ravvicinata. Le guardie giurate, della società Fidelitas, hanno reagito aprendo il fuoco. Una di loro, Domenico Antonino Di Silvo è stato ferito alle gambe e alle braccia ma è riuscito a rispondere al fuoco e ha colpito a morte il bandito Frau.

Spaventate le persone che si trovavano in zona. Come racconta, ancora terrorizzata, una testimone: "Stavo uscendo dall'ambulatorio medico quando ho sentito. Ho avuto tanta paura". Subito è scattato l'allarme al 112, la centrale operativa dei carabinieri ha diramato le ricerche dei due fuggitivi, con posti di blocco sparsi in vari punti della zona. I due rapinatori, scappati a bordo di un'autovettura (probabilmente rubata), sono stati intercettati vicino Porta Maggiore dai militari del Nucleo radiomobile e portati nella caserma di via In Selci. Il terzo bandito è rimasto ucciso sul luogo della rapina.

La guardia giurata rimasta ferita non è in gravi condizioni: è stata trasportata dal 118 all'ospedale San Giovanni con ferite da arma da fuoco alle gambe e alle braccia.

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