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Un delirio chiamato vivisezione

Pubblicato su da Ugo Pennati

Un delirio chiamato vivisezione

Di Jole Dessi:

Il primo di questi mostri era una scimmia di tessuto che, a comando o secondo un programma, emetteva aria compressa ad alta pressione in grado di staccare la pelle dal corpo dell'animale. Cosa fece il cucciolo?

Si aggrappò sempre più stretto alla madre, come un bambino spaventato che si attacca a tutti i costi alla madre.

Non è stata riscontrata alcuna forma di psicopatologia. Ma non ci siamo arresi.

Costruimmo una nuova madre surrogata mostruosa che avrebbe ruotato su se stessa così violentemente da fare tremare i denti e il capo del cucciolo.

Il cucciolo si aggrappava lo stesso a lei quanto più forte poteva. Il terzo mostro che creammo aveva al suo interno una struttura di fili di ferro che al momento decisivo fuoriusciva e respingeva il cucciolo staccandolo dal ventre.

Il cucciolo aspettava a terra che il filo metallico rientrasse nel corpo del mostro per poi riabbracciare la madre surrogata.

Per ultima costruimmo una "madre porcospino", in grado di far fuoriuscire dalla sua superficie ventrale una serie di aculei metallici.

I cuccioli ne erano terrorizzati ma aspettavano semplicemente che gli aculei rientrassero per abbracciare di nuovo le madri.

Qualcuno potrebbe pensare che questa descrizione sia frutto di un regista di film dell'orrore.

Sono invece le parole di Hanry Harlow..

Harlow ha studiato in particolare gli effetti della deprivazione materna e dell'isolamento, soprattutto nei cuccioli di scimmia.

Nel primo caso ai neonati veniva tolta la madre e lasciati soli o in compagnia di "mostri" come quelli sopra descritti. Nel secondo caso le piccoli scimmie erano messe in isolamento sociale e sensoriale, ossia erano chiuse in stanze buie e insonorizzate, quando non venivano loro cucite le palpebre.

Di tanto orrore, per cui non esistono parole sufficienti per descriverlo, l'aspetto che lascia più esterefatti è la constatazione che tali sadiche e criminali nefandezze vengano ancora fatte studiare nelle università.

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