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scandalo

Draghi massacrato dalla tv tedesca: è nel vero governo mondiale della Goldman Sachs (Video)

Pubblicato su da Grunf

Un servizio sulla tv pubblica tedesca fa a pezzi Mario Draghi, presentato come un uomo del vero e occulto governo mondiale, implicato nella svendita dei grandi patrimoni italiani e, come vicepresidente Goldman Sachs, nei guai della Grecia: poco adatto a ricoprire incarichi pubblici.

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Esodato comparsa perde la pensione :( (Video)

Pubblicato su da Grunf

Esodato da tre anni, un postino di brindisi rischia di perdere la pensione di anzianita' solo perche' ha fatto la comparsa in un film.

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SPAGNA: ASINO SPINTONATO, TORTURATO E UCCISO PER CARNEVALE :(((

Pubblicato su da Grunf

L'ENPA ALL'AMBASCIATORE: "NO A QUESTA ATROCITÀ"

Spintonato, percosso, frastornato con urla e petardi e, come se non bastasse, torturato e ucciso. La vittima? Un povero asinello preso di mira alla festa di Peropalo in occasione del martedì grasso (quest'anno il 12 febbraio) a Villanueva de la Vera, ad Estremadura, in Spagna. Tutto ciò in barba al divieto della legge spagnola n.5/2002 sui maltrattamenti agli animali.

Ecco che l'Enpa ha scritto all'ambasciatore spagnolo in Italia chiedendogli di intervenire per porre fine alla barbarie di questa "fiesta". "Si tratta di un'usanza che ripugna alla coscienza dei cittadini europei e che non può essere giustificata da nessuna motivazione", si legge nella lettera della Protezione animali. Che continua così: "Signor Ambasciatore, le chiediamo a questo proposito un incontro urgentissimo e, soprattutto, di voler compiere i passi necessari per impedire che ancora una volta Villanueva de la Vera sia teatro di una simile atrocità".

"E ciò, in particolar modo, dovrebbe essere per i Paesi membri dell'Unione Europea – si trova scritto ancora nella missiva indirizzata all'ambasciatore -: essere cittadini d'Europa deve significare anche condividere valori e sensibilità che non riguardino soltanto la nostra specie. Naturalmente, sosteniamo appieno la mobilitazione che già da tempo le Associazioni spagnole stanno svolgendo in modo encomiabile, per assicurare la cancellazione di barbarie che la Spagna di oggi non merita".

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RAI SENZA VERGOGNA!!!!

Pubblicato su da Ugo Pennati

RAI SENZA VERGOGNA!!!!

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CATASTROFE EQUITALIA

Pubblicato su da Ugo Pennati

CATASTROFE EQUITALIA

UNO TSUNAMI SULLE FAMIGLIE:

426.000 CASE PIGNORATE IN 3 ANNI... IN TV VE LO HANNO DETTO?

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Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)

Pubblicato su da Grunf

Rischiano di rimanere a piedi i pendolari del servizio Arona – Santhià. Sino allo scorso giugno il tragitto veniva compiuto in treno dai passeggeri sulla storica ferrovia ultracentenaria. Con i tagli dei ‘rami secchi’ le Ferrovie dello Stato hanno sospeso il servizio su rotaia ed attivato un trasporto sostitutivo con autobus rispettando gli orari previsti. C’era stata una protesta immediata sia da parte dei pendolari che da parte degli amministratori; il timore era quello che la linea potesse essere cancellata definitivamente. Cosa che rischia di accadere realmente dal momento che dal primo di febbraio sono stati a rischio i finanziamenti per l’azienda di autolinee che si era aggiudicata il bando. E’ stato il sindaco di Santhià Aldo Cappuccio tra i più attivi a sollecitare la Regione Piemonte affinché mettesse a disposizione l’impegno economico necessario per far proseguire il trasporto dei passeggeri. <Ho scritto alla Regione affinché venisse messo a disposizione con urgenza il finanziamento - afferma il sindaco di Santhià -. I pendolari sono già in una situazione di disagio per la soppressione dei treni, ora il rischio che venga meno anche il servizio sostitutivo>. Nella protesta sono stati molto attivi anche i sindaci del territorio Vercellese, da Gattinara a Santhià. Gli uffici della Regione Piemonte sono stati sollecitati dagli amministratori dei comuni interessati e dalle associazioni dei pendolari. L’impegno economico, per il momento, è stato confermato seppure in extremis. <Per quanto durerà?> si chiedono però studenti e lavoratori che quotidianamente percorrono tale linea che consente dall’Aronese e Borgomanerese di raggiungere Torino senza passare da Novara. Intanto, a sei mesi dall’introduzione degli autobus, il degrado affiora sulla vecchia linea ferroviaria, da quando non transitano più i convogli i binari appaiono completamente arrugginiti e, in alcuni punti rami ed alberi, sono caduti sulla massicciata.

Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)
Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)
Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)
Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)Arona-Santhià: mancano fondi per bus sostitutivo (Foto album)

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USA, spunta un documento scandalo: il governo autorizza l'uccisione di cittadini americani

Pubblicato su da Grunf

La NBC rivela i contenuti di un libro bianco - redatto dal dipartimento di giustizia - in cui si annuncia che è "legittimo" assassinare dei cittadini statunitensi collusi con Al-Qaeda senza processo. L'uccisione mirata per mezzo di droni non ha bisogno di prove circa la reale, imminente, effettiva pericolosità dei soggetti. That's America!

Spersonalizzare il combattimento. Alleggerire il peso della guerra, della morte e del sangue rendendo il tutto simile a un video game sparatutto.

Forse è a questo che puntano Obama e la sua amministrazione scegliendo di intensificare sempre più l'utilizzo di droni per le uccisioni mirate, mostrandosi sordi alle pur consistenti proteste (interne ed esterne).

Forse – per qualcuno – la lontananza dall'evento, la distanza dalla tragedia della morte è sufficiente a tenere a bada la coscienza.

Forse pensare che ad essere giustiziati sommariamente sono per lo più dei cattivi cattivissimi aiuta a non sentirsi in colpa. Ma come definire chi pratica esecuzioni capitali senza processo né giudizio, senza prove né contraddittorio, senza dichiarare guerra e senza esporsi al combattimento?

Questa è una domanda che – di certo – viene accuratamente evitata al momento di premere spostare il joystick per far fuori colpevoli e innocenti, al-qaedisti e bambini che, purtroppo, passavano di lì. La giustizia ha un prezzo – sosterrà qualcuno – qualcun altro diceva che se la giustizia ha un prezzo smette di essere giusta e diventa in-giusta.

Punti di vista.

L'attacco via drone non è altro che un'esecuzione sommaria. Nessun processo, nessun capo d'accusa, nessuna giuria. Si uccide con la discrezionalità tipica del tempo di guerra anche se nessuna guerra è stata dichiarata. Ad esempio, a qualcuno risulta che gli USA siano in guerra con il Pakistan? Eppure hanno ucciso centinaia di uomini, e donne e bambini laggiù. Qualcuno aveva probabilmente la colpa di complottare contro gli USA per conto di Al-Qaeda, qualcun altro era colpevole di trovarsi lì dove gli USA avevano decretato morte e distruzione. L'esecuzione mirata è una prassi talmente accettata dal civile occidente (che si vanta d'aver offerto anche al peggiore tra i criminali i suoi sacrosanti tre gradi di giudizio) che non fa nessuna notizia e crea una moderata indignazione forse peggiore del silenzio.

L'impiego di questi robotici angeli della morte è prassi consolidata per gli USA (e non solo), tanto che persino l'ONU ha deciso di non potersi sottrarre dall'acquisto dell'ultimo trend. Al Palazzo di Vetro erano stanchi di chiederli in prestito, volevano i loro personali stuumenti “di pace” e li hanno ottenuti. E poco importa che ormai non si riesca più nemmeno a tener conto dei danni collaterali provocati dagli attacchi via drone; le morti civili, i ferimenti di innocenti provocati dalla fredda efficienza dei colpi esplosi da macchine senza cervello sono all'ordine del giorno. Per chi manovra questi gingilli, forse, è davvero come giocare a Call of Duty. Nessuna esitazione, nessun rimpianto, è solo un gioco, un punto su uno schermo. Forse il sogno di qualcuno di questi manovratori è che un giorno si arrivi a guidare i droni per mezzo degli smartphone, e che si possa – magari – decidere della vita e della morte di altri essere umani mentre si mangia una bistecca al ristorante, mentre si fa colazione con i propri figli.

Invece di una partita a Ruzzle un bell'attacco drone e via, per cominciare bene la giornata.

Ora, per quanto parossistico e iperbolico possa sembrare un simile ragionamento, è di certo molto più vicino alla realtà dell'immagine novecentesca del combattimento dove – se non altro – occorreva annunciare l'entrata in guerra per rivendicare il diritto d'ammazzare qualcuno su suolo straniero. Ed è in questa cornice di follia istituzionalizzata e di ingiustizia-fattasi-regola che occorre inquadrare la notizia di oggi. Una notizia che – solo cinquant'anni fa – avrebbe messo i brividi e invece, al momento, non sembra neanche capace di far saltare qualche testa nell'amministrazione Obama. Anzi. C'è profumo di promozioni nell'aria.

La NBC è entrata in possesso di un libro bianco redatto dal Dipartimento di giustizia USA che autorizza, candidamente, l'uccisione di cittadini statunitensi all'interno di missioni di attacco via drone. La cosa è già accaduta, dei nordamericani sono già morti in un attacco avvenuto in Yemen, eppure la cosa ha creato poco più di un leggero imbarazzo nell'amministrazione Obama che – pur non commentando la pubblicazione del documento – non sembra colpita al cuore. Eppure, secondo il vicedirettore dell'ACLU (American Civil Liberties Union) Jameel Jafer, il documento in questione è “agghiacciante”. Jafer ha persino citato in giudizio l'amministrazione al fine di ottenere tutta la documentazione riguardante l'assassinio mirato di nordamericani ma non è riuscito nel suo intento. “In sostanza” – afferma il vicedirettore dell'ACLU – “si sta sostenendo che il governo ha il diritto di effettuare l'uccisione extragiudiziale di un cittadino americano” – e aggiunge – “il libro bianco in questione riconosce e annuncia alcune limitazioni all'operato dell'autorità, ma si tratta di limiti elastici e vagamente definiti, ed è facile intuire quanto possano essere manipolati”. In particolare, Jeffer denuncia il fatto che all'interno del documento si ridefinisca il concetto di “imminente” privando – di fatto – la parola del suo significato originario. Secondo un portavoce della Casa Bianca il documento si muove in una “cornice di legalità”, ciò nonostante è innegabile che il libro bianco contraddica alcuni diritti fondamentali riconosciuti a ogni cittadino statunitense, e lo fa in un quadro di vaghezza e indeterminazione tanto più scioccante quanto più facilone e approssimativo.

Molte le voci che si sollevano indignate, ma la Casa Bianca ancora non accenna risposta. E questo nonostante la lettera inviata al presidente Barack Obama da parte di undici senatori che, pur affermando che esisterà certamente la possibilità di una circostanza in cui “il presidente ha la facoltà di usare forze letali” contro statunitensi che decidono di attaccare il loro stesso paese, sottolineano quanto sia “di vitale importanza per il Congresso e il popolo americano avere una comprensione piena di come il potere esecutivo interpreti i limiti e i confini della sua autorità”. Posizione speculare a quella del giudice Colleen McMahon che – chiamata in causa della denuncia del New York Times e dell'ACLU che chiedevano la pubblicità dei memo del Dipartimento di Giustizia riguardo gli attacchi dei droni contro cittadini americani – ha affermato di non essere nella posizione di ordinare il rilascio dei documenti richiesti ma, al contempo, ha dichiarato che riguardo alle uccisioni mirate l'amministrazione ha sempre descritto le proprie ragioni in maniera “criptica e imprecisa, quasi sempre senza citare alcuno statuto o sentenza a giustificazione delle sue conclusioni”.

Ma cosa c'è scritto in questo libro bianco? Possiamo leggere: “Un omicidio legale a scopo di difesa non è un assassinio” ma cosa definisce la legalità dell'atto? Il libro bianco risponde così: “Un'operazione letale condotta nei confronti di un cittadino degli Stati Uniti è giustificata da un comportamento che suggerisce una minaccia imminente di attacco violento contro gli Stati Uniti”. E specifica che – secondo il nuovo vocabolario redatto ed approvato dal Dipartimento di Giustizia, la parola “imminente” non significa quel che abbiamo sempre creduto significasse: “La condizione che un leader operativo presenti una minaccia ‘imminente' di violento attacco contro gli Stati Uniti non richiede agli Stati Uniti di avere prove evidenti che un attacco specifico su persone o interessi statunitensi avranno luogo in un futuro immediato”. Questo è tutto. Basta supporre che – forse – un giorno questi statunitensi operativi in Al-Qaeda potrebbero minacciare gli interessi statunitensi per giustificare un “omicidio per legittima difesa”. In due parole: esecuzione sommaria. Non esiste altra espressione per definire ciò che il libro bianco rende legale negli USA.

Il memorandum confidenziale incriminato afferma che il governo degli Stati Uniti può ordinare l'uccisione di cittadini americani se ha motivo di credere (non viene detto sulla base di cosa, di quali prove, di quali atti, di quali dati) che essi siano “alti dirigenti operativi” di al-Qaida o “elementi associati”. L'uccisione viene avallata anche se non c'è alcuna prova che indichi il loro coinvolgimento attivo un attacco contro gli Stati Uniti e non si tratta di fantascienza, di ipotesi di là da verificarsi: è già successo. Nel settembre 2011, durante un attacco in Yemen, i droni USA hanno assassinato i sostenitori di al-Qaida Anwar al-Awlaki e Samir Khan, entrambi cittadini americani, mai accusati di alcun reato dal governo degli Stati Uniti, mai processati.

In buona sostanza, siamo di fronte a una politica a dir poco tirannica dove le più basilari libertà individuali, i più balisari diritti umani vengono stralciati in nome di una presunta “legittima difesa”. Ma chi è che stabilisce quando una difesa è legittima e quando – invece - se ne abusa? Qual è il limite etico fissato dalla politica estera made in USA e – soprattutto – ne esiste uno? A giudicare da quanto accaduto oggi, si direbbe di no.

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Sfrutta la morte del fratello Stefano Giovanardi choc contro la Cucchi(Giovanardi non conosce vergogna)

Pubblicato su da Grunf

Ancora polemica nel nome di Stefano Cucchi, il giovane morto il 22 ottobre 2009 in un ospedale romano. «Su questa tragedia la sorella si sta costruendo una carriera politica», accende la miccia Carlo Giovanardi. «Non permetto - replica Ilaria, in lista con Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia - che si infanghi il nome di mio fratello. Giovanardi ha superato tutti i limiti, ho incaricato il mio avvocato di procedere contro di lui». Insorge anche il centrosinistra a colpi di «vergogna» nei confronti dell’ex sottosegretario.

«È evidente - sono le parole di Giovanardi - che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello. Tutte le perizie - ricostruisce l’esponente del Pdl - arrivano alla conclusione che non c’è nessuna relazione tra la morte di Stefano ed eventuali percosse subite. Cucchi era stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori». E, aggiunge, «come succede sempre in Italia, su fatti come questi si costruisce una carriera politica e la sorella è diventata capolista di un partito». Il ragazzo, rileva, «e una vittima, come indicato da tutti i periti, dei medici che non hanno tenuto conto della sua fragilità, dei suoi pregressi da tossicodipendenti e della sua incapacità di gestirsi. Quando si rifiutava di mangiare i medici lo hanno fatto morire di inedia. La morte è stata determinata da questa mancanza di cure e cibo durante i ricoveri. Lo dice l’accusa e i sei superperiti lo hanno scritto nella perizia. La sorella dice invece che è stato ammazzato di botte e ci sono tre agenti custodia che stanno vivendo anni d’inferno».

Ilaria Cucchi naturalmente non ci sta e contrattacca. «Non posso consentire - afferma - che si getti fango gratuito addosso a Stefano. I miei genitori hanno già sopportato troppo È per questo che ho dato incarico al mio legale affinché Giovanardi sia chiamato a rispondere di tutto quello che ha detto in questi anni; perché la misura è davvero colma. Ogni giorno fa dichiarazioni su Stefano. È lui che lo usa in campagna elettorale. Giovanardi va a caccia dei morti per catturare l’attenzione dai vivi». A tutto però, sottolinea, «c’è un limite: accusatemi pure di essere arrivista, di avere strumentalizzato la morte di mio fratello, perché in effetti potrebbe essere anche vero. Io voglio arrivare alla promulgazione della legge sulla tortura e di tutte le altre norme che possono tutelare i diritti civili degli ultimi di questa società. Senza la morte di mio fratello io certamente non sarei nessuno e non sarei qui. Sarebbe la cosa più bella che Dio potrebbe regalarmi. Ma purtroppo non è così».

A sostegno di Ilaria si schiera il leader Idv, Antonio Di Pietro. «Giovanardi - dice - si dovrebbe vergognare. Le sue parole sono gravi e inaccettabili e offendono la memoria di Stefano Cucchi. Chieda immediatamente scusa alla famiglia che ha già sofferto abbastanza». Per Emanuele Fiano (Pd) «le parole pronunciate da Giovanardi su Ilaria Cucchi sono spudorate e ignobili. E non solo perché ignorano il dramma di chi ha perso un fratello, ma perché giungono da chi in passato si è distinto per aver strumentalizzato più volte a fini di visibilità personale l’immane tragedia di Ustica». Il leader di Sel, Nichi Vendola, twitta: «era il novembre del 2009 quando dissi che Giovanardi avrebbe dovuto tacere per le sue parole contro Cucchi. È insopportabile che ancora insista nel minimizzare l’omicidio Cucchi. Un abbraccio a Ilaria e ai suoi cari».

Sollevato il polverone, Giovanardi non fa marcia indietro. «C’è - insiste - libertà di parola, non hanno ancora vinto loro e ribadisco che a mio parere Ilaria Cucchi è stata candidata per dimostrare una tesi falsa e cioè che Stefano è stato ammazzato di botte e che prima stava benissimo. Non condivido - aggiunge - la campagna portata avanti dalla sorella e dall’estrema sinistra per criminalizzare gli agenti di custodia. Questo è il significato della sua candidatura, così come avvenne per la madre di Carlo Giuliani anni fa». (ANSA).

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«Dimezzati la busta o sei fuori»

Pubblicato su da Grunf

AUTOGRILL I Benetton decretano 140 licenziamenti. Ma propongono uno «scambio» per evitarli :(

(31 Gennaio 2013)

Il gruppo di ristoranti torna ad attaccare i lavoratori. Ma questa volta sceglie un metodo «soft»: se accettate un livello più basso, un part time di 20 ore e il trasferimento, conserverete il posto Sembrava troppo bello, e invece no: dopo aver ricollocato per il rotto della cuffia i 70 dipendenti dichiarati in esubero nel 2012, Autogrill torna all'attacco. E stavolta il marchio di ristorazione controllato dai Benetton raddoppia: sul piatto mette ben 140 licenziamenti, e tutti sulla rete dei punti autostradali. Ma lo fa in un modo più sottile, forse sperando di evitare il battage mediatico dell'anno scorso. Nella procedura inviata via fax ai sindacati, propone infatti uno «scambio», che dovrà passare attraverso una scelta volontaria dei licenziandi: se faranno pervenire entro il 21 aprile, una «dichiarazione di disponibilità» a essere trasferiti in un nuovo locale entro i 50 chilometri, a essere demansionati e ridotti di livello, e a passare a part time di 20 ore, potranno conservare il posto.

In tempi di crisi, probabilmente l'azienda ha fatto suo un refrain molto in voga ultimamente grazie alla ministra del Lavoro uscente, Elsa Fornero: meglio un «lavoretto», precario o part-time, che nulla. Basti pensare che ci sono ben 79 full time a 40 ore tra i licenziandi, 11 dei quali sono manager, e diversi altri responsabili di servizio: dal primo al terzo livello del contratto del commercio.

Accettando lo «scambio», con demansionamento al quinto livello e part-time incluso, si vedrebbero praticamente catapultati da uno stipendio di 1200-1400 euro a circa 500-600 euro al mese. Un vero «affarone». Senza contare che il trasferimento potrebbe aggravare i costi della benzina, non a buon mercato.

La multinazionale ha un modo molto «tecnico» di definire lo scambio proposto: si chiama «Programma di trasferimenti e trasformazioni di rapporti "volontari"» (il termine «volontari» è messo tra virgolette dalla stessa azienda, evidentemente conscia che non propriamente di volontarietà si tratta; e in questo bisogna apprezzarne la sincerità).

C'è un altro punto importante da segnalare: Autogrill indica già a priori i locali in cui i lavoratori potranno essere ricollocati qualora accettassero di sottoscrivere il «Programma volontario», e sono solo quelli della stessa rete autostradale, escludendo quindi i tanti ristoranti a diversi marchi (da Motta a Burger King, da Ciao a Spizzico) che pure ha in aeroporti, stazioni, città e centri commerciali.

Ma quali sono le motivazioni addotte dalla multinazionale? I legali nella loro comunicazione parlano di una crisi di vendite nell'ultimo anno, causata da due fattori concorrenti: la diminuzione del traffico, dovuta soprattutto all'aumento del costo dei carburanti, e la scelta dei clienti - sempre a causa della crisi - di spendere sempre meno per ogni singola consumazione. Allegano dati dell'Aiscat sul traffico di mezzi pesanti e leggeri, dati sulla «penetrazione» degli scontrini (cioè il rapporto tra numero degli scontrini emessi e numero di chilometri percorsi in totale sulla rete) e sull'importo degli scontrini stessi. La crisi c'è, fatturati e margini si sono ridotti: nel primo semestre 2012 i ricavi sono scesi a 581 milioni dai 648,3 milioni dello stesso periodo 2011(-10,4%), trend negativo che è proseguito nel terzo trimestre (-7,8%). Trend negativo pure per i margini, scesi nel terzo trimestre 2012 dell'11% (nel primo semestre addirittura scesi del 51%).

E lo stesso sindacato lo ammette: «La crisi c'è, nel traffico autostradale e nelle vendite - dice Fabrizio Russo, Filcams nazionale - Comunque verificheremo, ovviamente, i dati forniti dall'azienda. Quello che non va per niente è offrire, a priori, una soluzione "preconfezionata" ai lavoratori, proponendo demansionamenti e tagli di ore. Noi ci muoveremo unitariamente, con Cisl e Uil, per respingere questi licenziamenti. E siamo disponibili a sederci a un tavolo per confrontarci, come abbiamo sempre fatto, ma va ritirata l'idea del "Programma volontario" proposto».

Oggi è previsto un coordinamento straordinario dei delegati Filcams. Sandro Pesce, delegato a Stura, da 28 anni dipendente Autogrill, osserva che«siamo di fronte a un caso inedito, mai l'azienda aveva aperto una procedura simile a livello nazionale.

Sembra quasi un invito ad auto-licenziarsi». Sospetto che viene ad esempio a Conero, dove in un locale viene licenziato un manager che lavora 40 ore, quando nell'ultimo anno e mezzo sono state assunte altre due persone per complessive 80 ore, si fanno ogni mese parecchi straordinari, e due lavoratori sarebbero pensionabili entro un anno.

«Dimezzati la busta o sei fuori»

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Anna Finocchiaro insulta le bidelle a Porta a Porta

Pubblicato su da Grunf

Proprio lei che farebbe meglio a fare la bidella..

questa è la sinistra.... "sempre dalla parte dei lavoratori" .-D

Meditate gente quando sarete nel seggio!

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