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politica

“Dateci una casa” appello dei rom in Comune

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La Consulta nomadi alla giunta Pd: alloggi a prezzi agevolati e una corsia preferenziale per trovare lavoro 
Corsia preferenziale?!?! Cosa hanno fatto di cosi nobile da meritare una corsia preferenziale per trovare lavoro e una casa?

Avete aumentato il famigerato PIL con i vostri furti?

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Su Di Maio...

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5 anni fa lavorava saltuariamente vendendo bibite allo Stadio, oggi grazie ai privilegi della casta guadagna 250mila euro l'anno e va in giro firmato dalla testa ai piedi. Senza alcuna esperienza amministrativa, vuole governare l'Italia, ma la colpa non è sua...è di chi lo vota!

5 anni fa lavorava saltuariamente vendendo bibite allo Stadio, oggi grazie ai privilegi della casta guadagna 250mila euro l'anno e va in giro firmato dalla testa ai piedi. Senza alcuna esperienza amministrativa, vuole governare l'Italia, ma la colpa non è sua...è di chi lo vota!

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Foggia: la lettera-denuncia di una famiglia di agricoltori „Dai furti alle aggressioni, famiglia di agricoltori foggiani chiede aiuto: “Abbiamo paura”“

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Foggia: la lettera-denuncia di una famiglia di agricoltori


„Una famiglia di agricoltori – tramite FoggiaToday - scrive ai ministri dell’Interno, l’on. Marco Minniti’ e alle Politiche Agricole, l’on. Maurizio Martina, oltre che al Prefetto di Foggia,  il dott. Massimo Mariani, per denunciare le condizioni in cui sono costretti a vivere e a lavorare per via della presenza di immigrati irregolari sul territorio accampati alle spalle della cosiddetta ‘Pista’. Denunciano furti e aggressioni, ma anche l’assenza dello Stato in quella porzione di territorio sempre più in pericolo.“
 

Il testo della lettera

Gentile Ministro, siamo una famiglia di agricoltori, da generazioni. Viviamo in azienda non per scelta, ma perché siamo costretti a vigilare per proteggere i nostri pochi beni indispensabili per la nostra attività: le macchine agricole, gli animali. La nostra azienda è situata nei pressi del Cara di Borgo Mezzanone, comune di Manfredonia, provincia di Foggia.

Il nostro lavoro è stato sempre assoggettato alle avversità del clima e agli andamenti dei mercati, ma ultimamente abbiamo un problema molto più grande e molto serio. Il problema che abbiamo oggi sono gli extracomunitari, non quelli del centro ma quelli irregolari che si sono accampati alle spalle sulla cosiddetta ‘Pista’. Accampati per modo di dire, perché in questo “accampamento” vanno sempre camion pieni di materiali da costruzione “cemento, tufi, mattoni, ferro, travi in legno, ecc..” cioè, intendo dire che lì edificano giorno dopo giorno, senza alcun controllo o restrizione. Mentre noi italiani anche per costruire un solo pollaio dobbiamo giustamente presentare la domanda al Comune.

Per non parlare dei furti. Noi abbiamo smesso di denunciarli perché vengono lasciate da parte. Non più di un mese fa, un extracomunitario, probabilmente drogato, è venuto in azienda e ha provocato vari danni. Abbiamo chiamato i carabinieri ma, purtroppo, oltre a ricevere risposte sgradevoli da parte loro nei nostri confronti, nessuna pattuglia è intervenuta ad aiutarci o a controllare. Siamo riusciti ad allontanarlo da solo. Abbiamo poi denunciato tutto questo in caserma, ma tutto è finito lì.

Qualche giorno fa, esattamente il 30 gennaio un altro extracomunitario per rubare degli infissi in legno nella nostra azienda ha rotto tutti i mattoni dell’entrata del fabbricato. Mio figlio appena ventenne, accortosi di quello che stava succedendo, si è avvicinato per invitarlo a smettere e ad andarsene. L’immigrato, come risposta, lo ha prima aggredito con calci e martellate, e poi, per dispetto, ha sfondato tutti i vetri della macchina agricola che mio figlio stava usando per lavorare i nostri terreni. L’extracomunitario è andato via tranquillamente prima che, questa volta, arrivasse una pattuglia dei carabinieri e l’ambulanza che ha trasportato mio figlio al pronto soccorso.

La vita continua con l’aggressore libero e tranquillo dietro i nostri campi. A differenza della nostra famiglia che deve convivere con la paura e lavorare ancora di più solo per ripagare i danni causati alla macchina agricola, perché non ci risarcirà nessuno. Non è possibile che siamo arrivati al punto di non essere più liberi neppure nelle nostre case, di non essere padroni dei nostri campi dove sudiamo ogni giorno per lavorare. In questo terra lo Stato sembra non esistere e ai clandestini tutto è concesso: questo non è assolutamente giusto! Non si tratta di una guerra tra poveri, ma di affermare la differenza tra legalità e illegalità, tutelando la vita stessa dei cittadini.

 

 

 

Vi chiediamo aiuto per garantire, qui, un futuro ai nostri figli. Non fate come un proverbio - usato in Puglia - che dice “il sazio non crede al digiuno”, ovvero che chi non ha problemi non crede a chi li ha. Grazie per aver letto queste righe e per le iniziative che vorrete intraprendere per riprendere il controllo di questo territorio, aiutando le famiglie e gli agricoltori della zona che, con noi, condividono questo grave problema

 

 

 

Potrebbe interessarti: http://www.foggiatoday.it/cronaca/lettera-denuncia-famiglia-agricoltori-cara-borgo-mezzanone-foggia.html
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Attacco a FN, la destra unita: "Pestaggio frutto dell'odio di sinistra"

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"Vicini a Massimo! Forza Nuova ti si stringe intorno": sono le prime parole del Segretario Nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore dopo il violento pestaggio subito dal segretario provinciale di Forza Nuova, Massimo Ursino.

Tutti uniti

Non solo, dal suo profilo personale e da quello di Forza Nuova, Fiore aggiunge: "Chi arma la mano di questa feccia sono i vari Parenzo, i vari Boldrini e compagnia: piccoli uomini che trovano in branco il coraggio che altrimenti, da soli, non troverebbero mai. Vicini a Massimo! Forza Nuova ti si stringe intorno". E ancora: "Dopo una campagna d'odio seminata dal Gruppo Espresso e seguita da tutta la sinistra inclusa Liberi e Uguali, si scatena l'odio comunista contro Forza Nuova: a Palermo un dirigente Forzanovista è stato colpito sul posto di lavoro, per poi essere legato e vigliaccamente massacrato di botte in dieci contro uno".

A Ursino e a Forza Nuova si unisce anche il partito della tartaruga. A tendere la mano è Simone Di Stefano, segretario nazionale e candidato premier di CasaPound Italia. "L'inaccettabile aggressione a Massimiliano Ursino, a cui va la solidarietà mia e di Cpi, è solo uno dei frutti di una campagna di odio portata avanti negli ultimi mesi dalla stampa e dai partiti di sinistra". "In Italia - prosegue il leader di CasaPound - c'è qualcuno che, per nascondere la macelleria sociale di cui si è reso responsabile negli ultimi anni, sta provando a riscoprirsi di sinistra additando i fascisti, o presunti tali, come obiettivi legittimi di qualunque violenza.

"Non stupisce che poi ci sia chi, prendendo certe parole alla lettera, senta di poter agire nella più totale impunità. Mi auguro che la ricerca dei 'mandanti morali', molto in voga dopo i fatti di Macerata, venga operata anche in questo caso, e con gli stessi metri di giudizio. Un eventuale ritorno alla violenza degli anni di piombo avrebbe precisi responsabili, da individuare negli esponenti di alcuni partiti e nella linea di alcuni gruppi editoriali ben precisi".

Fiore dal canto suo lancia il riscatto: "Invito tutti i militanti di Forza Nuova e tutti gli alleati di Italia agli italiani alla mobilitazione piena per evitare che la violenza comunista unita ai poteri forti soffochi la nostra voce". Sulla stessa linea CasaPound: "Dichiariamo sin d'ora di volerci sottrarre a questa spirale insensata e, pur rivendicando il diritto alla difesa dei nostri spazi, continueremo a fare politica e a parlare di ciò che agli altri, nessuno escluso, sembra non interessare: le nostre proposte per far tornare grande l'Italia”.

"Siamo e rimarremo, e governeremo da democratici. Chiunque usa la violenza è un criminale e un delinquente e come tale va trattato": lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, in una conferenza stampa oggi al Senato a Roma, in riferimento agli ultimi episodi di Palermo e Perugia, in cui un esponente di Potere al popolo è stato aggredito mentre affiggeva manifesti. Anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia è intervenuta sull'aggressione di Palermo: "Episodio gravissimo di violenza politica a Palermo contro un esponente di Forza Nuova. Qualcuno soffia irresponsabilmente sul fuoco in attesa che ci scappi il morto, magari per riesumare leggi speciali per ridurre gli spazi di agibilità politica. Ferma condanna da parte di Fratelli d’Italia a ogni forma di violenza, senza distinguo di sorta. Mi auguro che nessuno voglia giustificare atti criminali commessi contro gli avversari politici. Ora mi aspetto che lo Stato faccia sentire la sua autorità, senza complici tentennamenti".

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San Giuliano Milanese, mazzette all’ex sindaco per il centro commerciale (sotto sequestro)

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"Bufera giudiziaria su Marco Toni, sindaco ex Pci e Ds di San Giuliano Milanese"
Sempre onesti quelli di sinistra

Oltre 67 mila euro lordi l’anno, 6.500 euro di liquidazione. Quasi 200 mila euro di «illeciti compensi» all’ex sindaco Marco Toni come direttore del Centro commerciale San Giuliano tra il 2012 e il 2015 da parte della Milpar srl, proprietaria del polo commerciale sulla via Emilia posto sotto sequestro dalla Finanza e dalla Procura di Lodi. E l’accusa, pesantissima, di corruzione, scrive il gip di Lodi Isabella Ciriaco nell’ordinanza in cui ha disposto il sequestro preventivo beni mobili e immobili per oltre 17 milioni di euro (l’attività del polo commerciale comunque proseguirà), «per un ruolo che è stato unicamente il prezzo pattuito per ricompensare l’operato dell’amministratore per quanto compiuto a favore dei privati proprietari del centro commerciale». Bufera giudiziaria su Marco Toni, sindaco ex Pci e Ds di San Giuliano Milanese dal 2000 al 2009, e sul suo allora vicesindaco Cristian Stefanoni e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Roberto Corradi, accusati di corruzione per la realizzazione del Centro commerciale San Giuliano: un polo da 80 negozi, cinema multisala e 1.200 addetti aperto nel 2012 sulle ceneri del Blue Residence attraverso «una consolidata struttura corruttiva» in cui gli amministratori avrebbero facilitato alla società realizzatrice (prima Synergy One poi Milpar) tutte le autorizzazioni senza mai incassare le garanzie fideiussorie stabilite (6,4 milioni di euro) nella convenzione sottoscritta con il Comune il 25 maggio 2009.

Diverse opere di urbanizzazione concordate, tra cui una stazione ferroviaria sulla linea S1, nemmeno sono state realizzate. Un incarico da 200 mila euro all’ex sindaco Toni, vasche idromassaggio e sistemi di videosorveglianza per la villa dell’ex capo dell’ufficio tecnico (aiutato anche da Nigro e Mauri a vendere un appartamento da 210 mila euro), consulenze d’oro a Stefanoni: l’accusa di corruzione pesa anche sui vertici della Milpar srl, gli imprenditori Maria Nigro e Luca Mauri (progettista del Centro ed ex convivente della Nigro) e Saverio Di Gioia. I tre avrebbero «pagato» i favori di Marco Toni con l’incarico da direttore del polo commerciale, ruolo che secondo il gip l’ex sindaco mai ha svolto, tanto da costringere la società a licenziarlo a fine 2015 («non riesco più a giustificare il tuo costo... le pressioni di soci e banche sono molteplici», scrive la Nigro a Toni il 31 agosto 2015). Uno stipendio, quello per l’ex sindaco di San Giuliano, definito ingiustificato, come confermato dalla stessa Nigro all’impiegata che si occupava del personale: «In ufficio lui fa poco e niente... lo avevamo assunto anche in considerazione che aveva lasciato un posto di lavoro per venire qui e ha tre figli piccoli da mantenere»).

L’indagine («estremamente complessa», sottolineano il procuratore capo Domenico Chiaro e il comandante provinciale delle fiamme gialle Vincenzo Andreone) è partita un anno e mezzo fa dopo una denuncia querela presentata il 28 gennaio 2014 dall’allora sindaco Pd Alessandro Lorenzano, il quale aveva poi costretto Milpar a corrispondere le fideiussioni mai incassate da Toni. Per gli imprenditori anche l’accusa di frode fiscale attraverso cessioni simulate e un sistema di false fatture per oltre 140 milioni di euro grazie al quale la società aveva ricevuto nel 2015 un bonifico dall’Agenzia delle entrate da 7 milioni di euro. Sequestrata anche una cassetta di sicurezza alla Nigro: al suo interno gioielli con diamanti, orologi Cartier, Rolex e Iwc. E un lingotto d’oro da mezzo chilo.

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L'auto di Agnese Renzi tra ztl e parcheggi gratuiti (galleria foto)

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Jerry Calà contro Laura Boldrini: "Gli emigranti italiani morivano in miniera"

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La presidente della Camera Laura Boldrini paragona i minatori italiani di Marcinelle agli immigrati di oggi, ma Jerry Calà non ci sta.

In occasione dell'anniversario della strage belga, dove morirono 262 minatori di cui 136 italiani, la Boldrini ha scritto su Twitter un post nel quale ha ricordato così quella tragedia: "Anniversario tragedia #Marcinelle ci ricorda quando i #migranti eravamo noi". Parole a cui Jerry Calà ha risposto con alcuni tweet al veleno: "Va bene tutto ma non permettetevi di paragonare i nostri emigrati. A loro non li ha aiutati nessuno a casa loro".

Jerry Calà non ci sta. Il popolare comico veronese ma di origini calabresi, dopo l'ennesima uscita della presidente della Camera in difesa dell'immigrazione fronteggiata dall'Italia nella sostanziale indifferenza dell'Unione europea, non ha resistito alla tentazione di partecipare alla polemica più accesa di questi ultimi tempi.

"A loro non li ha aiutati nessuno a casa loro. Lavoravano, mandavano a casa i soldi e poi, ma poi..., si facevano raggiungere e si integravano". Così recita uno dei primi cinquettii digitati sul suo profilo Twitter da Calà, che ha cominciato a discutere con i suoi fans sull'insostenibilità del confronto tra gli immigrati italiani di ieri e gli africani di oggi.

"Non paragoniamo nostri emigrati per piacere! Loro chiusi in baracche da cui uscivano solo per lavorare e rientravano per farsi da mangiare", scrive rabbioso Calà, che aggiunge: "Mio zio è morto in Belgio nelle miniere per mantenere la famiglia italiana. Mi permetto di parlare perché ne sono parente e in quegli anni ci sono stato. In Svizzera, in Belgio, in Germania. Ma che c... dite?!!!!", la sua replica piccata a un follower.

Infine un'ultima riflessione sui trattamenti "bestiali" a cui erano sottoposti i minatori italiani "importati" in Belgio dopo il patto, siglato nell'immediato dopoguerra, per avere quote di carbone in cambio della fornitura di manodopera: "Non facciamo paragoni assurdi per piacere! Gli emigranti italiani venivano trattati come animali da soma...pulitevi la bocca".

L'ennesimo capitolo di una discussione partita dall'ennesima frase discutibile pronunciata dalla presidente della Camera, sempre in prima linea quando si tratta di giustificare a spada tratta il dramma dell'immigrazione incontrollata.

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Rifiuti nei boschi di Cossato, l’allarme di un lettore: “Una vera discarica abusiva”

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Riceviamo e pubblichiamo:  

“Vorrei segnalare la presenza di  quella che purtroppo è diventata una vera discarica abusiva nei pressi di Cossato. Frequentando le aree boschive del Biellese per via della passione per la mountain bike capita costantemente di incontrare luoghi dove vengono scaricati rifiuti di vario genere e quantità. Purtroppo ho notato un luogo che pare detenere un record. Inoltre quest'area viene completamente ignorata dal comune che ne è responsabile. Si tratta di una stradina sterrata che costeggia l'uscita della superstrada in direzione Castelletto Cervo. Segnalo la situazione, con la speranza che si possa spronare chi ha il potere di risolvere il problema a muoversi al più presto. Sottolineo che una buona porzione di rifiuti sembra scaricata di recente ma che l'area dove sono stati lasciati i televisori era cosi già 2 anni fa...”

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Pasticcio del Campidoglio sulle multe: manda cartelle di 15 anni fa ai morti

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In questa storia di “cartelle esattoriali” ci sono di mezzo anche i morti: quasi 7000. Intestatari di una valanga di multe che il Campidoglio ha chiesto di riscuotere, per poi fare, dopo anni e anni, dietrofront. Della serie: “ Fermi tutti non vanno più pagate, perché sono state già saldate”.

Tanta incredibile sciatteria potrebbe quasi far sorridere. Ma c’è da scommettere che quella minacciosa “ busta verde” recapitata nelle case dei romani più che strappare una risata deve aver mandato in bestia le persone. Un mare di persone. Lo sbaglio fatto dal Campidoglio infatti, come si diceva prima, ha coinvolto negli ultimi mesi quasi 7000 famiglie. Vedove, orfani, parenti di qualcuno che dal 2002 in poi aveva beccato un verbale dalla polizia municipale, ma che prima di andarsene per sempre da questo mondo era comunque riuscito a fare una capatina alla posta per compilare il bollettino.
 
Tutto comincia lo scorso settembre, quando l’amministrazione pentastellata chiede all’Agenzia “ Entrate - riscossione”, ovvero quella che fino a un po’ di tempo fa si chiamava Equitalia, di annullare un grandissimo lotto di cartelle. Multe già notificate e messe a ruolo.
Ci si accorge che qualcosa non torna perchè davanti agli sportelli della agenzia comincia un via vai di parenti a spiegare che « Sì, la “ buonanima” ha preso la multa 15 anni fa, ma l’aveva pagata. Ecco la ricevuta».
Un caso, due casi, tre casi... controllando meglio, ci si è accorge che le cartelle con verbali per infrazioni stradali - quindi doppia fila, mancanza del ticket per la fascia blu, posteggio davanti ai cassonetti, passaggi senza rispettare il rosso - erano tutte già saldate. E i contravventori se ne erano andati lassù in pace con la coscienza e con le casse del Campidoglio. Almeno così pensavano. Perché da Natale in poi i familiari del de cuius hanno cominciato a ricevere le notifiche. Con il conseguente
sturm und drang che capita ogni volta che arriva la notifica dentro casa. Che vuol dire cercare tutte le multe pagate, fare mente locale su dove possano essere finite.
Con la pazienza svanisce e la rabbia si fa più grande. “ Ma vatti a ricordare...”.
 
Protagonisti,
 
 a loro insaputa di questo pasticcio, anche gli impiegati dell’ex Equitalia che per il loro ruolo e per input del Campidoglio si sono trovati ad affrontare un lavoro enorme. Ore e ore davanti al computer per inviare le lettere di annullamento.
Gli impiegati dell’Agenzia delle entrate però, posso tirare un sospiro di sollievo: difficilmente il Comune spedirà quelle di scuse.

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A Napoli protesta centri sociali-Casapound. Di Stefano a Renzi e Boldrini: “Vi prenderemo per il cravattino in Parlamento”

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ROMA – “Dobbiamo iniziare a lottare da oggi, portare questo movimento politico in Parlamento a combattere a a lottare duramente”, diceSimone Di Stefano, leader di Casapound, parlando all’Hotel Ramada, a Napoli, parlando a un folto gruppo di sostenitori. Fuori, nei pressi della stazione Garibaldi, i manifestanti antifascisti dei centri sociali protestano contro l’iniziativa elettorale di Casapound. Di Stefano se la prende con la sinistra in Parlamento. “Quando questi vanno in giro a chiedere il voto ai lavoratori – dice- si prendono il voto e la prima cosa che fanno quando vanno al governo e’ lo ius soli. Hanno parlato per due anni di ius soli. Ma ora che arrivano le elezioni, in campagna elettorale la Boldrini e Renzi non ne parlano piu'”.

Di Stefano ancora rivolto a Renzi e Boldrini: “Quando voi prendete i voti degli italiani e poi andate in Parlamento a fare le cose contro gli italiani, senza avere mandato popolare perche’ nessun italiano vi vota per fare lo ius soli, ebbene dovete sapere che noi in parlamento faremo volare le sedie. Mi spiace che la Boldrini si spaventi e dica che non bisogna votarci perche’ bullizziamo i parlamentari. Ma si e’ vero noi andremo in giro per il parlamento e arriveremo da dietro, mentre alla buvette mangiate il tramezzino, dodici ragazzuoli, uomini e donne di Casapound, a prendervi per il cravattino e vi diremo ‘come vi permettete di fare le cose senza mandato popolare?’. Altrimenti prendessero i voti per fare lo ius soli. Ma i colpi di Stato bianchi con noi in Parlamento saranno impossibili”.

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