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giustizia

A Napoli protesta centri sociali-Casapound. Di Stefano a Renzi e Boldrini: “Vi prenderemo per il cravattino in Parlamento”

Pubblicato su da Grunf

ROMA – “Dobbiamo iniziare a lottare da oggi, portare questo movimento politico in Parlamento a combattere a a lottare duramente”, diceSimone Di Stefano, leader di Casapound, parlando all’Hotel Ramada, a Napoli, parlando a un folto gruppo di sostenitori. Fuori, nei pressi della stazione Garibaldi, i manifestanti antifascisti dei centri sociali protestano contro l’iniziativa elettorale di Casapound. Di Stefano se la prende con la sinistra in Parlamento. “Quando questi vanno in giro a chiedere il voto ai lavoratori – dice- si prendono il voto e la prima cosa che fanno quando vanno al governo e’ lo ius soli. Hanno parlato per due anni di ius soli. Ma ora che arrivano le elezioni, in campagna elettorale la Boldrini e Renzi non ne parlano piu'”.

Di Stefano ancora rivolto a Renzi e Boldrini: “Quando voi prendete i voti degli italiani e poi andate in Parlamento a fare le cose contro gli italiani, senza avere mandato popolare perche’ nessun italiano vi vota per fare lo ius soli, ebbene dovete sapere che noi in parlamento faremo volare le sedie. Mi spiace che la Boldrini si spaventi e dica che non bisogna votarci perche’ bullizziamo i parlamentari. Ma si e’ vero noi andremo in giro per il parlamento e arriveremo da dietro, mentre alla buvette mangiate il tramezzino, dodici ragazzuoli, uomini e donne di Casapound, a prendervi per il cravattino e vi diremo ‘come vi permettete di fare le cose senza mandato popolare?’. Altrimenti prendessero i voti per fare lo ius soli. Ma i colpi di Stato bianchi con noi in Parlamento saranno impossibili”.

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Un giudice intelligente...

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EQUITALIA VI HA STRESSATO? IN ARRIVO LE RICHIESTE DI RISARCIMENTO DANNI

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Secondo la sentenza emessa pochi giorni fa, per avanzare una richiesta di risarcimento danni da stress nei confronti di Equitalia, vi deve esistere un danno successivo al comportamento, e quindi, ad eventuali provvedimenti emessi dalla società di riscossione. Nello specifico, basta pensare ad un licenziamento a seguito di un fermo amministrativo di un veicolo, una mancata vendita di un immobile a causa di una ipoteca o comunque un blocco dei conti correnti a carico di un imprenditore, che lo porterà solo ed esclusivamente al fallimento. In questi casi lo stress procurato nei confronti dei debitori di Equitalia è dimostrabile, e sopratutto nei casi in cui il debito reclamato dallo Stato sia ingiusto, è possibile avanzare una richiesta di risarcimento per danni da stress.

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Pignoramento della paga sospeso: Equitalia sconfitta

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Pignoramento della paga sospeso: Equitalia sconfitta

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Affamato ruba al supermercato: graziato dal giudice

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Il governo: i due marò rimangono in Italia. L'India: meglio non reagire ora

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I due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sotto processo per la morte di due pescatori del Kerala in India dal febbraio 2012, rimarranno in Italia dove erano rientrati per un secondo permesso - il primo concesso per Natale - riconsciuto dalle autorità indiane per votare alle elezioni politiche. Lo annuncia a sorpresa il ministro degli Esteri Giulio Terzi che in questo modo rompe un lungo tira e molla diplomatico. Con quale pezza d'appoggio?
«L'Italia ha informato il Governo indiano - si legge in una nota della Farnesina - che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso».
 
 
La prima replica, ufficiosa, ha lasciato trapelare l'irritazione di New Delhi: «I due marò italiani devono essere processati in India secondo le leggi indiane», ha commentato a caldo una fonte diplomatica indiana all'Onu. Poi una presa di posizione ufficiale: il ministro degli Esteri indiano Salman Kurshid ha dichiarato che «non sarebbe bene reagire ora» alla notizia che i marò resteranno in Italia.
«Abbiamo appreso la notizia dalle agenzie di stampa e dai mille messaggi di calore ricevuti. Non avevamo dubbi, anzi avevamo prove dirette dell'impegno che lo Stato ha profuso in questi mesi nei nostri confronti». Girone e La Torre si sono detti «felici soprattutto perché possiamo così tornare al reparto. Siamo fucilieri di Marina. Vogliamo tornare a fare il nostro mestiere».
È stato l'ambasciatore italiano a Nuova Delhi, Daniele Mancini, a comunicare alle autorità indiane la decisione italiana, assunta d'intesa - si legge nel comunicato - con i ministeri della Difesa e della Giustizia e in coordinamento con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. «L'Italia ha ribadito formalmente al governo indiano, con la nota verbale consegnata oggi dall'Ambasciatore Mancini, la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria» conclude la nota.
Con un notevole ritardo sui tempi previsti, e dopo una plateale reprimenda da parte della Corte Suprema, il governo indiano aveva avviato a New Delhi le procedure per la costituzione di un tribunale speciale chiamato ad esaminare la questione della competenza giurisdizionale (indiana o italiana) sull'incidente - avvio che, di fatto, ha giustificato dal punto di vista formale la decisione della Farnesina.
«È l'unica soluzione possibile, in linea con quello che il diritto internazionale prescrive, anzi si sarebbe dovuto adottarla da tempo», ha commentato Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale all'Università Luiss di Roma. «Siamo davanti a un caso di classica controversia internazionale tra due Stati che che per uno stesso fatto attestano la propria competenza a giudicare. Le controversie internazionali non possono essere risolte dagli organi giurisdizionali interni, peraltro di una delle parti, ma si devono affidare ad arbitri internazionali o a giudici internazionali».
Due sono a questo punto le strade percorribili. «Se i due Stati mostrano buona volontà potrebbero arrivare a un compromesso arbitrale, un vero e proprio trattato che preveda di fare giudicare la Corte di giustizia internazionale dell'Aja. Se questo non accade, come è probabile, perché l'India continua a sostenere di essere competente - spiega l'esperta - la soluzione è un Arbitrato obbligatorio previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che si avvia su richiesta dello Stato che si ritenga leso e che non ha bisogno del consenso dell'altra parte».

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Egitto, pena di morte confermata per 21 tifosi

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La corte d'appello egiziana ha confermato la pena di morte per 21 tifosi coinvolti negli scontri dell'anno scorso allo stadio di Port Said in cui rimasero uccise 74 persone. Altri cinque sono stati condannati all'ergastolo. Il tribunale ha inoltre condannato l'ex responsabile della sicurezza di Port Said, il generale Essam Samak, a 15 anni di carcere per le sue responsabilitá nei disordini che sfociarono nella strage allo stadio. Altri 10 imputati sono stati condannati a pene detentive di 15 anni. Altri 28 imputati a vario titolo sono stati invece prosciolti dai giudici. Sono invece stati assolti alcuni poliziotti e responsabili del club Port Said.

 

SI RIACCENDE LA VIOLENZA IN STRADA - Intanto, però, la situazione dell'ordine pubblico nella città del canale di Suez si fa incandescente. Dallo scorso gennaio, quando è stata emessa la sentenza di primo grado, si verificano scontri violenti con la polizia, ogni giorno migliaia di manifestanti, solidali con i tifosi imputati, scendono in strada per protestare. Diversi civili sono morti a seguito dell'intervento delle forze dell'ordine.

GLI SCONTRI DELL'ANNO SCORSO - I fatti che sono alla base del processo risalgono al 28 gennaio del 2012 a Port Said, a seguito della partita tra la squadra locale di Port Said, il Masry e la rivale cairota dell’Ahly. Dopo il fischio finale della partita, i tifosi del Masri invasero il campo attaccando i giocatori dell'Ahly e inseguendoli fin dentro gli spogliatoi. In strada si scatenò la guerriglia, che contagiò presto anche la capitale el-Cairo. Intervenne la polizia e la repressione fu durissima.

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Diciannovenne impiccata ad Adrano arrestato l'ex fidanzato dopo tre anni

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Il papà di Valentina lo aveva sempre sostenuto. Sua figlia, una bella ragazza di 19 anni, trovata impiccata in una villetta alla periferia di Adrano nel luglio 2010, non si è suicidata ma è stata uccisa. La svolta nelle indagini sulla morte di Valentina Salamone, indagini subto archiviate come suicidio e riaperte solo qualche mese fa su richiesta della famiglia, è arrivata questa mattina con l'arresto di Nicola Mancuso, l'ex fidanzato della ragazza.

A fornire le prove delle responsabilità potrebbero essere state le tracce di sangue rilevate dal Ris nella villetta a più di due anni e mezzo di distanza. Tracce di sangue rilevate nella casa ma anche sulle scarpe della ragazza. Nell'immediatezza dei fatti nessuno aveva fatto dei rilievi in casa e la morte di Valentina era stata subito liquidata come suicidio.

La famiglia Salamone ha sempre sostenuto che in molti, anche le amiche di Valentina, hanno mentito su quello che accadde quella sera nella villetta di Adrano, nella disponibilità di due pregiudicati, dove si era tenuta una festa alla quale avevano partecipato otto persone, tra alcol e droga.

Valentina e Nicola avevano una relazione: Nicola, sposato, avrebbe manifestato l'intenzione di liberarsi di lei. "Questa sta esagerando, mi rovina, la dobbiamo sistemare", avrebbe detto. Qualcuno avrebbe raccontato che Valentina, forse per fare pressione su di lui, gli avrebbe detto di essere incinta. Ora la svolta nelle indagini e la conferma dei sospetti della famiglia, Valentina fu uccisa e il suo suicidio fu simulato.

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Giappone: due marinai americani condannati per stupro

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Due marinai americani sono stati condannati rispettivamente a 9 e 10 anni di carcere per lo stupro di una donna giapponese a Okinawa, avvenuto lo scorso ottobre. L'episodio suscito rabbia nell'isola e alimento' la tensione gia' esistente tra i militari a stelle e strisce di stanza e la popolazione locale. A emettere la sentenza nei confronti di Christopher Browning, 24 a nni, e Skyler Dozierwalker, 23 anni, e' stato il tribunale distrettuale di Naha. .

Bonissima giustizia!!!

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Catturato in hotel l'altro romeno evaso da carcere Varese

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E' finita in una stanza d'albergo di Lugano la fuga di Victor Serin Miclea, il 29enne romeno evaso dal carcere dei Miogni di Varese insieme a due connazionali, uno dei quali, il 23enne Marius George Bunoro, catturato a Melide, nelle vicinanze di Lugano nel pomeriggio dell'altro giorno e consegnato ieri alle autorita' italiane. La cattura e' avvenuta ieri sera quando la Polizia cantonale ticinese ha fatto irruzione nella camera della struttura alberghiera situata in centro citta'. Il giovane era solo e non ha opposto resistenza. Dagli accertamenti e' risultato che per l'utilizzo della camera erano registrate tre persone: la compagna di Daniel Parpalia (ancora uccel di bosco) e due minorenni che secondo gli investigatori sarebbero solo nomi di comodo per nascondere Parpalia e Miclea, quest'ultimo sara' interrogato in giornata dal Ministero pubblico di Lugano .

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