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Foggia: la lettera-denuncia di una famiglia di agricoltori „Dai furti alle aggressioni, famiglia di agricoltori foggiani chiede aiuto: “Abbiamo paura”“

Pubblicato su da Grunf

 

Foggia: la lettera-denuncia di una famiglia di agricoltori


„Una famiglia di agricoltori – tramite FoggiaToday - scrive ai ministri dell’Interno, l’on. Marco Minniti’ e alle Politiche Agricole, l’on. Maurizio Martina, oltre che al Prefetto di Foggia,  il dott. Massimo Mariani, per denunciare le condizioni in cui sono costretti a vivere e a lavorare per via della presenza di immigrati irregolari sul territorio accampati alle spalle della cosiddetta ‘Pista’. Denunciano furti e aggressioni, ma anche l’assenza dello Stato in quella porzione di territorio sempre più in pericolo.“
 

Il testo della lettera

Gentile Ministro, siamo una famiglia di agricoltori, da generazioni. Viviamo in azienda non per scelta, ma perché siamo costretti a vigilare per proteggere i nostri pochi beni indispensabili per la nostra attività: le macchine agricole, gli animali. La nostra azienda è situata nei pressi del Cara di Borgo Mezzanone, comune di Manfredonia, provincia di Foggia.

Il nostro lavoro è stato sempre assoggettato alle avversità del clima e agli andamenti dei mercati, ma ultimamente abbiamo un problema molto più grande e molto serio. Il problema che abbiamo oggi sono gli extracomunitari, non quelli del centro ma quelli irregolari che si sono accampati alle spalle sulla cosiddetta ‘Pista’. Accampati per modo di dire, perché in questo “accampamento” vanno sempre camion pieni di materiali da costruzione “cemento, tufi, mattoni, ferro, travi in legno, ecc..” cioè, intendo dire che lì edificano giorno dopo giorno, senza alcun controllo o restrizione. Mentre noi italiani anche per costruire un solo pollaio dobbiamo giustamente presentare la domanda al Comune.

Per non parlare dei furti. Noi abbiamo smesso di denunciarli perché vengono lasciate da parte. Non più di un mese fa, un extracomunitario, probabilmente drogato, è venuto in azienda e ha provocato vari danni. Abbiamo chiamato i carabinieri ma, purtroppo, oltre a ricevere risposte sgradevoli da parte loro nei nostri confronti, nessuna pattuglia è intervenuta ad aiutarci o a controllare. Siamo riusciti ad allontanarlo da solo. Abbiamo poi denunciato tutto questo in caserma, ma tutto è finito lì.

Qualche giorno fa, esattamente il 30 gennaio un altro extracomunitario per rubare degli infissi in legno nella nostra azienda ha rotto tutti i mattoni dell’entrata del fabbricato. Mio figlio appena ventenne, accortosi di quello che stava succedendo, si è avvicinato per invitarlo a smettere e ad andarsene. L’immigrato, come risposta, lo ha prima aggredito con calci e martellate, e poi, per dispetto, ha sfondato tutti i vetri della macchina agricola che mio figlio stava usando per lavorare i nostri terreni. L’extracomunitario è andato via tranquillamente prima che, questa volta, arrivasse una pattuglia dei carabinieri e l’ambulanza che ha trasportato mio figlio al pronto soccorso.

La vita continua con l’aggressore libero e tranquillo dietro i nostri campi. A differenza della nostra famiglia che deve convivere con la paura e lavorare ancora di più solo per ripagare i danni causati alla macchina agricola, perché non ci risarcirà nessuno. Non è possibile che siamo arrivati al punto di non essere più liberi neppure nelle nostre case, di non essere padroni dei nostri campi dove sudiamo ogni giorno per lavorare. In questo terra lo Stato sembra non esistere e ai clandestini tutto è concesso: questo non è assolutamente giusto! Non si tratta di una guerra tra poveri, ma di affermare la differenza tra legalità e illegalità, tutelando la vita stessa dei cittadini.

 

 

 

Vi chiediamo aiuto per garantire, qui, un futuro ai nostri figli. Non fate come un proverbio - usato in Puglia - che dice “il sazio non crede al digiuno”, ovvero che chi non ha problemi non crede a chi li ha. Grazie per aver letto queste righe e per le iniziative che vorrete intraprendere per riprendere il controllo di questo territorio, aiutando le famiglie e gli agricoltori della zona che, con noi, condividono questo grave problema

 

 

 

Potrebbe interessarti: http://www.foggiatoday.it/cronaca/lettera-denuncia-famiglia-agricoltori-cara-borgo-mezzanone-foggia.html
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Cacciare il "Lambretta"? Lo chiedono i residenti "Via il centro a-sociale"

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Abitanti del quartiere vittime degli abusivi «Immondizia, urina, vomito e prepotenze»

 

«Via il centro a-sociale». I residenti non ne possono più e chiedono lo sgombero del Lambretta.

Nell'ex Bingo di via Val Bogna, i compagni spadroneggiano da oltre un anno. Finti antagonisti che - ammantandosi di improbabili motivazioni ideologiche - nascondono un'attività da piccola azienda dello spettacolo: feste, concerti ed eventi che fanno concorrenza ai locali della zona, operando al di fuori di qualsiasi regola. Ecco perché «a-sociale». Ed ecco perché gli abitanti del quartiere, ostaggio di piccole e grandi prepotenze, e vittime di autentici soprusi, esasperati da questa occupazione chiedono un intervento per cacciare gli abusivi e ristabilir le regole. «La vita del quartiere è resa un inferno da questi antagonisti - racconta Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione - Io e il consigliere di Municipio 4 Francesco Rocca siamo andati a luglio in Questura a chiedere lo sgombero mala situazione non è cambiata. Se Questura e Prefettura aspettano che la richiesta arrivi da Sala, il Lambretta sarà ancora lì tra cent'anni. Devono agire subito invece, la legalità va fatta rispettare». E Rocca, che in Zona è presidente della commissione Sicurezza, aggiunge: «Esattamente un anno fa venivano occupati abusivamente dal Lambretta l'ex bingo e l'ex ristorante siriano di via Val Bogna 10; da allora il quartiere ha cambiato aspetto, bivacchi continui, schiamazzi notturni e disturbo alla quiete pubblica, provocati dalle numerose feste abusive notturne organizzate all'interno degli spazi occupati, anche durante la settimana, feste dove è richiesto il pagamento all'ingresso e dove vengono serviti alcolici a prezzi bassi, atti vandalici con danni alle auto in sosta e muri delle case presi di mira da writers frequentatori del centro sociale, immondizia, urina, vomito nei marciapiedi delle vie limitrofe. Un intero quartiere ostaggio del degrado e dell'illegalità provocati da questi annoiati figli di papà». Il Municipio non è rimasto a guardare in questi anni. «Il Comune preferisce fare orecchie da mercanti mentre il Municipio 4 ha approvato ben due documenti che ne richiedono lo sgombero - dichiara Alessandro Verri, consigliere Lega del Municipio 4 - Noi continueremo a tenere alta l'attenzione su questo problema affinché la giunta comunale prenda importanti provvedimenti».

«Le proteste dei cittadini in merito agli abusi portati avanti dai »compagni« del centro sociale Lambretta - commenta Silvia Sardone, consigliere comunale di Forza Italia - evidenziano che l'arroganza dei centri sociali, con Sala sindaco, è sempre più evidente». Il centrodestra è compatto nel richiedere un intervento: «Prima le minacce della sinistra ad Attilio Fontana, ora gli striscioni dei cittadini esasperati, che non ne possono più del sindaco Sala e dello squallore della criminalità dilagante - dichiara Romano La Russa, coordinatore provinciale Fdi e candidato alle regionali - Cosa aspetta il sindaco ad avere un sussulto di legalità e sgomberare il centro sociale Lambretta?». «Ormai - prosegue - è evidente che la città di Milano è ostaggio di pochi facinorosi sovversivi ai quali è permesso tutto».

 

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A Napoli protesta centri sociali-Casapound. Di Stefano a Renzi e Boldrini: “Vi prenderemo per il cravattino in Parlamento”

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ROMA – “Dobbiamo iniziare a lottare da oggi, portare questo movimento politico in Parlamento a combattere a a lottare duramente”, diceSimone Di Stefano, leader di Casapound, parlando all’Hotel Ramada, a Napoli, parlando a un folto gruppo di sostenitori. Fuori, nei pressi della stazione Garibaldi, i manifestanti antifascisti dei centri sociali protestano contro l’iniziativa elettorale di Casapound. Di Stefano se la prende con la sinistra in Parlamento. “Quando questi vanno in giro a chiedere il voto ai lavoratori – dice- si prendono il voto e la prima cosa che fanno quando vanno al governo e’ lo ius soli. Hanno parlato per due anni di ius soli. Ma ora che arrivano le elezioni, in campagna elettorale la Boldrini e Renzi non ne parlano piu'”.

Di Stefano ancora rivolto a Renzi e Boldrini: “Quando voi prendete i voti degli italiani e poi andate in Parlamento a fare le cose contro gli italiani, senza avere mandato popolare perche’ nessun italiano vi vota per fare lo ius soli, ebbene dovete sapere che noi in parlamento faremo volare le sedie. Mi spiace che la Boldrini si spaventi e dica che non bisogna votarci perche’ bullizziamo i parlamentari. Ma si e’ vero noi andremo in giro per il parlamento e arriveremo da dietro, mentre alla buvette mangiate il tramezzino, dodici ragazzuoli, uomini e donne di Casapound, a prendervi per il cravattino e vi diremo ‘come vi permettete di fare le cose senza mandato popolare?’. Altrimenti prendessero i voti per fare lo ius soli. Ma i colpi di Stato bianchi con noi in Parlamento saranno impossibili”.

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Emergenza profughi, la Romagna trema: "Questi ci mandano il turismo in malora"

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L'invasione dei parassiti [ Video ]

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ascoltate bene cosa dice questo,sono in Italia e faccio come mi pare.alla faccia delle risorse

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La campagna anti-stupro alla scuola elementare

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La Reuters ci parla della campagna anti-stupro nelle scuole presentata dal presidente del Sudafrica Jacob Zuma il cui obiettivo è quello di raggiungere 10 milioni di alunni degli istituti del suo Paese.

OBIETTIVO RIDURRE LA VIOLENZA - L’obiettivo del Presidente è quello di limitare il più possibile la violenza in un Paese dove gli stupri tra le mura scolastiche hanno una percentuale preoccupante, tra le più alte del mondo. Nel Paese vengono violentati sia donne sia uomini e non parliamo solo di sesso. Ci sono anche il bullismo nelle classi ed i pestaggi nei cortili, al punto che ora molti giovani non sanno cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. “Cio’ che presentiamo oggi -ha spiegato Zuma- non è una campagna per la protezione delle donne ma è destinata a tutti”.

SISTEMA CORROTTO - Come noto, nel Paese il sistema giudiziario spesso non riesce a proteggere le vittime di abusi ed a condannare gli autori di tali violenze. E se un sospetto viene arrestato, solo nel 12 per cento dei casi il processo si conclude con una condanna. Questo mese un uomo libero su cauzione in quanto accusato di due stupri ha violentato una bimba di due anni. La cittadinanza si è però indignata a seguito dello stupro, della mutilazione e dell’omicidio di una 17enne vicino a Città del Capo spingendo l’opinione pubblica a chiedere pene severe per gli autori di tale violenza, tra cui la castrazione chimica.

VOGLIA DI GIUSTIZIA - L’arresto di Oscar Pistorius ha incentivato la protesta già spinta dalle manifestazioni in India. Lo scorso anno una diciassettenne di Soweto è stata stuprata da sette uomini che hanno registrato la scena con un cellulare per poi diffonderla sul web. Per questo sono ancora sotto processo. Parliamo di una serie di atti violentissimi ed efferati ai quali Zuma ha deciso di porre un freno. Da domani le scuole parleranno ai ragazzi ogni settimana dei rischi connessi allo stupro ed agli altri crimini di matrice sessuale spingendo le vittime a parlare e spaventando i potenziali aggressori.

AGIAMO FINCHE’ SONO GIOVANI - Secondo alcune stime in Sudafrica nel 2012 sono state registrate 65 mila violenze che hanno visto protagoniste, nella stragrande maggioranza dei casi, delle donne. Si tratta di un dato spaventoso, il più alto tra i paesi appartenenti all’Interpol. Tich Chikowore, a capo di LifeLine Southern Africa, associazione che si occupa di programmi extrascolastici, ha spiegato che “in generale gli studenti non sanno spiegare cosa sia la violenza sessuale. Per questo bisogna agire quando sono giovani, così da evitare che si perdano da adulti”.

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Cozze giganti nel Lago Maggiore

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Gli scienziati stanno cercando di capire come hanno fatto, le cozze giganti rinvenute ad Angera e Laveno Mombello, a finire nel Lago Maggiore. Gli esemplari scoperti apparterrebbero alla specie "anodonta woodiana", chiamata anche cozza gigante o cozza cinese.

Un mollusco sbarcato accidentalmente in Europa all'inizio degli anni '80 e diffusosi lentamente in tutto il continente, grazie ad alcuni pesci, in particolare il pesce siluro, che lo trasportano "sulla schiena". E, ovviamente, alle imbarcazioni.

Nelle acque del Verbano sono stati scoperti esemplari di oltre 16 centimetri, ma sul Garda ne è stato trovato uno di ben 24 centimetri e dal peso di un chilo e 200 grammi.

Le cozze asiatiche hanno una velocità di riproduzione molto più elevata delle specie nostrane, al punto da poter diventare pericolose per l'ecosistema. Secondo gli esperti di Verbania, citati dal quotidiano Il Giorno, possono raggiungere la concentrazione impressionante di duemila unità per metro quadrato. Oltre a conseguenze sulla biodiversità e sulle attività di pesca, i militi giganti possono procurare danni ostruendo i canali di irrigazione drenaggio, ma anche le prese d'acqua per usi industriali e civili. Si sta quindi cercando di individuare un metodo per bloccarne lo sviluppo.

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PELLICCIA TOSSICA, IL GUFO RITIRA DAI NEGOZI IL CAPO CONTAMINATO

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PRIMO RISULTATO DELLA CAMPAGNA AVVIATA DA LAV

A distanza di meno di 24ore dal lancio di "Toxic Fur" (www.nonlosapevo.com), la nuova campagna anti-pellicce della LAV sulle sostanze tossiche trovate in alcune pellicce per bambini sottoposte ad analisi di laboratorio, una delle 5 aziende coinvolte, "Il Gufo", ha emesso un comunicato stampa (http://www.ilgufo.it/news/sostanze-tossiche-su-pellicce-da-bambini.html) con cui annuncia l'immediato ritiro dal mercato del prodotto contaminato.

Si tratta del "Giaccone piuma" (codice mod. A12GM027EC100/100) con inserto in pelliccia di Murmasky (cane-procione), per bambino di 18 mesi, di cui la LAV ha sottoposto un campione della componente di pelliccia animale ad analisi eco-tossicologiche.

I test effettuati dal laboratorio di analisi chimiche dell'Istituto Buzzi di Prato, hanno rilevato la presenza di Formaldeide in quantità fino a 10 volte superiore a quanto previsto dai più rigorosi standard industriali di sicurezza, oltre ad altre sostanze classificate come tossiche o possibili cancerogeni tra cui Pentaclorofenolo, Nonilfenolo Etossilato, Cromo, Piombo, Alluminio, Idrocarburi Policiclici Aromatici (Fenantrene e Naftalene).

"Quella de "Il Gufo" è una decisione responsabile – dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV Campagna Pellicce – Ma per evitare d'incorrere nuovamente in un rischio 'tossico' è necessario rinunciare definitivamente all'uso di pelliccia animale: una scelta che avrebbe un grande valore sia ambientale che etico".

La filiera di produzione dell'industria della pellicceria prevede necessariamente l'impiego di sostanze classificate anche come CMR – cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione – e che, inevitabilmente, lasciano tracce anche significative nel prodotto finito, con possibili conseguenze per la salute di chi lo indossa.

La LAV invita l'azienda "Il Gufo" ad adottare una politica aziendale fur-free anche tramite l'adesione allo Standard Internazionale Fur-Free, promosso gratuitamente in Italia dalla LAV per conto della Fur Free Alliance (coalizione di organizzazioni impegnate nel mondo contro lo sfruttamento degli animali per la loro pelliccia) ed al quale hanno già aderito importanti firme, tra le più recenti, Elisabetta Franchi.

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PELLICCE AL NONILFENOLO NEI CAPI PER L'INFANZIA, LAV: INTERVENGA IL MINISTERO

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Sostanze chimiche, potenzialmente molto pericolose, in alcuni capi d'abbigliamento per bambini di età dai 18 mesi ai 12 anni con inserti in vera pelliccia: una recente indagine di laboratorio, commissionata dalla LAV su 6 capi d'abbigliamento di 5 note marche, in vendita in Italia (a Milano, Monza, Roma e via web), svela la presenza, nei capi analizzati, di alcune sostanze chimiche con valori superiori ai requisiti obbligatori presenti nella legislazione europea (REACH) relativa alle sostanze chimiche pericolose in articoli in pelle e pelliccia e nei più diffusi standard industriali privati.

I test eco-tossicologici sono stati condotti dal laboratorio di analisi Buzzi di Prato, specializzato e tra i più accreditati nel settore del tessile, su 6 capi d'abbigliamento per bambini con inserti in vera pelliccia, delle seguenti aziende leader in materia di abbigliamento per l'infanzia: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci, Brums

Sapendo che la lavorazione delle pellicce comporta trattamenti con l'impiego di numerose sostanze chimiche potenzialmente pericolose per la salute, la LAV ha voluto indagare l'eventuale presenza di residui tossici di tali sostanze.

I rapporti di prova sono allarmanti: uno degli articoli (marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risulta contaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard REACH (Reg. 2006/1907/CE); alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamente superiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramate allerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.

I pochi grammi degli "inserti in pelliccia" utilizzati a decorazione di tali articoli, contengono anche altre sostanze (e in quantitativi preoccupanti), classificate come tossiche o possibili cancerogeni come il PCP Pentaclorofenolo, ma anche TeBT Tetrabutil Stagno, TeCP Tetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), nonché tracce di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene).

Considerati i preoccupanti risultati di laboratorio di seguito indicati, la LAV chiede alle aziende coinvolte e al Ministero della Salute, di:

• ritirare dal mercato a scopo precauzionale i prodotti segnalati e promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita;

• diramare un'allerta RAPEX (Rapid Exchange of Information System of the EU), per avvertire gli altri Paesi Membri della presenza sul mercato UE di capi d'abbigliamento contaminati;

• vietare l'uso di pelliccia animale.

Il Laboratorio di Analisi Chimiche Buzzi ha ricevuto i campioni di pelliccia animale senza conoscere il modello del capo di provenienza o la marca. Tutte le analisi sono quindi state condotte con assoluta professionalità e trasparenza.

Le analisi di laboratorio hanno rivelato la presenza di:

FORMALDEIDE in misura superiore ai limiti massimi di sicurezza (16mg/kg Oeko-Tex®/bambino e 30mg/kg Direttiva "Giocattoli" 2009/48/CE) nel campione delle seguenti marche: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design (giacca), Brums.

PENTACLOROFENOLO in misura superiore al limite massimo di sicurezza (0,05 mg/kg Oeko-Tex®/bambino) in tutti i 6 campioni analizzati;

NONILFENOLO ETOSSILATO in misura molto superiore al limite massimo europeo nel campione di marca Brums: l'articolo, dunque, non è commercializzabile sul mercato italiano. E appena al disotto del valore limite il campione di marca Gucci;

ALLUMINIO in misura superiore al limite massimo di sicurezza (50 mg/kg SG leather®/bambino) in tutti i 6 campioni analizzati;

CROMO in valore superiore al limite massimo di sicurezza (50 mg/kg SG leather®/bambino) nel campione delle marche: Miss Blumarine, Gucci, Brums.

Secondo quanto emerge dai risultati di laboratorio, dunque, uno dei prodotti (Brums) non è commercializzabile in Italia per via dei livelli di Nonilfenolo etossilato né potrebbe esserlo in paesi come la Cina e la Corea a causa dei livelli di Formaldeide.

La commercializzazione sul territorio italiano di alcuni dei campioni analizzati potrebbe essere inibita, per il mancato rispetto del "Codice del Consumo" (Decreto Legislativo 206/05 – art. 103: definizione di prodotto sicuro), legato alla presenza di residui di sostanze potenzialmente pericolose.

La maggior parte dei campioni esaminati inoltre non possiede i requisiti per i marchi volontari esaminati (SG Leather® - OEKO-TEX Standard 100®).

"Le aziende moda devono assumersi la responsabilità di non immettere sul mercato prodotti contaminati potenzialmente pericolosi ed eticamente riprovevoli come le pellicce animali - afferma Simone Pavesi, responsabile LAV Campagna Pellicce - I consumatori invece, possono limitare l'esposizione a sostanze chimiche potenzialmente pericolose per se stessi e per i propri figli, astenendosi dall'indossare e dall'acquistare prodotti contenenti anche piccole parti in pelliccia animale. La lavorazione delle pelli prevede il maggiore impiego di sostanze chimiche classificate come potenzialmente tossiche e cancerogene. L'uso di formaldeide, alchilfenoli etossilati, metalli pesanti ecc. comporta immissioni di inquinanti atmosferici, dispersione di sostanze che causano eutrofizzazione delle acque, enorme dispendio energetico oltre ad altre implicazioni negative per l'ambiente".

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Problemi della montagna: tra volo notturno e soccorsi

Pubblicato su da Grunf

L’intervento sul Monte Massone, costato la vita ad una donna di 59 anni di Valduggia, recuperata attraverso un elicottero del soccorso Rega decollato da Magadino in Svizzera, apre alcune riflessioni. In primo luogo il fatto che il volo a vista in Italia non sia consentito da mezz’ora dopo il tramonto fino a mezz’ora prima l’alba, questione discendente da una normativa nazionale. Tuttavia per gli svizzeri è possibile intervenire in territorio italiano.

<Quello del volo notturno per il soccorso è sicuramente un problema - spiega Matteo Gasparini, responsabile della Decima Delegazione Valdossola del Soccorso Alpino – siamo al confine con la Svizzera e possono intervenire, ma nel resto d’Italia?>.

<E’ una questione sentita – spiega il Comandante Spanò di Eliossola – auspichiamo ad una soluzione per il volo a vista notturno>.

A questo problema si aggiunge quello dei costi del servizio degli interventi di soccorso elvetici, che possono anche raggiungere decine di migliaia di euro completamente a carico delle persone infortunate. Per questo motivo è bene che chi pratica la montagna provveda a tutelarsi stipulando apposite polizze assicurative. In caso di possesso della tessera CAI (ed è il caso della comitiva di sette persone che hanno vissuto la disavventura al Monte Massone) si prevede che il pagamento venga anticipato dalle persone coinvolte nell’infortunio che saranno poi rimborsate dall’assicurazione alla quale la Rega provvederà a fatturare direttamente l’importo.

Ovviamente bisogna essere in regola con il tesseramento per fruire di questi servizi.

<Essere iscritti e tesserati al Club Alpino Italiano –spiega Cinzia Vallone del CAI Pallanza – significa essere assicurati in montagna, sulle piste, nei casi di infortunio o di danni ad altri. Ogni sezione del Cai può scegliere le proprie tariffe ma i costi annuali sono sempre molto contenuti. L’invito – chiude Vallone – è quello di fare la tessera per essere sempre protetti nei casi di soccorso>.

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